Approfondimento

Johannes Brahms a Roma

Johannes Brahms a Roma

Sul finire dell’Ottocento gli accademici Giovanni Sgambati – pianista – ed Ettore Pinelli – violinista e direttore d’orchestra – cercarono di diffondere negli ambienti culturali romani la musica sinfonica e da camera di autori stranieri, soprattutto tedeschi.
In particolare Pinelli fondò e diresse la Società Orchestrale Romana, che sarà poi il primo nucleo dell’Orchestra ceciliana, e che fra il 1874 e il 1898 propose al pubblico romano alcune delle maggiori composizioni sinfoniche di Brahms: risale infatti all’aprile 1882 la prima esecuzione a Roma di una sua opera, la seconda sinfonia op. 73.
La conoscenza delle opere di  Beethoven, Schumann e Brahms era incoraggiata anche da Adolf  Berwin, un musicista e musicologo tedesco che fu il primo direttore della nuova Biblioteca dell’Accademia, e che insieme a Sgambati propose il compositore di Amburgo per la nomina a socio illustre dell’Accademia di Santa Cecilia, nomina che avvenne il 27 aprile del 1878. Ma in quell’occasione lo stesso Berwin,  in un lungo articolo sul giornale  “La Palestra Musicale” parla di Brahms come di un “un valente compositore, in cui però la dottrina supera l’ispirazione” e che “rispetto a Beethoven e Schumann non affascina, non entusiasma come quei due colossi”, facendosi portavoce di un’opinione probabilmente condivisa dal pubblico romano.
Pinelli attese infatti dieci anni prima di riproporre la Sinfonia al pubblico romano, e non si spinse molto oltre nell’esplorare il sinfonismo brahmsiano: a parte un’unica esecuzione, nel gennaio 1898, della Akademische Fest-Ouverture op. 80 – già trascritta per banda da Alessandro Vessella nel 1892 – nessun’altra opera sinfonica di Brahms venne eseguita a Roma nell’Ottocento. La stessa Akademische Fest-Ouverture aveva avuto tuttavia una prima esecuzione alla Sala Umberto, il 29 febbraio 1896, a opera della Nuova Società Musicale Romana, fondata da Giovanni Sgambati, e che nell’aprile 1897 offrì al pubblico romano un’altra novità del repertorio sinfonico di Brahms, la Tragische Ouvertüre op. 81. Spetta comunque alla musica di Brahms l’onore di chiudere il secolo nei concerti ceciliani con la prima esecuzione italiana di una delle sue più ambiziose composizioni, il Requiem Tedesco, in un’edizione memorabile alla Sala Accademica. Ne furono interpreti Lillian Blauvelt e Antonio Cotogni, sotto la direzione di Raffaele Terziani e con Remigio Renzi all’organo. Alla prima – che ebbe luogo il 27 marzo 1899 – seguirono ben due repliche fuori abbonamento, indizio inequivocabile di un’eredità ben consolidata che il secolo che stava per chiudersi lasciava a quello a venire.

 

Documenti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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A cura di Antonio Pappano e Giovanni Bietti

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