La normativa a livello mondiale

Farsi largo tra le normative esistenti a livello mondiale sull’utilizzo dei mezzi senza pilota è arduo. Nell’attesa di dotarsi di strumenti adeguati molti Stati si sono limitati ad estendere al caso degli UAV le norme pre-esistenti per aeromobili con pilota a bordo (talvolta con deroghe per i soli usi ricreazionali o per le masse ridotte dei velivoli), coprendo di fatto un vuoto normativo palese ma anche “congelando” lo sviluppo di un mercato emergente che non ha solitamente le risorse per percorrere gli stessi iter certificativi ereditati dal mondo dell’aeronautica civile manned.
Il risultato finale è una caleidoscopica moltitudine di norme, guidelines, regolamenti e leggi.
Probabilmente il caso più significativo tra i regolamenti a supporto dell’utilizzo civile di “droni” è quello Australiano. Considerato che la prima proposta per un regolamento risale al 2000 (con il primo regolamento operativo a partire dal 2004), non sorprende che, l’Australia risulti il paese con l’impianto normativo più completo sull’utilizzo civile di mezzi aerei senza pilota (regolamento Part 101 promulgato dal CASA - Civil Aviation Safety Authority). Ad oggi il sito del CASA elenca 74 operatori UAS (Unmanned Aerial System) in possesso di regolare certificazione.
In Canada l’accento è posto sulla distinzione tra uso ricreazionale e uso commerciale (o più genericamente a scopo di lucro) dei droni. In quest’ultimo caso è sempre necessario ottenere il cosiddetto SFOC (Special Flight Operations Certificate), che, tuttavia, viene rilasciato gratuitamente dall’Ente Transport Canada presentando la necessaria documentazione.
Gli Stati Uniti hanno invece dimostrato sempre la massima cautela per quanto riguarda l’apertura all’utilizzo civile dei mezzi a pilotaggio remoto. Vi sono tre modi per volare con UAV negli USA: essere in possesso di una certificazione COA (Certificate of Authorization rilasciato dalla Federal Aviation Administration) oppure volare per scopi ricreazionali, con gli stessi vincoli di chi fa aeromodellismo (FAA AC 91-57). In entrambi i casi l’attività commerciale è fuori discussione dal momento che i COA non sono rilasciati a privati, ma solo ad agenzie governative e inoltre l’aeromodellismo non è compatibile con attività a scopo di lucro. La terza strada possibile è ottenere il Special Airworthiness Certificate - Experimental Category (SAC-EC con un lungo e impervio iter burocvratico. Questa iniziale situazione sembra però oggi mutata: la FAA ha pubblicato, a Novembre 2013, la roadmap per l’Integrazione degli UAS civili nello spazio aereo nazionale e un mese dopo ha rilasciato un comunicato stampa in cui vengono elencati i primi 6 operatori, responsabili di altrettanti siti per condurre test e attività di ricerca sugli UAV.
In Europa invece è stata la Francia, con il suo “Arrêté du 11 avril 2012 relatif à l’utilisation de l’espace aérien par les aéronefs qui circulent sans personne à bord” il primo paese a dotarsi di un regolamento dedicato agli UAV. Il documento distingue fra 7 diverse categorie di velivoli (divisi principalmente in base al peso) e 4 scenari di utilizzo.
La Francia ha anticipato di pochi mesi il Regno Unito, dove la “Civil Aviation Authority” ha promulgato nell’Agosto del 2012 delle linee guida per i mezzi UAV (CA Publication 722), fissando i limiti da rispettare - massimo 120 metri (400 piedi) di quota, 500 metri di distanza dal pilota - per poter ottenere il Permit to Fly e volare con velivoli sotto i 20 kg di massa al decollo; oltre i 20 kg l’iter è più complesso. Il quotidiano “The Guardian” ha stimato a 130 il numero di aziende e/o enti in possesso dei necessari permessi per operare con UAV per scopi civili a inizi 2013 nel Regno Unito.
Anche la Germania si è dotata recentemente (Gennaio 2014) di alcune linee guida. In questo caso la certificazione viene richiesta a partire da velivoli di massa maggiore di 5 kg.

 

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