Digital Life: le piattaforme abilitanti

Accanto alle azioni intraprese dalle istituzioni, alle logiche messe in atto da processi sociali emulativi, all’offerta del mercato digitale, altri sono gli elementi che fungono da acceleratore nei confronti della Digital Life: le Smart City, l’ampliarsi della connettività broadband, oltre alle capillary network.  Questo articolo esplora come questi elementi si intreccino tra loro nella realizzazione di un disegno che vede il mondo “reale” e il mondo “digitale” sempre più sovrapposti.  

 

1 - La Digital Life

1.1 - Una metafora darwiniana

L’“Undicesimo Rapporto Censis/Ucsi sulla Comunicazione” ha per titolo l’“Evoluzione digitale della specie”.[1]
Il concetto è evocativo di come, nell’ultimo ventennio, lo sviluppo della società sia stato impattato dalle innovazioni tecnologiche in maniera talmente incisiva, da far pensare a una nuova “specie di essere umano”, che vive in territori tecnologici - reali e virtuali - fatti di persone e oggetti interconnessi, e dove l’informazione circola in maniera talmente veloce, da provocare una vera e propria rivoluzione nei processi organizzativi, negli stili di vita, nel contesto sociale.
Evoluzione digitale della specie è insomma metafora darwiniana di come la rivoluzione tecnologica, iniziata circa vent’anni fa, abbia portato, su scala mondiale, ad una profonda trasformazione nelle abitudini, al punto di parlare, oggi, di Digital Life, in contrapposizione ad un recente passato in cui erano la dimensione meccanica ed analogica a supportare le persone in tutti gli aspetti del loro quotidiano.
La prima testimonianza di tale mutazione, verso una vita che diviene digitale, si rinviene innanzi tutto nella crescita nell’utilizzo del web, sia nel modus che nel quantum: focalizzandosi sulla scala italiana, il modus, che verte sulla varietà delle attività che si possono svolgere su internet, spazia dalla consultazione di informazioni su prodotti, servizi, aziende, alla consultazione di mappe, ascolto di musica, home banking, shopping online, social networking, prenotazioni, ricerca di impiego, ecc.
Il quantum, cioè la quantità di persone che utilizzano internet, ha come aspetto sorprendente, non tanto la notoriamente ampia e crescente percentuale di utenti, (dato che in Italia non si discosta dalla percentuale di 77 utenti abituali su 100 [2] [3] dei Paesi sviluppati), bensì il fatto che i protagonisti di questa evoluzione digitale non siano i soli cosiddetti “nativi digitali”: la percentuale di giovani che in Italia utilizzano il web, e che lo fa quotidianamente (84%) non è di molto superiore alla percentuale degli adulti tra i 30 e 44 anni (78%), (vedi Tabella 1). Come a dire che l’evoluzione digitale non è un fatto che riguarda una sola generazione, la più giovane, ma segue una parabola, seppur discendente, anche verso altre fasce di età.

 

Tabella 1 - Utilizzo di internet per fasce di età, 2013 valori in (%) - Fonte: Indagine CENSIS 2013

Questa propagazione della dimensione digitale verso una base di utenti sempre più ampia scaturisce da due fondamentali spinte che muovono su direttrici idealmente ortogonali: la prima è una spinta “orizzontale” e avviene attraverso il “contagio” di comportamenti sociali tra i soggetti che popolano i diversi sottosistemi della vita collettiva. L’altra spinta è verticale, dall’alto verso il basso, e proviene dalle azioni intraprese dalle istituzioni per favorire l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo: un esempio per tutti, a livello europeo, è l’Agenda Digitale [4] iniziativa dell’Unione che trova la sua propria declinazione nelle Agende Digitali dei territori e sotto-territori dei singoli Stati membri.

