A che punto è la fibra?

La banda larga ed ultralarga è un tema che sta conquistando interesse sempre maggiore non solo fra i tecnici e gli “addetti ai lavori”, ma nei dibattiti politici, economici, sociali, a livello internazionale e nazionale. Tuttavia, valutazioni e giudizi relativi a quale sia lo stato di sviluppo delle reti e della domanda del mercato con raffronti fra diversi Paesi, richiedono chiarezza, congruenza e completezza nei dati che vengono presi in considerazione, ed una attenzione alle dinamiche in atto. Purtroppo il dibattito spesso risente negativamente della presenza di una “area grigia” di tecnicismi e di differenti criteri utilizzati nel presentare i dati; in alcuni casi sono messi a confronto dati non omogenei o relativi a aspetti parziali che possono poi portare a conclusioni errate.
Questo articolo si propone di dare un contributo nel fare chiarezza sullo stato della rete a banda larga e della fibra nel nostro Paese; ad approfondimenti sui principali aspetti specifici sono dedicati gli altri articoli di questo numero.

 

Introduzione

Nello sviluppo delle telecomunicazioni, la “tecnologia” non è (quasi) mai “il problema”: negli uffici brevetti, sui tavoli in cui si definiscono gli standard, nei laboratori dei dipartimenti di ingegneria, nei siti in cui si effettuano prove in campo di sistemi, le attività di innovazione continuamente creano e mettono a punto nuove soluzioni idonee per costruire reti con prestazioni, efficienza, affidabilità sempre maggiori, ed offrire agli utenti finali servizi nuovi e di migliore qualità. Tuttavia, le tempistiche con cui una certa innovazione viene utilizzata in modo estensivo variano da caso a caso, come succede in qualunque settore (ad esempio nei trasporti, nell’alimentazione, nell’edilizia…); infatti, l’innovazione può essere effettivamente utilizzata quando le condizioni socio-economiche e la maturazione del mercato la rendono sostenibile.
Ad esempio la ricerca nel campo delle fibre ottiche per telecomunicazioni sin dal 1970 ha portato a risultati concreti ed applicabili. Sin da quegli anni, il Gruppo TIM-Telecom Italia (allora STET-SIP) si è posto all’avanguardia a livello mondiale [1]; nel 1977 Torino divenne la prima città cablata con una rete ottica sperimentale, grazie alla collaborazione fra il centro ricerche CSELT, Sirti e Pirelli [2]. Da allora l’innovazione per la “fibra” non si è mai arrestata, ed ha riguardato ad esempio i materiali ottici, le tecniche di modulazione del segnale, gli apparati di trasmissione e ricezione, i sistemi opto-elettronici, ma anche le tecniche di posa dei cavi, le architetture, le topologie, i sistemi di gestione delle reti in fibra.
L’utilizzo effettivo nelle reti di questo eccezionale progresso tecnologico nel campo delle fibre è avvenuto (e sta avvenendo) gradualmente nei diversi Paesi; nonostante le differenze, anche notevoli, si possono riconoscere linee comuni per le diverse realtà nazionali. Ad esempio, la fibra è stata preferita ad altre tecnologie quando il parametro “banda X distanza” raggiungeva determinati valori [3]; per questo cavi ottici sono stati posati da tempo nelle reti a lunga distanza intercontinentali e nelle “reti dorsali” (backbone) internazionali [nota 1] e nazionali [nota 2]. La fibra è stata poi introdotta in altre porzioni delle reti (ad esempio nei segmenti regionali e nelle reti metropolitane), nel momento in cui la quantità di traffico in questi segmenti di rete è salita a livelli tali da richiedere la capacità di banda fornita dai sistemi ottici.
Infine, la fibra è stata inserita fra le possibili opzioni tecnologiche nelle reti di distribuzione e di accesso [5] nel momento in cui le richieste di banda dei singoli utilizzatori finali hanno raggiunto valori di molte decine o centinaia di megabit al secondo (inizialmente, ad esempio, nel caso di utenti affari/aziende di rilievo, e progressivamente con la crescita del traffico radio dei servizi mobili che ha richiesto connessioni in fibra tra le stazioni radio e le centrali). Questo “cammino della fibra dal centro alla periferia” è stato seguito tipicamente nella maggior parte dei Paesi che avevano già una rete per le telecomunicazioni moderna e non obsoleta. In essi è stato offerto un servizio di banda larga progressivamente crescente, diversamente dai Paesi che hanno potuto solo recentemente recuperare situazioni di forte arretratezza ed hanno evitato alcuni “passi intermedi“ [vedi approfondimento]. Il seguito dell’articolo riguarderà lo sviluppo della fibra nelle “aree periferiche” delle reti; per le scelte architetturali nei vari Paesi Europei si rimanda all’art. xx del presente Notiziario Tecnico, mentre per approfondimenti sugli aspetti tecnologico-architetturali si rimanda ad un articolo specialistico comparso nella precedente edizione del Notiziario [6].

