• n° 1 - 2014
  • Il software come fattore di cambiamento per l’Operatore
 

Il software come fattore di cambiamento per l’Operatore

Molte industrie hanno visto cambiare radicalmente le tecnologie ed i propri modelli di business nel volgere di pochi anni. La differenziazione fra aziende innovatrici e quelle tradizionali si gioca sempre più spesso sulla capacità di sviluppare nuovi software, in grado di modificare gli equilibri di mercato o tecnologici.
Alcune aziende sono state artifici del cambiamento utilizzando il software come strumento per modificare gli equilibri del mercato (offrendo innovazione e qualità agli utenti), altre hanno subito la trasformazione, utilizzando il software essenzialmente come strumento di fornitura di servizi tradizionali e per l’ottimizzazione dei processi esistenti.
Ma che tipo di software bisogna sviluppare per essere innovativi ? E come ?

 

1 - Un mondo che cambia rapidamente grazie al software

Nell’agosto 2011, Marc Andreessen descriveva sul Wall Street Journal [1] uno scenario di cambiamento fortemente determinato dalla tecnologie Internet e dall’introduzione di soluzioni software in diverse Industrie. La rapidità del cambiamento dello scenario descritto allora non è diminuita affatto e, semmai, ulteriori applicazioni del software stanno riscuotendo un consenso crescente fra gli utenti. I campi applicativi toccati profondamente dalla rivoluzione software sono i più disparati, come:

  • la telefonia; essa è stata profondamente modificata dall’introduzione, avvenuta già da tempo, di tecnologie VoIP edal successo di applicativi come Skype. A tali soluzioni si sono aggiunti nel tempo applicativi che stanno sostituendo gli sms (Whatsup) e permettono una comunicazione e la condivisione di contenuti multimediali fra utenti (ad esempio Facebook);
  • Ÿl’industria multimediale; forse il settore che è stato più fortemente modificato è questo. Il modo di fruire ed anche acquistare la musica è stato rivoluzionato dalla possibilità di replicare con facilità il contenuto grazie alle tecniche di digitalizzazione. La replicabilità via software ha aperto la strada alla condivisione fra utenti di materiale audio-visivo, cambiando le regole del gioco di questo settore industriale e portando alla ribalta nuovi protagonisti (ad esempio Apple con iTunes o le applicazioni peer to peer di file sharing). In questo caso un fenomeno si è manifestato con particolare evidenza: il passaggio di valore dal contenuto (multimediale) al contenitore (lo smartphone, il player MP3, …);
  • Ÿl’industria televisiva; YouTube ha permesso la condivisione fra milioni di utenti di filmati che possono essere acceduti in modalità Internet. Il passo successivo è stato quello di fornire contenuti di qualità (anche a pagamento) usufruibili mediante accesso ad Internet. Nuovi attori come Netflix, Hulu ed altri hanno acquisito importanza in questo nuovo tipo di mercato. Anche nel caso del settore televisivo, i terminali hanno beneficiato della trasformazione. Infatti i costruttori hanno iniziato ad offrire apparati televisivi di tipo Smart con la possibilità di interfacciarsi ad Internet o di scaricare applicazioni. In altri termini, un apparato televisivo odierno è un PC dotato di elevata capacità di processing, capacità comunicativa e un grande schermo;
  • Ÿl’industria editoriale; l’introduzione degli e-book ha cambiato il modo di leggere per molti milioni di utenti ed è sintomatico che la più grande libreria sia un colosso informatico come Amazon;
  • Ÿl’industria del gaming e dei video giochi è un evidente risultato del successo del software. Questa Industry ormai compete anche nei  valori assoluti con l’industria cinematografica [2]. Essa dimostra come la disponibilità di sistemi chiusi e incompatibili può dare un vantaggio ai providers (sia i costruttori di terminali, sia i fornitori di giochi on line);
  • Ÿil mercato retail. In questo caso, il panorama è molto diversificato con parti del mercato già pesantemente modificate dall’introduzione del software, come ad esempio il già citato Amazon, il più grosso  punto di vendita al mondo. Un mercato particolarmente modificato è quello dei viaggi, dove le agenzie viaggi sono spesso disintermediate dai sistemi informatici, che permetto agli utenti di accedere direttamente ai fornitori (ad esempio Booking, Expedia, Travelopedia). Il valore delle social network è particolarmente evidente in questo settore: Tripadvisor (il sito di suggerimenti per i viaggiatori) riesce a influenzare le scelte dei clienti ed ha un profondo impatto sul mercato alberghiero e della ristorazione (con relative polemiche sulla veridicità delle recensioni). Il settore retail sembra essere solo agli inizi della trasformazione: la disponibilità di mobile point of sale offrirà la possibilità di fare pagamenti ovunque e presso qualsiasi negozio; le merci saranno distribuite in modalità crowdsourcing [nota 1]. La catena Macy sta sperimentando la tecnologie iBeacon [3] di Apple per segnalare (usando una opportuna App) prodotti di potenziale interesse ai visitatori delle loro catene;
  • le relazioni fra aziende; infatti nel contesto  Business 2 Business sempre più aziende ri-utilizzano soluzioni destinate ai consumer per vendere e promuovere i propri beni, prodotti e servizi [4]. Questo garantisce maggiore efficienza e la possibilità di prevedere le esigenze future dei clienti.

