Intervista a Flavio Cattaneo, Corriere della Sera - 1 Marzo 2017

01/03/2017 - 09:00

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«Più tecnologia, contenuti e prodotti - TIM cambia e investe 11 miliardi»

Il numero uno del gruppo: obiettivo portare la fibra ottica al 95% dell'Italia

di Daniele Manca
Non usa molte parole. Sarà stata forse l'esperienza in Rai che, da direttore generale, ha riorganizzato e portato al massimo di utili nella storia aziendale, agli inizi degli anni Duemila, a renderlo ancora più prudente. Fatto sta che in circa dieci mesi che lo hanno visto a capo di una delle maggiori aziende italiane, TIM, la vecchia Telecom Italia, ha preferito agire in silenzio. Anche perché il settore è caratterizzato da una forte aggressività dei concorrenti. E il gruppo veniva da anni di turbolenze soprattutto al livello dell'azionariato. Solo dal 2014 ha visto delinearsi un socio con una quota importante (il 23,9%), la francese Vivendi guidata dal bretone Vincent Bolloré. La stessa Vivendi alle prese con un'altra importante operazione in Italia: l'acquisizione di quasi il 30% di Mediaset, cosa che ha provocato ben più di qualche irritazione nella famiglia Berlusconi. Ma per Flavio Cattaneo il problema dell'azionariato non si è mai posto, da quando ha iniziato da imprenditore con quello spirito che gli è rimasto. «ll manager deve gestire l'azienda con la stessa totale dedizione di un imprenditore, come fosse sua: solo così potrà non solo guidare, ma anche far crescere l'azienda», dice rispondendo al telefono.
Telecom di choc ne ha subiti negli ultimi anni. O meglio ha visto parecchi passaggi di proprietà. Ora lei ha annunciato un piano industriale per la nuova TIM che arrivava da dieci anni di risultati in calo, e ha usato un termine inglese nell'incontro con gli analisti finanziari: una transforming company.
«Tim deve cambiare mentalità, è un problema culturale complessivo. Abbiamo dimostrato in soli nove mesi come, lavorando sodo, si possano portare risultati. Sono convinto che le persone, vedendo i fatti, capiranno che non è un effetto annuncio, ma sostanza».
Ma all'interno dell'azienda ci sono state tensioni.
«Quando porti idee nuove ci sono sempre fibrillazioni, ma non abbiamo licenziato nessuno, abbiamo ridotto sprechi enormi, rilanciando anche i ricavi. Fermare il declino del gruppo rilanciandolo significa dare un futuro roseo e mettere in sicurezza anche l'occupazione; dobbiamo concentrarci sui nostri clienti, migliorando la qualità e offrendo nuovi prodotti e servizi eccellenti. Basti pensare che abbiamo trovato 11.000 processi interni, più di un ministero»
Sì ma concretamente cosa significa?
«Avere cominciato a ridurre tutti i processi, a rendere più efficace ed efficiente l'azienda, per poter dare un servizio migliore ai nostri clienti. E per questo che parlo di trasformazione culturale, che è appena iniziata ma che dovrà continuare. Oltre all'allargamento dell'offerta, che va dai contenuti ad altri prodotti nei "mercati adiacenti"».
Ma quindi venderete servizi e anche prodotti?
«Noi vogliamo rendere la vita più facile ai nostri clienti attraverso l'unione della nostra tecnologia, nella quale siamo leader, con accordi in esclusiva, come ad esempio con Samsung o Bang & Olufsen, che consentiranno ai nostri clienti di avere prodotti di qualità insieme alla nostra infrastruttura, pagando semplicemente con addebito rateale in bolletta. C'è una caratteristica che unisce il tutto: la connessione. Obiettivo è fornire al cliente qualsiasi oggetto di alta qualità che sia collegato alla rete, al prezzo più conveniente e alla velocità massima possibile. Questo vale sia per il mercato consumer sia per le aziende con ad esempio il cloud».
Avete annunciato anche contenuti televisivi, farete tv?
