RACCONTO

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E se perdi la fede, guardati le mani, cerca i tuoi occhi nello specchio. Ricomincia da te stesso. #wehaveadream #fede

FABIANA GIULIETTI@Fabiana_giuli

 Il domatore di sdraie

Il gazebo lasciava filtrare un po' di luce, non così tanta da sentire il bisogno di ripararsi, ma quanto bastava per far sentire l'estate ancora prossima, giusto dietro l'angolo.
Aveva piovuto solo per poche ore, ma si sa, a settembre inoltrato la pioggia ha un nuovo odore, sa di freddo e poco somiglia alla fragranza leggera della pioggia d'estate.
Ulisse si fermò un attimo a raccogliere qualcosa che gli era caduto dalle mani, e lo fece guardandosi intorno, come a controllare che tutto fosse a posto. E lo era. Quando mi passò davanti mi salutò cordialmente come sempre, "pare passata la pioggia", mi disse, e l'accento romagnolo lo rese ancora più credibile, così annuii, e in effetti pareva passata davvero. La sabbia peró era ancora umida, e un vento leggero faceva sentire il bisogno di coprirsi un po'. Il mare a settembre è qualcosa di difficile da decifrare.
Non è ancora autunno, e in effetti se becchi la giornata buona puoi ancora andare in spiaggia in costume senza sentire freddo. Ma se piove, di colpo l'estate pare lontana e già dimenticata, e il sole tramonta presto, così la sabbia assume un colore ambrato che non si vedo normalmente, quando si va in villeggiatura.
Ulisse chiamò Lorenzo e bofonchiò qualche ordine. Le sdraio erano già tutte impilate, una sopra l'altra; come cavalli di un circo formavano una sorta di coreografia acrobatica e simmetrica. Da giorni assistevo al loro lavaggio lento e scrupoloso, che seguiva linee precise che chissà Lorenzo da quanto tempo conosceva. Poi entrambi si diresserro verso il tavolo da ping pong, che per l'occasione ospitava dei secchi rovesciati lasciati lì ad asciugare. Parlavano di cose da fare, di quanto tempo ci sarebbe voluto prima di togliere gli ombrelloni delle ultime file, di quando far stare Linda, la ragazza del bar, a casa. "Ma sì, vedrai che il prossimo weekend end sarà bello, qualcuno ancora ci sarà", diceva Ulisse, e Lorenzo annuiva, e diceva "magari il bar aspettiamo a chiuderlo", e mentre parlavano continuavano a fare cose, a tirare acqua con la pompa per terra, a spazzare un po' intorno alle cabine, a spezzare con i gesti una sorta di malinconica conclusione difficile da accettare. Poi Ulisse si fermò, e guardò il mare, poi guardò Lorenzo, e infine ancora il mare. E quando cominciò a piangere tutto parve come fosse giusto così, le sue lacrime scivolano sull' aria vicino alle sdraio impilate e ai secchi rovesciati sul tavolo, un panorama completo, la cosa più simile alla perfezione che avessi mai visto. E così piangendo, Ulisse si voltò a guardarmi, e di colpo in quel panorama c'ero anche io, a renderlo completo.
"E anche per quest'anno è andata - diceva - oh tu stagione effimera, doni forza e poi la togli", e questa'anima poetica non gliel'avevo mai vista addosso, così sorrisi, e Ulisse si fermò. Il silenzio intorno divenne leggero, e quando Lorenzo si mosse, spezzò qualcosa che pareva indistruttibile, e io stesso restai in bilico, senza sapere se respirare o sospirare. Poi entrambi iniziarono a ridere, e Ulisse con il dorso della mano si asciugò quegli occhi umidi di bagnino che aveva, "sempre così devi fare, padre mio", disse Lorenzo alzandosi, "che poi tra pochi mesi quelle mani già ritornano qui a decidere la mappa degli ombrelloni per la nuova stagione", e si capiva che era vero, e che quel figlio conosceva a memoria quella routine di nostalgia ed esplosione che suo padre gli aveva insegnato. Si fece forza, Ulisse, e si appoggiò alle parole del figlio e anche alla sua mano, chè quella voce parlava con parole che lui stesso gli aveva insegnato.
Quando Ulisse aprì l'acqua la pompa tornò a fare rumore e le sdraio divennero lucide, pronte come le altre a fare acrobazie simmetriche e speciali. Sorge il sole ogni mattina, sul mare di settembre, Ulisse non dimentica, non lo dimenticherà.

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