1.2 - La Digital Life in Italia

Nell’ottica di implementare i principi dell’Agenda Digitale Europea, anche l’Italia si è prefissa dei macro obiettivi, tramite l’Agenda Digitale Italiana (Figura 1); obiettivi volti a semplificare il rapporto cittadino-istituzioni tramite la diffusione e l’utilizzo di strumenti e tecnologie digitali.
In particolare l’ADI (Agenzia Digitale per l’Italia), l’ente che garantisce la realizzazione di tali obiettivi tramite la progettazione e il coordinamento di iniziative strategiche e il tracciamento di regole tecniche, domina numerose aree di intervento che saturano tutti gli aspetti di Digital Life afferenti al rapporto cittadino-pubblica amministrazione: Identità Digitale, Pubblica Amministrazione Digitale, Open Data, Sanità Digitale, Divario Digitale,  Cloud Computing, Giustizia Digitale, solo per citare alcune delle aree elencate e rappresentate interamente in Figura 2

 

Figura 1 – Obiettivi dell’Agenda Digitale - Fonte: Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica

 

Figura 2 - Le aree di intervento dell'Agenda per l'Italia Digitale - Fonte: Elaborazione NetConsulting su Decreto Crescita 2.0 e altri documenti AGID

Complessivamente, il budget previsionale 2014-2020 dichiarato dall’Agenzia ai fini dell’attuazione dell’Agenda Digitale ammonta a 12,9 miliardi di euro [5].
Tuttavia, nel Rapporto del Servizio Studi del Dipartimento Trasporti della Camera dei Deputati (marzo 2014) emerge come, malgrado la ricchezza di iniziative a favore dell’innovazione della Pubblica Amministrazione italiana, l’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana sia molto in ritardo: solo 17 dei 55 adempimenti in programma sono stati adottati, e tra i non adottati, per ben 21 è decorso il termine di attuazione. La causa di ciò risiede nell’instabilità politica che non consente di rispettare la stringente serie di scadenze legate ai regolamenti e decreti attuativi volti a rendere operative le disposizioni dell’ ADI.
Dal punto di vista dei destinatari ultimi degli obiettivi dell’Agenda Digitale, ovvero i cittadini, non è dunque un caso, se, nell’elenco delle attività che gli italiani praticano più di frequente sul web (vedi Tabella 2) lo “sbrigare pratiche con uffici amministrativi” (14,4%) o il “prenotare una visita medica (9,7%)” sono in coda rispetto ad altre attività, i cui service provider sono soggetti non pubblici [3].

 

Tabella 2 - Digital Life degli italiani - Fonte: Indagine CENSIS 2011-2013

Nella loro vita digitale, gli italiani accedono abitudinariamente al web per la ricerca di informazioni su prodotti, servizi e aziende, (43,2% degli italiani), oppure per la consultazione di mappe (42,7%). Con il diffondersi di content provider musicali come Spotify o di servizi come Tim Music, anche la musica viene sempre di più fruita online (34,5%). Lo svolgimento di operazioni bancarie tramite il web è attività frequente (30,8%). Shopping online (24,4%), l’utilizzo del Voip (20,6%), guardare un film (20,2%), cercare lavoro (15,3%, ma la percentuale si impenna al 46,4% tra i disoccupati), prenotare un viaggio (15,1%) sono altre attività diffuse tra gli utenti di internet.
Se dunque, la spinta “top-down” data dalle istituzioni stenta a ottenere i risultati attesi, la Digital Life degli italiani viene stimolata dall’altra accelerazione, quella orizzontale, che prende il via da processi sociali emulativi, dal social networking, da fenomeni di “inclusione virale”, dall’informazione, e dall’offerta del mercato digitale. Mercato che nel 2013 ha raggiunto, in Italia, un valore di poco superiore ai 65 miliardi di euro. Le componenti di tale mercato, abilitanti e al contempo alimentate dalla Digital Life (legate cioè ad un uso diffuso e avanzato del web, cloud, servizi mobili, pagamenti elettronici, e-commerce, sicurezza, Internet delle cose, soluzioni di integrazione estesa in rete, piattaforme di gestione avanzate, hanno raggiunto un volume di circa 13 miliardi di euro [5]. Si tratta di una relativamente bassa incidenza (20% del totale),  ma va considerato che, come ha affermato il Presidente di Assinform commentando il “Rapporto Assinform sull'informatica, le telecomunicazioni e i contenuti multimediali” del 2014, “le tecnologie di questi settori inducono un'accelerazione [orizzontale, n.d.r.] verso il cambiamento, molto forte, con effetti moltiplicatori e risultati in tempi sorprendentemente rapidi”.

