RACCONTO

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Bisogna parlare più in termini di diversità che di differenza. #wehaveadream #fratellanza

LUCIA ZOFFOLI@shatzy19

 Una certa visione del mondo

“Stai lontana da quello lì!” disse mamma tirandomi la manica della giacca. La raggiunsi e trotterellai dietro a lei senza però staccare gli occhi da quell’uomo che mi guardava con quegli occhi così grandi e così tristi. Ma la mamma aveva una voce strana, sembrava a metà tra un ordine e una supplica. A cena mia mamma raccontò tutto e mi beccai una ramanzina da parte del papà che mi disse di non dare confidenza agli estranei, soprattutto se non erano come me.
“Perché noi come siamo, papà?”
“Beh, siamo puliti e abbiamo i vestiti in ordine. Abitiamo in casa e mamma e papà lavorano. E poi non vedi che siamo completamente differenti da loro? Basta guardare il nostro aspetto, non vedi che noi siamo bianchi e loro no?! Adesso vai in camera a riflettere su quello che hai fatto e detto. Subito!”
Me ne andai in lacrime, devastata dal senso di colpa e dal pensiero di aver deluso i miei genitori. A nove anni del mondo sai quello che ti arriva filtrato dai tuoi genitori, non riesci a interpretarlo e ad affrontarlo da sola. Quella sera non capii perché mio babbo si era arrabbiato e neanche il senso della sua sgridata, ma mi convinsi che avevano ragione loro e non diedi più confidenza a persone “differenti”.

Anni dopo scoprii che i miei genitori avevano una certa visione del mondo che si chiama “razzista”, che vede differenze dove ci sono diversità. Ero cosciente di quanto fosse sbagliato e da ignoranti avere questa prospettiva, ma non riuscivo a soffocare quel misto di repulsione e paura che sentivo alla vista di una persona di colore o di un altro paese. Mi odiavo per questo, ma quel seme che i miei genitori avevano messo dentro di me, si era trasformato in una pianta in tutti quegli anni di chiusura e non riuscivo a estirparla.

Poi mi innamorai e il caso volle che lui fosse nero. Grazie a lui affrontai la parte più buia di me stessa e riuscii a sconfiggerla. Mi si aprì un mondo meraviglioso di nuove cose da scoprire. La mia curiosità non era mai sazia, chiedevo il perché di ogni cosa, volevo capire e conoscere tutto. Stando con lui imparai a non fidarmi delle informazione dei media, di quello che la gente racconta o dice di sapere. Non esagero se dico che mi fece il dono di un mondo in cui i colori erano liberi. Dopo mesi che stavamo assieme decisi di presentarlo ai miei genitori. Sapevo che era rischioso, ma non era giusto che io nascondessi il mio amore perché i miei genitori erano ottusi e si rifiutavano di accettare la realtà. Restarono basiti, completamente incapaci di reagire. Finalmente mio padre riacquistò la capacità di parlare e per fortuna non disse niente di spiacevole: “Molto piacere di conoscerti Kamau.
Era ora che conoscessimo il ragazzo di cui Sofia ci parla sempre. Vieni accomodati in casa, il pranzo è pronto e mia moglie si offenderà se lo facciamo raffreddare.” A tavola la conversazione era leggera e tranquilla, Kamau era un uomo intelligente e molto colto e pareva essere molto simpatico ai miei genitori. Perlomeno finché non si toccò il tema dell’immigrazione. Ci fu un attimo di silenzio imbarazzato in cui io guardai il mio uomo negli occhi e capii che sarebbe andato fino in fondo, e per questo lo amai ancora di più. “Signor Pari, Sofia mia ha descritto la vostra visione del mondo e considerando qual è sono molto stupito che mi abbiate permesso di sedermi a tavola con voi e mi trattiate così cordialmente. Solo vorrei chiedervi una cosa: adesso che mi avete conosciuto, che abbiamo condiviso la stessa tavola e lo stesso cibo, ditemi sono davvero un mostro?
Sono l’uomo nero che rapisce i bambini? O sono piuttosto una declinazione diversa del concetto di umanità? Io non pretendo di cambiarvi e neanche di avere la verità in tasca, ma voglio solo cercare di farvi capire che i muri che voi avete eretto per “proteggervi” sono in realtà inutili perché non c’è nessuno che vuole farvi del male.”

“Kamau, apprezziamo il tuo sforzo e il tuo coraggio a venire qui dove sai che ci sono persone che potenzialmente potrebbero disprezzarti. Ci siamo accorti che questa concezione del mondo in cui noi siamo bianchi e buoni e tutti gli altri neri e cattivi non funziona e ci stiamo impegnando a cambiare.
Sofia ci ha aiutati in questo e noi chiediamo anche il tuo aiuto. Come si fa a non essere razzisti?”

“Noi siamo espressioni diverse del concetto di umanità. Bisogna parlare più in termini di diversità che di differenza.” rispose Kamau con il suo sorriso bianchissimo e quegli occhi così grandi e così dolci.

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