Questi sono solo semplici esempi di nuove trasformazioni che si intravedono all’orizzonte. Alcuni analisti prevedono in tempi brevi il radicale ridimensionamento di business tradizionali come la telefonia fissa, il broadcasting e l’editoria [5].
Alcune tecnologie si stanno affacciando sul mercato e promettono grandi trasformazioni, ad esempio WebRTC [6] potrebbe cambiare il modo in cui gli utenti comunicano e si scambiano contenuti multimediali ([7] oppure servizi per i consumer come bistri [nota 2] o mtalk [nota 3] e ciò nonostante gli sforzi degli Operatori di dominare la tecnologia e ricondurla verso modelli di business tradizionali. Soluzioni basate su WebRTC e comunicazione P2P sono possibili ([8] [9]) e non difficili da costruire grazie alla disponibilità di Application Programming Interfaces pubbliche. Sempre nel campo della comunicazione, le cosiddette Software Defined Network, ossia reti costruite su risorse virtualizzate che utilizzano funzioni mediante APIs, hanno il potenziale di essere una “versione” modernizzata delle reti attuali, ma hanno anche la potenzialità di trasformare radicalmente il concetto di rete. Ogni risorsa di calcolo connessa potrà diventare un nodo di rete con capacità di instradamento dei pacchetti. Reti molto grandi potranno essere costituite da una miriade di piccoli nodi strettamente interconnessi .Tali reti potrebbero fornire servizi e funzionalità di valore e spesso sostituire le reti pubbliche per servizi a comunità o utenti abituati a condividere risorse e dati.
Al di là dello specifico campo di applicazione della comunicazione, esistono anche altri settori che prossimamente saranno trasformati dal largo impiego del software: la produzione di beni sarà pesantemente trasformata da due fattori (si parla in questo caso di terza rivoluzione industriale [10]): la possibilità di programmare macchine e materiali in modo da costruire nuovi oggetti senza intervento umano (ad esempio le stampanti 3D) e la capacità di automatizzare i processi di produzione e di logistica in maniera estesa (l’estensione ai processi industriali delle tecnologie dell’Internet delle Cose, chiamata da General Electric Industrial Internet [11]). Queste tecnologie sono già disponibili a livello amatoriale, anzi alcune di esse nascono a livello amatoriale per evolvere verso l’ingegnerizzazione industriale.

 

2 - Do it your self!