 

Diversi Paesi, diverse caratteristiche sociali e geografiche, diversi percorsi verso la larga banda

Lo sviluppo di una rete a larga banda in un Paese è condizionato da numerosi fattori, fra i quali risultano determinanti in particolare la distribuzione geografica della popolazione, lo sviluppo della domanda (a sua volta legato a svariati fattori come il PIL, le caratteristiche socio/culturali, il livello di informatizzazione nella pubblica amministrazione…), le procedure legali e burocratiche, il contesto regolamentare.
In termini generali, la complessità ed i costi per realizzare una rete dipendono non solo dalla numerosità della popolazione da servire, ma anche da quanto essa risulta concentrata in pochi grandi centri oppure sparsa in un gran numero di piccole cittadine. Limitandoci all’Europa, molti Paesi del Nord (come Finlandia, Svezia, Irlanda…) e dell’ Est (come Estonia, Slovenia, Croazia ..) hanno una “densità di popolazione” che va dalle 20 alle 100 persone per chilometro quadrato (medie nazionali) [7]; anche Paesi come Francia e Spagna hanno medie nazionali inferiori o poco superiori a 100. Altri Paesi hanno densità più che doppie; questo succede in nazioni di dimensioni medio/piccole e, fra i Paesi più popolosi, si verifica solo in Italia, Germania e Regno Unito. Questo dato deve essere valutato congiuntamente con la dimensione tipica degli insediamenti urbani. Eurostat ad esempio cataloga gli insediamenti nel modo seguente [8]:

  • “aree densamente popolate” (Cities): aree in cui almeno il 50% della popolazione vive in centri urbani [nota 3];
  • “ aree a densità intermedia” (Towns & Suburbs): aree in cui oltre il 50% della popolazione non vive in centri urbani, ma in “raggruppamenti urbani” (Urban Cluster)
  • “ aree scarsamente popolate” (Rural areas): in cui oltre il 50% della popolazione vive in aree rurali

Secondo questa classificazione, in Italia e Germania il 41% della popolazione risiede in aree “a densità intermedia”. L’unico Paese con una percentuale maggiore è il Belgio, mentre in tutti gli altri 26 Paesi di UE28 questo tipo di aree ha una incidenza inferiore; ad esempio Gran Bretagna, Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, hanno una prevalenza di aree “densamente popolate”. L’Italia, fra i cinque Paesi della UE28 che hanno una popolazione di gran lunga superiore agli altri, ha un numero di “città” (centri con almeno 50mila abitanti) decisamente inferiore, dal momento che l’Italia è costituita invece da cittadine medie, piccole e assai piccole; inoltre moltissimi insediamenti in Italia hanno grande valore artistico ed archeologico (con vincoli per interventi come la posa di cavidotti, antenne…). Realizzare una qualunque “rete” in Italia rende quindi necessario affrontare problematiche ben diverse rispetto a Paesi che hanno una popolazione minore, oppure una popolazione prevalentemente concentrata in grandi centri.
Più ancora delle caratteristiche di urbanizzazione, in un determinato Paese la realizzazione di reti concepite per offrire servizi ed applicazioni a banda larga e ultralarga è condizionata dal grado di “informatizzazione” della società, oltre che dallo stato generale della economia. In un’economia di mercato, i piani di sviluppo delle reti non possono non prescindere dalle modalità con cui si genera la domanda e dalle condizioni di sostenibilità economica. Sotto questo aspetto, le condizioni non certo ottimali dell’ Italia sono note; l’andamento di tutti i principali indicatori macro-economici e di “cultura informatica” evidenzia da tempo una significativa penalizzazione dell’Italia. Prendendo ad esempio come riferimento il triennio 2011-2014 (per il quale i dati statistici a livello UE28 si possono considerare stabili), si rileva che [10].

