RACCONTO

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#wehaveadream #fede È la mia costante ricerca, la mia mezza utopia che, se mai la trovassi,in terra o in cielo, la vita sarebbe più lieve.

ROBERTA GALLUS COPUROGLU@cicekfiore

 Ti racconto una storia…

C’era una volta… Ti sei appena addormentato, bimbo mio, ma io vorrei raccontarti un’altra storia, un po’ diversa dalle solite che parlano di fate e gnomi e mondi incantati. E’ una storia che mi sta molto a cuore, da sempre, ma ora che ci sei tu ancora di piu’, perche’ so che una buona parte di quanto sono io si trasmettera’ a te ed e’ questa consapevolezza che mi porta a perserverare nel voler fare mio qualcosa che vorrei fosse poi tuo.

E’ dunque la storia di una ricerca, la mia ricerca, a tratti lenta ma che non si e’mai arrestata, nonostante l’obiettivo mi appaia, alle volte, irraggiungibile e quasi utopico. E vorrei spiegarti che, se non mi sono mai fermata, e’ soprattutto perche’, quella cosa che cerco, l’ho vista tante volte, in tanti posti, in tante persone. E, nonostane questo, ogni volta, da prima, mi sorprende. Subito dopo mi attrae e mi incanta, quasi mi ipnotizza come una forza magnetica e irresistibile.

L’ho vista negli occhi e l’ho sentita nelle parole di Benny, che, da bambina, dall’India e’ stata mandata a lavorare all’estero e non ha mai imparato a leggere, cosa di cui un po’ si vergogna. Benny dall’eta’ indecifrabile, che veste con vestiti da ragazzina perche’ costano meno, che ora vive e lavora in Europa e manda tutto cio’ che guadagna a casa, perche’ il marito, di cui non parla mai, e’ morto e lei, in India, ha un figlio malato a cui badare. Ed e’ lei che mi spiega che quello che non puo’ essere cambiato deve essere accettato, e se le chiedo come si fa lei mi guarda, sorride e mi dice che e’ semplice, ed ecco che vedo li, in lei, ben radicato, quello che io ricerco.

L’ho vista diventare forza invincibile nella determinazione di una mamma israeliana di fronte alla sua bimba estremamente prematura, cosi’ piccola da poter stare nel palmo di una mano. Forza che l’ha resa sorda alle parole dei medici che le dicevano di rassegnarsi, l’ha spinta a continuare a sperare, a credere, ad usare il tiralatte per nutrire la bimba con poche gocce del suo latte e a far accadere quella remotissima incoraggiante possiblita’, raccontata da alcune ostetriche, di “un precedente bimbo cosi’ piccolo che ce l’ha fatta circa 2 anni fa”.

Ancora, ha consentito di rendere sopportabile ad un uomo di 70 anni, solido contadino dell’ entroterra italiano, l’insopportabile evento della morte del figlio di 40 anni.

Ha fatto si che la mia amica dall’anima grande si guardasse dentro e, da li’, solo da li’, trovasse la forza di attivarsi, tra notti insonni trascorse sul computer a leggere, a cercare informazioni e contatti, per aiutare il figlio a uscire da quell buco nero che e’ la droga.

Vedi, questi sono solo alcuni esempi che mi vengono in mente per spiegarti la grandezza di cio’ che ricerco e che vorrei un giorno fosse anche tuo. Qualcosa in grado di trasformarsi in accettazione, forza, azione o sostegno. E la grandezza maggiore e’ che tutto questo include ma, allo stesso tempo prescinde da una forma particolare, puo’ esprimersi ma non necessita di un tempio, una sinagoga, una croce. Non per tutti e’ necessario guardare verso l’alto per conseguirla. Per molti basta rivolgere lo sguardo verso l’orizzonte, verso se stessi, o verso un’altra persona a loro vicina, per trovare la propria fede.

Tuttavia non e’ ne’ semplice ne’ scontato trovarla ed io, piccolo mio, come ti ho detto, sono ancora alla sua ricerca. Ogni tanto credo quasi di essere riuscita a trovarla, per poi scoprire che mi sfugge via, come sabbia sottile tra le dita della mano. E’ la mia mezza utopia che vorrei diventasse realta’.

E persisto nella sua ricerca, per me e per te, perche’ ho davanti agli occhi l’effetto luminoso che puo’ avere sulla vita delle persone e la sua capacita’ di renderla piu’ lieve.

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