Il movimento dei Makers [12], ossia persone che costruiscono oggetti assemblando tecnologie disponibili, si sta consolidando intorno ad alcune piattaforme aperte ([13], [14], [15]). Gli effetti di questo Movimento “do it yourself” possono essere molto interessanti: la capacità produttiva distribuita fra più persone; la localizzazione, o meglio, la delocalizzazione può non essere più un vantaggio competitivo; grazie alla riproducibilità, la progettazione ed il design diventano il vero valore. Questi concetti potrebbero essere traslati e sfruttati anche nella produzione di massa, portando a trasformazioni sostanziali della società. I segnali di questo percorso sono percepibili già adesso: il progetto ARA di Google [16] con l’obiettivo di costruire uno smartphone modulare che gli utenti possono comporre secondo le loro necessità; la decisione di Apple di assemblare il Mac Pro negli Stati uniti utilizzando per il 70% componentistica nazionale [17].
Da altri punti di vista, anche la macchina autonoma di Google può essere vista come un tentativo di automatizzare processi abitualmente nelle mani degli utenti. Le tecnologie software della Google car [18] potrebbe essere utilizzato per applicazioni logistiche a supporto di del trasporto di materiali.
Un altro settore che porterà grandi trasformazioni è quello delle tecnologie della Internet of Things e delle Smart City. La possibilità di rilevare costantemente degli eventi nel contesto urbano, rende le città “misurabili”, mentre la possibilità di poter agire su attuatori dispiegati nel tessuto urbano permetterà di modificare il “funzionamento” della città, rendendo tutto intelligente in quanto programmabile. La programmabilità permette infatti la implementazione di politiche per mediare, aumentare, facilitare, regolare le azioni e le funzionalità offerte dalla città ai suoi cittadini [19].
A fronte di questi scenari, alcuni ricercatori si sono posti il problema delle implicazioni sociali che le trasformazioni dovute al software potrebbero avere. Da questi studi [20],[21],[ 22]]emerge che i lavori che subiranno le conseguenze più profonde saranno quelli manuali e ripetitivi, mentre i lavori meno a rischi saranno quelli collegati alla creatività, alla conoscenza o a particolari destrezze fisiche.

 

Figura 1 - La Google Car

 

3 - Le categorie del software

Formalmente il software è stato raggruppato in alcune tipologie [23]:

  • Data-dominant software, dedicato alla ottimizzazione dell’uso dei dati all’interno di una azienda e ope uso personale;
  • ŸSystems software, l’insieme  di software che permette al computer di operare ed interconnettersi;
  • ŸControl-dominant software, quei software destinati a controllare risorse hardware o processi industriali;
  • ŸComputation-dominant software, quei software che fanno un uso estensivo delle risorse di calcolo per fornire risultati agli utenti finali.

La Figura 2 mostra più nel dettaglio alcune tipologie di software e la loro allocazione nella tassonomia. Tale analisi rende evidente la vasta offerta di software esistente ed i molteplici campi di applicazione dello stesso. Inoltre il software riveste una maggiore importanza in nuovi campi di applicazione, estendendo ulteriormente la sua pervasività. Tale contesto evolutivo può essere descritto come una rapida e progressiva softwarizzazione di funzionalità, processi, prodotti e servizi. Non essere in grado di gestire l’evoluzione software nel proprio campo di applicazione, per molte aziende questo potrebbe significare rimanere escluse dall’evoluzione del proprio settore o affidare ad altri (vendor e consulenti) la propria capacità di innovazione. 

 

Figura 2 - Le diverse tipologie del SW

 