«I nostri clienti avranno contenuti televisivi premium, per lo sport dipenderà dai costi dei diritti per la banda larga, musica, gaming. Nella prima era delle tic le società di telecomunicazioni hanno effettuato investimenti miliardari per realizzare infrastrutture dati di cui poi hanno beneficiato gli over the top (Facebook, Google, ndr) che oggi capitalizzano più delle telco stesse. Questa seconda era vedrà i contenuti al centro dell'attenzione e non possiamo commettere gli errori del passato, quindi noi saremo presenti nei contenuti».
Si, ma questo significa che dovrete fare anche il mestiere di altri.
«Noi facciamo il nostro mestiere, che è quello di offrire connessione, servizi, e, anche grazie ai nostri partner, permettere ai clienti di avere contenuti premium, siano essi film, serie o musica: avere TIM Music con oltre 25 milioni di brani a catalogo non significa che diventiamo produttori musicali, ma che offriamo più servizi. Sui contenuti non sportivi, saremo attivi nei diritti, come già fatto con l'accordo in esclusiva con Rai, e anche nelle co-produzioni, nazionali e internazionali. Oltre a canali lineari di terzi, anche sportivi, in corso di valutazione».
Ma dovrete avere una rete digitale che permetta tutto questo e le classifiche ci parlano di un'Italia ancora molto indietro.
«Le classifiche sono fotografie di situazioni del passato. In soli due anni, la copertura del Paese in banda ultralarga da parte di TIM è passata dal 24% al 60%: nei prossimi anni investiremo complessivamente u miliardi di euro per arrivare al 95% dell'Italia raggiunta dalla fibra ottica. A cui va aggiunta la banda ultralarga wireless. A oggi viaggiamo a circa 500mila case al mese connesse. Il nostro obiettivo è diventare la società meglio infrastrutturata, non solo in Italia ma a livello internazionale, con velocità fra i 100 e i 1000 megabit al secondo e il mobile di ultimissima generazione, per il quale a Torino abbiamo già avviato la sperimentazione del 5G. Grazie anche al fatto che quasi tutte le nostre torri sono già connesse in fibra ottica».
I prodotti che venderete useranno l'attuale catena di negozi? 
«I nostri negozi TIM rimarranno, ma apriremo nuovi megastore con aree dedicate alla smart home, all'entertainment, al gaming, allo smart office, oltre che ai device e ai prodotti dei mercati adiacenti. Immaginiamo dei punti di attrazione per i nostri clienti e per quelli nuovi».
Gli azionisti vi stanno dietro? Vivendi è impegnata pesantemente nell'altra partita Mediaset.
«Tutti gli azionisti, non solo Vivendi, hanno condiviso il piano industriale, che è un piano di trasformazione e sviluppo, non solo in Italia ma anche in Brasile. Far crescere la società è anche e soprattutto l'obiettivo dei soci».
Ma non parteciperete ai bandi pubblici per la banda larga...
«Nel rispetto delle normative attuali avevamo già comunicato al ministero tempo addietro la nostra intenzione di coprire selettivamente le aree rurali. Siamo un'azienda privata e vogliamo costruire la nostra rete ovunque ce ne sia la convenienza, per dare il nostro servizio ai nostri clienti, ovunque essi siano, nel più breve tempo possibile. Le polemiche politiche non mi appassionano, preferisco occuparmi dei fatti».
I fatti sono anche un marchio low cost?
«Abbiamo pensato a un nuovo marchio che definirei "no frills", più che low cost: avrà offerte semplici, pochissime tariffe per un cliente attento al prezzo e all'essenzialità piuttosto che a servizi aggiuntivi. Il tutto comunque di quailtà». 

Vogliamo rendere la vita più facile ai clienti attraverso l'unione della nostra tecnologia con accordi in esclusiva, come quelli con Samsung o Bang & Olufsen, che consentono di avere prodotti di qualità con la nostra infrastruttura

Flavio Cattaneo

Tutti gli azionisti, non solo Vivendi, hanno condiviso il piano industriale, che è un piano di trasformazione e sviluppo, non solo in Italia ma anche in Brasile. Far crescere la società è anche e soprattutto l'obiettivo dei soci

Flavio Cattaneo