 

2 - Connettività e infrastrutture abilitanti 

2.1- Connettività e Smart Cities

Nelle considerazioni generali del 47° Rapporto del Censis, che interpreta i più significativi fenomeni socioeconomici del Paese, emerge come “nella difficile crisi che stiamo attraversando, la società italiana, che pure appare oggi "sciapa" e triste, è tuttavia in cerca di connettività” [6]. Considerazione, questa, che non sorprende se si pensa alla connettività come all’elemento abilitante della Digital Life, il carburante senza il quale non può avvenire nessuno scambio digitale.
I territori tecnologici reali, sui quali questi scambi hanno la loro maggiore concentrazione, sono, senza dubbio, le città, che nella loro accezione tecnologica e digitale tendono al sempre più diffuso e - dalle pubbliche amministrazioni locali, ambito - modello di Smart City.
Il modello architetturale di Smart City cui Telecom Italia  fa riferimento, formalizzato nel documento “Architettura per le Comunità intelligenti: visione concettuale e raccomandazioni alla pubblica amministrazione” a cura del “Gruppo di lavoro dell’AID per le Smart City” (cui Telecom Italia partecipa attivamente), consiste in una rappresentazione a strati del modello, di cui in Figura 3 si propone una semplificazione [7]. 

 

Figura 3- esemplificazione infrastrutturale di una Smart City

Partendo dal basso della Figura 3, il primo livello è quello dei dispositivi, dei sensori, degli attuatori dispiegati in città, che nelle Smart Cities assumono intelligenza e divengono interconnessi. Sensori ambientali, lampioni intelligenti, videocamere, contatori per telelettura, totem multimediali, sensoristica per regolare traffico e parcheggi, sono solo pochi esempi dell’ampia gamma di device, che vengono posizionati in città dai gestori dei servizi “smart”. In questo modello funzionale e semplificato, anche gli smartphone e i dispositivi mobili dei cittadini vanno ad aggiungersi alla rete di sensori, in una visione che considera lo “smart citizen as sensor” [8]: il cittadino come sensore. Sono sempre più numerose le applicazioni che riguardano, per esempio, il traffico, il meteo, l’inquinamento, i ristoranti, le attrazioni turistiche, tramite cui gli utenti inviano le informazioni al web, diventando dei “segnalatori” di parametri e situazioni e arricchendo di informazioni, soprattutto qualitative (testo, immagini, video), i servizi di base offerti.
Il livello centrale della Figura 3 rappresenta il layer dell’infrastruttura di rete, della connettività: non solo connettività broadband, nella sua accezione fissa e mobile, ma anche, innovativa e cruciale per i servizi dispiegati in città,  connettività short range (capillary network) multiservizio, che rende la Internet of Things sempre più popolata di oggetti. Questa infrastruttura di rete è elemento trasversale ed è  messa a fattor comune dei vari servizi.  I dati provenienti dai sensori e dai device dello strato inferiore vengono inviati in rete attraverso “gateway” (concentratori), che fungono da punti di raccordo  tra la rete short range dei sensori e le reti long distance tradizionali (fissa e mobile).
Il terzo livello è il layer delle piattaforme di gestione M2M e del Cloud Computing, dove risiedono capacità di storage e computazionale, funzionalità e algoritmi che abilitano e controllano l’autenticazione e le connessioni, che analizzano e indirizzano i dati, che garantiscono la sicurezza delle transazioni e la qualità dei servizi e che offrono ai fornitori dei servizi stessi la possibilità di interfacciare le loro applicazioni o di crearne di nuove.
