Aspetti di regolamentazione per l’IoT: dal macro-scenario a un caso concreto

Ai servizi dell’Internet of Things attualmente regolati si applica la regolamentazione generale dei Servizi di Comunicazione Elettronica. È, però, in corso un dibattito volto a prevedere alcune possibili evoluzioni, poiché l’odierno framework ragolamentare rischia di limitare lo sviluppo di tali servizi e di falsare la concorrenza tra i soggetti coinvolti. Inoltre, anche le caratteristiche di ciascun ambito applicativo possono incidere in modo determinante sulla competizione e sulla realizzazione dei servizi nei molteplici settori.

 

Il contesto regolamentare e il dibattito evolutivo

I servizi e le applicazioni dell’ IoT (Internet of Things) si caratterizzano, e sempre più in futuro, per l’eterogeneità delle loro caratteristiche intrinseche: i settori coinvolti sono i più disparati (dall’energia all’agricoltura, dai wearable all’eHealth, ecc.), le tecnologie abilitanti sono molteplici, i modelli di business differiscono così come il ruolo che in essi può ricoprire un operatore TLC. Al contempo, caratteristiche comuni e trasversali ai settori d’applicazione sono il traffico di dati generato da un singolo oggetto tipicamente molto contenuto, l’elevata numerosità degli oggetti connensi che non richiedono necessariamente l’interazione umana, la dimensione usualmente sovranazionale dei mercati.
A fronte di tali caratteristiche, l’IoT deve essere considerato all’interno dei Servizi di Comunicazione Elettronica, definiti dalla normativa europea e nazionale [nota 1].
Conseguentemente, l’IoT non è oggetto di una regolamentazione specifica da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCom), ma rientra nella regolamentazione generale dei Servizi di Comunicazione Elettronica.
Da più di un anno si è innescato un dibattito riguardante l’opportunità di applicare all’IoT un insieme di regole differenti. Il timore, infatti, è che le regole attuali possano limitare lo sviluppo dell’IoT o falsare la concorrenza tra i soggetti che devono rispettare una normativa specifica, come gli operatori TLC, e soggetti economici ai quali tale normativa non si applica, come nel caso degli Over The Top.
In tale dibattito si colloca l’Indagine conoscitiva concernente i servizi di comunicazione Machine to Machine che AGCom ha concluso nel 2015 [nota 2] e che ha portato all’Istituzione del “Comitato permanente per lo sviluppo dei servizi di comunicazione Machine to Machine” [nota 3], al quale TIM ha chiesto di aderire. Anche il Garante per la protezione dei dati personali ha condotto nel 2015 una propria consultazione pubblica sull’IoT [nota 4] con l'obiettivo di “definire misure per assicurare agli utenti la massima trasparenza nell'uso dei loro dati personali e per tutelarli contro possibili abusi”. Analogamente, anche a livello internazionale, si sono susseguiti studi, analisi e attività, volte ad approfondire le tematiche regolamentari e normative dell’IoT: a titolo di esempio si citano il report del BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications) Enabling the Internet of Things e le attività della Commissione Europea, quali il documento di lavoro Advancing the Internet of Things in Europe e l’Action Plan sul 5G.

 

Figura 1 - Rappresentazione dell’ampiezza dei possibili servizi in ambito IoT (fonte Realising the benefits of mobile-enabled IoT solutions, PricewaterhouseCoopers)

I punti di attenzione del framework regolamentare

Nell’attuale contesto regolamentare, i principali temi che possono essere di ostacolo a un pieno sviluppo di un mercato concorrenziale dell’IoT sono:

