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Le emissioni di gas ad effetto serra del Gruppo sono costituite quasi esclusivamente dall’anidride carbonica e sono da ricondursi all’utilizzo di combustibili fossili, per riscaldamento, autotrazione, produzione di energia elettrica, acquisto di energia elettrica prodotta da terzi e agli spostamenti del personale (in occasione di viaggi di servizio o per spostamenti casa-lavoro). Vengono inoltre considerate e convertite in kg di CO2 equivalente anche le dispersioni di gas idroclorofluorocarburi (HCFC) e idrofluorocarburi (HFC) ed altri gas dagli impianti di condizionamento.

Per la rendicontazione delle emissioni in atmosfera viene seguita l'impostazione del Greenhouse Gas Protocol (noto anche come GHG Protocol), distinguendo tra:

  • emissioni dirette - Scope 1: utilizzo di combustibili fossili per autotrazione, riscaldamento, generazione di energia elettrica e perdite di gas ozonolesivi;
  • emissioni indirette - Scope 2: acquisto di energia elettrica a uso industriale e civile;
  • altre emissioni indirette - Scope 3.

Le emissioni in atmosfera riportate nel Bilancio di Sostenibilità, salvo diversa indicazione, sono state calcolate in base ai coefficienti pubblicati dal GHG Protocol.

Le emissioni di gas serra del Gruppo, le strategie, gli interventi, la gestione dei rischi e delle opportunità, vengono comunicate ogni anno anche attraverso il questionario sui cambiamenti climatici del CD. Nel 2017 TIM è stata classificata in fascia B.

Indicatore di Intensità di Carbonio

TIM misura anche la "carbon intensity" della BU Domestic[1] mediante un indicatore che mette in relazione le emissioni dirette e indirette di CO(Scope 1 e Scope 2) causate dallo svolgimento delle proprie attività, e misurate in kg, con il servizio offerto alla clientela in termini di Tbit trasmessi.

Vengono presi in considerazione i valori di traffico dati e voce da rete fissa/mobile e le emissioni dirette generate dal consumo di combustibili fossili per riscaldamento, autotrazione e autoproduzione di energia elettrica, e quelle indirette legate all’acquisto di energia elettrica prodotta da terzi.

Nel 2017 il valore dell’indicatore è diminuito di oltre il 28% rispetto al 2016. Risulta invece molto più consistente (+214%) rispetto al 2015 per la decisione presa nel 2016 di non investire in Italia (come avveniva nei due anni precedenti) nell’acquisto di garanzie d’origine che certificano l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Di qui l’aumento considerevole delle emissioni da acquisto di energia elettrica da fonti miste (Scope2).

Il traffico trasmesso è aumentato del 24% rispetto al 2016 e del 69% rispetto al 2015.

 

[1] Al netto delle attività di Persidera e del Gruppo Olivetti