La Digital Transformation per le industrie

La rivoluzione digitale cambia il modo di fare impresa, che sempre di più deve il suo successo all’efficienza della filiera. Con la nuova “filiera produttiva” automatizzata risultano superati i precedenti modelli dove il fattore umano era preponderante anche in fasi “a basso valore aggiunto”. Vediamo come.

 

Introduzione

Sulla base di un recente studio McKinsey [nota 1], le aziende hanno maturato la necessità di spostarsi in ottica “fully digitalized”, ma solo il 40% ha già intrapreso un importante percorso di digitalizzazione. Il settore che presenta una maggiore penetrazione di tecnologie digitali è rappresentato da “Media & Entertainement” con il 62%. Anche alla luce delle recenti accelerazioni nell’innovazione, la disponibilità di tecnologie sempre più pervasive e la potenza di cambiamento, hanno solo iniziato a penetrare profondamente nel tessuto industriale.
Tanto più le evoluzioni continueranno ad avanzare, tanto maggiori e più drastiche saranno le implicazioni sui ricavi, sui profitti e sulla crescita delle aziende. Si dovranno ripensare i modelli di business, e, dovranno essere ripensati i modelli per predire l’evoluzione delle caratteristiche della domanda e dei nuovi bisogni che si determineranno.
Solo quelle aziende che si doteranno degli strumenti, analitics & big data, necessari a intercettare e anticipare i segnali di cambiamento da un lato, dall’altro, a creare soluzioni sempre più rispondenti ai nuovi bisogni, avranno la capacità di competere sul mercato.

 

Le aziende più digitali vincono anche sui profitti

Uno studio realizzato da Sap con Oxford Economics [nota 2],  che ha visto coinvolti oltre 3.000 manager di alto livello in 17 paesi, mostra come le aziende con i migliori risultati economici siano quelle che investono di più nella trasformazione digitale, indicata come uno dei fattori più importanti per la crescita futura del fatturato, indipendentemente dai settori e dalla dimensione dell’azienda.
Non solo, queste aziende identificate come leader, prevedono di ottenere circa il 23% in più di crescita dei ricavi nei prossimi due anni rispetto al resto delle organizzazioni prese in considerazione.
La digital transformation corre quindi a velocità diverse ed il rischio da scongiurare è che si crei uno squilibrio, con pochi leader della trasformazione digitale ed un gruppo più numeroso di ritardatari.
Dallo studio emergono chiare indicazioni su quali siano le strade da percorrere, affinché un’azienda possa puntare ad essere leader della trasformazione digitale e a recuperare il ritardo accumulato nel tempo:

  • interpretare la digital transformation come una trasformazione del modello di business e non come un progetto tecnologico - la trasformazione si estende a tutta l’azienda, interessando anche le modalità di interazione con clienti, fornitori e partner;
  • dare priorità al talento - il 71% delle aziende leader afferma che le iniziative di digital transformation rendono più facile attrarre e trattenere il talento e, non a caso, chi è più avanti già investe per riqualificare il proprio personale rispetto alle altre aziende;
  • adottare una nuova infrastruttura digitale - il 72% delle aziende leader afferma che un'architettura IT bimodale (mix di infrastrutture front-end e back-end in grado di operare a più velocità) è importante per la trasformazione digitale;
  • investire in tecnologie innovative – il 50% delle aziende leader sta già lavorando su progetti di intelligenza artificiale e machine learning, oltre ad investire più delle aziende non leader su big data, analytics e IoT.

A titolo esemplificativo, secondo una ricerca di Google e Mc Kinsey [nota 3], in Italia nel settore dei servizi finanziari, il digitale ha cambiato la natura dei processi industriali. Questo, se da un lato ha consentito una riduzione dei costi associati alle attività tradizionali, dall’altro ha liberato capacità produttiva da dedicare in misura crescente all’attività commerciale. Questo comporta un abbattimento del 65% dei costi dei processi industriali, che comunque non riesce a compensare la restrizione dei margini finali stimata fra il 29% e il 35% e determinata da fattori che scaturisco dalle “Disruptive Tecnologies”, come l’ingresso di nuovi concorrenti non di settore, l’aumento del potere del cliente  abilitato da Internet, in termini di comparabilità delle offerte nell’era di Internet.
Il recupero della redditività potrà provenire da nuovi ricavi generati, implementando nuovi business model dinamici abilitati dalle nuove tecnologie.
In questi termini risulta esplicativo, l’assunto che  il quoziente intellettivo di un’impresa è determinato dal grado di connessione, condivisione e organizzazione che l’infrastruttura tecnologica riesce ad assicurare [nota 4].

