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Il cambiamento climatico

29/03/2018 - 10:00

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Cambiamento climatico

La COP 23[1], che si è tenuta a Bonn nel novembre 2017, ha registrato progressi verso la revisione degli impegni degli Stati per la riduzione delle emissioni di gas serra, nonostante la decisione presa dall’amministrazione Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo sul clima di Parigi (COP21 – 2015). Gli impegni già presi a Parigi non sembrano però sufficienti per raggiungere l'obiettivo concordato nel 2015 ovvero mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 2 gradi centigradi, e preferibilmente al di sotto di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Una revisione dell’accordo sarà l'obiettivo della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP24 che avrà luogo a Katowice, in Polonia, nel mese di dicembre 2018.

Secondo il rapporto[2] dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) dieci sono i pericoli naturali di maggior rilievo in Europa: ondate di calore, piogge torrenziali, straripamento di corsi d’acqua, tempeste di vento, frane, siccità, incendi boschivi, valanghe, grandinate e mareggiate. Eventi che impattano sulla salute umana, sull’economia e sugli ecosistemi e possono essere aggravati da altri cambiamenti quali l’impermeabilizzazione del suolo, l’edificazione in aree a rischio, l’invecchiamento della popolazione o il degrado degli ecosistemi.

Le perdite economiche complessive documentate generate da eventi atmosferici e climatici estremi nei 33 Stati membri dell’AEA nel periodo 1980-2016 hanno superato i 450 miliardi di euro. La quota maggiore delle ripercussioni economiche è stata causata dalle inondazioni (circa il 40%), seguite dalle tempeste (25%), dalla siccità (circa il 10%) e dalle ondate di calore (circa il 5%). La copertura assicurativa complessiva di questi pericoli è circa del 35%. La riduzione degli impatti di eventi atmosferici e climatici pericolosi e l’adattamento ai cambiamenti climatici sono quindi priorità assolute dell’Unione Europea. Il raggiungimento di questi obiettivi richiede un forte impegno da parte di tutti i settori dell’economia, delle amministrazioni e dei cittadini.

Come già sottolineato in precedenza, TIM approccia il problema dei cambiamenti climatici con più livelli sinergici di azione, ponendosi come obiettivi:

  • la riduzione delle proprie emissioni dirette e indirette di gas serra;
  • il contenimento delle emissioni degli altri settori e dei clienti attraverso supporto alla dematerializzazione e offerta di servizi e soluzioni che promuovano nuovi modi sostenibili di lavorare, apprendere, viaggiare e, più in generale, di vivere;
  • la comunicazione delle proprie emissioni e strategie per la lotta ai cambiamenti climatici nel Bilancio di Sostenibilità e attraverso le risposte fornite alle agenzie di rating (RobecoSAM, CDP, VigeoEiris,...).

 

[1] La COP, o Conference of the Parties, è l’organismo di governo della United Nations Framework Convention on Climate Change, e ne monitora e supporta l’avanzamento nelle sue riunioni periodiche, a cui viene assegnato un numero progressivo

[2] Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe – EEA Report N. 15-2017