Concerto del 17 dicembre 2015

Le curiosità

 

Un’estate fruttuosa 

Nell’estate del 1886 Brahms ebbe un’esplosione creativa. Scrisse infatti la Sonata per violoncello e pianoforte op. 99, la Sonata per violino e pianoforte op. 100, il Trio per violino, violoncello e pianoforte op. 101 e i Lieder op. 105, 106 e 107.Nell’estate del 1886 Brahms ebbe un’esplosione creativa. Scrisse infatti la Sonata per violoncello e pianoforte op. 99, la Sonata per violino e pianoforte op. 100, il Trio per violino, violoncello e pianoforte op. 101 e i Lieder op. 105, 106 e 107.

 

Lo sapevi che…

Brahms scrisse una sonata per violino e pianoforte a sei mani. Si tratta della cosiddetta Sonata FAE, composta nel 1853 con Robert Schumann e Albert Dietrich, dedicata al famoso violinista, e amico, Joseph Joachim. Sembra che sia stato Schumann, in un momento di allegria, a proporre questa originale sonata per Joachim il quale avrebbe dovuto indovinare il compositore di ciascun movimento. Brahms scrisse lo Scherzo, Dietrich l'Allegro iniziale, Schumann l'Intermezzo e il Finale  

 

Spirito autocritico

Brahms scrisse tre Sonate per violino e pianoforte (op. 78, op. 100, op. 108) nella sua piena maturità artistica. In realtà sembra che ne avesse scritte altre da lui stesso eliminate perché non soddisfatto della forma. Tutta la produzione di Brahms è stata “vittima” del suo acceso spirito autocritico. Qualche esempio? Ecco cosa scrisse a Clara Schuman a proposito del Trio op. 8, revisionato dopo 35 anni dalla prima stesura: «Ho riscritto il mio Trio in si maggiore e posso chiamarlo op. 108 invece che op. 8. Non sarà più rozzo come prima - ma sarà migliore?». Celebre anche la sua risposta all’articolo di Schumann:”Illustrissimo Maestro. Ella mi ha reso infinitamente felice, tanto che non posso nemmeno trovare parole per ringraziarLa.(…) Gli elogi che Lei mi ha tributato pubblicamente hanno probabilmente aumentato in modo straordinario le aspettative del pubblico nei confronti della mia opera, così che io in certo qual modo non so come possa render loro giustizia. Penso di non pubblicare alcuni miei Trii (…)”.

 

Da Schuman per Brahms

Nel celebre articolo Vie nuove Robert Schumann, nel 1853, lanciava così Brahms:” ed eccolo qui: un giovine alla cui culla hanno vegliato Grazie ed Eroi. Si chiama JOAHANNES BRAHMS (…) Traspiravano dalla sua persona tutti quei segni che ci annunciano: ecco un eletto! Quando si mise al pianoforte cominciò a scoprirci regioni meravigliose: noi venimmo attirati in cerchi sempre più magici. Aggiungete a questo un modo di suonare straordinariamente geniale, che fa del pianoforte un’orchestra dalle voci ora lamentose ora esultanti di gioia. (…) Se egli abbasserà la sua bacchetta magica là dove le potenze delle masse corali e orchestrali gli potranno concedere le proprie forze, noi potremo attenderci di scoprire paesaggi ancor più meravigliosi nei segreti del mondo degli spiriti. (…)

 

Un carattere enigmatico

Brahms ha lasciato un alone di mistero intorno alla sua personalità. Il chirurgo e critico musicale Theodor Billroth, grande amico di Brahms, così lo descrisse:”Brahms resta per me un enigma pieno di punti interrogativi, che io non arrivo a risolvere. Sono incapace di scoprire il punto di congiunzione tra la sua profonda gravità, la sua grande tenerezza e la maleducazione nel suo modo di comportarsi nella società più seria. (…) Risulta difficile volergli sempre bene!”

 

Il cratere Brahms

Sulla superficie di Mercurio esiste il Cratere Brahms, battezzato dall'Unione Astronomica Internazionale, in onore del celebre compositore tedesco. A fargli compagnia, sullo stesso pianeta, ci sono altri suoi “colleghi”: il Cratere Bartok e il Cratere Verdi.

 

Thuner-sonate

Brahms scrisse la sonata per violino e pianoforte op. 100 nell’estate del 1886, trascorsa sulle rive del lago di Thun, in Svizzera. Thuner-Sonate: così la definì l'amico Joseph Viktor Widmann, critico e poeta, per sottolinearne la perfetta identificazione tra musica e paesaggio. Lo stesso Widman dedicò alla sonata una ballata che Brahms apprezzò vivamente.

Dort, wo die Aere sanft dem See entgleitet
Zur kleinen Stadt hinab, die ie bespült
Und schatten mancher gute baum verbreitet,
Hatt’ich mich tief ins hohe Gras gewühlt,
Und schlief und traümt’ am hellen Sommertag
So köstlich, wie ich kaum es künden mag…

Là ove l’Aere esce dal Lago e scorre dolcemente verso la piccola città, bagnandola,
e gli alberi stendono benefiche ombre,
là mi ero immerso nell’erba alta,
e dormivo e sognavo nel chiaro giorno estivo
così piacevolmente che appena posso raccontarlo

 

Aimez-vous Brahms?

Aimez-vous Brahms? è il titolo del romanzo di Françoise Sagan (pubblicato nel 1959 e dal quale fu tratto il film omonimo di Anatole Litvak del 1961 con Ingrid Bergman, Yves Montand e Anthony Perkins), uno dei tanti artisti colpiti dal genio musicale e dalla figura di Brahms. Solo nel campo cinematografico si contano più di 300 film che ricorrono alle sue indimenticabili melodie. Se siete curiosi, consultate il data-base dell’IMDb (Internet Movie Database)

 

I quaderni di Brahms

Brahms amava annotare su quaderni foderati di lino le frasi che più lo colpivano delle sue letture. Sulla copertina di uno di questi quaderni annotò Lo scrigno del giovane Kreisler, alludendo al personaggio creato da Hoffmann con il quale Brahms si era identificato in gioventù. Nel 1909 il musicologo Krebs pubblicò queste annotazioni e in seguito Artemio Focher ne fece un’edizione italiana che contiene citazioni di Jean Paul, Novalis, Goethe, Schiller, Dante, Shakespeare e altri, utili per entrare nel profondo della personalità enigmatica di Brahms. Ecco alcune annotazioni:

E’ solo la musica, questa schernitrice dei nostri desideri, che non ci dovrebbe essere! Al suo richiamo forse che le fibre del mio cuore non prendono a fluire in tutte le direzioni, estendendosi come altrettanti tentacoli di polpo, suggenti, tremanti di struggimento, vogliosi di abbracciare, chi? Che cosa?...Un qualcosa di non visto, esistente in altri mondi. (Jean Paul)

Non pizzicare il liuto, quando d’intorno risuonano i tamburi! Se i folli hanno la parola, il saggio tace. (Herder)

 

A cura di Antonio Pappano e Giovanni Bietti

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