La strategia italiana sulla banda ultralarga

“Le reti di telecomunicazioni sono ormai il sistema nervoso di ogni nazione moderna. Una nazione non si ferma se si fermano i trasporti. Non si ferma neanche per uno sciopero generale. Ma se le reti di telecomunicazione si fermassero, sarebbero davvero poche le attività che riuscirebbero a non fermarsi.
In prospettiva, ed è una prospettiva che si avvicina sempre più rapidamente, le reti di telecomunicazione collegheranno anche miliardi di oggetti (Internet of Things)”. Con questa premessa la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha aperto il documento sulla Strategia del Governo Italiano sulla banda ultralarga [5].
La banda ultralarga sarà quindi “la risorsa” imprescindibile su cui costruire la competitività futura del Paese e inciderà sulla possibilità di rimanere una delle nazioni più avanzate del pianeta.
Il presente articolo descrive la strategia definita dal Governo italiano sulla banda ultralarga, le prime fasi di attuazione di tale strategia e il contributo di TIM nello sviluppo della banda ultralarga in Italia.

 

La strategia del governo italiano sulla banda ultralarga

Nel 2010 la Commissione europea, nell’ambito della Strategia Europa 2020 [1], aveva definito sette iniziative faro, tra cui l’agenda digitale (Digital Agenda for Europe – DAE). Obiettivo principale della DAE è sviluppare un mercato unico digitale per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività dell’Europa. A seguito di tale stimolo i vari Stati Europei hanno definito obiettivi e strumenti propri per lo sviluppo della banda ultralarga, basandosi su tanti fattori, fra cui le condizioni socio economiche del paese e lo stato delle reti già realizzate o pianificate da parte degli operatori privati.
Ben consapevole dell’importanza per l’economia del Paese dello sviluppo di un’infrastruttura a banda ultralarga, negli ultimi 5 anni il Governo Italiano ha fatto propri gli obiettivi della DAE e ha intrapreso numerose iniziative per agevolare e sostenere lo sviluppo in Italia delle reti di nuova generazione.
A dicembre 2011 il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) aveva definito il “Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana” [2] allo scopo di raggiungere gli obiettivi della DAE, ovvero fornire l’accesso a internet per tutti i cittadini “ad una velocità di connessione superiore a 30 Mbps” e consentire ad almeno il 50% delle famiglie di abbonarsi a “connessioni internet di oltre 100 Mbps”.
Il progetto strategico Agenda Digitale prevedeva modelli di intervento con incentivi pubblici attuabili esclusivamente nelle cosiddette “aree bianche”, ossia in quelle aree in cui le infrastrutture NGAN erano inesistenti e non si prevedeva un loro sviluppo da parte di operatori privati nell’arco dei tre anni successivi.
Un nuovo quadro nazionale di riferimento per le iniziative pubbliche, a sostegno dello sviluppo delle reti a banda ultralarga in Italia, è stato fissato  il  3 marzo 2015 con la stesura  da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri della “Strategia Italiana per la Banda Ultralarga” (di seguito “strategia”) [5]. L’obiettivo della “strategia” e del relativo “Piano di Investimenti per la diffusione della banda ultra-larga” è quello di raggiungere una copertura di almeno:

  • 100 Mbps fino all’85% della popolazione italiana, nelle sedi ed edifici pubblici (es. ospedali, scuole) e nelle aree di interesse economico/turistico;
  • 30 Mbps per il 100% della popolazione italiana.

Allo scopo di raggiungere tali obiettivi, il piano nazionale per la banda ultralarga si poggia su un mix virtuoso di investimenti pubblici e privati; in particolare, prevede di investire più di 6 miliardi di euro di risorse pubbliche entro il 2020, che dovrebbero mobilitare un importo analogo da parte degli operatori privati.
L’obiettivo del piano strategico, dunque, è quello di creare le condizioni più favorevoli allo sviluppo integrato pubblico e privato di una infrastruttura per le telecomunicazioni agendo principalmente su:

  • riduzioni oneri e defiscalizzazione degli interventi di infrastrutturazione;
  • stimoli per l’innesco della domanda;
  • realizzazione diretta da parte del settore pubblico delle opere nelle aree a fallimento di mercato;
  • creazione del catasto del sopra e sottosuolo.

La tabella seguente riporta i principali pilastri del Piano in termini di strategia e strumenti così come definiti nel documento del Governo.