 

La digitalizzazione italiana nello scenario europeo

La Commissione Europea ha pubblicato di recente i valori aggiornati a fine 2016 del DESI 2017 [nota 5] che misura il livello di attuazione dell’Agenda Digitale negli Stati dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda la connettività, l’utilizzo di Internet, la digitalizzazione delle imprese e della Pubblica amministrazione l’Italia è al quartultimo posto nell’Unione Europea, preceduta solo da Grecia, Bulgaria e Romania, nonostante i lievi miglioramenti registrati dall’aumento del punteggio complessivo da 0,38 allo 0,42.
Tutte le componenti dell’indice DESI sono risultate sotto la media europea, anche se l’uso delle tecnologie digitali da parte delle imprese e la fornitura di servizi pubblici si avvicinano alla media.
A distanza di un anno dalla precedente valutazione, l’Italia non sembra aver fatto progressi nel settore digitale: secondo l’indice della Commissione europea che misura il percorso dei Paesi verso un’economia e una società digitalizzata, l’Italia si posiziona al 25° posto, come l’anno scorso. Inoltre, si registra una nota negativa particolare riguardo i servizi pubblici digitali, in cui  l’Italia fa segnare una riduzione del punteggio passando dal 17esimo al 21esimo posto, sempre più lontana dalla media europea. Gli effetti delle iniziative di AgID (le linee guida per i siti web , SPID, ecc.) non sembrano ancora visibili e anche sugli Open Data si registra un arretramento nelle posizioni.

 

Livello di attuazione dell’Agenda Digitale negli Stati dell’Unione Europea

Nonostante il contesto illustrato, si notano segnali di ripresa, seppur deboli, che aprono uno spiraglio di cambiamento nel nostro Paese che, com’è noto, ha accumulato sull’innovazione un notevole ritardo, pagato in termini di crescita, produttività e occupazione.
La spinta viene ora dalle strategie di Digital Transformation, proprio quelle per l’innovazione dei processi, delle relazioni con clienti e fornitori e dell’offerta, in parte già avviate nell’Industria, nella Distribuzione, nelle Banche e nelle Utility. E anche la PA, pur fra diverse incertezze e difficoltà, prova a fare la sua parte.
È questo il contesto in cui è nato il piano Industria 4.0 con cui per la prima volta l’Italia si è dotata di una politica industriale basata sull’innovazione digitale. Dallo scorso anno vengono incentivati,  gli investimenti hardware e software, promuovendo sia il rinnovo del impianti produttivi che la connessione fra sistemi fisici e digitali. In questo modo la gestione e l’elaborazione dell’enorme quantità di dati assume rilevanza per cambiare la catena del valore e far evolvere i modelli di business.
La rivoluzione in atto si muove sulla spinta del cambiamento innescato dalle componenti più innovative: Cloud Computing, Mobile Business, Internet of Things, Big Data, Cybersecurity e Social business che sono di fatto i Digital Enabler che accompagnano le Aziende nella loro evoluzione.
Il mercato dei Digital Enabler è destinato a mantenere un ritmo di crescita significativo anche nel medio periodo, con caratteristiche e razionali diversi a seconda dei filoni tecnologici presi in considerazione, ma comunque con tassi di crescita a doppia cifra anche per i prossimi tre anni (Figura 2).

