Decommissioning ATM

Premessa - La rete per l’erogazione di broadband ADSL è basata sulle tecnologie ATM e IP.
Attualmente gli sviluppi vengono effettuati esclusivamente sulla rete OPM in tecnologia IP (più performante che consente l’erogazione di servizi più evoluti), mentre la rete ATM composta da due sottoreti ND (Nuovo Dominio) e APN (ATM PNNI1 Network) è interamente in End of Sale e parzialmente in End Of Support.
A partire dal 2009 i clienti sulla rete ATM hanno evidenziato in termini numerici, una stabilizzazione (crescita zero) per poi subire, dal 2011, una flessione.
Parallelamente sin dal 2011, l’intensità di picco del traffico (IDS)2 sulla rete ATM è rimasta stabile e tutto l’incremento è stato a carico della rete IP.
Tuttavia, l’intensità di traffico per cliente medio tende ad aumentare nel tempo, principalmente a causa dell’evoluzione dei servizi internet:

  • Le pagine web si arricchiscono di contenuti multimediali;
  • Aumenta la fruizione di videostreaming;
  • Gli stessi contenuti multimediali sono sempre più definiti.

Per questo motivo non è risultato sufficiente “congelare” la rete ATM, in quanto a parità di clienti, il relativo IDS aumenta  con conseguente necessità di adeguamento della capacità. Si è dovuto pertanto procedere con mirate attività di desaturazione/svuotamento sui segmenti più critici della rete.
Le specifiche iniziative già avviate ed ancora in corso, riguardano da un lato lo svuotamento per la conseguente dismissione della “porzione di rete” che presenta le criticità di O&M più evidenti e dall’altro l’alleggerimento del traffico sullo strato più basso (DSLAM ATM).
Le iniziative in questione denominate:

  • A) Decommissioning del Nuovo Dominio ATM (parte core);
  • B) Desaturazione per migrazione della clientela da DSLAM ATM a IP

sono di seguito descritte e particolare focalizzazione viene riservata al Decommissioning del Nuovo Dominio.

Decommissioning del Nuovo Dominio ATM

La rete ATM si è sviluppata a partire dal 2000 secondo lo schema seguente (Figura A)

 

Figura A - Schema di rete ATM

La struttura a livelli sia per il dominio APN che per Nuovo Dominio presenta gerarchie di rete piramidali secondo lo schema riportato nella Figura B:
Il Nuovo Dominio aperto al provisioning fino al 2004 è costituito da apparati BPX e MGX totalmente in End of Support, vetusti ed obsoleti il cui mantenimento in esercizio viene garantito mediante attività di compattamento e recupero HW.
Il piano di decommissioning avviato a partire dal 2003 ed intensificato dal 2014, prevede la migrazione di tutti i collegamenti cliente ed il trasporto ATM degli elementi di accesso BroadBand (DSLAM, PE e NAS) sul dominio APN della rete.
Le attività propedeutiche eseguite per l’avvio della migrazione sono state:

  • Analisi di traffico (banda);
  • Verifica disponibilità risorse su Dominio APN per migrazione accessi;
  • Potenziamento trasporto;
  • Acquisizione HW necessario;
  • Verifica della disponibilità da parte delle strutture Technology “on field” per interventi in OB e FOB;
  • Industrializzazione «tool dipartimentali» per configurazione apparati e ribaltamento connessioni;
  • Adeguamento SW degli MGX8250 da ribaltare da ND su Dominio APN;
  • Smontaggio, trasporto e rimontaggio apparati e schede MGX da ND su Dominio APN e su differenti località;
  • Verifica adeguamento sistemi per attestazione a piattaforma Tellabs dei collegamenti Cliente nxE1.

In particolare le analisi di traffico hanno evidenziato un impatto contenuto sulle condizioni di carico del dominio APN, ed in particolare:

  • nessuna direttrice geografica Inter-PoP a rischio congestione a seguito della dismissione;
  • è stato ipotizzato sovraccarico per alcune direttrici di traffico Intra-PoP, situazione eliminabile mediante l’introduzione di link STM4 aggiuntivo su ciascuna di esse;
  • il numero di direttrici coinvolte rimane limitato a patto di provvedere al riequilibrio del traffico sui diversi link delle direttrici multi-link;
  • il numero di criticità può essere ridotto completando l’organizzazione dei PoP APN su due livelli;
  • ulteriori miglioramenti possono essere ottenuti limitando il numero di riattestazioni sui nodi di accesso più carichi.
 

Figura B

Desaturazione per migrazione della clientela da DSLAM ATM a IP

I DSLAM ATM quando raggiungono livelli di traffico superiori a soglie prestabilite di occupazione dei collegamenti verso la rete ATM core (circa 80%), necessitano di interventi che consentano la relativa diminuzione del traffico su tali collegamenti. Le principali tipologie di interventi sono:

  1. Upgrade dei collegamenti da 34 Mb/s a 155 Mb/s;
  2. Riattestazione dei link dei DSLAM “figli” direttamente alla rete core;
  3. Migrazione dei clienti su DSLAM IP colocati nella stessa centrale.

Per la suddetta situazione di “End of Sale”, la prima tipologia di interventi è difficilmente perseguibile in quanto necessita di HW aggiuntivo, mentre la seconda tipologia copre solo una parte minimale delle situazioni critiche. Per cui l’intervento che maggiormente viene eseguito è la migrazione verso DSLAM IP.

Migrazione dei clienti su DSLAM IP collocati nella stessa centrale

La migrazione verso DSLAM IP viene tra l’altro effettuata anche per altre esigenze, quali il miglioramento della qualità (prevalentemente per clientela Business) e richieste commerciali (da OLO). Tipicamente avviene affiancando, se non già presente, un DSLAM IP al DLSM ATM “critico” per poi ri-attestarne la relativa clientela.
La riattestazione prevede la permuta fisica della linea del cliente e la riconfigurazione sui sistemi informativi (network inventory, ecc) mediante appositi tool sviluppati da IT.
Fino a metà 2014 la clientela migrata su DSLSM IP apparteneva esclusivamente alla categoria Residenziale di Telecom Italia. Per la clientela Business di Telecom Italia, per la quale la migrazione “toutcour” come i clienti residenziali è subordinata alla gestione dell’indirizzo IP statico, è stato recentemente sviluppato un apposito tool, che consentirà la migrazione di una parte della clientela per la quale è possibile replicare i servizi commerciali su IP.

 

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