  • L’Indice del PIL (rapportato alla popolazione ed al costo effettivo della vita, per rendere confrontabili i diversi Paesi), fatto 100 il valore medio UE28, per l’Italia scende da 103 (2011) a 96 (2014); nello stesso periodo l’Italia perde una posizione nella classifica del “rischio povertà” (diventando l’ottavo Paese a maggior rischio su 28).
  • In Europa il numero di persone che, nella loro vita, non hanno mai utilizzato Internet tende a ridursi nel tempo, ma con velocità diverse nei vari Paesi; anche in questa importante classifica l’Italia ha perso ben tre posizioni nel triennio che stiamo esaminando, portandosi nella non invidiabile posizione del quarto peggior Paese su 28, con oltre il 30% degli italiani che, al 2014, non avevano mai usato Internet.
  • Questa situazione di minor velocità di maturazione informatica dell’ Italia è purtroppo confermata da altri indicatori anche molto eterogenei, come l’acquisto on-line di beni e servizi, o la percentuale di popolazione dotata di conoscenze informatiche, o l’accesso telematico ai servizi della pubblica amministrazione (in tutte le classifiche l’Italia nel triennio 2011-2014 è rimasta saldamente indietro rispetto al resto dell’Europa, collocandosi in 25° o 26° posizione).

L’Italia si distingue purtroppo anche per un contesto normativo e regolamentare che di certo non ha favorito l’innovazione nelle reti. Molte regole e procedure, a diversi livelli amministrativi, non erano adeguate a realizzare piani di sviluppo flessibili, rapidi ed efficienti delle reti periferiche. Come riportato dalla stampa, “la banda ultralarga in Italia cammina all’esasperante lentezza di 23 permessi ogni 10 chilometri di fibra ottica posata. Vale a dire un’autorizzazione ogni 432 metri di cavo” [11]. Il miglioramento di questa situazione è uno degli obiettivi del cosiddetto decreto “Sblocca Italia”[12].
Sul fronte della regolamentazione l’Italia si distingue per la presenza di numerosi obblighi in capo a Telecom Italia che comprendono, di fatto, tutti i rimedi previsti dalla Raccomandazione europea per garantire la concorrenza nelle NGAN (Next Generation Access Network). Gli obblighi, in alcuni casi, vanno addirittura oltre, come per il servizio di connessione in fibra spenta cosiddetto “end to end” tra la centrale di Telecom Italia e la sede di utente, non previsto in nessun Paese europeo, o l’ implementazione di funzionalità di Multi-Operator-Vectoring come condizione necessaria all’attivazione del vectoring. L’Autorità ha, infatti, adottato un modello regolamentare che prevede, a livello di servizi all’ingrosso “passivi” e “attivi”, la massima apertura a terzi della NGAN di Telecom Italia (si veda a tal proposito la tabella di Figura 1, che riporta la situazione degli obblighi NGAN nei principali Paesi europei). Radicalmente diverso rispetto allo scenario europeo è invece l’approccio regolamentare nel resto del Mondo, dove la regolamentazione dell’NGAN è spesso assente o molto leggera.

 

Figura 1 – Obblighi regolamentari con impatti sullo sviluppo della banda ultra larga