 

I trend mondiali dei Digital enabler Valori in miliardi di dollari e variazioni in % [fonte: NetConsulting cube su fonti varie, 2017]

La Digital Transformation in Italia

Il mercato digitale italiano business crescerà tra il 2016 ed il 2019 con un tasso medio annuo del 2,7%, ma questa trasformazione digitale è intercettata e attuata soprattutto dalle grandi aziende.
Protagoniste dell’investimento sono le grandi imprese (oltre 250 addetti) con un trend di crescita in spesa  tecnologica del +3,2%; anche le medie aziende (50-249 addetti) manifestano un buon dinamismo con un trend del +2,8%. Gli investimenti sono invece molto più contenute (+1,4%) nelle piccole imprese (inferiori ai 50 addetti).
Oltre ad una maggiore propensione agli investimenti ISTAT rileva nelle aziende di maggiori dimensioni un profilo tecnologico più evoluto.
E’ maggiore l’incidenza delle connessioni a banda larga sia fissa che mobile. Le connessioni a banda larga fissa incidono dal 92,4% delle aziende con almeno 10 addetti fino al 97,9% delle imprese con oltre 250 addetti. La penetrazione di connessioni di banda larga mobile è del 63,8% nelle aziende più piccole fino al 94,2% delle imprese più grandi. Anche la velocità massima di connessione in banda larga fissa aumenta al crescere delle dimensioni aziendali: il 47,4% delle grandi imprese utilizza connessioni fisse a velocità di almeno 30 Mbit/s contro il 14,8% delle piccole.
ISTAT utilizza il Digital Intensity Indicator (Eurostat) per misurare la digitalizzazione delle imprese nell’utilizzo della Rete (presenza di PC connessi, la presenza di un sito Web con o senza servizi avanzati, l’adozione di Social media, etc.): solo il 10,7% delle imprese piccole (sotto i 50 addetti) presenta un livello alto o molto alto di digitalizzazione, contro il 34,4% delle aziende con oltre 250 addetti.
L’11% delle piccolissime imprese (10 addetti) fa ricorso al commercio elettronico (di vendite online)  contro il 30,5% delle grandi aziende (250 addetti). Le imprese più grandi hanno anche una quota di fatturato online (pari al 12,5%) maggiore rispetto alle aziende con almeno 10 addetti (pari al 3,1%).
L’uso dei Big Data e di soluzioni di Analytics è sempre più importante, ne fa ricorso circa il 30% delle aziende di maggior dimensioni; ancora lente nell’adozione si mostrano invece le piccole aziende (inferiori ai 50 dipendenti) che un’adozione inferiore al 10%.
Le grandi aziende sono leader nell’adozione di servizi di Cloud Computing (49,9% contro il 20% delle piccole) e mostrano anche un utilizzo del Cloud più evoluto. In altre parole, le imprese più grandi non limitano l’uso del Cloud alle aree applicative tattiche (posta elettronica, office automation etc.), ma lo estendono anche a quelle più strategiche (applicazioni business di contabilità, finanza e CRM) con un tasso di adozione del Cloud in questi ambiti del 25% contro solo il 6,5% delle piccole aziende.

 

Mercato digitale italiano business per dimensione aziendale [fonte: NetConsulting cube, 2017]

 

Tab. 1 - Dotazioni tecnologiche per dimensioni aziendali 2016. Valori % su totale imprese [fonte: ISTAT, Dicembre 2016]

 

PMI. Indicatori di integrazione tecnologica

In particolare per le PMI per quanto riguarda gli indicatori di integrazione tecnologica (Desi 2017) l’Italia presenta una situazione stabile.
Per queste aziende, per abbattere i costi di soluzioni informatiche altrimenti non sostenibili economicamente, sono comuni le soluzioni basate su cloud. Per le PMI italiane, non sembra essere diffusa ancora una strategia di vendite integrata, considerato che il commercio elettronico resta relativamente inutilizzato e che l'Italia sta perdendo terreno rispetto ad altri paesi, in cui le imprese iniziano a vendere online in numero sempre maggiore.

