Quadro di sviluppo delle nuove reti in Europa

Lo sviluppo delle reti di accesso Ultrabroadband, spesso indicate con l’acronimo NGA (Next Generation Access) nei vari Paesi europei è molto diversificato non solo dal punto di vista del grado di copertura della popolazione raggiunto, ma anche da quello delle soluzioni tecniche adottate dai vari player che hanno investito nello sviluppo della infrastruttura di nuova generazione. In questo articolo se ne va un quadro sinottico, descrivendo brevemente i principali fattori individuati e analizzando le soluzioni tecnologiche ed infrastrutturali adottate nei vari Paesi europei.

 

I driver per le scelte nello sviluppo delle reti NGA

Per un operatore di telecomunicazioni che decide di investire in una rete NGAN, scegliere dove, in che tempi e con quale soluzione tecnica procedere è una decisione tutt’altro che semplice. Gli investimenti richiesti sono ingenti e i tempi di ritorno lunghi: la rete di accesso fissa va progettata in modo tale da ottimizzare gli investimenti e i costi operativi ed allo stesso tempo garantire un’evoluzione dei servizi nel medio-lungo periodo (10-20 anni). I fattori da considerare nella definizione di un piano e in particolare nella scelta della soluzione tecnologica e delle sue evoluzioni sono molteplici, ma si possono raggruppare in tre macro‑categorie:

  • i fattori che incidono sugli investimenti necessari, quali la densità urbana del territorio, la presenza di infrastrutture esistenti utilizzabili e di aiuti di stato o incentivi pubblici;
  • i fattori che incidono sui ricavi unitari ottenibili sul mercato (retail/business ma anche wholesale), quali, ad esempio, il grado di competizione infrastrutturale e il contesto regolamentare;
  • la domanda dei servizi digitali (principalmente trainati dal video) da parte dei clienti, le cui previsioni di evoluzione incidono sia sulla velocità di penetrazione degli accessi in fibra, sia sulla quantità di banda necessaria a soddisfare le esigenze dei clienti.

La Figura 1, tratta da uno studio di WIK Consult [3] e [4], rappresenta  l’incidenza di tali fattori in alcuni Paesi europei, mettendoli in relazione con lo sviluppo della rete NGA effettivamente registrato sia in termini di copertura che di adesione alle offerte UBB.

 

Figura 1 - Analisi dei principali driver per lo sviluppo della rete NGA presentato da Wik Consult e IDATE [4]