Le differenze fra i vincoli imposti nei diversi Paesi riguardano anche importanti aspetti legati a quale è stata la storia delle reti. Ad esempio in quasi tutti i Paesi europei, con l’eccezione di Italia e Grecia, l’accesso alla larga banda può avvantaggiarsi dell’ esistenza di reti CATV, sviluppate negli scorsi decenni per la diffusione di programmi televisivi [13]. Un’altra importante differenza sono le scelte architetturali fatte in passato per la costruzione della rete telefonica. In Paesi, come l’Italia, in cui la rete in rame è di ottima qualità, ed in cui gli armadi di distribuzione sono generalmente “prossimi” alle abitazioni, diventa vantaggioso utilizzare tecnologie di tipo FTTC (Fiber-to-the-Cabinet); in Paesi (ad esempio in alcuni Paesi dell’Europa dell’Est) in cui la rete in rame in servizio è obsoleta e quindi non è idonea al trasporto della banda larga, è inevitabile adottare soluzioni di fibra sino all’ utente (FTTH). Nello sviluppo delle reti mobili poi l’Europa è stata all’avanguardia a livello mondiale ed oggi il ruolo delle tecnologie di accesso a larga banda mobile viene riconosciuto essenziale e complementare a quello delle tecnologie di accesso a larga banda fisse, anche per il raggiungimento degli obiettivi dell’ Agenda Digitale Europea [14]. Questo vale per tutti i Paesi d’Europa, ma non in modo uniforme; ad esempio, considerando i sei Paesi più popolosi, la copertura LTE (percentuale delle unità immobiliari) nel 2015 era di oltre 90% in Germania ed Italia, e fra il 70% e l’ 80% in Francia, Spagna e Polonia [15]. Nei Paesi in cui la crescita del mobile è stata maggiore, si osserva spesso un fenomeno di abbandono della linea fissa: in Italia il numero di linee fisse complessive si è ridotto da 22,11 milioni a 20,24 milioni nel quadriennio 2011-2015 [16]. Questo andamento sembrerebbe suggerire che, in alcune realtà [nota 4], il “fabbisogno effettivo di larga banda” si caratterizza come associato alla mobilità piuttosto che a velocità molto alte (ricordiamo che a parità di anno di disponibilità commerciale, le tecnologie di accesso mobile consentono, infatti, velocità inferiori rispetto alle tecnologie di accesso fisso [nota 5]); l’introduzione di tecnologie mobili 5G, che permetteranno velocità significativamente superiori alle attuali tecnologie 4G, potrebbe determinare un consolidamento, ove presente, di questa tendenza degli utenti a preferire la connessione mobile a quella fissa.
Nel Capitolo seguente, esamineremo lo sviluppo della larga banda nei Paesi europei, cercando di leggere i dati in modo oggettivo, anche alla luce delle differenze geografiche, sociali, economiche, storiche sopra richiamate.

 

Leggere lo sviluppo della fibra: come orientarsi fra i “dati”

I sistemi di trasmissione ottica, nelle loro innumerevoli varianti tecnologiche ed architetturali [6], costituiscono una risposta che l’evoluzione tecnologica mette a disposizione degli operatori di rete per soddisfare i bisogni di comunicazione di persone ed aziende. Parlando di banda larga, le tipologie di soluzioni che hanno avuto maggiore successo a livello mondiale, e su cui si concentra la ricerca e l’industria per migliorare continuamente le prestazioni e ridurre i costi, vengono raggruppate in “macro famiglie” dagli enti che raccolgono i dati relativi alla loro diffusione ed adozione nei diversi Paesi. Ad esempio la Commissione Europea, che ha definito gli obiettivi per la “Agenda Digitale 2020”[nota 6] [17] e pubblica periodicamente lo stato di sviluppo della larga banda [18], distingue fra [19]:

  1. copertura con banda larga “di base” (“basic broadband”), assicurata al 100% dei cittadini dell'UE (obiettivo indicato come già raggiunto); per questo parametro sono considerate tutte le principali tecnologie, fisse e mobili: xDSL, Cable, FTTP (Fiber To The Premise), WiMax, HSPA, LTE, Satellite.
  2. copertura con “banda larga veloce” (fast broadband”); qui l’obiettivo della Unione Europea è raggiungere entro il 2020 una copertura con velocità pari o superiore a 30 Mbps per il 100% della popolazione; quando si fa riferimento a soluzioni di rete fissa, viene utilizzato il termine “Next Generation Access - NGA” che include le tecnologie VDSL, Cable Docsis 3.0, FTTP
  3. “banda larga ultraveloce”: velocità superiore a 100 Mbps, obiettivo da raggiungere entro il 2020 per almeno metà delle abitazioni.

In Figura 2 sono riportati i livelli di copertura raggiunti in Europa con le diverse tecnologie, secondo i dati EC Digital Agenda Scoreboard, aggiornati al primo semestre 2015 [20].

 

Figura 2 - Copertura a larga banda per tecnologia (Unione Europea) Fixed: include WiMAX; DSL: include VDSL; NGA: include VDSL, FTTP, Standard Cable, Docsis; Standard Cable: include Docsis