  1. Il regime autorizzatorio. I servizi IoT, in particolare se erogati su reti pubbliche di comunicazione elettronica, devono essere considerati servizi di interesse generale. Il soggetto che intende erogare tali servizi deve essere autorizzato a farlo e deve essere considerato responsabile della fornitura degli stessi. Si rende pertanto necessaria l’uniformità e la simmetria del regime autorizzatorio, affinché tutti i soggetti che commercializzano i servizi siano sottoposti ai medesimi obblighi e sia in grado di garantire precisi requisiti di affidabilità, assistenza, qualità del servizio prestato e sicurezza.
  2. Le risorse pubbliche di numerazione e indirizzamento. I servizi IoT possono utilizzare differenti risorse di numerazione e indirizzamento, ma la larga diffusione prevista potrebbe comportare una loro futura scarsità. Tenendo presente che tali risorse sono fondamentali per il corretto funzionamento delle reti, è necessario individuare e normare soluzioni sostenibili. Tra il resto, devono essere analizzati il corretto utilizzo degli indirizzi IPV6 e di possibili numerazione ad hoc, ma al contempo è necessario evitare usi “opportunistici” delle regole internazionali.
  3. Lo spettro radio. L’eterogeneità delle soluzioni IoT e dei soggetti coinvolti, potrebbero portare ad una allocazione inefficiente dello spettro, in particolare qualora si realizzino soluzioni verticali, proprietarie e monoservizio. Si stanno già evidenziando criticità legate all’utilizzo di bande di frequenza non licenziate per specifici servizi, che non garantiscono la protezione dalle interferenze. Le evoluzioni verso il c.d. 5G sono all’attenzione della Commissione Europea e dei principali player mondiali, al contempo è opportuno garantire il giusto livello di attenzione anche alla durata delle licenze attuali e al refarming di alcune frequenze.
  4. La privacy e la Cyber security. Il mantenimento di un adeguato livello di sicurezza e una costante attenzione al corretto trattamento dei dati personali costituiscono senza dubbio un fattore critico di successo affinché l’IoT si sviluppi garantendosi la fiducia dei clienti. È opportuno, quindi, definire un quadro normativo certo che tenga conto sia delle peculiarità tecnologiche IoT, sia della presenza di molteplici attori nella catena del valore dell’IoT [nota 5]: la sicurezza informatica e il corretto trattamento dei dati dovranno essere assicurati da tutti gli attori, indipendentemente dall’ubicazione geografica o dalle tecnologie utilizzate.
  5. La net neutrality e i profili di servizio specifici. Alcuni servizi e applicazioni dell’IoT richiedono intrinsecamente livelli di qualità particolarmente elevati: si pensi ai meccanismi di protezione della rete elettrica nel caso delle Smart Grid o agli scenari evolutivi di prestazioni salva-vita nel caso dell’eHealth. Occorre quindi prevedere la possibilità di rendere disponibili servizi caratterizzati da SLA e da “profili di utilizzo” differenziati.
  6. L’identificazione dei clienti. In Italia, la normativa vigente prevede l'obbligo per gli operatori mobili di identificare i clienti al fine di soddisfare esigenze di ordine pubblico, senza distinzione tra le tipologie di SIM. Le SIM di tipo Machine to Machine sono solitamente abilitate alla sola trasmissione di dati verso indirizzi bloccati (server), pertanto si potrebbero semplificare le procedure amministrative.

Oltre a tali criticità, se ne citano altre due per le quali si sta giungendo ad una soluzione:

  1. Il roaming internazionale. In passato si è assistito a un utilizzo “strumentale” del roaming: sfruttando i prezzi definiti dalla regolazione a un livello particolarmente basso, pensati per i cittadini che si spostano all’interno dell’UE, sono state utilizzate SIM estere per molti servizi IoT. Tale situazione genera problematiche per la concorrenza tra player nazionali e stranieri, ma può influire anche sul pieno controllo della rete da parte degli operatori nazionali, nonché sull’affidabilità del servizio. Il nuovo regolamento europeo prevede limiti al permanent roaming per l’IoT, consentendo una definizione commerciale tra le parti delle condizioni tecnico-economiche per l’erogazione del servizio.
  2. Il vendor lock-in e l’ eSIM (Embedded SIM). Nel contesto dell’IoT la presenza di una SIM in ciascun oggetto garantisce sicurezza e elevate prestazioni, ma può generare qualche “scomodità” ai clienti che utilizzano molti oggetti smart. Infatti con le SIM tradizionali, per cambiare l’operatore mobile sarebbe richiesto un oneroso intervento per la sostituzione delle SIM medesime. Al contrario, l’eSIM abilita il cambio di operatore senza richiedere la sostituzione fisica della SIM (provisioning over the air): per l’IoT, l’associazione mondiale degli operatori mobili (GSMA) ha specificato una soluzione standard già nel giugno 2015.
 

