Intervista a Flavio Cattaneo, la Repubblica - 18 Giugno 2017

22/06/2017 - 12:30

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Flavio Cattaneo risponde al sottosegretario Giacomelli: nelle aree periferiche il piano degli investimenti andrà avanti

"La fibra è un diritto, il governo non fermi TIM con scelte dirigistiche"

LE MINACCE
Mai vista una minaccia di questo tipo, per giunta contro una società quotata
I DIRITTI TV
Non abbiamo mai cercato accordi con Mediaset sul calcio. Ora aspettiamo una nuova gara
di Filippo Santelli
«Quello del governo è un attacco degno gli un Paese dirigistico. Noi siamo un'impresa privata e in Italia c'è libertà di impresa».
Flavio Cattaneo, amministratore delegato di TIM, ha letto con stupore le parole del sottosegretario Giacomelli. La richiesta all'azienda di non investire sulla sua rete a banda larga nelle aree bianche, a fallimento di mercato, dove verrà realizzata l'infrastruttura pubblica. Che dal progetto parallelo di TIM, secondo il governo, subirebbe un danno. Richiesta rispedita al mittente: «I nostri investimenti sono già iniziati, li abbiamo comunicati a tempo debito e secondo la legge. Copriremo in modo selettivo circa il 50% di quelle zone: andiamo avanti».
II governo confida che siano solo annunci...
«Abbiamo firmato contratti, siamo già partiti in diversi Comuni portando la fibra agli armadi e nei prossimi mesi i cittadini beneficeranno della banda ultralarga. È una richiesta inconcepibile».
Al momento non si vede un partner finanziario. Faticate a trovarlo?
«Per nulla, abbiamo numerose richieste. II socio di maggioranza peraltro servirà per la società a cui verrà conferita la gestione di quella parte di rete, ma gli investimenti sono già partiti».
La vostra rete non svaluterà quella pubblica? II governo è pronto a difendere l'interesse collettivo.
«Non capisco di quali danni si parli. Non esiste alcun divieto di investimento per i privati durante il periodo di intervento pubblico, né è vietato rivedere nel tempo la strategia rispetto alle cosiddette aree bianche. Semmai è un onere dello Stato, prima di investire denaro pubblico, verificare la volontà di investimento dei privati ed adeguare i propri piani di conseguenza. Le nostre intenzioni sono note dallo scorso anno, le conosceva il governo e chi ha partecipato alle gare pubbliche. Il danno semmai è nostro e per gli italiani che non potrebbero fruire del servizio in tempi brevi: noi possediamo già una rete in quelle aree, ora scegliamo di fare un upgrade per i nostri clienti. Non ho mai visto da nessuna parte una minaccia di blocco di questo tipo, per giunta nei confronti di una società quotata. Ognuno è responsabile di quello dice».
Eppure le aree su cui investire i soldi pubblid sono state individuate sulle base delle indicazioni degli operatori, voi compresi. Poi, a bandi avviati, di colpo quelle zone diventano meritevoli di un investimento?
«Le aree bianche e quelle nere sono cambiate più volte nel corso del tempo, la consultazione andrebbe fatta ogni anno. Comunque noi impegniamo soldi privati, non chiediamo un euro agli italiani. Il governo dovrebbe pensare ad abbassare i costi per le imprese, come quelli dell'energia, invece di costruire una infrastruttura più cara. La nostra, con la fibra fino all'armadietto (Fttc), costa molto meno».
Quella pubblica con la fibra fino a casa (Ftth) sarà più veloce, e con costi ridotti per gli utenti visto che non richiede un ritorno sull'investimento».
«Benissimo: se ciò è vero, allora tutti i clienti sceglieranno quella. Ma non significa che il privato non può fare un upgrade della sua rete. O vogliono impedircelo? Se il piano del governo fallirà il problema è di chi lo ha scritto».
Avete presentato anche diverti ricorsi contro i bandi. Sembra la reazione dell'ex monopolista che vuole difendere la sua posizione.
«I ricorsi li hanno presentati anche altri quattro operatori, tra cui Fastweb ed Eolo. Se al secondo bando non si è presentato più nessuno a parte Open Fiber, alleanza di aziende che prima non facevano quel mestiere, forse bisogna porsi qualche domanda».
Fatto sta che grazie ai soldi pubblici possiamo recuperare un divario dl connettività accumulato negli anni, quando la rete era solo la vostra. Avreste fatto questi investimenti comunque?
«Assolutamente sì, è stata una scelta imprenditoriale. Per adesso, a parte Metroweb, la fibra in Italia è solo quella di TIM. A luglio raggiungeremo il 70% della popolazione, l'85% entro fine anno. II resto sono chiacchiere».
Non sarebbe il caso di creare anche in questo settore una società indipendente delle reti?
«Le risulta l'intenzione di espropriare la nostra rete? Sarebbe la ciliegina sulla torta. Le ricordo che i prezzi di accesso alla rete sono stabiliti dall'Autorità, che ha proprio recentemente approvato il nostro modello».
Ad ore Vivendi comunicherà la sua proposta per risolvere la doppia partecipazione in TIM e in Mediaset. Si aspetta riflessi per la sua società?
«Mi pare che Vivendi abbia dichiarato che intende mantenere il suo investimento in TIM. In ogni caso noi tuteliamo tutti gli azionisti, la cui base è ancora italiana».
Potreste considerare un'offerta sui diritti della Serie A?
«Non abbiamo mai cercato accordi con Mediaset sui diritti, consideravamo le richieste della vecchia asta troppo onerose rispetto all'offerta e mi sembra che il mercato abbia confermato il giudizio. Aspettiamo la nuova formulazione della gara ma nei prossimi giorni annunceremo importanti accordi su altri sport».