APPROFONDIMENTO

Fibra e rame a braccetto

Fibra e rame a braccetto
 

Una questione oggi controversa riguarda il periodo in cui converrà attuare la trasformazione della porzione più periferica della rete:  repentinamente, portando subito la fibra sino alle abitazioni, o in maniera graduale, con la fibra che si estende progressivamente sfruttando le innovazioni tecnologiche che consentono di raggiungere sui cavi in rame velocità inimmaginabili solo vent’anni fa.
È stato a volte rimarcato che una condizione che spinge gli operatori tradizionali verso una rete completamente ottica è rappresentata dalla presenza nel Paese di una rete alternativa, realizzata con una infrastruttura HFC (Hybrid Fiber Coaxial), che consente l’accesso Internet a banda larga con le terminazioni Docsis/EuroDocsis.  Nella realtà,  lo scambio tra gli utenti delle reti tradizionali e quelli delle reti CaTV (il churn) non è alto. La concorrenza non sembra impensierire operatori incumbent di Paesi dove sono presenti reti CaTV: ad esempio, la presenza di queste reti non ha condizionato la decisione di BT e di Deutsche Telekom (e non solo) di rimandare la realizzazione di una rete totalmente ottica, e di continuare a offrire il servizio con sistemi FTTCab.
La transizione verso una rete tutta ottica può rispondere a diverse necessità. Alcuni operatori incumbent sono intervenuti sulla rete di accesso, perché i cavi gestiti erano di cattiva qualità e andavano sostituiti e/o perché  estese aree del Paese non erano state coperte adeguatamente. In Europa, potremmo ricordare i Paesi Baltici, la Romania, la Bulgaria, la Russia, in parte la Turchia e, più di recente, Croazia e Cipro. In queste Paesi, non potendo far leva su infrastrutture pregresse, è stata preferita la soluzione più moderna disponibile, sfruttando anche agevolazioni locali relativi ai permessi di scavo e di installazione su pali, anche nei centri abitati.
L’esigenza di rinnovare la rete (o di realizzarla dove non era disponibile) chiarisce anche il motivo per cui in Cina – dove la rete fissa appartiene a un solo operatore, lo Stato - l’accesso è oggi prevalentemente in fibra (FTTH). Nella maggior parte del Sud Est asiatico la  popolazione risiede tipicamente nei centri urbani e abita in miniappartamenti di edifici con molti condòmini. Installare e terminare in ogni abitazione una coppia in rame sarebbe molto più costoso della posa di una fibra per servire molti utenti, specie nel caso in cui queste abitazioni non erano ancora connesse alla rete tradizionale. (È quanto sta accadendo oggi anche in Indonesia e in India).
Non deve quindi destare meraviglia che Paesi quali quelli sopra elencati occupino spesso i primi posti nelle graduatorie sulla diffusione della fibra.
Ma le prestazioni ottenibili con la fibra, in che misura sono gradite dai clienti? Qualche dubbio rimane se si esaminano ad esempio i dati del Portogallo, Paese con circa dieci milioni di abitanti e con un po’ meno di quattro milioni di abitazioni. Nel biennio 2010 - 11 è stata realizzata da Portugal Telecom (MEO) una rete FTTH che connette un quarto circa delle case (1,2 milioni di terminazioni passed). I dati più recenti pubblicati dall’Autorità portoghese, Anacom, mostrano che nel Paese le richieste di connessioni FTTH procedono con difficoltà. Alla fine del 2015 solo l’8,2% della popolazione (il 2,5% delle famiglie) aveva chiesto una connessione FTTH/B. I clienti che hanno chiesto un down-link maggiore di 100 Mbit/s non sono molti e quelli che hanno connessioni con velocità superiori a 30 Mbit/s [1].
