L’approccio “user-centric” nella società “data-driven”

La diffusione capillare della rete Internet e l’ubiquità di accesso permettono di  connettere in rete persone, cose, macchine e di trasformare radicalmente il nostro modo di vivere.  Questo genera  enormi quantità di dati digitali – Big Data – il cui utilizzo porterà ad un’economia ed una società fondate sul loro sfruttamento (Il valore dei Big Data nella Data-driven Society [B5]).
Nel processo di trasformazione verso la “Data-driven Society” è prioritario perseguire l’utilizzo etico dei Big Data che, essendo molto spesso riferiti a persone, devono essere raccolti, memorizzati, difesi ed utilizzati nel rispetto dei principi di privacy e nella tutela dei diritti degli individui.
Grazie all’evoluzione tecnologica la capacità di raccolta e di elaborazione delle informazioni digitali relative ad un individuo permette di creare rappresentazioni delle persone e delle loro attività sempre più complete e precise, ma i benefici derivati dalla raccolta e sfruttamento di tali dati personali sono, al momento, appannaggio di organizzazioni private, con un limitato, se non nullo, coinvolgimento delle persone. La consapevolezza degli individui sulla collezione e sull’utilizzo dei propri dati personali è ancora limitata ma sta crescendo e ci sono segnali di preoccupazione.
Governi, istituzioni ed autorità manifestano crescente attenzione sul tema con iniziative concrete già in corso; in particolare il World Economic Forum [B1], partendo dal presupposto che i dati personali sono “the new currency for digital economy”, sancisce il diritto degli individui di proteggere e di trarre beneficio dai propri dati, secondo un approccio “user-centric”. Anche nella Comunità Europea è in corso la riforma della normativa sulla protezione dei dati, tesa a garantire all’utente finale alcuni diritti fondamentali quali: la possibilità di ottenere una copia digitale dei propri dati rilasciati dalle organizzazioni (“right of a copy”) ed il cosiddetto “diritto all’oblio”, cioè di poter chiedere la rimozione di porzioni della propria traccia digitale [B2].
In questo scenario, gli operatori di telecomunicazione possono cambiare le attuali regole del gioco, saldamente in mano alle società del Web, entrando nel mercato dei dati digitali con l’adozione dell’approccio “user-centric”. Essi agendo nel ruolo di fornitori del servizio di Personal Data Store  [B3] potrebbero:

  • offrire agli individui dei “personal data services” che consentono loro di controllare la collezione, di gestire, di utilizzare e di condividere i dati personali, secondo i propri desideri e bisogni;
  • abilitare la creazione di servizi a valore aggiunto per gli individui e le organizzazioni basati sullo sfruttamento dei dati personali all’interno di nuovi ecosistemi di business, nel rispetto delle condizioni definite dalle persone stesse sul uso dei loro dati da parte di terzi.

La gestione dei dati personali si va ad affiancare un trattamento “user centric” delle identità delle persone, dove ogni individuo può possedere e gestire molteplici identità, può scegliere i fornitori e concordare con essi le regole di utilizzo. Ciascuno, come nella vita reale, può decidere quale identità utilizzare a seconda del contesto e della necessità di privacy e di sicurezza [B4].
Proprio in questa direzione “user-centric” Telecom Italia, nell’ambito delle attività del Joint Open Lab SKIL di Trento, sta sviluppando il progetto MTL (Mobile Territorial Lab), con l’obiettivo di analizzare le dinamiche ed il valore nella correlazione dei dati personali di diversa natura, al fine di realizzare servizi ed applicazioni “personal data-oriented”, permettendo al contempo alle persone di avere un completo controllo sul ciclo di vita dei loro dati personali, dalla raccolta alla condivisione, tramite la fornitura di servizi di Personal Data Store.
Per cogliere al meglio questa opportunità gli operatori di telecomunicazione devono intraprendere un percorso di trasformazione che richiede alcuni passi fondamentali:

  • la conoscenza  e l’impiego di nuove tecnologie e di nuovi approcci IT specifici del mondo dei Big Data;
  • lo sviluppo di competenze interne sul trattamento e sullo sfruttamento dei dati (data scientist);
  • l’adozione di un approccio interdisciplinare per potere cogliere al meglio il potenziale di innovazione derivanti dal trattamento dei Big Data;
  • la valorizzazione dell’enorme quantità di dati disponibili in azienda, nel rispetto dei vincoli di privacy, superando i vincoli e le barriere alla diffusione dei dati dipartimentali tipici delle organizzazioni verticali.
 

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