Articolo Il Sole 24 Ore - 22 Giugno 2017

23/06/2017 - 10:00

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In Senato. Cattaneo "chiude" sullo spin-off

"La rete è strategica per Telecom e non è in vendita"

di Antonella Olivieri
Telecom Italia tira dritto per la sua strada sulla banda ultralarga. Convinta, carte alla mano, di aver operato nel rispetto della legge anche nelle aree dove è previsto l'intervento pubblico, non ha intenzione di fermare il progetto Cassiopea, nè di procedere con lo scorporo della rete fissa, nè tantomeno di cederla. L'audizione in Senato dell'ad Flavio Cattaneo, forse un po' tranchant, ha avuto il pregio di non lasciare spazio alle ambiguità. Davanti alle commissioni riunite, ottava e decima, presiedute da Altero Matteoli e Massimo Mucchetti, il manager - supportato dal capo del legale Agostino Nuzzolo e presente anche il vice-presidente Giuseppe Recchi - ha spiegato con chiarezza la posizione e le ragioni dell'azienda.
La consultazione del 2015, finalizzata a individuare le aree bianche dove sarebbe stato necessario l'intervento dello Stato per sussidiare gli investimenti nella rete ultraveloce, sollecitava gli operatori telefonici a dichiarare dove avevano intenzione di investire «e non - ha sottolineato Cattaneo - dove non avrebbero investito». Con una piattaforma informatica si sarebbe potuto segnalare in tempo reale i cambiamenti dei programmi privati, in modo da non sprecare risorse pubbliche che avrebbero potuto essere meglio utilizzate. La consultazione aveva l'intento di mappare il territorio nazionale con validità fino a marzo 2018 in modo da poter programmare gli interventi pubblici.
Ma la vita aziendale non consente di fornire indicazioni vincolanti con orizzonte pluriennale. E neanche, nella versione dei fatti illustrata da Telecom, sarebbero stati chiesti impegni ad astenersi, tant'è che nella lettera di accompagnamento l'incumbent aveva segnalato che i piani industriali vengono aggiornati di prassi tutti gli anni. «Questo è avvenuto prima che fossero comunicate le gare», ha precisato in Senato l'ad di Telecom. La replica di Infratel, l'entità pubblica appaltante, è che comunque la scelta è di costruire la rete nelle aree a fallimento di mercato con l'Ftth, con la fibra ottica fino all'abitazione, mentre Telecom si sarebbe fermata al cabinet, l'armadietto sul marciapiede, con la formula dell'Fttc. «A dicembre dell'anno scorso inviamo quindi il piano aggiornato degli investimenti non per intervenire ovunque, ma nelle aree che sono diventate competitive e permettono un ritorno economico», prosegue la ricostruzione. «A quel punto ci è stato risposto che comunque non c'era necessità di aggiornamento e oggi, a giugno, ci siamo ritrovati a scoprire che avremmo fatto chissà quali danni».
Nel frattempo Telecom ha avviato il progetto Cassiopea, con la costituzione di una newco posseduta a maggioranza da un investitore terzo, allo scopo di migliorare la rete già esistente nelle aree considerate meno redditizie, ma che invece oggi offrono un ritorno economico. Gli incontri per selezionare il socio sono in corso in questi giorni. «In quelle aree - ha sottolineato Cattaneo - abbiamo più di 2 milioni di clienti da servire». E dal momento che la tecnologia si è evoluta (con l'Fttc si sta sperimendando una formula per arrivare a 300 mega, «e nella parte finale c'è sempre il rame») e che le condizioni economiche sono cambiate, sono aumentate le aree che non possono più essere considerate bianche: se prima la fibra costava 55 euro al mese e oggi invece 20 è evidente che ci sono molti più clienti interessati ad abbandonare l'Adsl, che è più lenta e costosa. «Se le aree bianche diventano nere, perchè non possono esserci due tecnologie in competizione? - si è chiesto Cattaneo riferendosi all'Ftth di Open Fiber che si è aggiudicata i bandi e all'Fttc di Telecom - Ma se si vuole che ce ne sia solo una non è il privato che deve astenersi». «Noi ritemiamo di essere in pieno rispetto delle regole - ha ribadito - A luglio arriveremo a coprire il 70% del territorio con la fibra in Fttc/Ftth. In Ftth copriamo già 50 città, dove serve il 5G del mobile e vorrei ricordare che siamo stati i primi a farlo. Dal 2014 a oggi abbiamo aumentato la copertura di 30 punti, colmando con soldi nostri il gap con gli altri Paesi. Abbiamo accelerato ogni anno perchè ci sono le condizioni di mercato che sono alla base degli investimenti privati. Se si pretende che l'investimento privato debba essere fermato a favore degli interventi sovvenzionati, mi spiace, ma questa non è la legge».
«Su cento clienti acquisiti, oggi 90 ci chiedono la fibra: è cambiato il mondo rispetto al 2015. Siamo quasi nel 2018 e i lavori dei bandi non sono ancora partiti: a chi volete dare la colpa? Non avete fatto niente e la rete non dobbiamo farla noi? - si è sfogato il manager - Oltretutto offriamo l'equivalence of input, che significa che la nostra rete è aperta a tutti. Non si può impedire di fare investimenti per migliorare l'esistente, perchè la libertà d'impresa è sancita dalla Costituzione, almeno che non la si voglia cambiare».
Ma alla fine, se si vuole andare a parare sullo scorporo della rete per renderla pubblica, la risposta dell'ad di Telecom non lascia adito a dubbi: «Noi riteniamo che la rete sia un asset strategico. Non è in vendita e nessuno ce l'ha chiesta. Per l'esproprio serve una legge, ma poi bisogna anche assumersene le responsabilità».
«I gruppi verticalmente integrati hanno una marginalità regolamentata, ma ce l'hanno. Noi investiamo 11 miliardi ogni tre anni, più di qualsiasi altra azienda italiana anche pubblica, e con l'indotto diamo lavoro a 1oo mila persone - ha concluso Cattaneo - Cassiopea investe nelle aree che secondo noi sono diventate a mercato. Dire non puoi investire, perchè tre anni fa hai detto un'altra cosa significa disconoscere il mercato».
Non si abbassano dunque i toni intorno alla vicenda. Dopo l'audizione, Cattaneo ha incontrato i sindacati di categoria, paventando danni occupazionali se i piani di TIM dovessero essere fermati.