Infine, nell’ultimo layer, abilitato dalle piattaforme di gestione, troviamo, le vertical application - software applicativi - deputate alla gestione dei servizi e degli oggetti dispiegati in città (applicazioni verticali per l’e-school, l’e-health, la smart mobility, lo smart lighting, lo smart metering, la videosorveglianza, la gestione dei rifiuti…). Inoltre, è questo il layer in cui, nei “City Command Center”, intesi come i luoghi reali e virtuali della gestione dei servizi della Smart City, è possibile avere una visione d’insieme del funzionamento della città; grazie all’elaborazione di dati e informazioni provenienti dallo strato di piattaforme sottostanti, è possibile abilitare, ad uso dei soggetti deputati all’amministrazione della Smart City, dei “cruscotti” che propongono, per esempio, la correlazione integrata di fenomeni, mappe grafiche tridimensionali con viste sulla vitalità della città, funzionalità per la rilevazione preventiva di criticità (inquinamento, rumore, rischi ambientali…), funzionalità per la rilevazione e gestione delle emergenze, ecc. Funzionalità, in generale, che gli amministratori della Smart City utilizzano per monitorare, gestire e indirizzare la vita della città.
Come evidenziato in Figura 3, il dominio di Telecom Italia comprende tipicamente il secondo e terzo layer, ovvero l’infrastruttura di rete e le piattaforme; talvolta si estende fino al quarto livello, laddove in alcuni settori verticali Telecom Italia si propone sul mercato con servizi applicativi mirati (e-school, e-health, smart mobility…). A prescindere, comunque, dall’ampiezza di dominio che i diversi stakeholder del sistema esercitano sugli elementi del modello di Smart City, è fondamentale sottolineare come una sempre più ricca e diversificata connettività a disposizione di cittadini, imprese, utilities e pubbliche amministrazioni, renda i luoghi in cui questa connettività è più fitta - le Smart Cities - dei veri e propri acceleratori della Digital Life di chi li abita, attivando un circolo virtuoso di benefici, se non immediati, certamente futuri, da cui tutti gli attori potranno trarre vantaggio. 

 

3 - La Connettività nella Digital Life

Il “Progetto Strategico Banda Ultralarga”  del 18 dicembre 2012  è stato autorizzato dalla Commissione Europea, quale elemento decisivo per il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Digitale Europea; ADI definisce, coerentemente con l’UE, gli obiettivi di riferimento per la connettività in Italia [9]:

  • Banda larga (Internet veloce): copertura totale del territorio italiano con connessioni con una velocità ad almeno 2 Mbps (da 2 a 20 Mbps), entro il 2013 (Piano Nazionale Banda Larga);
  • Banda ultralarga (Internet superveloce): connettività ad almeno 30 Mbps per tutti, assicurando che almeno il 50 per cento delle famiglie si abboni a connessioni internet di oltre 100 Mbps,  entro il 2020 (Piano Strategico Banda Ultralarga).

La disponibilità di connettività a banda ultralarga (UBB) permette di estendere la fruizione di numerosi servizi ICT in modo indistinto tra ambito fisso e mobile. Le principali motivazioni di utilizzo di accessi UBB risiedono nelle seguenti esigenze:

  • trasferimento file di grandi dimensioni in tempi brevi (p. es. immagini ad alta risoluzione);
  • interazione real-time HD o multiutente (p. es. Videocomunicazione HD o gaming multiplayer): il limite in upload non deve ostacolare una corretta comunicazione tra gli utenti;
  • coesistenza di più applicazioni su singolo accesso: nel caso in cui si debbano trasmettere contemporaneamente molteplici informazioni, non necessariamente di grosse dimensioni, a una singola destinazione (p. es. il caso in cui un certo numero di studenti interagiscano con il loro tutor) o tramite una singola connessione (p. es. diverse applicazioni e device connessi in ambito domestico).