Un’analisi attenta di tali fattori da parte dei singoli operatori è fondamentale per la scelta della soluzione tecnico/architetturale.
Sono infatti possibili diverse modalità tecniche per la fornitura della banda Ultralarga, tutte basate sull’utilizzo, più o meno esteso, della fibra ottica in rete di accesso. Tutte le architetture ad oggi adottate dagli operatori di telecomunicazioni nei diversi Paesi europei si differenziano tra loro essenzialmente in base al punto di terminazione della fibra lato cliente: in un cabinet stradale (soluzione FTTC), presso o dentro un edificio (soluzione FTTB), in casa del cliente (FTTH). Si noti che nel seguito si utilizza l’acronimo FTTP (Fiber To The Premise) per fare riferimento sia all’architettura FTTH sia a quella FTTB. A queste si affianca la tecnologia DOCSIS 3.0 adottata dagli operatori di TV via cavo per la fornitura dei servizi UBB su un’infrastruttura originariamente in cavo coassiale evolutasi anch’essa in una rete ibrida fibra-coassiale.
Non esiste una scelta ottimale, ma ogni Operatore adotta la soluzione che rappresenta il miglior punto di equilibrio, considerando le aree da servire e i fattori sopra evidenziati.
Nel valutare gli investimenti richiesti dalle varie soluzioni è necessario in particolare tener conto, oltre che della distribuzione della popolazione sul territorio (si veda l'articolo A che punto è la fibra?), anche della tipologia e qualità delle reti in rame esistenti e della presenza di infrastrutture, quali cavidotti, per il passaggio agevole della fibra ottica. Ad esempio, in Italia la presenza di cavidotti disponibili solo in alcune città e solo nella tratta tra la centrale e i cabinet stradali e la disponibilità di una rete in rame di ottima qualità e mediamente “corta” rispetto ad altri Paesi ha reso vantaggioso utilizzare l’architettura FTTC.
In presenza di una rete in rame di buona qualità, la soluzione FTTC è di sicuro interesse per gli Operatori, soprattutto in presenza di forte pressione da parte dei competitor, in quanto richiede tempi di installazione minori (in Italia sono stati stimati tra il 25% e 40%) e investimenti  molto più contenuti (tra il 25% ed il 50%) rispetto alla posa della fibra fino alle singole unità abitative richiesta dalla soluzione FTTH. Essa inoltre consente di raggiungere velocità compatibili non solo con il primo obiettivo fissato per il 2020 dell’Agenda Digitale Europea (30 Mbit/s), ma anche, in molti casi, con il secondo (100 Mbit/s) grazie alle evoluzioni delle tecnologie di trasmissione su rame quali il vectoring e l’enhanced VDSL.
Si ricorda brevemente che il vectoring è una tecnologia che, applicata al VDSL2 da cabinet (con spettro fino a 17 MHz), consente velocità downstream fino a 100 Mbit/s (su linee lunghe circa 400m); tuttavia è applicabile solo in un contesto regolamentare che ne favorisca l’applicazione, poiché, almeno nel breve termine, non è compatibile con la presenza di più operatori al cabinet. E’ attualmente allo studio la possibilità di realizzare soluzioni di vectoring multioperatore (MOV: Multi Operator Vectoring) le cui modalità di applicazione, i costi e le date di reale disponibilità sono però ancora da chiarire. È inoltre in corso di maturazione la nuova tecnologia enhanced-VDSL (con spettro fino a 35 MHz) che consentirà di raggiungere 100 Mbit/s senza vectoring e almeno 150 Mbit/s se abbinata al vectoring.
Per contro la soluzione FTTH tipicamente basata sulla tecnologia PON, pur caratterizzata da costi più elevati e maggiori problematiche installative (si pensi al cablaggio del verticale nei centri storici), può rappresentare la soluzione prescelta dagli Operatori in caso di ambiti urbani molto densi o di situazioni particolarmente favorevoli per lo sviluppo quali: la disponibilità di spazio in cavidotti esistenti, la possibilità di co-investimento di più soggetti e/o il coinvolgimento diretto di enti come le municipalità o alcune utilities (come accaduto ad esempio in alcuni Paesi nordici o nei Paesi Bassi). Tale soluzione consente di raggiungere velocità sicuramente più elevate rispetto alla soluzione FTTC, dell’ordine di 1 Gbit/s per cliente, che iniziano ad essere offerte anche nel nostro Paese in alcune città.
Nello stimare i potenziali ricavi unitari (retail/business e wholesale) e la velocità di penetrazione degli accessi in fibra è fondamentale tener conto che questi sono fortemente dipendenti dal contesto competitivo e regolamentare esistente. La presenza di una forte competizione infrastrutturale derivante dai Cable Operator, che con lo sviluppo della tecnologia DOCSIS 3.0 hanno avuto la possibilità di offrire connettività di tipo UBB con investimenti contenuti ed in tempi rapidi, ha spinto infatti molti operatori (es. British Telecom nel Regno Unito e Deutsche Telekom in Germania) a preferire la soluzione FTTC che consente di entrare nel mercato in tempi più rapidi. Il livello di competizione infrastrutturale e le relative soluzioni tecnologiche adottate sono a loro volta condizionati dallo scenario regolatorio, in particolare dagli obblighi imposti all’incumbent e dal livello di pressione sui prezzi. Pur all’interno di un unico riferimento europeo per la definizione delle regole [9], i vari Stati hanno adottato approcci regolatori diversi tra loro.Si può notare ad esempio che, in paesi come Francia, Portogallo e Spagna, in cui è presente un approccio regolamentare basato sui obblighi “passivi” (cessione di cavidotti e fibra spenta) si sia sviluppata un’elevata competizione infrastrutturale basata sulla soluzione FTTH; nel Regno Unito e in Germania, in cui l’impostazione è basata sui obblighi relativi a servizi “attivi” (Bitstream e VULA – Virtual Unbundled Local Access) con flessibilità sui prezzi, la scelta si è orientata su soluzioni di tipo FTTC. In Italia, per contro, l’imposizione di massima apertura (sia sull’infrastruttura passiva sia sull’accesso agli apparati in bitstream/VULA) e una forte regolamentazione sui prezzi hanno accompagnato una situazione in cui gli investimenti per UBB hanno stentato per anni prima di decollare e ha portato alla presenza di più operatori concorrenti (TIM, Fastweb, Vodafone) che hanno sviluppato ciascuno la propria rete di tipo FTTC, ma tutti concentrati negli stessi siti di Cabinet situati nelle principali aree urbane con maggiori prospettive di ricavi.