Grazie al mix di soluzioni fisse e mobili, la copertura “basic broadband” è ampiamente disponibile ed è aumentata dal 2011 al 2015, proseguendo un trend in atto da diversi anni. Va ricordato che, storicamente, il processo di dispiegamento in campo della tecnologia DSL, iniziato nella seconda metà degli anni Novanta, ha richiesto molti anni; nei primi anni del 2000 la copertura “basic broadband” era limitata a qualche punto percentuale anche nei Paesi più avanzati, e solo intorno al 2010 in alcuni Paesi a livello mondiale si è superata la soglia del 30%, con punte del 37% in Olanda, Corea, Danimarca, Svizzera (mentre la media mondiale tra i Paesi presi in esame dall’OECD era poco superiore al 24% [21]. Le soluzioni per il “fast broadband” nel fisso (VDSL, nelle diverse declinazioni FTTC o da Centrale) hanno avuto nei maggiori Paesi europei uno sviluppo significativo, con una copertura doppia rispetto alle soluzioni di tipo FTTP. Da notare il contributo importante dato dalle soluzioni di tipo CATV per il broadband fisso [nota 7]; il grafico di Figura 3 evidenzia come le diverse tecnologie per la larga banda fissa sono utilizzate a livello europeo: il DSL è largamente predominante.

 

Figura 3 - Tecnologie a larga banda utilizzate in Europa

A livello di singoli Paesi, si rilevano situazioni piuttosto eterogenee, sia con riferimento ai livelli di copertura raggiunti, sia alle velocità di crescita; è interessante analizzare anche come la recente accelerazione verso il broadband sia stata diversa, e prometta di ridurre i gap che la storia passata aveva determinato fra le differenti realtà nazionali. In Figura 4 è riportato lo sviluppo Next Generation Access al 2015 (percentuale delle unità immobiliari predisposte) e l’accelerazione rilevata dal 2014 al 2015 (incremento percentuale della copertura) per i Paesi UE28. I dati (riportati dalla Commissione Europea) indicano che l’Italia è in assoluto il Paese che in Europa, dopo l’Irlanda, sta estendendo la copertura NGA più velocemente degli altri, con l’obiettivo di recuperare posizioni in termini di valori assoluti di copertura (7,6% di incremento dal 2014 al 2015).

 

Figura 4 - Copertura NGA nei Paesi UE28: valori 2015 ed accelerazione 2014  2015

In effetti l’Italia a metà del 2015 aveva raggiunto una “copertura NGA” pari al 44%, inferiore ancora a quella della maggior parte degli altri Paesi europei. Ma allo stesso tempo, in termini di “copertura Broadband fissa” complessiva era, con la Grecia, nelle prime dieci posizioni (pur non disponendo di reti CATV) con il 99,3% di copertura subito dopo Francia e Portogallo (entrambi con il 99,8%). Un risultato non trascurabile.
Un’altra analisi interessante riguarda l’andamento delle “sottoscrizioni” di accessi a larga banda. L’Italia in termini di unità immobiliari (UI) che hanno sottoscritto un accesso broadband ad Internet, è sempre stata agli ultimi posti in Europa (dati Commissione Europea) e la sua posizione è progressivamente peggiorata (su 28 Paesi, l’Italia era in venticinquesima posizione nel 2010, ed è scesa in ventottesima nel 2015: l’ultimo posto). Inoltre, la quota di sottoscrizioni di “banda larga veloce” NGA in Italia è una percentuale molto bassa sul totale delle sottoscrizioni a larga banda (7% nel 2015, al terz’ultimo posto in Europa, nonostante la copertura NGA delle abitazioni abbia raggiunto il 44%, come già ricordato). Questa situazione negativa per l’Italia è purtroppo coerente con gli andamenti della ricchezza e della “cultura Internet” del nostro Paese (richiamati nel Capitolo precedente), ed è confermata da altre analisi. L’Italia (dati CE) è al ventesimo posto se si confrontano gli incrementi dal 2014 al 2015 di sottoscrizioni broadband fisso (circa il 3%) ed al ventiduesimo per l’incremento sottoscrizioni NGA (circa il 3,5%, un valore inferiore alla metà del contemporaneo incremento delle coperture NGA). Estendendo il confronto su un numero maggiore di anni (2011-2015), l’Italia si colloca addirittura all’ultimo posto (con un incremento delle sottoscrizioni broadband fisso del 10% nel quadriennio, contro una media UE28 del 18%). Le figure 5A e 5B evidenziano questa situazione, confrontando l’Italia con la media europea. In Figura 5A, relativa alla larga banda di base, si nota che la copertura in Italia è superiore alla media UE28, mentre le adesioni al servizio si mantengono nel tempo significativamente inferiori alla media europea. La Figura 5B illustra come non solo la percentuale di sottoscrizioni a banda larga veloce (sopra 30Mbps) in Italia sia inferiore agli altri Paesi, ma che anche la crescita negli anni di questo tipo di adesioni non segue i ritmi di incremento del resto dell’ Europa; ciò si verifica nonostante la copertura a banda ultralarga (NGA) del territorio nazionale  cresca più rapidamente che in Europa.