 

Il territorio italiano viene suddiviso in 4 tipologie di cluster con caratteristiche simili in termini di redditività e di costi di infrastrutturazione (A, B, C, D). Il cluster A comprende le aree più redditizie in cui l’intervento dei privati dovrebbe essere sufficiente a garantire una copertura a 100 Mbps, per cui l’intervento pubblico deve essere minimo. I cluster B e C includono le aree in cui le condizioni di mercato non sono sufficienti a garantire i ritorni minimi per gli investimenti degli operatori, per cui i finanziamenti pubblici sono consentiti. Il cluster D comprende le aree a fallimento di mercato, in cui solo l’intervento pubblico diretto può garantire un servizio di connettività a più di 30 Mbps.
Quattro sono i modelli di intervento pubblico individuati per la costruzione delle reti a banda ultralarga sul territorio:

  • Intervento diretto: la realizzazione delle parti passive della rete di accesso (principalmente cavidotti e cavi ottici) è finanziata interamente con fondi pubblici; la rete resta di proprietà pubblica e viene data in concessione ad un soggetto incaricato della sua gestione (manutenzione delle infrastrutture e cessione dei diritti d’uso agli operatori di TLC) per un numero definito di anni.
  • Partnership pubblico-privata: il soggetto pubblico e uno o più soggetti privati co-investono per la realizzazione delle infrastrutture di accesso garantendo così ai soggetti privati la possibilità di sfruttare fin da subito la concessione di uso delle stesse.
  • Intervento a incentivo: l’amministrazione pubblica concede un contributo per la realizzazione delle infrastrutture a un soggetto privato, selezionato tramite gara, che deve contribuire per almeno il 30% alle spese totali; la proprietà rimane del soggetto beneficiario, il quale si impegna a rispettare le condizioni di massima apertura sulle infrastrutture realizzate con incentivi pubblici
  • Intervento ad aggregazione della domanda: questo modello d’intervento può essere sviluppato utilizzando parti dei tre modelli illustrati sopra e consiste nell’impegno di un Ente o di un soggetto promotore nell’aggregare la domanda di connettività a 100 Mbps all’interno di aree circoscritte (es. le aree industriali), garantendo così il raggiungimento di una massa critica sufficiente a garantire la sostenibilità del Business Plan.
 

Evoluzione dei bandi di gara sulla banda ultralarga

I bandi di gara sulla banda ultralarga sono stati pubblicati a partire da giugno 2013 da Infratel Italia, società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo.
Nel novembre 2011 il Governo, con l’obiettivo di garantire l’integrale utilizzo delle risorse economiche della programmazione 2007-2013, aveva predisposto il “Piano di Azione Coesione”, tra i cui ambiti assume un ruolo di straordinario rilievo l’Agenda Digitale.
A giugno 2012 il Ministero dello Sviluppo Economico aveva notificato alla Commissione europea il “Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana” [2], allo scopo di chiedere l’autorizzazione ad attuare un regime di aiuti di Stato su scala nazionale, nel quale far rientrare un insieme di progetti regionali o locali. Con la decisione C(2012) 9833 del 18 dicembre 2012 [3] la Commissione europea approvava il regime d’Aiuto n. SA.34199 e di fatto dava il via libera al MiSE, che aveva individuato Infratel Italia come soggetto attuatore delle procedure per la selezione e il finanziamento dei singoli progetti di investimento regionali.
Sebbene nel “Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana” venissero definiti vari  modelli di intervento per la realizzazione di infrastruttura con finanziamento di fondi pubblici, il piano ha privilegiato in una prima fase il modello a incentivo. Solo nelle aree più marginali, invece, Infratel Italia ha realizzato direttamente l'infrastruttura abilitante i servizi a banda ultralarga.

La prima fase: i bandi con modello a incentivo

Per il primo intervento attuativo del “Progetto Strategico”, rivolto alle sole Regioni del Mezzogiorno, il MiSE ha previsto l’utilizzo del modello a incentivo.
Da giugno 2013 ad agosto 2014 sono stati pubblicati da Infratel Italia sette bandi di gara ad evidenza pubblica nelle seguenti regioni: Campania, Molise, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Lazio.