Mentre sulle connessioni LTE l’attuale ampiezza di banda è di 20 Mbps in upload e 100 Mbps in download (velocità di picco nominale in ipotesi di «single user» per comuni in digital divide), l’attuale offerta UBB fissa di Telecom Italia prevede un’offerta di connettività pari a 3 Mbps in upload e 30 Mbps in download (soluzione FTTcab con VDSL), in linea di confine con le indicazioni del Piano Strategico Banda Ultralarga, che prevede connessioni ad almeno 30 Mbps per tutti entro il 2020.
Considerando l’ampiezza di banda necessaria per erogare i servizi definiti dall’Agenda Digitale Europea, si evince come l’UBB sia ridondante rispetto alle esigenze reali: 30Mbps in downstream è una banda, de facto, sufficientemente capiente da abilitare, non solo tutti i servizi di Digital Life afferenti al rapporto cittadino istituzioni, ma anche la quasi totalità dei servizi in generale [10].
In Figura 4 si propone una rappresentazione dell’ampiezza di banda richiesta da diversi servizi (consumer oriented, smart services e pubblica amministrazione) con evidenza della capacità, a livello di broadband (ADSL7), UBB fisso (FTTCab) e mobile (LTE), per soddisfare le esigenze di connettività richieste. È evidente, come in downstream, l’unico servizio che richieda ampiezze di banda più importanti, sia l’erogazione di contenuti sulle next generation TV con tecnologie 3D e 4K. Tecnologie, queste, che impiegheranno ancora qualche anno per veder attuata una piena diffusione: per allora, l’infrastruttura di rete delle TELCO si sarà attrezzata a soddisfare non solo il primo, ma anche il secondo requisito dettato dal Piano Strategico Europeo, che traguarda, anche tramite risposte a bandi di finanziamenti già in atto, i 100 Mbps in downstream per il 50% delle famiglie.

 

Figura 4 - Ampiezza di banda richiesta da diversi servizi - Fonte: D.Enrico Bena, Servizi dell’Agenda Digitale abilitati dall’UBB di Telecom Italia, Documento interno Telecom Italia

Come evidenziato nell’architettura della Smart City vi è un altro nuovo ed in costruendo layer di comunicazione, che riceve dati (allarmi-misure-informazioni) da sensori e oggetti interconnessi e, a valle di decisioni prese a livello di gestione – tramite le vertical apllication e i “City Command Center” - invia dati (coordinamento e azioni) verso degli “attuatori” deputati alla gestione automatica del servizio. Si tratta della cosiddetta Capillary Network, costituita da gateway e concentratori che raccolgono dati da sensori o contatori limitrofi su reti wireless a basso consumo [nota]. La trasmissione del dato verso il sistema di gestione avviene, poi, tramite gateway, con una trasmissione diretta (p. es. xDSL o GSM) [11].
Telecom Italia è fortemente impegnata nella progettazione di questa infrastruttura di rete; i ruoli, infatti, che in un tale disegno l’operatore TELCO potrebbe rivestire, sono due: il ruolo di Operatore Terzo Carrier, nel caso gli sia demandata la sola gestione della rete (il secondo layer della figura3), oppure il più ampio ruolo di Operatore Terzo Agente, nel caso, accanto alla più tipica gestione dell’infrastruttura di comunicazione, si affianchi anche la gestione del dato raccolto [11].

