RACCONTO

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#wehaveadream #fede Fede è credere che uno sconosciuto voglia salvarci.

NOEMI MILANI@NoeMilani

 La lumaca di Porta Palazzo

“Credere permette agli uomini di esistere?” Aveva chiesto il professore alla classe. “Pensateci su e ne riparleremo.”
Anna camminava per il mercato di Porta Palazzo chiedendosi se davvero la fede fosse così importante. Erano passati tre giorni dalla lezione di filosofia e ancora non aveva trovato una risposta al quesito dell’insegnante. Non basta pensare per poter esistere? Secondo Cartesio sì. Per Platone si esiste solo per volere di un ente superiore. Aristotele, Agostino, Tommaso non fanno altro che ripetere la nostra dipendenza da un’immagine perfetta di cui siamo solo il riflesso incompleto.
Anna era confusa. In cosa aveva fede? Non nel cristianesimo e nemmeno nelle altre religioni monoteiste, l’aveva deciso da anni ormai. Nel Karma un pochino ci credeva perché solleva sapere che se si fa del bene se ne riceve altro in cambio e poi la fisica non dice qualcosa di simile? A ogni azione risponde una reazione uguale e contraria. I tarocchi l’affascinavano e l’oroscopo la incuriosiva, ma non ci credeva davvero.
Aveva fede in un futuro migliore? Forse, in realtà sì. Aveva solo vent’anni ed era certa che un giorno tutto sarebbe andato meglio: la crisi economica risolta da qualche giovane economista, al governo una nuova classe politica, l’inquinamento abbassato a livelli preindustriali.
Nella giustizia? Beh, in quella non tanto. Anna non credeva nella giustizia dei tribunali, troppo spesso le pene non erano proporzionate al delitto, la pena di morte la indignava e il problema delle carceri sovraffollate la intristiva, però aveva vent’anni e credeva nel cambiamento.
Il miglioramento, ecco qualcosa in cui Anna aveva fede. Ci credeva davvero, tuttavia non aveva ancora ben chiaro come ciò sarebbe potuto avvenire.
Una rivoluzione? Anna si augurava di no, le guerre non le piacevano. Mentre si faceva tutte queste domande, Anna camminava lentamente tra le bancarelle del mercato di Porta Palazzo. La luce bianca di un mezzogiorno nuvoloso inondava la merce esposta, il vento trasportava l’odore acre del pesce, le grida dei venditori si mischiavano alle chiacchiere dei passanti, ma Anna era così concentrata a cercare una risposta che attraversava tutto ciò senza vederlo.
-Pesce fresco, pesce freschissimo!- Anna sussultò al grido di un venditore, una signora le tagliò la strada per avvicinarsi al banco.
Negli altri bisogna avere fede? Si domandò Anna pensando alla moltitudine di esseri umani che la circondava nel mercato. Se la massaia non credesse al pescivendolo, non comprerebbe al suo banco. Però la fede nel venditore era basata su una prova tangibile: la qualità del prodotto.
Si deve credere negli altri anche senza prove? Anna credeva che un economista potesse risolvere la crisi economica, quindi perché non credere anche in altri? Cristo, Maometto e Budda erano uomini e migliaia di persone hanno creduto in loro quando erano in vita. Certo, ora che sono morti hanno ancora più fedeli. Allora bisognava avere fede nei morti? No, a che scopo? I morti non fanno niente a meno che siano figli o profeti di Dio.
Pile di fagioli ancora nel baccello, olive di un verde splendente, funghi posati in letti di foglie, lumache con le cornette ritte che strisciavano le une sulle altre intrappolate in sacchi di rete. Anna le vide e si fermò. I piccoli invertebrati, ignari della loro triste sorte, si movevano lenti nel poco spazio a loro disponibile. Anna si avvicinò al banco per osservare gli animaletti, alcuni avevano il guscio marrone, altri biancastro come una conchiglia, i loro corpicini umidi si allungavano per lo sforzo ogni volta che muovevano un passo.
A cosa credono le lumache? Forse ad una divinità che le rispecchi, un grande lumacone onnisciente che non rischierà mai di finire in pentola.
Anna sfiorò il guscio freddo di una lumachina, chissà se era cosciente del suo destino? Probabilmente no, come poteva sapere che era nata in un allevamento per essere poi venduta e mangiata? Se lo avesse capito, questa povera lumachina non avrebbe cercato una via di fuga? Avrebbe tentato di scappare dall’allevamento strisciando sul suo corpicino e poi, accortasi della propria piccolezza davanti al destino, si sarebbe affidata a un’entità superiore, al suo divino lumacone, l’unico che l’avrebbe potuta salvare. La divinità lumaca infatti, per sua stessa definizione, doveva essere dotata di poteri superiori a quelli di qualsiasi altro mollusco.
Esiste un altro essere capace di salvare la lumachina?
Anna si guardò attorno, il fruttivendolo stava discutendo animatamente con una cliente sul prezzo dei fagioli. Nessuno la vide sollevare dal mucchio la lumachina che aveva carezzato e mettersela in tasca.
Esisteva un essere capace di salvare la lumachina, non grazie a poteri straordinari, ma per volontà mossa dal sentimento di pietas, d’amore verso il prossimo.
Se la lumachina, fin dall’inizio, avesse avuto fede in uno sconosciuto che la volesse salvare?
Anna si avvicinò ad uno spazio erboso, prese la lumaca dalla tasca e la posò a terra. L’animaletto strisciò sui ciuffi d’erba muovendo le cornette qua e là. Anna le fece un cenno, si alzò e proseguì per la sua strada.
Se non avesse creduto in una via verso la salvezza, come avrebbe potuto vivere fino a quel momento la povera lumachina?
Anna era giunta alla risposta: la fede, sia essa in una divinità o in uno sconosciuto che decide di salvarci, permette di esistere.

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