 

Le architetture NGA adottate in Europa

In Europa le reti di accesso di nuova generazione hanno iniziato ad essere sviluppate, in modo più o meno diffuso, da circa una decina d’anni e hanno trovato un forte stimolo nel 2010, quando la Commissione Europea ha lanciato la “Digital Agenda for Europe” (DAE) [8] che prevede, al 2020, l’obiettivo di coprire con almeno 30 Mbit/s la totalità della popolazione e che almeno il 50% della popolazione abbia sottoscritto un servizio ad almeno 100 Mbit/s.
Seppur con gli obiettivi comuni dettati dalla DAE, le azioni degli attori coinvolti, principalmente operatori di telecomunicazioni e via cavo ma anche governi, autorità nazionali ed enti locali, hanno dato luogo nei diversi Paesi a modi e tempi di sviluppo molto diversi delle reti NGA.
Il presente paragrafo intende quindi fornire una fotografia complessiva delle reti NGA evidenziando macro‑raggruppamenti e specifici trend, specie se accomunati non solo dalla scelta della soluzione, ma anche da fattori al contorno comuni.
Come già accennato, in Europa le architetture in fibra più adottate dagli operatori di telecomunicazioni sono state FTTC/VDSL ed FTTP; queste in molti casi sono andate a concorrere con le reti in cavo coassiale e miste fibra-cavo dei cable operator.
Il seguente grafico mostra il trend nel periodo 2011-15 delle tecnologie utilizzate per la copertura NGA in Europa. Si può osservare che nei primi anni la copertura NGA era principalmente realizzata mediante la tecnologia DOCSIS 3.0 su cavo, ma in questi ultimi anni gli operatori di telecomunicazioni hanno dato forte impulso alla copertura UltraBroadband con le loro reti FTTx.

 

Figura 2 - Tecnologie NGAN, 2011-2015 (fonte BEREC [1] )

Nelle scelte degli operatori di telecomunicazioni, l’architettura FTTC/VDSL ha avuto la maggiore crescita grazie a CAPEX più contenuti rispetto ad FTTP e quindi tempi di ritorno degli investimenti ridotti, aspetto non trascurabile in un periodo caratterizzato da una crisi economica come quello analizzato. Dal punto di vista tecnologico, oltre al consolidarsi delle tecnologia VDSL, nel periodo mostrato si è vista anche l’introduzione del  vectoring da parte di molti operatori quali British Telecom, Deutsche Telekom, Proximus (ex Belgacom) e Swisscom.
Si noti anche che in Europa, dal 2011 al 2015, la copertura delle reti FTTP, in termini assoluti, è cresciuta in misura inferiore rispetto a quelle FTTC anche se, in riferimento alla penetrazione iniziale, le due architetture registrano entrambe un raddoppio.
Questo dato conferma che la scelta di dispiegare la fibra più vicino agli utenti, per quanto future-proof, è un’opzione meno adottata in Europa visti i maggiori investimenti  e i tempi di realizzazione delle opere civili. Del resto anche il cablaggio ottico fino ai cabinet può essere considerato una prima fase propedeutica ad una successiva diffusione della fibra anche nella tratta secondaria. Per diversi Paesi, tra cui l’Italia, questa è stata una scelta conservativa dettata da business plan che mostravano una limitata domanda e willingness‑to-pay per i servizi Ultrabroadband.
Si noti infine che la curva aggregata “NGA” non corrisponde alla somma delle percentuali relative alle curve delle singole tecnologie, ciò indica macroscopicamente la sovrapposizione geografica di più reti NGA, evidenziando la presenza di concorrenza infrastrutturale.
Per analizzare le specifiche scelte nei singoli Paesi europei ci si può riferire alla Figura 3, che mostra le percentuali di copertura NGA per FTTP (che comprende come già detto sia FTTH che FTTB) e FTTC/VDSL in 31 Paesi.