 

Dati estratti dai Bandi MiSE BUL

L’oggetto dei bandi di gara per la Banda Ultra Larga (BUL) è la concessione di un contributo ad un progetto di investimento finalizzato alla realizzazione di nuove infrastrutture ottiche passive, abilitanti alle reti NGAN in grado di erogare servizi alle pubbliche amministrazioni, alle imprese e ai cittadini residenti nei comuni ammissibili all’aiuto di Stato.
Le caratteristiche principali dei bandi con modello a incentivo sono:

  • l’architettura di rete deve essere neutrale, ovvero consentire a tutti gli operatori TLC di fornire servizi  a banda ultra larga, senza vincoli su tecnologie e architetture di rete;
  • ottimizzazione del riutilizzo di infrastrutture esistenti, anche di terzi,  da integrare ove possibile nella proposta di progetto;
  • i beni acquistati e la stessa infrastruttura resteranno di proprietà dell’operatore aggiudicatario, che si impegna a mantenerne la proprietà per almeno sette anni; in cambio, l’operatore si impegna a rispettare le condizioni di massima apertura sulle infrastrutture realizzate;
  • l’operatore aggiudicatario dovrà offrire accesso all’ingrosso ad altri operatori TLC in modo aperto, trasparente e non discriminatorio, nei termini ed alle condizioni conformi agli obblighi imposti dal bando di gara e dall’AGCOM; in particolare l’accesso dovrà essere garantito a diversi livelli di rete e gli obblighi si intendono estesi anche alle parti di rete che impiegano infrastrutture esistenti;
  • contributo pubblico pari al massimo al 70% e contributo privato pari ad almeno il 30% delle spese totali ammissibili;
  • qualora in sede di rendicontazione venisse riscontrata una sovra-compensazione (ricavi superiori o costi inferiori a quanto inizialmente previsto nel business plan del progetto), il beneficiario è obbligato alla restituzione di quota parte del contributo pubblico (meccanismo del claw back);
  • il finanziamento pubblico è rivolto a contribuire all’infrastrutturazione della parte passiva della rete e non finanzia la parte attiva (apparati, sistemi tecnologici).

Il modello diretto e i prossimi bandi

Le modalità di attuazione della Strategia, definita dal Governo a marzo 2015, seguono il percorso tracciato dagli Orientamenti Comunitari [4], in base al quale il MiSE acquisisce, tramite consultazione pubblica avviata annualmente da Infratel Italia, lo stato delle infrastrutture già realizzate e i piani impegnativi di copertura triennale da parte degli Operatori Privati.
A supporto dell’attività di continuo monitoraggio dello stato delle infrastrutture e di comunicazione è stato anche recentemente inaugurato il portale Italia Digitale 2020, raggiungibile all’indirizzo bandaultralarga.italia.it, che consente a tutti i cittadini di visualizzare in tempo reale lo stato di avanzamento del piano banda ultralarga.
Sulla base delle informazioni raccolte con la Consultazione pubblica, a livello di singola sotto-area, il MiSE ha definito il fabbisogno di finanziamenti pubblici a supporto dei piani per lo sviluppo della banda ultra larga.
L’esito della consultazione annuale Infratel del 2015 [7] ha indicato che, in assenza di ulteriori interventi pubblici, oltre il 26% di Unità Immobiliari risulterebbero a marzo 2018 non servite da una rete che abiliti servizi di connettività UBB con velocità superiori a 30 Mbps.
Per superare tale gap, a maggio 2016 il Governo ha adottato la decisione di focalizzare l’intervento pubblico nelle aree a fallimento di mercato, stabilendo inoltre che in tali aree l’impiego delle risorse pubbliche avvenga unicamente con il modello ad intervento diretto [8].
Tale decisione ha avuto come primo atto operativo la pubblicazione del primo bando [10] per la realizzazione della rete nelle aree bianche nelle prime sei regioni: Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.
I cittadini interessati dagli interventi previsti in questo primo bando sono circa 6,5 Milioni, residenti in circa 3.000 i comuni. I fondi pubblici stanziati sono 1,4 miliardi di Euro (importo comprensivo di IVA), da utilizzarsi sulle aree a fallimento di mercato (Cluster C e D).