4 - Softwarizzazione: alcuni fattori abilitanti

Tale contesto evolutivo è il risultato di molti fattori concomitanti.
Uno degli abilitatori principali è la “commoditization” dell’hardware. La capacità di calcolo dei processori è cresciuta secondo la legge di Moore ed il loro costo è progressivamente sceso. Ciò ha portato alla possibilità di avere a disposizione hardware estremamente performanti a prezzi contenuti [24]. Un’evidenza di questo fenomeno è il successo in tempi recenti degli smartphone che accoppiano prestazioni notevoli a dimensioni e costi contenuti. Inoltre l’hardware necessario ad eseguire molte funzionalità è sempre più di tipo “general purpose”, quindi funzionalità che in passato richiedevano hardware dedicato o che erano eseguite in hardware possono ora essere fornite dallo strato software. Questo passaggio di funzioni dall’hardware al software garantisce una grande flessibilità e programmabilità. La commoditization è anche abilitante per un altro fattore: la virtualizzazione, ossia la capacità di usare una stessa risorsa general purpose per eseguire diverse immagini virtuali che rappresentano risorse diverse. Uno stesso server hardware può supportare diversi sistemi software, mantenendo però separate (confinate) le funzionalità di ogni singola immagine eseguita. La flessibilità nell’allocare le funzionalità necessarie a soddisfare le richieste dei clienti è quindi aumentata notevolmente mediante tali tecnologie di virtualizzazione. Più recentemente un'altra capacità si è resa disponibile: l’augmentation, ossia la possibilità di estendere funzionalmente gli oggetti fisici o logici, offrendo agli utenti una visione estesa (cioè “aumentata”) della realtà. Questo significa che la rappresentazione informatica di un oggetto fisico può fornire più funzionalità dell’oggetto stesso.
Un altro aspetto importante è la digitalizzazione, ossia la capacità di rappresentare oggetti mediante sequenze numeriche. L’effetto di tale capacità) è evidente soprattutto nell’industria multimediale che ha subito una trasformazione profonda.
Un fattore di evoluzione molto importante è la comunicazione always-on, ossia la possibilità offerta agli utenti ed ai sistemi informatici di essere sempre connessi e poter scambiare dati ed informazioni in continuazione. La disponibilità di comunicazione locale offerta dalle reti in cavo, ad esempio, è stata progressivamente estesa e resa pervasiva dal tumultuoso progresso delle reti wireless e mobili. Molto spesso oggetti in grado di elaborare dati, sono anche connessi. Ciò permette di distribuire la computazione e i processori locali (ad esempio microprocessori, sensori o gateways e sistemi in cloud in grado di fornire una elevata potenza di calcolo). Molte funzionalità (anche grazie all’incremento delle funzioni di storage) sono fornite “in rete”, nel cloud, ossia in sistemi di grandi dimensioni in grado di soddisfare le richieste di memorizzazione e di calcolo di milioni di utenti; infatti si parla di “cloudification” delle funzioni. La concentrazione delle informazioni ed il progresso dei sistemi di calcolo e memorizzazione insieme allo sviluppo di tecnologie per ottimizzare l’accesso a grandi banche dati hanno permesso di incrementare in maniera considerevole la capacità di trasformare dati in informazioni. La “data manipulation” si è progressivamente trasformata nel data mining e successivamente nel fenomeno deiBig Data. La disponibilità di informazioni e dati relativi ad un singolo utente ha permesso di offrire servizi fortemente orientati ai bisogni degli utenti. Al netto di considerazioni sulla privacy e sicurezza, la personalizzazione dei servizi è stato un fattore che ha permesso di soddisfare le necessità di socializzazione degli utenti con quelle della fornitura di funzioni specifiche per l’individuo. L’ubiquitous computing, ossia la presenza pervasiva di sistemi di elaborazione delle informazioni nell’ambiente, è un chiaro effetto della combinazione della commoditization dell’hardware e della comunicazione always-on.
L’accresciuta capacità di computazione insieme alla comunicazione ha permesso la computerizzazione/automazione dei processi. Il termine si riferisce alla possibilità delle organizzazioni (dalla azienda alle pubbliche amministrazione) di automatizzare i processi, condividendo l’informazione mediante applicativi informatici, che accedono a dati e funzioni presenti su sistemi diversi. Le applicazioni Web sono un esempio di tale evoluzione.
L’insieme di questi fattori sembra puntare ad un fenomeno che potrebbe costituire il nucleo fondante di molti modelli di business del futuro. In un contesto in cui i prodotti non sono necessariamente differenzianti, e dove la virtualizzazione e l’estensione funzionale degli oggetti è supportata dalla connettività sempre presente, i prodotti possono essere trasformati in servizi. Il produttore di un bene può rimanere collegato ai beni prodotti ed estenderli con servizi e nuove funzionalità, in modo da renderli sempre nuovi o aggiornati agli occhi dei clienti.
Oppure alcune funzionalità possono essere fornite dinamicamente su richiesta del cliente. Si parla in questo caso di Servitization (Figura 3), ossia la trasformazione di un prodotto in servizi. Tale modello offre la possibilità al produttore di non perdere il collegamento con il proprio prodotto e di conseguenza con il proprio cliente. Tale modalità permette all’utente di estendere funzionalmente l’uso del prodotto secondo le esigenze ed i gusti personali.
In Figura 4 sono rappresentati alcuni dei fattori che hanno cosi profondamente caratterizzato il contesto dell’evoluzione informatica.

