APPROFONDIMENTO

La suddivione del territorio in sotto-aree e in cluster

La suddivione del territorio in sotto-aree e in cluster
 

Nel documento pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 3 marzo 2015, “La Strategia italiana per la banda ultralarga” [5], viene descritta una suddivisione del territorio nazionale in 94.645 sotto-aree, identificate mediante accorpamento di aree censuarie ISTAT. Ogni comune è dunque diviso in sotto-aree ed il relativo database è gestito da Infratel, società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo.

Aree bianche, grigie e nere

La distinzione tra aree bianche, grigie e nere è rilevante ai fini della valutazione degli aiuti di Stato a sostegno dello sviluppo delle reti a banda ultra larga, sotto il profilo della compatibilità degli aiuti medesimi rispetto alla normativa comunitaria. Questa classificazione è contenuta negli Orientamenti dell’Unione Europea [4]:

  • le aree bianche sono aree prive di reti ultra broadband, dove gli investitori privati non intendono investire nei prossimi tre anni;
  • le aree grigie sono aree in cui è presente o verrà sviluppata nei prossimi tre anni una rete ultra broadband da parte di un solo operatore privato.
  • le aree nere sono aree in cui sono presenti o verranno sviluppate nei prossimi tre anni almeno due reti ultra broadband di operatori diversi.

Mentre le aree bianche sono ammissibili agli aiuti di Stato a determinate condizioni, nelle aree grigie l’intervento pubblico comporta un rischio elevato di spiazzare gli investitori esistenti e falsare la concorrenza. Nelle aree nere l’intervento rischia di provocare gravi distorsioni della concorrenza ed è con elevata probabilità incompatibile con il mercato interno.

La suddivisione governativa del territorio nazionale in cluster

A differenza degli Orientamenti comunitari, che classificano il territorio in base al livello di investimento degli operatori privati, il Governo individua quattro tipologie di cluster con caratteristiche simili ma con costi e complessità di infrastrutturazione crescenti: A, B, C, D.

Cluster A

È il cluster con il migliore rapporto costi-benefici, dove è più probabile l’interesse degli operatori privati a investire ed è possibile il “salto di qualità”, richiesto dalla normativa UE, portando la velocità di collegamento da 30 a 100 Mbps entro il 2020. Questo upgrade potrà ottenersi con strumenti finanziari per l’accesso al debito (a condizioni agevolate e a basso rischio) e/o mediante misure di defiscalizzazione degli investimenti.

Cluster B

È formato dalle aree in cui gli operatori hanno realizzato o realizzeranno nei successivi tre anni reti con collegamenti ad almeno 30 Mbps, ma le condizioni di mercato non sono sufficienti a garantire ritorni accettabili a condizioni di solo mercato per investire in reti a 100 Mbps. Nelle aree del Cluster B la Strategia italiana prevede, oltre a strumenti finanziari per l’accesso al debito (a condizioni agevolate e a basso rischio) e/o a misure di defiscalizzazione, anche contributi a fondo perduto con eventuale partecipazione pubblica alla realizzazione delle opere.

Cluster C

Si tratta di aree a fallimento di mercato, dove gli operatori non investono autonomamente in reti con più di 100 Mbps. In queste aree sono ammissibili anche contributi a fondo perduto in misura superiore a quelli del Cluster B.

Cluster D

Sono le aree a fallimento di mercato per le quali solo l’intervento pubblico può garantire alla popolazione residente un servizio di connettività a più di 30 Mbps. In questo Cluster l’incentivo pubblico potrà essere concesso in misura maggiore rispetto a tutti gli altri Cluster.

Con la Delibera del 6 agosto 2015 [6] il CIPE ha definitivamente stabilito che:

  • Nel cluster A gli operatori privati sono in grado di fornire la connessione con reti ultraveloci nell'arco di un triennio, senza alcun contributo pubblico. L’intervento in queste aree potrà limitarsi sul lato della domanda, tramite l’emissione di voucher agli utenti finali. Le aree appartenenti al Cluster A corrispondono alle “aree nere” degli Orientamenti comunitari.
  • Il cluster B è fornito di un’infrastruttura per la banda ultralarga a 30 Mbps. L’intervento pubblico in queste aree deve rispettare il limite massimo del 70% del valore dell’investimento, in conformità alla normativa comunitaria. Le aree appartenenti al Cluster B corrispondono alle “aree grigie” degli Orientamenti comunitari.
  • Nel cluster C, essendo già fornito di una infrastruttura per la banda larga con capacità inferiore a 30 Mbps, l'infrastrutturazione della banda ultralarga potrebbe ottenere un parziale coinvolgimento del mercato solo a fronte di un importante incentivo pubblico, pari al 70% quale limite massimo.
  • Il cluster D è fornito di una infrastruttura per la banda larga con capacità inferiore a 30 Mbps e l'infrastrutturazione della banda ultralarga non è possibile se non attraverso l'intervento diretto dello Stato.

In data 2 marzo 2016, il COmitato per la Banda Ultra Larga (COBUL) ha adottato la decisione di focalizzare l’intervento pubblico nelle aree appartenenti ai Cluster C e D, cosiddette “a fallimento di mercato”, mediante l’impiego del modello di “intervento diretto”. La rete che verrà realizzata con i fondi pubblici sarà di proprietà dello Stato.

 

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