 

Figura 5 - Capillary Network: rete multiservizio e multiprotocollo - Fonte: Telecom Italia

 

Figura 6 - Il ruolo di Operatore Terzo Agente - Fonte: Telecom Italia Digital Solutions – Luigi Zabatta, Mario Costamagna

4 - Il Cloud nella Digital Life

La gestione delle informazioni che provengono dai device degli utenti e che gli oggetti dispiegati in città, dai fornitori dei servizi stessi, generano, è un asset trasversale su cui Telecom Italia, come molte aziende del comparto IT e TLC, sta investendo significativamente.
I dati generati vengono inviati nel Cloud, termine con cui si intende l’insieme di infrastrutture e applicazioni che permettono l’utilizzo di risorse hardware e software distribuite in remoto. Risorse che possono essere utilizzate su richiesta, in modo che i fornitori dei servizi (terze parti rispetto agli ‘owner’ del Cloud) non debbano dotarsene internamente.
Andare a ricoprire il ruolo di “gestore dei dati raccolti” e mettere a frutto la capacità di storage e la forza computazionale delle piattaforme, è dunque elemento fondamentale e strategico, se si pensa alle implicazioni economiche intrinseche al modello.
I singoli segmenti verticali della Digital Life, infatti, non sono di per sé sufficientemente remunerativi da consentire un Return On Investment, in tempi ragionevoli, a tutte quelle terze parti intenzionate ad entrare sul mercato delle Vertical Application. Questo perché, per poter ricoprire l’intera filiera hardware e software necessaria per offrire il singolo servizio, i soggetti entranti dovrebbero affrontare degli investimenti iniziali così alti, da dover valicare vere e proprie barriere all’ingresso, difficili da superare.
Se a questo si aggiunge la volatilità della domanda che spesso caratterizza questi settori, è facile comprendere come la presenza di un operatore che offra un’infrastruttura scalabile orizzontalmente (numero di istanze dedicate per ogni servizio) e verticalmente (quantità di capacità di storage e computazionale per ogni istanza) sia fondamentale per generare quelle economie di scala necessarie ai nuovi entranti, favorendo così lo sviluppo di un ecosistema all’interno del quale ogni parte trova la corretta remunerazione per gli investimenti sostenuti [12].
Le piattaforme di Cloud Computing di Telecom Italia, basate su risorse cloud messe a disposizione dai suoi Data Center centralizzati, permettono l’erogazione di un servizio sicuro e flessibile, mirato alla fornitura di infrastrutture e risorse di calcolo, (hardware, software, rete), personalizzate in base alle esigenze dell’utente finale e in grado di ospitare o interfacciare le sue applicazioni, con logiche di tariffazione basate sull’effettivo utilizzo dei servizi offerti (“pay as you go”).
È chiaro come,  agevolando l’accesso al mercato ad un numero sempre più alto di fornitori di servizi applicativi, si spinga sempre più in alto la barra verso soluzioni modulari, elastiche e convenienti. Tutto questo a beneficio dell’innovazione e della Digital Life degli utenti [13].
Da questo punto di vista, l’offerta crescente di infrastrutture cloud costituirà, dunque, negli anni a venire, l’elemento fondamentale per lo sviluppo della Digital Life.

 

Conclusioni

Viviamo in un mondo in cui le spinte verso una vita sempre più digitale provengono sia dall’alto, ovvero dalle Istituzioni, sia da un movimento più “orizzontale”, generato dai comportamenti sociali e dal mercato. Le città ambiscono a divenire “smart”, territori in cui la connettività diviene più fitta, favorendo la vita digitale dei cittadini. In un simile scenario il ruolo che Telecom Italia vuole ricoprire, in termini di fornitore di connettività, va dagli investimenti sulle nuove reti ultrabroadband fisse e mobili, alla creazione delle nuove Capillary Network, reti di sensori e oggetti interconnessi che, inviando i dati alle piattaforme in rete, vengono amministrati in modalità real time e da remoto dai gestori dei servizi. Ma non solo. La gestione della mole di informazioni che gli oggetti dispiegati in città e i cittadini stessi, tramite i loro device, generano, è un altro asset abilitante per la Digital Life, che Telecom Italia, come molte aziende del comparto IT e TLC, sta considerando strategico: le piattaforme di Cloud Computing, abilitando un modello economico che favorisce l’ingresso sul mercato di nuove Terze Parti (come aziende a forte impatto in termini di innovazione) imprimono una significativa accelerazione alla già avviata Digital Life 