 

Oggetto del bando è la concessione per la progettazione e costruzione nonché la manutenzione e gestione in modalità wholesale di una infrastruttura  passiva a banda ultralarga di proprietà pubblica, anche mediante l’utilizzo di componenti di infrastrutture già esistenti e finalizzati all’offerta di servizi UBB.
II progetto di costruzione di tale infrastruttura passiva deve risultare idoneo ad assicurare la realizzazione di una piattaforma aperta e neutra, alla quale il più ampio numero di operatori potranno accedere all’ingrosso ed a condizioni eque e non discriminatorie definite dall’AGCOM.
Il concessionario sarà tenuto a fornire i servizi wholesale passivi e anche quelli attivi, ma questi ultimi saranno offerti solo in caso di domanda ragionevole da parte di uno o più operatori terzi.
L’infrastruttura passiva è inoltre realizzata in modo da garantire caratteristiche di efficienza, evitando costose e non necessarie duplicazioni, garantendo per ogni area interessata almeno un punto di consegna neutro della rete di accesso.
L’infrastruttura passiva dovrà abilitare l’erogazione di servizi di connettività ad ogni cliente finale in modo stabile, continuativo e prevedibile, con le seguenti velocità di picco:

  • superiore a 100 Mbit/s in downstream in almeno 70% delle UI e almeno 30 Mbit/s in downstream nel rimanente insieme delle UI, nelle aree bianche raggruppate nel cluster C;
  • almeno 30 Mbit/s in downstream nella totalità delle UI, nelle aree bianche raggruppate nel cluster D.

La rete realizzata rimarrà di proprietà pubblica e sarà data in concessione per 20. Al fine di garantire l’effettivo utilizzo ed accesso a tutti gli elementi dell’infrastruttura di posa realizzata avvalendosi del finanziamento pubblico, il concessionario dovrà trasferire al concedente la proprietà o il diritto di uso e senza limiti di tempo delle infrastrutture esistenti di titolarità del concessionario.

 

Il contributo di TIM alla copertura UBB del Paese

Con i propri piani di sviluppo sulla banda ultra larga fissa e mobile, TIM sta contribuendo sensibilmente all’infrastrutturazione del Paese. La partecipazione ai bandi di gara pubblicati da Infratel Italia e la successiva aggiudicazione a TIM hanno dato ulteriore accelerazione alla copertura ultra broadband fissa.

La copertura UBB fissa realizzata da TIM

Le architetture di rete fissa che abilitano l’erogazione di servizi UBB, con connettività ad almeno 30 Mbps in downstream, sono quelle denominate FTTx, proprie di una rete NGA. In tali architetture la fibra ottica, posata in rete di accesso, raggiunge un elemento di rete “più vicino al cliente” rispetto a quanto avviene per i servizi BB. In particolare TIM sta sviluppando la propria NGAN fissa realizzando le seguenti architetture:

  • FTTCab: la fibra ottica raggiunge gli armadi della rete rame, dove vengono installati dei Cabinet con tecnologia VDSL2 e sue future evoluzioni (enhanced VDSL dal semestre 2016);
  • FTTB/FTTH: la fibra ottica raggiunge i Building o le Home.

Le Unità Immobiliari sottese agli armadi (nel caso di FTTCab) o agli edifici (nel caso di FTTB/FTTH) raggiunti da fibra ottica sono definite “passed” e diventano “connected” allorquando viene installato un cabinet.
Nei comuni oggetto dei bandi MiSE BUL, il contributo pubblico finanzia l’infrastrutturazione ottica passiva in rete di accesso e quindi contribuisce ad incrementare la copertura UBB “passed”. Grazie agli ulteriori investimenti privati, questa copertura viene trasformata in “connected” ed abilita l’attivazione dei servizi UBB ai clienti finali.
A marzo 2016 la copertura UBB fissa di TIM, calcolata in termini di UI “passed”, ha raggiunto il 45% delle UI nazionali.

 

Copertura passed UBB fissa di TIM al 1Q2016

I Piani futuri di TIM sulla banda ultra larga  

Il piano industriale di TIM per il triennio 2016-2018 [9] prevede un forte focalizzazione degli investimenti sulle componenti innovative di rete e un sensibile incremento della copertura UBB fissa e mobile.
A fine 2018 si prevede di raggiungere quasi l’84% delle UI con la copertura UBB fissa “passed” e il 98% della popolazione con la copertura UBB mobile.
Sul fronte della copertura UBB fissa, TIM procederà secondo le seguenti direttrici:

  • piano di realizzazione autonomo, secondo quanto dichiarato al MiSE nella consultazione sulla banda ultra larga del 2015 (che aveva un orizzonte fino a marzo 2018);
  • ulteriori realizzazioni da aprile a dicembre 2018 in comuni selezionati sulla base di criteri di  redditività;
  • completamento dei progetti relativi ai bandi MiSE BUL con modello a incentivo, già aggiudicati su sette regioni.