 

Tab. 2 - Andamento delle PMI

L’impatto della digitalizzazione per le grandi aziende [nota 6]

Gli ambiti della relazione tra azienda e cliente maggiormente impattati dalla progressiva digitalizzazione sono la prevendita e la vendita. I dati confermano che l’ampliamento del giro di affari sia in correlazione diretta con la diversificazione dei canali di vendita digitali.
Di fatto, la digitalizzazione della relazione tra aziende e clienti facilita le attività volte all’acquisizione (“comunico in modo più efficace, ho una migliore reputazione, so come si comportano i clienti e cosa fare per soddisfarli”).
Il percorso delle aziende verso la Digital Enterprise sta modificando anche gli assetti organizzativi interni delle aziende e gli impatti sono evidenti anche nei processi e nelle competenze. Le priorità sono orientate al miglioramento dei processi di business e al miglioramento dell’efficienza operativa: questo contribuisce a creare relazioni con il business sempre più strette, dove l’IT guida il business verso l’innovazione.
I cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, in seguito alla forte diffusione di attività sul web e su terminali mobili, hanno imposto alle aziende un ripensamento delle attività di comunicazione e di vendita di prodotti e servizi, per abbracciare un approccio multicanale che al giorno d’oggi risulta irrinunciabile. Il marketing ha visto un progressivo spostamento sui canali digitali (mobile apps e social network) per rendere più efficaci le azioni di brand awareness, engagement dei clienti.
Le principali aziende (soprattutto quelle attive per un’offerta B2C) hanno ampliato i propri canali di vendita, e dotandosi di portali di e-commerce, social commerce o social couponing. Anche l’assistenza ai clienti diviene omni-canale: servizi di Social Caring su chat o mobile apps,  per assecondare un modello di interazione sempre più utilizzato dai consumatori e per la necessità di contenere i costi del servizio. Il settore manifatturiero, è interessato da progetti volti alla digitalizzazione e alla sensorizzazione degli impianti e dei macchinari di fabbrica che, in logica Industria 4.0, si pongono obiettivi quali il maggior efficientamento delle attività, attraverso analisi dei dati, spesso real-time, controlli da remoto nonché attività di manutenzione predittiva e preventiva.

 

Luci e ombre nella Pubblica Amministrazione

Lo sviluppo della “Digital Transformation” nella PA (Pubblica Amministrazione) va inserito in un momento storico in cui le iniziative progettuali destinate a mettere a terra l’imponente impianto normativo, sviluppatosi negli ultimi 12 anni a partire dal Codice dell’Amministrazione Digitale del 2005, faticano a raggiungere la “massa critica” che farebbe da  base per la diffusione organica della digitalizzazione dei processi del settore.
A fronte di una deadline ben precisa, che è quella del 2020 indicata dall’ Agenda Digitale Europea, al momento la situazione italiana presenta ancora la coesistenza tra eccellenze puntuali e aree di miglioramento, connotandosi con un modello di diffusione “a macchia di Leopardo”, con differenze anche territoriali. In generale la frammentazione delle esperienze viene fotografata da dati come:

  • circa 160.000 basi di dati presenti nel catalogo delle basi di dati PA di AgID;
  • oltre 200.000 applicazioni che utilizzano tali dati secondo un censimento svolto su 13.822 PA;
  • oltre 25.000 siti web;
  • circa 11.000 Data Center Attivi [nota 7].

