La normativa in Italia

A fine 2013 l’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) ha emanato il regolamento per i mezzi aerei senza pilota [1]. Questo documento specifica i requisiti che un operatore è tenuto a soddisfare nell'utilizzo di tali velivoli per operare in sicurezza nei cieli Italiani e, indirettamente, influenza un mercato che si è sviluppato esponenzialmente (e in maniera piuttosto selvaggia) negli ultimi anni intorno ad essi.
Al termine UAV (Unmanned Aerial Vehicle), ENAC preferisce inoltre il termine meno comune APR, cioè aeromobile a pilotaggio remoto, e con ciò mette implicitamente in evidenza il concetto che il pilota, pur non presente fisicamente a bordo del velivolo, continua a rappresentare una figura fondamentale nel controllo di questi mezzi.
Ma cosa distingue gli "APR" dai "droni" che è possibile auto-costruirsi o comprare in una qualunque catena di elettronica, come ad esempio il famoso AR.Drone? Tecnicamente nulla, se non il modo in cui essi vengono impiegati. Dal punto di vista della normativa infatti la differenza risiede nell'utilizzo che l'operatore fa del velivolo, e non da particolari soluzioni progettuali o tecniche. La distinzione è chiara già dalla definizione di aeromodello data dalla normativa: "Dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato esclusivamente per scopi ricreativi e sportivi [...]”
Chi vuole utilizzare gli APR per attività diverse dal semplice passatempo invece dovrà tenere a mente due importanti criteri definiti nel documento ENAC.
Il primo riguarda la massa dell'aeromobile al momento del decollo. APR sotto i 25 kg rispondono ad una normativa decisamente meno restrittiva rispetto ai loro fratelli più pesanti (massa maggiore o uguale a 25 kg), specialmente se chiamati a svolgere "operazioni specializzate non critiche".
Nel caso di APR con massa inferiore ai 25 kg (la grande maggioranza dei velivoli autonomi attualmente in commercio o in sviluppo), infatti ENAC fornisce un secondo criterio che distingue i possibili utilizzi di un drone in due categorie: operazioni critiche e non critiche.
Queste ultime non prevedono il sorvolo di aree congestionate, infrastrutture e impianti industriali o aree critiche per la sicurezza. Inoltre devono svolgersi ad adeguata distanza di sicurezza da zone congestionate e da persone e cose, di giorno, lontano dagli aeroporti e in spazi aerei non controllati. Le operazioni, al contrario, si definiscono "critiche", quando almeno uno di questi requisiti venga meno.
ENAC si prende quindi carico di attestare, nel caso di operazioni critiche, la capacità dell'operatore di rispettare il regolamento; nel caso di operazioni non critiche invece, tale capacità viene dichiarata direttamente dall'operatore ed ENAC ne prende atto. La dichiarazione deve includere i manuali di volo, delle operazioni e il programma di manutenzione dell'APR, una descrizione delle operazioni che si intende svolgere e l'analisi del rischio ad esse associato, oltre ai risultati dell'attività sperimentale propedeutica che ogni operatore è necessariamente tenuto a svolgere.
E' interessante l'apertura di ENAC nei confronti dei velivoli sotto i 2 kg per i quali l’Ente si riserva la possibilità di definire procedure semplificate; tuttavia al momento la normativa non offre ulteriori dettagli in merito.
Per APR con massa compresa tra 25 kg e 150 kg (oltre i 150 kg la competenza passa all'EASA, cioè l'Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea) la normativa diventa più restrittiva e l'iter più lungo. In questo caso è necessario ottenere un permesso di volo (o un certificato di navigabilità ristretto. Salvo revoche da parte di ENAC il primo ha validità massima pari a tre anni, il secondo ha validità illimitata.
A completare il quadro normativo vi sono poi una serie di articoli di validità generale riguardanti il pilota (che dev’essere riconosciuto da ENAC nel caso di operazioni critiche o di mezzi con massa superiore ai 25 kg), l’assicurazione, le norme di comunicazione con ENAC, gli equipaggiamenti, la sicurezza e la protezione dei dati personali.
Il regolamento per gli APR è un documento fondamentale che ha reso l'Italia uno dei primi paesi al mondo a dotarsi di una normativa sull'utilizzo dei "droni", su cui, essendo all’inizio, molto è ancora da affinare.

 

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