 

Figura 3 - La servitization

 

Figura 4 - Fattori dell’evoluzione informatica

 

5 - Dove si aggrega il valore?

Il contesto tecnologico analizzato è ricco di funzionalità e servizi. La base infrastrutturale, fatta di risorse di calcolo, di memorizzazione, di comunicazione e di sensoristica, è ancora costosa nonostante l’evoluzione e l’incremento delle capacità. E’ importante analizzare, seppur brevemente, le prospettive di business. Uno dei (pre)concetti è che i ricavi sono dovuti o saranno determinati in massima parte dalle applicazioni. Sebbene il mercato delle applicazioni sia in forte crescita, esso non è generalmente la fonte primaria dei ricavi anche per le aziende che primeggiano nel marketplace delle applicazioni. Il business di Apple rimane ampiamente quello della vendita dell’hardware (secondo [25] circa il 7% dei ricavi proviene dalla vendita del software e itunes), mentre il business di Google rimane in larghissima parte [26] legato alla pubblicità e con un 2-3 % dovuto alla vendita di software e servizi. Secondo [27], il 60% circa delle applicazioni non riescono ad arrivare al pareggio. I servizi sono dunque una fonte di ricavi spesso trascurabile rispetto al business principale, ma sono indispensabili per attrarre i clienti.E se i servizi non sono la fonte di ricavi sperati neanche per i più grandi Service Providers, quali sono gli elementi che generano valore?
Google, a fronte del servizio di ricerca su Internet e del modello di business basato sulla pubblicità, ha costruito il proprio successo sulla profilatura dei clienti e sulla programmabilità della piattaforma (in termini di funzioni disponibili per la gestione efficiente dei dati e di Application Programming Interfaces). Ossia è stata in grado di collezionare informazioni di valore sui propri utilizzatori e le ha integrate mediante APIs nel proprio sistema di “aste pubblicitarie”. Tali informazioni sono sfruttate per rendere appetibile agli inserzionisti la pubblicità sulla piattaforma del provider californiano. Per attrarre gli utenti, Google utilizza sia i servizi (sfruttando la piattaforma e le funzionalità della ricerca), sia la fornitura di dati pregiati (ad esempio le mappe). Apple sfrutta anch’essa una piattaforma centrata sulla usabilità elevatissima e sulla fornitura/presenza di servizi e applicazioni (una gran parte di esse a titolo gratuito) necessari agli utenti per poter utilizzare pienamente i propri apparati. Un caso interessante è poi quello di Amazon, che compone abilmente l’offerta gratuita di contenuti/servizi/funzioni di piattaforma e di terminale con quelli a pagamento.
La strategia di queste aziende verte dunque su una terna di elementi strettamente sotto il loro controllo: Piattaforma servizi– Dati – Utenti. Gli utenti sono invogliati a rimanere sulla piattaforma grazie all’offerta di applicazioni spesso a titolo gratuito. Si innesca cosi un “effetto network” che attira sempre più clienti e di conseguenza sempre più fornitori di applicazioni desiderosi di accedere al parco utenti delle compagnie Web. Senza la piattaforma e senza dati l’attrattiva sarebbe senz’altro minore cosi come la capacità di costruire servizi. Per questo il caso di Amazon è estremamente significativo, in quanto l’azienda è stata capace di trasformare la piattaforma utilizzata per i servizi interni in una insieme di servizi interessanti per un vasto pubblico. 