Il Portogallo non è un caso isolato. Se si considerano, ad esempio, i Paesi del Sud Est asiatico – che hanno avviato la realizzazione della rete ottica sul finire del secolo scorso (quando non erano ancora disponibili le innovazioni per dare la larga banda con il rame) - una percentuale dei clienti della rete fissa non hanno chiesto ancora una connessione in fibra: in Giappone (Paese con 127 milioni di abitanti), su 36,8 milioni terminazioni di rete fissa, le adesioni al servizio FTTH sono state di 26,6 milioni (il 72%). Una parte dei clienti utilizza la rete solo per la telefonia di base mentre tre milioni circa di utenti preferiscono continuare ad avere il servizio su rame (xDSL) [2] [3].
La stessa situazione si presenta nella Corea del Sud, dove la copertura del Paese con la rete ottica è del 94%, ma le abitazioni connesse alla rete ottica sono circa il 70% [4]. O a Singapore che ha pressoché completata da alcuni anni la realizzazione della rete ottica (1,360 milioni di terminazioni) ma dove un milione di clienti ha aderito all’offerta della connessione in fibra mentre 114mila clienti business hanno preferito conservare la terminazione tradizionale (xDSL, linee affittate, cable modem, ..) e 125mila clienti residenziali sono ancora collegati con xDSL [5].
Un’analoga situazione si presenta a Taiwan (nell’aprile di quest’anno le connessioni FTTH sono il 75% del totale) e a Hong Kong, primo Paese cablato completamente con la fibra, le terminazioni ottiche sono state l’87% delle residenze [6] e dove sono in servizio ancora 120mila circa terminazioni ISDN quasi tutte del tipo ISDN B (centralini).
Maggiore è la difficoltà incontrata da Verizon a New York: dopo il passaggio dell’Uragano Sandy nell’ottobre 2012, che danneggiò la rete telefonica, l’operatore decise di realizzare in dieci aree della città una rete tutta in fibra con l’obiettivo di spostare tutti gli utenti su questa rete. Una parte non modesta di clienti si sono opposti alla transizione (alcuni perché  non avrebbero funzionato i dispositivi di SOS alimentati da centrale); anche utenti business, che avevano più linee connesse con centralini tipo ISDN, con estensori ethernet su un cablaggio in rame o con coppie affittate, hanno chiesto che l’operatore modificasse a proprie spese gli impianti interni. L’operatore è stato perciò obbligato a gestire due reti in parallelo con un aumento dei costi e ha ritardato il piano di estensione della rete a tutta New York.
Quale conclusione? In Paesi, che hanno realizzato una nuova rete ottica in parallelo a quella tradizionale, è stato difficile finora spostare tutti i clienti sulla nuova rete ma occorre prevedere un periodo di gestione di due reti (ad esempio in Germania si parla del 2025 per completare la transizione). I progressi nella velocità di trasmissione sui cavi in rame possono permettere di soddisfare le esigenze di buona parte dei clienti residenziali ancora per molto tempo. Questa conclusione può valere anche per la rete di accesso italiana che (come quella realizzata dopo l’unificazione del Paese nella Germania dell’Est) è stata rinnovata in larga misura con il Programma Europa a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

 

Note

  1. A febbraio dello scorso anno, in un’intervista seguita a un Convegno internazionale João Confraria (Member of the Board of ANACOM) ha detto: « …We see that, whenever they can, people are increasingly choosing cable or fiber accesses rather than asymmetric digital subscriber lines (ADSL). But in Portugal, the main technology that consumers are choosing for their access to broadband services is still ADSL. ...».
  2. Dati che si riferiscono al 2015 comunicati dal Ministry of Internal Affairs and Communications (Japanese).
  3. Le connessioni CaTV erano l’11% a giugno 2015.
  4. A giugno 2015 le connessioni CaTV a banda larga sono solo il 6 %.
  5. Ultimi dati, giugno 2016, pubblicati dall’Autorità di Singapore (IDA) https://www.ida.gov.sg/Tech-Scene-News/Facts-and-Figures/Telecommunications/Statistics-on-Telecom-Services/Statistics-on-Telecom-Services-for-2016-Jan-Jun
  6. Dati di OFCA relativi al 2015 http://www.ofca.gov.hk/trade_fund_report/1415/pdf/en/ofca_tfr_14_15_en.pdf
 

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