APPROFONDIMENTO

L’agenda digitale europea e gli orientamenti comunitari

L’agenda digitale europea e gli orientamenti comunitari
 

La strategia del Governo italiano sulla banda ultralarga e l’Agenda Digitale Italiana (ADI) sono pienamente conformi alla Digital Agend for Europe (DAE) [1], comunicata dalla Commissione Europea nel 2010 nell’ambito della Strategia Europa 2020.
I modelli di intervento definiti dal MiSE, e volti a contribuire con fondi pubblici alla realizzazione di reti a banda ultralarga, rispettano gli orientamenti comunitari in tema di aiuti di stato.

L’Agenda Digitale Europea

L’Agenda Digitale, presentata dalla Commissione Europea (CE) nel 2010, è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione Europea (UE) da raggiungere entro il 2020. La DAE propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso.
La DAE definisce le politiche e le relative azioni da intraprendere per massimizzare i benefici della rivoluzione digitale ed eliminare le aree critiche riscontrate nel settore dell’economia digitale (ad esempio la frammentazione dei mercati digitali, la mancanza di interoperabilità, l’aumento della criminalità informatica, la mancanza di investimenti nelle reti, etc.).
La Commissione europea individua 132 «azioni» d’intervento, raggruppate in 7 macro-aree (pilastri):

  1. Creazione di un Mercato unico digitale
  2. Interoperabilità e standard
  3. Fiducia e sicurezza delle reti
  4. Accesso ad Internet veloce e ultraveloce
  5. Ricerca ed innovazione
  6. Miglioramento delle competenze tecnologiche
  7. ICT come strumento per migliorare la società UE

Le azioni sono state riviste ed aggiornate dalla CE con Comunicazione COM(2012) 784 di dicembre 2012. Nell’ambito del quarto pilastro, la CE aveva anche invitato gli Stati Membri a:

  • elaborare e rendere operativi, entro il 2012, piani nazionali per la banda larga per raggiungere gli obiettivi in materia di copertura, velocità e adozione definiti nella strategia Europa 2020, utilizzando finanziamenti pubblici conformi alle norme UE in materia di aiuti di stato e di concorrenza;
  • adottare misure per facilitare gli investimenti nella banda larga, ad esempio assicurando che le opere di edilizia coinvolgano sistematicamente i potenziali investitori, eliminando i diritti di passaggio, procedendo alla mappatura delle infrastrutture passive disponibili che si prestano al cablaggio e aggiornando il cablaggio degli edifici;
  • utilizzare i fondi strutturali e per lo sviluppo rurale, già accantonati, per investimenti in infrastrutture e servizi TIC;
  • mettere in atto il programma sulla politica europea in materia di spettro radio, in modo che le frequenze dello spettro fossero assegnate in maniera coordinata per raggiungere il 100% di copertura di internet a 30 Mbps entro il 2020 e adottare la raccomandazione sulle reti NGA.

Oltre alle azioni, la DAE stabilisce 13 obiettivi «chiave» (cosiddetti target), relativi ai mercati a larga banda (copertura e take-up), al mercato unico digitale (e-commerce), alla cultura digitale (uso di Internet), ai servizi di e-government e agli investimenti R&D nell’ICT, che sintetizzano la “trasformazione digitale” indicata dalla Commissione e il cui stato di avanzamento è valutato annualmente dalla CE attraverso uno “scoreboard” o “progress report” della DAE.
Per il 2020 la DAE fissa due target relativi alla banda ultra larga:

  • copertura con banda ultra larga pari o superiore a 30 Mbps per il 100% dei cittadini UE (obiettivo di copertura);
  • 50% della popolazione abbonata a servizi con velocità superiore a 100 Mbps (obiettivo di penetrazione).

Gli obiettivi sono i medesimi per tutti gli Stati membri e pertanto prescindono dallo stato di partenza in cui si trova il singolo Paese. Pur non essendo vincolanti, gli obiettivi chiaramente influiscono sui piani dei singoli Governi dei paesi UE.
Tali obiettivi sono inoltre tecnologicamente neutrali, ovvero non è richiesto che tali obiettivi vengano raggiunti adottando determinate tecnologie. Al contrario sta agli investitori privati trovare la tecnologia più appropriata nel contesto nazionale.

Gli orientamenti comunitari in tema di aiuti di stato

Nel dicembre 2012 la CE ha approvato gli “Orientamenti dell’Unione europea per l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga” (di seguito Guidelines), che costituiscono un esercizio generale e preventivo della valutazione di compatibilità con il Trattato e il Mercato Interno che la CE svolge riguardo alle misure di aiuto per gli investimenti in reti di nuova generazione.
Più specificatamente, l’obiettivo delle Guidelines è quello di consentire agli Stati dell’UE di fare affidamento su un quadro applicativo delle norme ragionevolmente certo e prevedibile.