 

Figura 5 - Il modello di business di Amazon

 

6 - Approccio al Software

Le piattaforme dei service providers hanno alcune caratteristiche fondamentali:

  • utilizzano soluzioni informatiche molto sofisticate (i motori MapReduce);
  • Ÿsono sviluppate e mantenute interamente dal provider;
  • Ÿsono utilizzate come strumento di laboratorio per incrementare progressivamente l’offerta di funzionalità e di servizi;
  • Ÿsono messe a disposizione degli utenti ed usate all’interno della compagnia;
  • Ÿpermettono di dispiegare e rimuovere velocemente le applicazioni non di successo minimizzando la legacy;
  • Ÿsono basate su soluzioni general purpose (ad esempio il progetto Facebook [28]) e spesso su soluzioni Open Source (ad esempio Twitter [29]);
  • Ÿusano linguaggi di programmazione avanzata (ad esempio Scala in Twitter) o ne inventano di nuovi a seconda delle proprie esigenze (Google go! [30]);
  • Ÿi modelli computazionali sono client – server al front – end col cliente, ma internamente sono altamente distribuiti (ad esempio PubSub in Twitter.)

Le web company sono aziende in cui si produce e si usa tecnologia avanzata. In alcuni casi la tecnologia è ottenuta mediante azioni acquisizioni di startup o compagnie che dispongono della tecnologia.
Un esempio significativo e differenziante rispetto agli operatori è relativo all’approccio ai dati. Una necessità tipica è quella di correlare le informazioni da diverse fonti ed utenti e mostrarla ad un singolo utente (ad esempio mostrare lo stato dei contatti ad uno specifico cliente). La raccolta dei dati avviene da diverse fonti ed è altamente distribuita. La tecnologia autonomamente sviluppata è relativa ad approcci NoSQL. Ad esempio, Amazon ha creato una propria soluzione chiamata dynamo [31] utilizzata originariamente per manipolare i dati interni ed ora resa disponibile agli utenti degli Amazon Web Services. Il concetto di fondo su cui si basano è quello di permettere la distribuzione e replicazione delle informazioni su nodi diversi eriuscire ad accedere molto rapidamente ad esse a scapito, talvolta, della consistenza delle informazioni stesse. Il “CAP Theorem” è alla base di questo approccio: tale teorema afferma che è impossibile per un sistema distribuito soddisfare contemporaneamente tutte e tre le seguenti proprietà (da cui il nome del teorema, detto anche teorema di Brewer [32]:

  • Consistency, ossia tutti i nodi vedono contemporaneamente lo stesso valore per un dato;
  • ŸAvailability, ossia la certezza che ogni richiesta venga soddisfatta o riceva una notifica di fallimento;
  • ŸPartition tolerance, ossia la capacità che il sistema continui ad operare nonostante la perdita di messaggi di una parte del sistema.

Da un punto di vista di approccio, la proprietà a cui i sistemi sviluppati da Google, Amazon e Twitter rinunciano è la consistenza. Ossia le applicazioni continuano ad operare e a fornire funzionalità anche in presenza di repliche di dati non congruenti (es. mancati aggiornamenti). Altre industrie (ad esempio il settore finanziario) non possono rinunciare alla proprietà della consistenza. Gli Operatori, sebbene abituati ad operare in ambienti distribuiti privilegiano la consistenza (si pensi alla rete di segnalazione tutta basata su transazioni o al basic call state model in cui le macchine a stati finiti comunicanti devono essere in stati consistenti). Un approccio di questo tipo è un cambio di attitudine rilevante che si riflette anche sul modo di operare e costruire il software.