A causa principalmente della discontinuità politica, l’iniziale impalcatura normativa che contraddistigue l’Agenda Digitale italiana ha registrato notevoli ritardi nella messa a terra della normativa con i relativi regolamenti esecutivi e con provvedimenti connotati da vera mandatorietà. Questo, unito alla morsa della Spending Review e ad una cronica difficoltà nel reperire in maniera organica i finanziamenti dall’Europa, ha portato ad una diminuzione nel numero delle iniziative “traino”, costringendo le istituzioni centrali di indirizzo a ridurre nel tempo le piattaforme destinate ad abilitare l’innovazione del sistema [nota 8].
A supporto di quanto sopra, il dato 2016 registrato nelle PA Centrali ci parla di una spesa ICT in diminuzione del 1,9% per la  PA Centrale (assestata a 1.871 milioni di euro al netto della spesa ICT nella Difesa), e del 2,2% nelle PA Locali (Regioni, Comuni, Province e Comunità Montane), al netto della Sanità che risulta in crescita del 1,6% arrivando a  toccare i 1.450 milioni grazie progetti come il FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico) e le ricette digitali [nota 9].
Per diffondere la “Digital Transformation” nella PA, pertanto, lo sforzo che andrà fatto sarà legato alla entrata a regime del percorso di digitalizzazione disegnato dal Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-19. La corretta implementazione del Piano,  dalla Governance  ai progetti, permetterà di  indirizzare le gare, i  finanziamenti e i piani triennali delle singole PA verso un adeguato sfruttamento dei benefici delle nuove tecnologie, non solo per l’efficienza dell’azione amministrativa e  miglioramento del servizio al pubblico, ma anche per agevolare un’economia pronta a decollare grazie all’utilizzo dei dati e dei servizi.
Sarà necessario il coinvolgimento delle  PA Locali a tutti i livelli, poiché i suoi centri servizi e le sue in-house, sono i principali attori per la creazione di un vero e proprio Sistema Informativo della Pubblica Amministrazione, che sarà la risultante di un modello architetturale complesso di cooperazione a vari livelli  di  asset, competenze, progetti ed attori.
Questo approccio diffuso e partecipativo è funzionale alla  strategia che tende a superare la logica attuale “a silos” informatici, per affermare a medio lungo termine l’approccio per Ecosistemi (es.. Sanità, Scuola etc…), in cui tutti gli attori pubblici, ma anche i privati che sviluppano soluzioni con i dati della PA, collaborano per sviluppare servizi innovativi digitali, condividendo le esigenze, le modalità operative, le competenze e la conduzione dei progetti.
Infatti, secondo il Piano, il modello a tendere dovrà essere aperto, per favorire la creazione di un nuovo mercato che consenta ai privati di  operare in maniera agile in un contesto non più basato su infrastrutture  monolitiche; piuttosto, verranno messi a disposizione dei servizi a valore aggiunto e costruiti con architetture sicure, scalabili, altamente affidabili e basate su interfacce applicative (API) chiaramente definite.
All’interno di questo quadro, inoltre, è emersa la necessità di velocizzare il percorso di adozione del Cloud. Il Cloud Computing come modello di servizio, infatti, è quello prescelto per perseguire alcuni importanti obiettivi legati alla trasformazione digitale: dalla riduzione della spesa alla razionalizzazione dei Data Center fino alla flessibilità dei modelli di fruizione dei servizi.
Nello specifico ambito della PA, tuttavia, è previsto un percorso di qualificazione delle infrastrutture e dei servizi Cloud, sottoponendo sia le infrastrutture delle PA che aspirino a diventare Poli Strategici Nazionali [nota 10] sia altri Cloud Service Provider privati, ad un preciso processo di certificazione rispetto a  requisiti organizzativi, ovvero a requisiti specifici come sicurezza, interoperabilità, portatilità, conformità legislativa.
Solo a valle di questo processo, infatti, sarà possibile mettere le basi per la formazione del Cloud della PA che si integrerà con l’unico  “Community Cloud” della PA attualmente attivo, rappresentato dalle infrastrutture SPC CLOUD [nota 11] gestite dal Raggruppamento guidato da TIM. La logica va inserita nell’evidente sforzo di razionalizzare i vari provvedimenti normativi che si sono succeduti come corollario alla Agenda Digitale Europea, ma occorre inserire nel focus altre variabili, come ad esempio i modelli di procurement, per perseguire una nuova modalità di interazione tra i privati e la PA volta alla introduzione dell’innovazione digitale. Infatti, la necessità di adempiere ai meccanismi formali, di rispettare le indicazioni del codice dei contratti pubblici, fa sì che i tempi di introduzione dell’innovazione siano più elevati rispetto al mercato dei player privati.
Pertanto, l’affermazione della Digital Transformation nella PA italiana non può che passare per un rapporto tra Pubblico e Privato anch’esso innovativo, basato sulla comprensione dei rispettivi ruoli e su un approccio “pragmatico” volto all’ottenimento del risultato finale, ovvero il decollo dell’economia digitale nel nostro paese.

