RACCONTO

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L'inizio e l'infinito. Il dono più straordinario. Apri le mani e ti inonda la luce. #wehaveadream #fede

ELENA CASTELLAN@Ni_nella

 Fede tra vita e sogno

Ventiquattro dicembre.
Anno 1990. Sette anni.
Il dono che desideravo è arrivato.
Brillano i miei occhi come due perline nere, grandi sorrisi, l’euforia, quella tipica dei bambini che fa scoppiare il cuore.

Primavera.
Anno 1982
Un dono in arrivo: mia madre e mio padre mi desiderano.
Inizio a esistere. Ad appartenere a qualcuno.

Prima che io nascessi.
Un dono preparato per me. Generato nei pensieri di Dio.
Molto prima che qualcun altro riuscisse a pensare a me.
Non l’ho dovuto attendere: è nato prima di me e con me.
Non mi ha fatto soffrire: da principio era come avere un braccio, o una gamba. Naturale. Quando ho capito che, se avessi voluto, avrei potuto farne a meno, ho pensato che sarebbe stato impossibile per me vivere senza quell’arto, quella mano, quel muscolo.
E la domanda attraversa veloce la mente: perché io? Non ho fatto niente di più, niente di meno dei miei fratelli nati senza un Dio. Una mia amica di tanto in tanto mi ripete una frase che mi gonfia il cuore di sollievo: “Invidio voi che avete Fede”. E capisco che una risposta non c’è, o forse a essere domanda e risposta è proprio la Fede. Inizio e infinito. Dono, dono, dono!
Gesù dice “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”.
È un volo continuo la Fede, a volte gli ostacoli feriscono le ali, stancano il fiato, annebbiano la mente.
Ma poi si attraversa il cuore di Cristo e tutto riprende forma, ritorna bello volare. Ci orientiamo verso Cristo: Egli è la meta e il viaggio, la stella polare, la bussola nel buio, la dolcezza dei venti. Egli è la terra d’arrivo: si scorgono i frutti profumati, le vie azzurre gorgogliano come cembali.
Penso alla Fede: apro le mani e mi inonda la luce. Una luce Perfetta, impossibile trovare parole umane per darle forma, eppure le dita scorrono sui tasti.
La Fede è.
Un fuoco che vorrei non si spegnesse mai.
La fragilità umana che si trasforma in forza.
Un dono a ogni alba rigenerato.
Giace sui millenni eppure è fatto nuovo.
Per noi. Per me.
Si rinnova, cresce, sbanda, ritrova la strada, corre, riprende fiato, palpita, sussurra, grida di gioia, di dolore.
Vive.
Fa vivere.
E come si fa con la vita, con i figli, con l’amore, la curi, a volte la trascuri, ne senti il silenzio, la ami, la proteggi. Con le tue insufficienti forze. La scopri. E c’è un momento in cui senti il cuore espandersi: ti accorgi che è cresciuta. È come pregare un angelo e poi sognarlo mentre ti abbraccia, la notte stessa: ti fa sentire più forte mentre danzi, come tutti fanno, sul filo teso. Sotto, il precipizio. Non che i miei passi siano sicuri o aggraziati, anzi sono piuttosto goffi e traballanti, ma senza Fede non riuscirei nemmeno a udire la musica.
Come sarebbe bello se questa luce che tanto bramo potesse illuminare ogni cuore. Sogno di lanciarla come una biglia luminosa tra le vie del paese, così che possa raggiungere le città, lambire i deserti, arrampicarsi sulle vette, rotolare fino in fondo al mare. Vorrei che potesse toccare ogni essere umano anche con un solo soffio. Mescolare i colori di tutti, unire le mani. Per dare sollievo ai cuori tesi dall’ansia e dalla paura. Perché quell’ardore che vibra nei corpi e genera sorrisi anche nella stanchezza, lascia pace. Forse Platone aveva ragione a pensare gli uomini come alberi capovolti con le radici in cielo: la nostra forza sta in alto. Sarebbe davvero bello destare nel mondo la nostalgia di Dio che ogni uomo porta in sé, quel bisogno di fede che c’è; o forse, basterebbe solo fare in modo che ognuno avesse coraggio di gridare questa speranza che nasce con noi. Questo è il mio sogno. Troppo? Ma se un granellino di fede è in grado di spostare le montagne, questo non può essere troppo. “Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato”.

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