RACCONTO

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#Fede è svegliarsi la mattina, e pensare che questa volta andrà bene. #wehaveadream

CLAUDIA GATTARELLO@ClaudiaGatt

 "Fidati di lei" #fede

Quante volte avrei voluto mollare. E' una cosa che -ne sono certa- mi riuscirebbe benissimo. Ho pensato a questa scena miliardi di volte.
Saprei precisamente cosa dire, come dirlo; saprei elencare ogni quid della vita che mi darebbe ragione. Quel momento (diversamente epico) in cui "l'eroe" della storia in questione, invece che continuare ad incantare tutti col suo coraggio impavido, esce di scena dicendo: "sapete che c'è? Arrangiatevi". Un successo.
Uscire di scena, non perché qualcuno ti ha sconfitto davvero, ma perché lo hai deciso tu. Tu hai deciso di restare fino alla cenere, tu decidi di smettere. Si cala il sipario senza nessun vincitore. Perché non sempre la cosa più difficile è accettare le sconfitte, quelle plateali. A volte il problema è restare, ogni giorno. Anche quando le cose sono andate mediamente bene, che non sarebbe affatto giustificabile una ritirata. Quando sarebbe doveroso restare. Quando la semplice parola "ritirata", ha il sapore di una catastrofe imminente. E allora, spesso, si resta. Si aspetta ancora un po'; per amore degli altri, per tutto il sangue che hai sputato fino a questo secondo. Ma quella forza che avevi dentro, lentamente, si sta spegnendo.
Però la ragione ti suggerisce che non è il caso di lasciare l'università, solo perché un esame è andato male. Non è il caso di lasciare tuo marito, solo perché ci sono dei problemi.
E cerchi nelle tasche dei cappotti, nei cassetti della vita, quale potrebbe essere la soluzione. Cerchi un compromesso, lo sguardo delle persone, qualcosa o qualcuno che abbia capito che tu in questo momento vorresti solo urlare, ma urlare forte... e invece sei ancora qui, a trascinare le tue emozioni altrove. Quanti errori sbagliati si fanno in questi momenti (e vi assicuro che io, invece, non ho sbagliato a scrivere). Perché qualsiasi cosa abbia il sapore di altro, di distante dalla nostra situazione, ci appare come un'ancora di salvezza. Quando smettiamo di cercare la bellezza, commettiamo gli errori peggiori. Perché è proprio questo il punto: non riusciamo a cogliere la bellezza di questi momenti. E' proprio quando non sai più cosa fare, o non hai più la forza di farlo, che puoi ricordare a te stesso com'è cominciato tutto. Rivendicare i ricordi.
Dovrebbe essere un diritto, come la ricerca della felicità.
Perché è facile credere nell'indissolubilità del matrimonio quando tutto va bene. Sarebbe memorabile, poter parlare bene dell'Italia senza dover inventare nulla, e evitando di omettere i problemi che ci riguardano. Ma di questo, sarebbe capace chiunque. Dov'è finita la #fede che ti ha portato a compiere quella scelta? Che cosa ci differenzia dagli altri, da chi definiremmo all'unisono peggio di noi? Cosa ne è di un popolo che sembra aver smarrito la via di casa?
Per questo, #fede è svegliarsi la mattina, e pensare che questa volta andrà bene. #Fede è credere nella bellezza, nel Dio che se ci ha messi a questo mondo non è a caso, ma per darci la possibilità di firmare questo pezzo di mondo con dei gesti indelebili. Perché in questo momento, solo la #fede in un domani migliore, può portarci a credere che l'Italia può cambiare. Solo la #fede di provarci, e provarci, e provarci ancora, può tener viva dentro di noi la speranza di non essere mai in ritardo per continuare a giocare ogni partita della nostra vita. Questa #fede esiste.
Questa #fede ha cambiato la prospettiva di tante situazioni che sembravano perdute. Sta a noi prenderla, depurarla di tutto ciò che ha portato gli uomini ad allontanarsi da questa parola, e restituirla in tutta la sua forza creatrice alla nostra società, ai nostri figli. E a chiunque avrà il coraggio di fare tesoro della nostra esperienza.

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