6.1 - Le aziende del Web: lo sviluppo “agile” del software

Le aziende del Web si concentrano sugli sviluppi interni e di tools per la creazione efficace del software, ad esempio le tecnologie Agile[ 33], [34]]. Spesso i programmatori migliori sono dedicati proprio allo sviluppo dei tools,in quanto lo sviluppo e l’utilizzo di tools di programmazione rendono il software applicativo più robusto evitando errori umani e più aderente alle policy e alle linee guida aziendali [35].L’uso di interfacce programmative èpoi strettamente perseguito e non è permesso ai programmatori utilizzare altri modi di interazione fra processi. Gli skill dei programmatori sono valorizzati e ricompensati: essere un programmatore in Google non significa essere ai margini della vita aziendale, ma esserne al centro! Anche le aziende software più tradizionali adottano un approccio molto simile, enfatizzando ulteriormente l’importanza dei tools per ottenere software misurabile in termini di qualità e che soddisfi stringenti requisiti di prestazioni, sicurezza ed affidabilità. Inoltre il testing è considerato come un’attività estremamente importante che merita la massima attenzione.

6.2 - Gli Operatori e il “loro limite” nello sviluppo del software

Spesso nelle aziende di telecomunicazioni il software è sviluppato da consulenti esterni ingaggiati per un periodo specifico. Questo non permette di avere processi di manutenzione e talvolta anche di testing efficaci. Il software è qui poi realizzato secondo diversi modelli di sviluppo e con linee guida diverse da progetto a progetto. Il softwarista non è considerato come un elemento centrale per lo sviluppo del business aziendale e spesso il software si compra esternamente senza aver nessun controllo sulle funzionalità e possibili evoluzioni. Molto spesso, quando si valutano nuove opportunità di business, non si ipotizza nemmeno la possibilità di sviluppare in-house il software e la piattaforma necessaria per aggredire un nuovo mercato. Si preferisce rivolgersi ad un Vendor di riferimento (Google e gli altri OTT non hanno Vendor di riferimento!) per comprare una piattaforma chiavi in mano. Tale piattaforma sarà sviluppata su requisiti generali e non specifici dell’Operatore e, in casi di primo dispiegamento, l’Operatore pagherà le conseguenze (in termini di allungamento dei tempi di sviluppo, costi aggiuntivi) dello sviluppo della piattaforma. La stessa piattaforma sarà poi vendita ad altri Operatori e Competitor. Ciò rende il mercato dei servizi e delle funzionalità offerte dagli Operatori estremamente piatto ed indifferenziato. Tutta l’innovazione tecnologica e la “capacità “ di fare rimane quindi nelle mani del Vendor. Inoltre con tale approccio risulta estremamente difficile integrare piattaforme diverse (che proliferano magari in diversi settori aziendali).

 

Conclusioni

Un Operatore che si pone l’obiettivo di introdurre innovazione e competere con aziende tecnologiche deve porsi l’obiettivo principale del “Mastering del Software”, ossia rendere la propria piattaforma un elemento distintivo e da valorizzare. Come ottenere quindi questo obiettivo? Ponendosi alcuni obiettivi fondamentali:

  • Ÿla definizione e la costruzione incrementale di architetture programmabili ed aperte;
  • Ÿil disaccoppiamento dei dati e delle interfacce dai processi operativi e di business che usano la piattaforma;
  • Ÿla sperimentazione e l’adozione di soluzioni Open Source;
  • Ÿil potenziamento e la rifondazione della capacità di sviluppo interno.