Figura 2 - Stakeholder della catena del valore dell’ecosistema M2M (Fonte: AGCom, Indagine conoscitiva concernente i servizi di comunicazione Machine to Machine)

La specificità del contesto applicativo: il caso del metering elettrico

Per comprendere quali siano gli aspetti che impattano sullo sviluppo di servizi IoT è imprescindibile considerare e analizzare il contesto applicativo e la regolamentazione settoriale. Per fornire al lettore un esempio concreto e attuale, si è scelto il caso del metering elettrico.
La convergenza tra il settore delle comunicazioni elettroniche e quello energetico sta diventando sempre più effettiva, grazie all’evoluzione tecnologica e all’IoT. Ne è un esempio l'evoluzione dei contatori (meter), che da semplici strumenti di misura evolvono consentendo la fornitura di nuovi servizi: diventano smart meter.
Tale evoluzione produce effetti di rilievo nei mercati dell’energia elettrica:

  1. I clienti possono conoscere appieno i propri consumi energetici, rendendosi così conto delle conseguenze dei propri comportamenti sui consumi, sui costi e, quindi, sulla scelta consapevole del proprio venditore.
  2. I venditori di energia elettrica sono abilitati a sviluppare una gestione dell’offerta e del cliente strutturalmente differente dal passato: offerte prepagate, gestione a distanza della potenza, ecc. Si aprono così scenari di innovazione dell’offerta capaci di incrementare la concorrenza nel settore, ancor più rilevanti in vista della cessazione nel 2018 delle tutele di prezzo per tutte le categorie di clienti.
  3. Si sviluppano nuovi mercati, in primis il mercato del monitoraggio avanzato dei consumi elettrici, ma anche di tutti quei mercati che potranno utilizzare i dati del meter per fornire nuovi servizi.
  4. I nuovi sistemi di smart metering costituiscono un’opportunità per rivalutare l’attuale assetto regolamentare del mercato della misura dei consumi elettrici, oggi monopolio del distributore. Tale attribuzione esclusiva rischia di divenire un freno allo sviluppo della concorrenza nei mercati a valle, poiché il contatore elettrico di prima generazione sta giungendo al termine della propria vita utile e le scelte tecnologiche relative al nuovo meter rappresentano un elemento che inciderà sullo sviluppo del mercato per i prossimi decenni.
 

Figura 3 - Lo smart meter come elemento abilitante di nuovi Servizi nei mercati elettrici (fonte: Annual report 2015-2016, ESMIG - European Smart Metering Industry Group)

La regolamentazione settoriale ha recentemente previsto [nota 6] che il contatore di seconda generazione (o misuratore 2G) disponga di due sistemi di comunicazione:

  • La c.d chain 1, dedicata alle attività di telelettura e telegestione, in grado di rendere disponibili dati di consumo e di potenza entro 2 giorni dal momento di consumo [nota 7]. Tale sistema di comunicazione si caratterizza per la disponibilità di due canali indipendenti (uno di backup), con tecnologie scelte dal distributore, che garantiscano:
    • Nel caso di utilizzo di PLC [nota 8], l’utilizzo della banda A con protocollo standard;
    • Nel caso di utilizzo di banda non licenziata con radiofrequenza 169 MHz (RF 169), l’utilizzo di un protocollo rispondente a quanto stabilito per lo smart metering gas;
    • Nel caso di altre tecnologie, l’utilizzo di reti TLC pubbliche o di protocolli standard disponibili sul mercato.
  • La c.d. chain 2, per la messa a disposizione con una maggiore frequenza dei dati del contatore ai clienti, ai venditori di energia e ad altre parti designate dal cliente. Relativamente ai canali di comunicazione tra misuratore e dispositivi utente è previsto che vi sia almeno un canale di comunicazione (in caso di utilizzo di PLC si richiede l’uso della banda C) che utilizzi un protocollo di comunicazione standard.
 

