RACCONTO

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Cerchiamo una nuova fede nell'Umano più che nel Divino: che il nostro credere non guardi verso l'alto, ma all'orizzonte. #Fede #wehaveadream

GENNARO BORRELLI@PocoDaRidere

 A sua immagine e somiglianza

Lo chiameremo Il Pellegrino e tanto ci basterà, perché a parte qualche roccia e un paio di tronchi secchi annodati dal gelo non c’è niente da cui distinguerlo.
Non diremo neanche da dove viene perché ci interessa di più dove sta andando: in alto.


Avanza con fatica nella neve. Un passo dietro l’altro, affrontando il ruggito del vento e i dolori del corpo con la quieta determinazione di chi cerca qualcosa da così tanto tempo che non ha più fretta di trovarla.

Sulla cima del Monte più Alto del Mondo vive l’Ultimo Saggio della Terra. 

La leggende su quell’uomo straordinario lo avevano raggiunto dall’altra parte del mondo: Dio si era mostrato a quell’uomo misterioso; Dio gli aveva rivelato tutte le risposte; Dio aveva impresso la sua immagine sul suo volto, come un marchio a fuoco.
È lì che sta andando.
A incontrare il Volto di Dio.

Se la Montagna come ascesa spirituale è una metafora abusata al punto di aver trovato posto tra gli archetipi, è giusto ammettere fin da subito, a beneficio dei più smaliziati, che il Saggio della Montagna non è da meno: Egli Conosce-ogni-Cosa, ma Risponderà-a-Una-Sola-Domanda.

L’aveva distillata da un oceano di dubbi, la sua domanda, dopo mesi di digiuno, preghiera e meditazione, lontano dal rumore del mondo.
E, una volta trovata, era partito.

“Che cos’è l’Uomo senza Dio?”
Presto l’avrebbe scoperto.
Ogni giorno il cielo è più vicino e la terra più lontana.
Ovunque si posi il suo sguardo, incontra una bellezza sempre più assoluta e insostenibile.
Una perfezione che basta a sé stessa.
Più va avanti, più sente i confini del suo essere sfumare, confondersi col resto, in tratti sempre più vaghi e indefiniti.
La sua coscienza arretra in un angolo della sua mente, braccata da quella grazia crudele, dissolvendosi nella pura contemplazione.

A questa altezza è difficile respirare.
contatto con il freddo, il calore del fiato forma piccole nuvole di fumo che subito si dissolvono, rapide così com’erano apparse.
Si concentra per cogliere un significato profondo in quel continuo senso di nascere e morire.
Non gli viene in mente niente. 

Non sente niente.


Guarda in basso: un pallido strato di nuvole separa il suo sguardo dal mondo degli uomini.
Sotto di sé, in quell’istante, grovigli di strade brulicano di vita e di risate, di amore e tragedia, di sangue e di miseria, di pietà e di violenza, del tutto ignari della sua esistenza e del suo scopo.
Resta a guardare per un po’, come in attesa di una risposta che non arriva. Infine, riparte.

Poi, in un momento del tutto privo di solennità, la montagna finisce, così com’era cominciata.
Non c’è più niente da scalare.
Ha raggiunto il limite estremo.
La frontiera verticale del mondo.

Non un rumore, tutto intorno.
Silenzio.
Così pesante da coprire ogni cosa.
Può sentire il suo respiro e il pulsare del sangue ai lati della sua testa.
Quando realizza di essere completamente solo si sente fragile e scoperto.
Prova a dire qualche parola ad alta voce, per darsi coraggio, ma senza nessuno ad ascoltarle, le parole sono solo suoni sordi e piatti che si disperdono all’istante senza lasciare traccia.

Ogni cosa gli comunica che la sua presenza in quel luogo meraviglioso, è un caso.
Un errore, forse.
Senza nessun rumore terreno a proteggerlo dall’anecoica armonia delle sfere celesti, senza la consolazione della condivisa fragilità umana, è alla mercé di una consapevolezza impossibile da sostenere.
Non c’è sfumatura, lì.
La variabile umana non è necessaria.
Peggio: non è desiderata.
Rinuncerebbe a tutta la Bellezza del mondo per sentire ancora una volta il rassicurante vociare di un mercato.
“Che cos’è l’Uomo, senza Dio?”, pensa, ma la domanda gli sembra artificiosa e superficiale e irrilevante.

Quello che arriva ai piedi dell’Ultimo Saggio è un uomo spogliato da ogni cosa.
Solo un uomo, al cospetto della Faccia di Dio.

Osserva l’anziana figura che siede su un piccolo seggio, a occhi chiusi, in attesa della domanda per cui ha fatto così tanta strada.
Poi, accade l’incredibile.
Un sorriso.
Un segno umano potente e primordiale che risplende nelle tenebre del puro esistere, ricordandogli di non essere solo. Lassù.
Osserva quel volto piccolo e scuro dai lineamenti semplici, segnato da rughe profonde ma morbide, come tracciate sull’argilla.
I suoi pochi capelli bianchi, le cicatrici sulla pelle, tutti i minimi dettagli della sua fisicità.
E spoglio di ogni ricordo, di ogni dubbio, di ogni giudizio, riconosce la faccia dell’uomo nella Faccia di Dio. 

E capisce che solo al cospetto di un altro sguardo in cui ancorare il nostro, un punto fisso nell’infinito in cui fermare la nostra anima tormentata dalle correnti, la vita ha davvero significato.
Che cos’è l’Uomo senza l’Uomo?

Aveva attraversato il mondo per poter fare quella domanda.

“Come stai?”, gli chiede.

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