 

Bibliografia

  1. CENSIS, "Undicesimo Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione", Roma 11 ottobre 2013
  2. P. Bernocco, "Più cellulari che persone nel mondo", La Stampa 10 maggio 2013
  3. ITU, "World Telecommunication ICT Indicators database",
    http://www.itu.int/en/ITU-D/Statistics/Pages/stat/default.aspx
  4. Agenda Digitale Italiana: http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/
  5. ASSINFORM, "Rapporto Assinform sull’informatica le telecomunicazioni e i contenuti multimediali", 45a Edizione, 2014
  6. CENSIS, "47° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese", Roma 6 dicembre 2013
  7. Agenzia Digitale per l’Italia, "Architetture per le Comunità intelligenti": http://archivio.digitpa.gov.it/sites/default/files/ArchSC_v2.0.pdf 
  8. Michael F. Goodchild, "Citizens as sensors: the world of volunteered geograph", http://www.ncgia.ucsb.edu/projects/vgi/docs/position/Goodchild_VGI2007.pdf
  9. Agenda Digitale Italiana, "Piano Nazionale Banda Larga Progetto Strategico Banda Ultralarga", invalid link: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php option=com_content&view=article&viewType=0&idarea1=1701&idarea2=0&idarea3=0&idarea4=0&andor=AND&sectionid=0&andorcat=AND&partebassaType=0&idareaCalendario1=0&MvediT=1&showMenu=1&showCat=1&showArchiveNewsBotton=0&idmenu=2509&id=2019983&directionidUser=http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php option=com_content&view=article&viewType=0&idarea1=1701&idarea2=0&idarea3=0&idarea4=0&andor=AND&sectionid=0&andorcat=AND&partebassaType=0&idareaCalendario1=0&MvediT=1&showMenu=1&showCat=1&showArchiveNewsBotton=0&idmenu=2509&id=2019983&directionidUser=0
  10. D. Enrico Bena, "Servizi dell’Agenda Digitale abilitati dall’UBB di Telecom Italia", Luglio 2013, Documento interno Telecom Italia
  11. G.Barillaro, R. De Bonis, E.Vinciarelli, "Dallo smart metering alla smart urban infrastructure", Notiziario Tecnico Telecom Italia 3/2013
  12. The Economist, "Platforms, something to stand on", 18 gennaio 2014:  http://www.economist.com/news/special-report/21593583-proliferating-digital-platforms-will-be-heart-tomorrows-economy-and-even
  13. S. Cicero, "Cinque Trend che spiegano perché tutto diventerà piattaforma", Blog Che Futuro http://www.chefuturo.it/2014/02/5-trend-che-ci-spiegano-perche-tutto-diventera-piattaforma/
  14. L. Pecora, A.Prina, "Telecom Italia e la global sponsorship di expo 2015", Notiziario Tecnico Telecom Italia 3/2013
 

Note

  • http://www.agenda-digitale.it/agenda_digitale/
  • Per il gas metering sta emergendo l’uso del protocollo Wireless MBus 169MHz, ma vi sono servizi per cui vengono utilizzate altre frequenze e protocolli, come il Wireless MBus a 868MHz, o come lo standard IEEE 802.15.4, per reti a corto raggio, inferiori ai 30 m, che abilitano trasmissioni di nodi RFD e FFD
  • Girardi P., Marazzi R., Temporelli A. (2014) “Sostenibilità e smartness delle tecnologie innovative nelle smart city” Rapporto RdS 14001790, Milano (www.rse-web.it)
 

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