Figura 4 - Installazione dei contatori elettrici e disponibilità della soluzione NB-IoT

Infine, l’Autorità di settore ha inteso delineare “in modo tecnologicamente neutrale, la possibilità di una versione successiva del misuratore 2G [la “versione 2.1”, ndr], dotata di un canale aggiuntivo di comunicazione utilizzabile sia per la trasmissione delle misure a dispositivi del cliente […] sia per la comunicazione fra misuratore e sistema centrale dell’impresa distributrice [nota 9].”
Rispetto a tale impostazione è opportuno porre l’attenzione su tre diversi profili che incidono sullo sviluppo di questo specifico settore dell’IoT:

  • a) L’individuazione di requisiti è di fatto avvenuto sulla base delle caratteristiche delle tecnologie già in uso da parte dei distributori, non prevedondo la comunicazione in tempo reale (abilitante del maggior numero di nuovi servizi). Al contrario, TIM ha proposto di considerare anche le tecnologie mobili, con adeguate capacità operative almeno near real time. In particolare, la tecnologia NB-IoT recentemente standardizzata presenta vantaggi di tipo tecnico, quali la penetrazione indoor e la capacità di gestire un’elevata numerosità di oggetti, economico, come il costo contenuto dei moduli, e operativo, dal momento che utilizza la rete LTE, che già oggi copre circa il 90% del territorio nazionale.
  • b) La scelta tecnologica è effettuata dal distributore, che ha interessi potenzialmente confliggenti con gli utilizzatori dei dati (clienti finali, venditori di energia), i quali non hanno voce in capitolo. Ad esempio, anziché utilizzare una rete pubblica di telecomunicazione, un distributore potrebbe decidere di utilizzare una rete da costruire ex novo, come nel caso della RF 169 MHz, scaricandone i costi nelle fatture degli utenti, ma potendo utilizzare tale rete per offrire altri servizi (ad es. per il metering di gas e acqua, o per la Smart City). Tale esempio evidenzia come sussistano interessi ed incentivi molto diversi per il distributore e gli altri attori del mercato. Anche per questa ragione, sembra ormai opportuno avviare il processo per separare le attività di distribuzione e di misura, come in altri paesi europei, ma nelle more di tale trasformazione, è comunque urgente riportare le scelte tecnologiche in mano a soggetti che hanno a cuore l’interesse del mercato, ad esempio mediante un processo di consultazione di tutti gli attori compiuta dall’Autorità di settore, congiuntamente ad AGCom.
  • c)    La necessità di disporre di un’analisi costi-benefici indipendente che consideri, tra l’altro, l’impatto sui clienti, sul mercato e sullo sviluppo applicativo. Al contrario, tale analisi è attualmente demandata al distributore.
 

Figura 5 - Copertura radio estesa (deep indor) della soluzione NB-IoT

Conclusioni

Lo sviluppo concorrenziale di servizi e applicazioni IoT necessita che il framework regolamentare sia aggiornato sulla base delle nuove esigente e garantisca la parità di trattamento dei diversi attori della  catena del valore. Il caso del metering elettrico mostra come, per poter competere efficacemente nei molteplici settori applicativi, è necessario comprendere il contesto, confrontarsi con gli stakeholder e conoscere la regolazione settoriale, partecipando a eventuali consultazioni pubbliche anche al fine di ottenere regole maggiormente favorevoli alla concorrenza.

 

Note

  1. Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche, definisce i Servizi di Comunicazione Elettronica come “i servizi forniti di norma a pagamento consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali su reti di comunicazione elettronica”.
  2. Il Rapporto finale è contenuto nell’Allegato A alla delibera n. 120/15/CONS.
  3. Delibera n. 459/15/CONS.
  4. Registro dei provvedimenti n. 179 del 26 marzo 2015
  5. L’indagine conoscitiva di AGCom cita la presenza di almeno cinque stakeholder: Operatori di rete, Produttori di contenuti, Manifatturieri ICT, Fornitori di servizi e Platform Operator
  6. Deliberazione 8 marzo 2016 n. 87/2018/R/EEL dell’AEEGSI
  7. Più precisamente, nel 95% dei casi entro 24 ore dalla mezzanotte del giorno di consumo e nel 97% dei casi entro 96 ore dalla mezzanotte del giorno di consumo.
  8. Power Line Communication, tecnologia per la comunicazione su linee elettriche. Attualmente il protocollo utilizzato per la comunicazione in banda A è un protocollo proprietario.
  9. Deliberazione 87/2016/R/eel, ultimo paragrafo di pagina 13.
 

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