Condizioni di compatibilità

Ogni misura di aiuto per essere dichiarata compatibile deve:

  • conseguire un obiettivo di interesse comune;
  • affrontare un fallimento del mercato;
  • avere un effetto d’ incentivazione (step change nel broadband);
  • essere proporzionata (produrre effetti negativi limitati);
  • essere trasparente.

Le Guidelines individuano una serie di misure di supporto allo sviluppo delle reti BB e UBB che non costituiscono aiuto, in particolare:

  • norme che facilitino l’acquisizione di diritti di passaggio;
  • norme che promuovano la cooperazione fra operatori nella realizzazione delle infrastrutture;
  • norme che impongano di includere spazi per collegamenti NGA nei nuovi edifici o negli altri tipi di infrastrutture.

Di seguito le principali novità operative introdotte nelle Guidelines [4] del 2013:

  1. revisione delle linee guida alla luce degli obiettivi DAE: le Guidelines tengono conto degli obiettivi infrastrutturali della DAE e prevedono la possibilità di garantire aiuti anche alle reti UBB in presenza di reti BB già esistenti a patto che ci sia un adeguato salto di qualità;
  2. estensione della definizione di Rete di Nuova Generazione (cavo avanzato e mobile avanzato) sulla base del principio di Technological Neutrality;
  3. maggiore trasparenza sulle infrastrutture già in possesso di ciascun operatore partecipante ai bandi di gara pubblici, concedendo la possibilità agli altri partecipanti di poterle considerare, includendole nella propria offerta;
  4. accesso anche alle infrastrutture (già esistenti) utilizzate all’interno del progetto finanziato;
  5. introduzione del limite (10 milioni di euro) sopra al quale si possono introdurre meccanismi di recupero dei fondi erogati / possibilità di reinvestire i fondi non spesi e/o eventuali maggiori profitti per estendere la copertura delle reti finanziate / possibile richiesta di contabilità separata;
  6. maggiore trasparenza: realizzazione di un catasto delle infrastrutture e di un database delle gare pubbliche e obbligo di «reporting» sull’uso dei fondi;
  7. introduzione del concetto di banda larga ultrafast > 100 Mbps;
  8. definizione di aree bianche, grigie e nere sulla base dell’esistente e delle pianificazione degli operatori nei prossimi 3 anni.

Obblighi di accesso all’ingrosso in caso di aiuti di Stato

Di seguito una descrizione di quanto prescritto dalle Guidelines circa le modalità di accesso alle infrastrutture finanziate:

  • Maggiorazione range prodotti wholesale: il beneficiario deve offrire una gamma più ampia di prodotti di accesso all’ingrosso rispetto a quelli imposti dal Regolatore nazionale.
  • Durata: l’accesso all’ingrosso effettivo all’infrastruttura sovvenzionata deve essere garantito per almeno sette anni.
  • Infrastrutture accessibili: deve essere garantito l’accesso alle infrastrutture sia attive che passive (e l’accesso a cavidotti e tralicci dovrebbe essere illimitato nel tempo).
  • Wholesale only/Passive only: i modelli solo passivi o solo wholesale ricevono punti supplementari.
  • Dimensioni: se necessario, devono essere previsti interventi di adeguamento delle infrastrutture per permettere l’accesso di operatori richiedenti.
  • Domanda ragionevole: in aree rurali, se l’offerta di tutti i prodotti wholesale aumenta in modo sproporzionato i costi, i prodotti di accesso che richiedono costosi interventi sull’infrastruttura possono essere offerti solo in presenza di una domanda ragionevole di un operatore terzo.

Classificazione aree

Le diverse are geografiche sono divise nelle seguenti categorie:

  • Bianche: nessun fornitore di servizi di accesso a banda larga (o rete NGA) è in funzione né si prevede che lo sia per i successivi tre anni. In questo caso, un intervento pubblico è probabile che sia in linea con l'interesse comune e quindi che l’aiuto di Stato sia compatibile.
  • Grigie: vi è già un fornitore di rete attivo (o una rete NGA), tuttavia è improbabile che verrà sviluppata un’altra rete nei tre anni seguenti. In questo caso ci sarà un’analisi più attenta da parte della CE ai fini della valutazione di compatibilità dell’aiuto.
  • Nere: i servizi a banda larga sono forniti in condizioni di concorrenza (o ci sono già due reti NGA). In tal caso si presume che non vi  sia fallimento del mercato ed è probabile che l’aiuto non sia dichiarato compatibile.

Meccanismo di Clawback

Se l'importo dell'aiuto del progetto è superiore a 10 milioni di euro è previsto un meccanismo di monitoraggio del progetto durante tutta la sua durata e di recupero dell’aiuto nel caso di sovra-compensazione. La soglia è stata fissata al fine di non assoggettare ad un onere sproporzionatamente elevato piccoli progetti locali. Spetta a ciascun Stato membro impostare un meccanismo di recupero ragionevole.

 

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