 

Figura 3 - Copertura FTTP vs FTTC/VDSL, 2014 (rielaborazione sulla base di documento BEREC [1] in cui la copertura italiana è stata allineata a quanto evidenziato in nel sito ufficiale del Governo http://bandaultralarga.italia.it/)

Nella figura 3 si evidenziano in particolare tre gruppi.
In alto a sinistra è presente l’insieme delle nazioni in cui prevale l’architettura FTTP. Si tratta principalmente di Paesi in cui il costo per il dispiegamento di questa architettura è relativamente basso o la rete in rame non è particolarmente adatta all’opzione FTTC/VDSL.
Fanno parte di questo blocco: Spagna e Portogallo, dove la rete in rame è poco idonea al suo riutilizzo dal Cabinet; la  Svizzera e la Svezia, in cui  erano già presenti o sono stati sviluppati cavidotti da parte delle utilities o di altri enti locali con logiche di sharing o co-investimento; la Lettonia e la Lituania, in cui gli Operatori alternativi sono partiti per primi nel dispiegamento della fibra in architettura FTTB, spingendo gli incumbent a fare analoghi sviluppi seppur optando per FTTH. In queste nazioni inizialmente la competizione infrastrutturale ha riguardato le aree densamente popolate per poi estendersi altrove (grazie anche ai finanziamenti del governo). In Lettonia dal 2012 l’incumbent ha anche introdotto FTTC/VDSL2 e dal 2014 eseguito l’upgrade al vectoring nelle aree urbane periferiche e rurali dove il costo del FTTH non consentiva una sostenibilità economica.
In basso a destra si delinea il gruppo di nazioni con investimenti prevalenti su FTTC/VDSL. Diversamente dalblocco precedente, in questi Paesi la  scarsa disponibilità di cavidotti in alcuni segmenti della rete avrebbe richiesto la realizzazione di una nuova infrastruttura, innalzando notevolmente i costi del FTTP. Per contro la rete in rame ha caratteristiche favorevoli per realizzare il massimo potenziale di velocità offerto da FTTC/VDSL+vectoring. È il caso di Austria, Belgio, Germania e Italia (la rete in rame di TIM dai cabinet agli appartamenti è mediamente tra le più corte in Europa).
In molte nazioni appartenenti a questo gruppo inoltre si può notare un’alta penetrazione della rete in cavo coassiale, la cui forte spinta competitiva ha portato gli incumbent ad optare per un aggiornamento più veloce della rete in rame piuttosto che adottare un più lungo piano di copertura FTTP.
Caso emblematico di questa sezione è il Regno Unito, in cui esiste una fortissima competizione da parte dei cable operator: Virgin Media, il maggiore, a fine 2015, aveva una copertura UBB pari al 45% ed ha pianificato di raggiungere il 60% nel 2020.  Qui British Telecom Openreach ha quindi optato, fin dal 2010, per lo sviluppo di una rete NGA basata su FTTC (solo l’1% è FTTP). Nel Regno Unito lo sviluppo delle reti e servizi UBB è stato fortemente stimolato dal piano del governo Broadband Delivery UK, che definisce obiettivi in certi casi più stringenti come tempi di quelli della DAE, come la copertura NGA del 95% entro il 2017. Ciò implica il cablaggio di vaste zone rurali a sostegno del quale il governo ha indetto bandi per centinaia di milioni di sterline.
Nello spicchio centrale della Figura 3 si trovano quei Paesi che, in misura differente, presentano percentuali significative di copertura sia FTTP che FTTC. In questi Paesi le specifiche condizioni di certe aree (urbane rispetto ad quelle rurali) hanno determinato la scelta di una o dell’altra architettura. Ad esempio in Danimarca la forte domanda dei clienti è stata una delle maggiori spinte allo sviluppo dell’infrastruttura NGA e ha portato ad un dispiegamento di entrambe le tecnologie. In particolare l’operatore incumbent TeleDenmark ha sviluppato in prevalenza una rete FTTC/VDSL e, grazie alla sospensione degli obblighi di Sub Loop Unbundling, ha introdotto il vectoring; mentre le reti FTTP sono state prevalentemente dispiegate dai fornitori locali del servizio elettrico sia nelle aree densamente popolate, che in buona misura in quelle rurali.
Oltre alle soluzioni FTTC e FTTP ampiamente diffuse in Europa, è importante evidenziare che stanno emergendo nuove soluzioni tecnologiche e sistemistiche, che abilitano un’architettura innovativa chiamata Fiber To The distribution point (FTTdp). Questa consentirà di offrire velocità comparabili a quelle del FTTH, ma potenzialmente con oneri inferiori e tempi di realizzazione più rapidi in tutti i casi in cui l’installazione dei cavi in fibra ottica non risulti estremamente semplice in quanto facilitato da tubi e altre infrastrutture già predisposte ed utilizzabili fino all’interno degli appartamenti.