Oltre alla copertura delle UI atta a garantire l’erogazione di servizi UBB ad almeno 30 Mbps e fino a 100 Mbps in downstream (sevizi UBB “entry”), TIM incrementerà sensibilmente la copertura per offrire servizi UBB con velocità di picco downstream maggiori:

  • fino a 200 Mbps (servizi UBB “premium”) con FTTC enhanced;
  • fino a 1 Gbps (servizi UBB “exclusive”) con FTTH/FTTB.
 

Conclusioni

Come chiarito nell’articolo di apertura di questo notiziario, sebbene l’accelerazione dell’ultimo periodo sia stata notevole, l’Italia rimane ancora indietro in molte delle classifiche europee relative alla digitalizzazione e alla diffusione della banda ultralarga. Dotare l’Italia di reti a banda ultralarga è anche la premessa per avere un giorno un’Italia più veloce, più agile, meno burocratica. Per questo, la strategia per la banda ultralarga non è semplicemente la risposta per ottemperare all’ennesima richiesta dell’Unione Europea, al contrario è il primo tassello di un progetto più ampio che ingloba gli obiettivi dell’Agenda digitale europea, è il punto di appoggio di una nuova visione dell’Italia proiettata nel futuro, che investe in infrastrutture a prova di futuro.
Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno dell’impegno di tutti, non bastano i soli sforzi dell’Amministrazione Pubblica, centrale o locale. Serve uno sforzo da parte di tutto il settore ICT, degli Operatori di telecomunicazione, delle imprese, delle associazioni e dei cittadini.

 

Bibliografia

  1. “Comunicazione della Commissione EUROPA 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, Commissione Europea, 3 marzo 2010
  2. “Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana: implementare le infrastrutture di rete. Caratteristiche e modalità attuative”, Ministero dello Sviluppo Economico, 15 dicembre 2011
  3. “Aiuto di Stato SA.34199 (2012/N) - Italia Piano Digitale - Banda Ultra Larga”, Commissione Europea, 18 dicembre 2012
  4. “Comunicazione della Commissione - Orientamenti dell’Unione europea per l’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga - 2013/C 25/01”, Commissione Europea, gennaio 2013
  5. “Strategia italiana per la banda ultralarga”, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 3 marzo 2015
  6. “Delibera 65/2015 – Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020: Piano di investimenti per la diffusione della banda ultra larga”, Presidenza del Consiglio dei Ministri - CIPE, 6 agosto 2015
  7. “Strategia italiana per la banda ultralarga - Consultazione pubblica 2015 seconda fase”, Ministero dello Sviluppo Economico, febbraio 2016
  8. “Strategia Italiana per la Banda Ultralarga – Piano degli Investimenti mediante Intervento Diretto nelle Aree a Fallimento di Mercato – Addendum alla Consultazione Pubblica”, Ministero dello Sviluppo Economico, 3 maggio 2016
  9. “1Q’16 Results and Path to Upside”, Conference call del gruppo Telecom Italia TIM per la presentazione dei risultati finanziari al 31 marzo 2016, 16 maggio 2016
  10. “Concessione di costruzione e gestione di una infrastruttura passiva a banda ultralarga nelle aree bianche del territorio delle regioni: Abruzzo e Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto”, Infratel Italia S.p.A., 3 giugno 2016
 

Acronimi

ADI - Agenda Digitale Italiana
AGCOM
- Autorità per le Garanzie nelle COMunicazioni
BB
- Broad Band
BUL
- Banda Ultra Larga
CE
- Commissione Europea
CIPE
- Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica
COBUL
- COmitato per la Banda Ultra Larga
DAE
- Digital Agenda for Europe
FTTB
- Fiber To The Building
FTTCab
- Fiber To The Cabinet
FTTH
- Fiber To The Home
ICT
- Information and Communication Technology
MiSE
- Ministero dello Sviluppo Economico
NGA
- Next Generation Access
NGAN
- Next Generation Access Network
PA
- Pubblica Amministrazione
TIC
- Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione
UBB
- Ultra Broad Band
UE
- Unione Europea
UI
- Unità Immobiliari
VDSL
- Very high-bit-rate Digital Subscriber Line

 

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