Tale piattaforma deve pertanto consentire il consolidamento e l’ottimizzazione delle attuali soluzioni e deve essere la base per l’introduzione di nuove funzionalità che permettano all’Operatore di trasformarsi ed entrare così in nuovi mercati e business. La piattaforma deve pertanto essere un fattore differenziante che permette all’Operatore di introdurre una radicale trasformazione nei nuovi segmenti di business che si vogliono aggredire. La Figura 6 rappresenta un possibile percorso da intraprendere verso la trasformazione dell’approccio al Software.
Esistono delle possibilità che emergono chiaramente dal contesto tecnologico ed economico in cui operano i Communication Service Provider. Esse sono molteplici: una richiesta da parte degli utenti finali della difesa e valorizzazione corretta delle informazioni personali; un trend che spinge verso la softwarizzazione della rete che trasformerà pesantemente i rapporti con l’ecosistema corrente; la necessità di passare ad un approccio più orientato al trattamento di dati ed al flusso continuo di esse e la conseguente elaborazione in real-time con estrazione di ulteriori informazioni a partire dall’analisi dei flussi; la necessità di attirare gli utenti con applicazioni specifiche per i propri bisogni e la possibilità di entrare in nuovi mercati, facendo leva su nuove funzionalità ed offerte e non sul prezzo. La nuova piattaforma software dovrebbe quindi essere costruita a partire da questo contesto e focalizzarsi su alcuni punti distintivi per l’Operatore, quali : la valorizzazione dei propri dati e la collaborazione con gli utenti per la messa a valore (nel pieni rispetto delle norme di sicurezza e privacy) dei dati; un’ulteriore spinta alla integrazione e valorizzazione di alcune piattaforme esistenti; la trasformazione delle relazioni con il cliente, in modo da soddisfare le sue esigenze ed ottimizzare l’uso delle risorse di rete ed informatiche, l’identificazione dei nuovi mercati più promettenti e la preparazione (anche nel medio-lungo periodo) di soluzioni innovative per aggredire le nuove opportunità.
Per raggiungere tali obiettivi è possibile mettere in cantiere delle iniziative specifiche supportate da centri di competenza da far crescere e consolidare su temi specifici. Ogni nuova iniziativa dovrebbe valorizzare dei softwaristi presenti e permettere la formazione on the job e la crescita professionale di ulteriori risorse e competenze. Il software dovrebbe quindi poter essere sviluppato internamente e valorizzato dall’azienda come un suo obiettivo specifico. Esistono molte aree promettenti per lanciare tali iniziative digitali. Quelle più innovative e di maggior prospettiva temporale potrebbero beneficiare di collaborazioni e finanziamenti nazionali ed internazionali. L’importante è però tener presente che l’obiettivo è costruire. Costruire una piattaforma per la trasformazione del business.

 

Figura 6 - Il nuovo ruolo dell’ Operatore

 

Bibliografia

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  28. Home page del progetto Open Compute Project disponibile http://www.opencompute.org/
  29. Home page di Twitter Engineering disponibile in https://engineering.twitter.com/opensource/projects?tags[]=2
  30. Home page del linguaggio Go! Disponibile in
    http://code.google.com/p/go/
  31. Vogels, Werner. "Eventually consistent." Communications of the ACM 52, no. 1 (2009): 40-44.
  32. Brewer, Eric. "A certain freedom: thoughts on the CAP theorem." In Proceedings of the 29th ACM SIGACT-SIGOPS symposium on Principles of distributed computing, pp. 335-335. ACM, 2010.
  33. "Principles behind the Agile Manifesto” disponibile in http://agilemanifesto.org/principles.html
  34. Home page di Agile Programming disponibili in http://agileprogramming.org/
  35. Barry, Evelyn J., Chris F. Kemerer, and Sandra A. Slaughter. "How software process automation affects software evolution: a longitudinal empirical analysis." Journal of Software Maintenance and Evolution: Research and Practice 19, no. 1 (2007): 1-31.

La “Softwarizzazione” della Rete

L’approccio “user-centric” nella società “data-driven”

  • [B1]     World Economic Forum, “Unlocking the Value of Personal Data: From Collection to Us-age” 2013, http://www.weforum.org/reports/unlocking-value-personal-data-collection-usage
  • [B2]     European Commission, EU Data Protection Reform, https://secure.edps.europa.eu/EDPSWEB/edps/Consultation/Reform_package
  • [B3]    Data leverage - Exploiting "User-centric" Personal Data model, Strategy, Future Centre (Maggio 2013).
  • [B4]     L. Artusio, C. Moiso, G. Zaffiro, "Alla riconquista della nostra identità digitale", in Notiziario Tecnico di Telecom Italia, n. 1/2013 (Aprile, 2013), 4-13.
  • [B5]     F. Antonelli, L. Artusio, C. Moiso, "Il valore dei Big Data nella Data-driven society", in Notiziario Tecnico di Telecom Italia, n. 1/2014 (Aprile, 2014)
 

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