 

Diffusione dei servizi UBB

La presenza di soluzioni con elevate velocità a prezzi contenuti (principalmente legati alla presenza di competitor infrastrutturali o alla pressione regolamentare) non è tuttavia sufficiente a determinare un forte sviluppo della domanda. In questo capitolo si mette in relazione la copertura NGA con l’effettiva adesione (take‑up) ai servizi UBB sia da parte del settore privato (abitazioni, piccoli esercizi, studi professionali, aziende), che di quello pubblico (scuole, ospedali, enti pubblici, …).
La Figura 4 mostra la diffusione dei servizi UBB, riportata come percentuale di popolazione che ha sottoscritto un abbonamento, in funzione della copertura NGA.

 

Figura 4 - Diffusione UBB vs copertura NGA, metà 2015 (fonte BEREC [1])

Il grafico mostra che l’effettiva adesione a questi servizi è ben al di sotto della copertura raggiunta, decisamente indietro rispetto all’obiettivo della DAE del 50% degli abbonamenti con connessioni a 100 Mbit/s.
Anche qui non è possibile fare considerazioni complessive vista l’eterogeneità dell’Europa in termini di cultura digitale e propensione alle nuove tecnologie e servizi. Il BEREC riporta che molti Paesi membri hanno segnalato una certa debolezza nella domanda. Questa è solo in parte legata alla scarsa propensione a pagare un prezzo addizionale rispetto al servizio BB di base per disporre di accesso ultra-veloce; un impatto significativo è anche dovuto alla diffusione di servizi on-line e alla cultura digitale del Paese. La Figura 5 estratta da uno studio di WIK consult [5] evidenzia le differenze nell’adesione ai servizi UBB in funzione della presenza/assenza di un price-premium rispetto all’accesso BB di base. In particolare nel Regno Unito, Olanda e Finlandia si registra un’alta adesione nonostante un prezzo maggiore del 30-60%. Per contro in Germania, Spagna, Italia e Francia prezzi analoghi o più bassi rispetto alle connessioni a più bassa velocità non sembrano aver contribuito alla diffusione dell’UBB.

 

Figura 5 - Take-up connessioni UBB vs delta prezzo, 2014 (WIK Consult)

In generale spiegare gli andamenti della domanda di servizi UBB richiederebbe considerazioni sociologiche e di alfabetizzazione digitale che esulano da questo articolo.
Si può comunque affermare che la willingness-to-pay e la richiesta di velocità UBB da parte degli utenti sono più spesso legate alla diffusione di servizi video (HD/Ultra-HD sia lineari che VOD e.g. Netflix) e gaming nel Paese in esame. Per esempio, un elevato consumo di video è stato osservato nel Regno Unito, mentre è inferiore in Italia, Francia e Germania.
Un caso emblematico in tal senso è rappresentato dalla Svezia; qui la popolazione è molto propensa ad un “modo di vita digitale” e la crescita esponenziale di servizi pubblici e finanziari online, dei social media e soprattutto di servizi di gaming e video hanno rappresentato un fortissimo driver per la domanda di servizi UBB. In Svezia, i costi di installazione della connessione UBB sono considerati dai privati come un investimento che accresce il valore della proprietà ed è riconosciuto anche sul mercato degli affitti.
Per superare la debolezza della domanda, alcuni governi europei hanno individuato diverse forme di incentivo, per esempio:

  • in Danimarca e Germania, deduzione fiscale delle spese sostenute dagli utenti residenziali per installazione e manutenzione della connessione broadband;
    • il governo italiano ha annunciato per il 2018, nel caso si fosse lontani dall’obiettivo del 50% di abbonamenti ad accessi ad almeno 100 Mbit/s, la disponibilità di voucher alle famiglie per parificare il prezzo della connessione in fibra con quello di un accesso basato su VDSL, in linea a quanto previsto nella Strategia Nazionale per la banda ultralarga [10];
  • nell’ambito del Broadband Delivery UK, il governo inglese, nel biennio 2014-15, ha messo a disposizione delle PMI 50mila voucher (37mila utilizzati ad Aprile 2015) per incentivare l’adesione a connessioni UBB.
 

