Intervista a Giuseppe Recchi, Corriere della Sera - lunedì 16 gennaio 2017

16/01/2017 - 09:00

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«La storia di Roma e i registi da Oscar. Così rinasce il Mausoleo di Augusto»

Recchi, numero uno di Telecom: le immagini scorreranno sulle pareti della tomba ristrutturata.

di Sergio Rizzo


Esperienza unica, l’ascensore di Ground Zero. Mentre sali scorre sulle pareti la storia per immagini di Manhattan, dalle paludi sull’Hudson alle Torri gemelle e oltre. Filmato visibile su Youtube. Dice Giuseppe Recchi: «Immaginate uno spettacolo simile su un percorso orizzontale, immenso e circolare, a Roma. E non in un posto qualsiasi, ma dentro il Mausoleo di Augusto». La tomba antica più grande dell’umanità dopo le piramidi. Da quando Benito Mussolini decise di scoprirla abbattendo l’auditorium che stava sopra, giaceva in uno stato di quasi abbandono e negli ultimi anni di abbandono totale. Finché qualcosa è cambiato.

 

C’è voluta forse la figuraccia dell’estate 2014, quando il bimillenario della morte del primo imperatore di Roma è naufragato nel pantano di una condotta sfasciata. Ma soprattutto è servito l’impegno delle persone di buona volontà. Non senza un brivido. Perché, causa burocrazia, si è corso il rischio che il finanziamento di 6 milioni concesso dalla Fondazione Tim quando c’era al Comune Ignazio Marino, essenziale per il restauro del monumento, andasse perduto. Scampato il pericolo, ecco finalmente i ponteggi, la bonifica dell’area, e i restauratori ingaggiati dalla Sovrintendenza capitolina di Claudio Parisi Presicce. E se tutto andrà per il verso giusto, fra 800 giorni dovrebbe essere un film diverso: garantisce il presidente di Telecom Italia e Fondazione Tim. 

 

Un film, Recchi? 
«Un’esperienza multimediale. Sulle pareti interne del Mausoleo di Augusto scorreranno le immagini di Roma dai tempi antichi ai giorni nostri. Questo immenso catino circolare che in duemila anni ha visto di tutto sarà la porta ai consumi culturali della città. In venti minuti chi vi entra sarà immerso nella storia più sensazionale dell’umanità, e verrà indirizzato con meccanismi interattivi verso tutto ciò che quella storia racconta: la Roma imperiale, i segni della cristianità, il barocco…». 

Che la storia di Roma sia sensazionale non c’è alcun dubbio. Ma in venti minuti? 
«Si può fare. Soprattutto se quei venti minuti sono fatti da registi italiani che hanno vinto l’Oscar».

Chi di loro? 
«Stiamo negoziando. Non dimentichi la musica. Ci saranno sorprese anche lì».

Buona fortuna. Ci vorranno altri denari. 
«Due milioni, oltre ai sei per il restauro: abbiamo un accordo anche sulla valorizzazione del Mausoleo. Quando passo in largo di Torre Argentina, dove avvenne l’omicidio di Cesare, penso a quale spettacolarizzazione fantastica si sarebbe fatta in un analogo sito a New York. Ora invece delle code di turisti ci sono quelle dei gatti». 

Ora nemmeno più. E poi Roma non è New York. 
«Eppure avremmo molto da imparare. In America persino un circo è stato trasformato in un’azienda, Cirque du soleil, che genera ricchezza infinita».

Sa che la nuova giunta comunale è contro la mercificazione culturale? 
«L’Italia ha una potenza narrativa unica che non ha bisogno di animali ammaestrati. Quest’anno i musei italiani hanno aumentato i ricavi ma credo che non siamo neppure al 10 per cento di ciò che potremmo esprimere come offerta turistica. Che poi vuol dire più soldi per aprire più siti al pubblico. È mercificazione?».

Veniamo al sodo. Cosa ci guadagnate dando 8 milioni per il Mausoleo di Augusto? 
«L’orgoglio di aiutare a restituire al pubblico, con il progetto seguito da Luca Josi, uno dei monumenti chiave della storia dell’umanità». 

Soldi, pubblicità, che altro? 
«Soldi, zero: l’accordo prevede solo una partecipazione al fatturato tale da consentirci di rientrare dell’investimento. Abbiamo l’ambizione di cambiare le modalità di fruizione del patrimonio culturale italiano avvicinandolo ai nuovi pubblici. La Fondazione Tim è una grande opportunità: ne abbiamo concentrate le risorse in progetti significativi dove l’utilizzo delle tecnologie digitali fa la differenza, sostituendo la logica della sponsorizzazione con l’idea di creare imprese non profit, ma autosostenibili e competitive». 

La pubblicità è l’anima del commercio, dicono. 
«Non è questo il caso. Il nostro è un atto, chiamiamolo così, di mecenatismo puro. Tim ha il privilegio di essere l’azienda trainante per lo sviluppo della cultura digitale del Paese».

Ricordiamo sempre che si parla di un’azienda nell’orbita francese. Curioso, no?
«Dalla nomina di questo consiglio Tim è un’azienda in trasformazione che, sia per le dimensioni come per le competenze che riunisce e il capitale umano che attiva, è strutturalmente parte del sistema Italia».