 
 

Mappa di dettaglio del Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA (fonte: AGID)

Conclusioni

Oggi le aziende si trovano a gestire un’aumentata complessità dei processi decisionali relativi alle scelte tecnologiche che assicurino competitività sul mercato. Gli elementi che determinano tale complessità attengono principalmente all’elevatissima quantità di informazioni disponibile sulle nuove tecnologie, sul mercato, e sui prodotti a disposizione  degli stakeholders (decisori, influenzatori, consulenti, etc).
La digital transformation, cambiando le logiche dei mercati aprirà nuove opportunità ma anche nuove minacce, e solo le aziende che riusciranno in modo agile a guidare e gestire queste variabili in movimento potranno trarne i maggiori vantaggi.
La sfida per le aziende sarà sulla velocità di adattamento, sapendo che  in alcuni mercati, un ritardo potrebbe determinare perdite di quote di mercato, competitività e redditività guadagnate dai first movers.
Il successo per gli Operatori che concorrono in questo mercato, sarà così determinato da quanto riusciranno a instaurare un “approccio direttivo consulenziale”  attraverso lo studio attento dei business system del cliente.
I Telco Operator ricoprendo un ruolo primario nel processo di trasformazione digitale a livello di Sistema Paese con le infrastrutture fisse e mobili a Larga Banda, nonché Fibra Ottica, 4G e 5G, sono abilitatori di tutti i processi di digitalizzazione non solo per le aziende, ma anche per il territorio e le persone.
In questo contesto TIM intende ricoprire un ruolo importante, oltre che per la componente  di servizi infrastrutturali, anche per  soluzioni innovative  sui principali   Digita Enabler,  quali,  Big Data, IoT, e Mobile Business. Un focus particolare è infatti dedicato alla Security e alla Cybersecurity, guidando le aziende pubbliche e private nel processo di adeguamento alla nuova regolamentazione europea denominata   General Data Protection Regulation (GDPR). Inoltre l’Azienda punta a un coinvolgimento MultiCloud del Cliente ( Iaas+ Paas+Saas+Servizi gestiti) attraverso la proposizione di servizi a valore nel settore PA con la convenzione SPC Cloud e sul mercato SME, sviluppando una strategia multicanale ( marketplace-community-bundle).

 

Note

  1. McKinsey- The Digital Effect
  2. Sap Oxford Economics Leader 2020ù
  3. Thinkwithgoogle nov 2015- Il comportamento digitale degli italiani e le implicazioni per le banche
  4. (Steve Haeckel e Richard L. Nolan Harvard Business Review)
  5. DESI 2017 The Digital Economy and Society Index
  6. CIO Survey 2017
  7. Fonte: Agid – Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2017 - 2019
  8. Al momento le Piattaforme che vengono considerate abilitanti sono 6: La Carta di Identità Elettronica (CIE), il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), Pago PA (pagamenti elettronici alla PA), la Fatturazione Digitale (FatturaPA), l’Anagrafe nazionale della Popolazione Residente (ANPR), NoiPA (evoluzione dell’attuale sistema di gestione del personale). Fonte Agid - Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2017 - 2019
  9. Fonte: Assinform – rapporto 2017 “Il digitale in Italia”
  10. Il piano di razionalizzazione delle risorse ICT della PA prevede che AgID:
    • si occupi di individuare un insieme di infrastrutture fisiche esistenti di proprietà della PA che verranno elette a Poli strategici nazionali (PSN);
    • definisca il percorso delle PA verso il modello cloud, anche attraverso le risorse rese disponibili dai Poli strategici nazionali e le risorse messe a disposizione tramite SPC-Cloud;
    • definisca un processo di qualificazione dei PSN;
    • definisca regole e procedure per la qualificazione di altri Cloud Service Provider (CSP).
      I Poli strategici nazionali dovranno rispettare i requisiti di capacità, eccellenza tecnica, economica ed organizzativa indicati da AgID, la quale definirà una specifica procedura di qualificazione. AgID indicherà le regole e le procedure di qualificazione dei CSP e dell’evoluzione del modello cloud dedicato alle PA, a partire dall’architettura cloud realizzata con la gara Consip ed i successivi ampliamenti definiti dal Comitato di direzione tecnica (fonte:  Agid - Piano triennale per la Pubblica Amministrazione 2017 - 2019).
  11. www.cloudspc.it
 
 

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