Conclusioni

Le soluzioni che sono state adottate dai vari Operatori in Europa per realizzare la copertura NGA (FTTP, FTTC/VDSL o cable/DOCSIS3.0) sono molto diversificate. Queste differenze sono sostanzialmente dovute a vari fattori quali: la presenza di competitor infrastrutturali (Cable o sviluppo di reti FTTH da parte di operatori alternativi) e la densità urbana della popolazione che incide sui costi di roll-out. Altri fattori importanti sono la domanda di banda elevata da parte dei clienti (tipicamente trainata dalla diffusione di servizi video Live o VoD) e la loro propensione ad accettare un incremento di prezzo rispetto al servizio BB di base.
In Italia le scelte fatte dai vari Operatori sono assolutamente coerenti con la situazione esistente e con il contesto di mercato e regolatorio.  La buona qualità della rete in rame, caratterizzata da una rete secondaria (dai cabinet agli appartamenti) più corta rispetto alla media europea, gli elevati investimenti per la diffusione della fibra ottica fino agli edifici e la forte pressione regolamentare hanno portato i maggiori operatori (TIM ma anche i competitor infrastrutturali quali Fastweb e Vodafone) a dispiegare una soluzione di tipo FTTC/VDSL che ha consentito uno sviluppo molto rapido della copertura (sebbene avviato in ritardo rispetto agli altri Paesi Europei) a costi ragionevoli.
Data inoltre la scarsa diffusione, fino ad oggi, di servizi quali il video on-line o servizi della pubblica amministrazione, solo nelle aree densamente popolate, come le principali città, si sono create le condizioni affinché gli Operatori TIM, Fastweb abbiano avviato o pianificato soluzioni di tipo FTTH. In alternativa a questa, la possibilità di evitare il cablaggio della fibra ottica fin dentro gli appartamenti, soprattutto quando questo risulta problematico, potrebbe far risultare particolarmente interessanti le potenzialità offerte dalla tecnologia G.fast in architettura FTTdp.
La disponibilità di una buona copertura con soluzioni tecnologiche che consentono velocità sempre maggiori non sono tuttavia sufficienti a garantire un’elevata  diffusione dei servizi Ultrabroadband. In molti Paesi, tra cui l’Italia, si evidenzia la necessità di interventi per un maggior sviluppo della domanda che possono andare dalla creazione di una cultura digitale e l’informatizzazione dei servizi, ad azioni di sostegno economico, alla sottoscrizione dei servizi UBB (es. mediante voucher ipotizzati nella Strategia del Governo Italiano).

 

Bibliografia

  1. BEREC BoR (16) 96: “Challenges and drivers of NGA rollout and infrastructure competition” (giugno 2016)
  2. Cullen International report: “NGA deployments by operators” (marzo 2016)
  3. WIK-Consult Report “Competition & investment: an analysis of the drivers of superfast broadband” (Luglio 2015)
  4. Public Workshop presentation of WIK Consult, Deloitte, Idate “Regulatory, in particular access, regimes for network investment models in Europe” (Aprile 2016)[5] Idate
  5. WIK-Consult “Policies and outcomes in superfast broadband - An international overview”, presentazione al “TNO Ultrafast Broadband Seminar 2015”, The Hague
  6. Analysys Mason Report for BT: “International benchmarking report” (settembre 2015)
  7. FTTH Council Europe: “FTTH Handbook” (febbraio 2016)
  8. European Commission: “Digital Agenda for Europe” (2010)
  9. European Commission: “EC Recommendation on regulated Access to Next generation Network” (2010)
  10. “Strategia italiana per la banda ultralarga”, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 3 marzo 2015
  11. ITU-T G.9700 “Fast access to subscriber terminals (FAST) – Power spectral density specification”, aprile 2014
  12. ITU-T G.9701 “Fast Access to Subscriber Terminals (FAST) – Physical layer specification” e successivi amendment, dicembre 2014
 

Acronimi

BEREC - Body of European Regulators of Electronic Communications
CAPEX - CAPital EXpenditure
DAE - Digital Agenda for Europe
DOCSIS - Data Over Cable Service Interface Specification
DPU - Distribution Point Unit
DS - Downstream
FTTB - Fiber To The Home
FTTB - Fiber To The Building
FTTC - Fiber To The Cabinet
FTTD - Fiber To The Door
FTTdp - Fiber To The distribution point
FTTP - Fiber To The Premises
FTTS - Fiber To The Street
HD - High Definition
KPN - Koninklijke PTT Nederland
NGA - Next Generation Access
NGAN - Next Generation Access Network
RPF - Reverse Power Feeding
SLU - Sub Loop Unbundling
UBB - Ultrabroadband
Ultra-HD - High Definition
US - Upstream
VDSL - Very High Speed Digital Subscriber Loop
VOD - Video On  Demand
VULA - Virtual Unbundled Local Access

 

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