 

Figura 5A - Per la larga banda di base, la copertura in Italia è allineata con quella dei Paesi europei, mentre le adesioni al servizio sono di gran lunga inferiori alla media europea.

 

Figura 5B - Per la banda ultra larga, la copertura in Italia, pur partendo da una situazione sfavorevole, cresce più rapidamente della media europea; le adesioni però sono molto modeste, e la crescita non segue lo sviluppo dell’offerta.

Questo sembra indicare che nel nostro Paese il processo di effettiva sottoscrizione di un accesso broadband fisso da parte delle persone continua ad essere significativamente inferiore all’accelerazione della copertura; purtroppo questo fenomeno incide negativamente sulla sostenibilità degli investimenti degli operatori, in quanto l’offerta di banda larga ed ultralarga non sembra stimolare, da sola, la corrispondente domanda.
Anche qui può essere interessante tener conto del ruolo giocato dalle reti CATV; il grafico di Figura 6 riporta l’andamento delle sottoscrizioni NGN, a livello Europa, ripartito per tecnologie; il Cable ha un ruolo preponderante, mentre soluzioni FTTH hanno una incidenza limitata, e che tende a ridursi negli anni rispetto alle soluzioni vDSL. È quindi possibile riconoscere, a livello Europa, un “effetto trainante” del CATV sulla crescita della sottoscrizione di accessi a banda ultralarga; l’Italia, come richiamato nel Capitolo precedente, non ha potuto beneficiare di questo effetto.
I risultati di questo tipo di analisi sui dati ufficiali sono importanti per coloro, enti governativi e aziende private, che stanno valutando le strade da seguire per promuovere lo sviluppo della banda ultralarga in Italia; il prossimo Capitolo richiama alcuni elementi sui temi oggi in discussione.

 

Figura 6 - Le tecnologie CATV hanno un ruolo importante nella crescita delle sottoscrizioni di accessi a banda larga/ultralarga; le tecnologie VDSL hanno un ruolo superiore a quello di FTTH e FTTB

La fibra che sarà: sviluppo sostenibile della larga banda per la crescita del Paese

Nel marzo 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato due documenti: la ” Strategia Italiana per la Larga Banda Ultralarga” e la “Strategia per la Crescita Digitale”, puntando non solo a promuovere il raggiungimento degli obiettivi della Agenda Digitale fissati dalla Commissione Europea, ma mirando a fornire un fondamentale “punto di appoggio di una nuova visione dell’Italia proiettata nel futuro” [22]. Queste iniziative sono nate riconoscendo che in passato l’Italia, come sistema Paese, è arrivata in ritardo sui grandi temi infrastrutturali, facendo scelte non sempre lungimiranti. È stato così per la terza corsia delle autostrade, per l’alta velocità ferroviaria, per i grandi aeroporti, per la realizzazione della nuova rete ottica. La strategia perseguita dal Governo intende, infatti, promuovere lo sviluppo della banda ultralarga attraverso la semplificazione del quadro normativo, la creazione di nuovi driver di sviluppo, l’utilizzo di incentivi fiscali, la riduzione dei costi di installazione (per approfondimenti leggi l'articolo "La strategia italiana sulla banda ultralarga" su questo numero del Notiziario Tecnico).
Recentemente è stato reso disponibile il portale “Italia Digitale 2020” [23] che riporta dati sullo stato di avanzamento del piano banda ultralarga (30 Mbps e 100 Mbps) a livello di regioni, comuni, aree territoriali, singole vie. Sono anche fornite le proiezioni al 2018 ed al 2020, sulla base degli investimenti annunciati lo scorso anno dagli operatori di telecomunicazioni italiani e delle risorse pubbliche previste per portare la banda larga nelle cosiddette “aree bianche” (quelle dove nessun operatore ha dichiarato programmi di investimenti nei prossimi tre anni). In Figura 7 è riportata l’attuale situazione e le previsioni per le diverse regioni italiane, riprendendo i dati pubblicati sul portale del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

 

Figura 7 - Lo sviluppo della banda ultralarga in Italia, secondo i dati e le previsioni del Ministero dello Sviluppo Economico (“2015” -> dati aggiornati a marzo 2015; “2018 e 2020” -> dati di previsione rispetto a quanto dichiarato dai privati in consultazione pubblica 2015 e comprensivi degli interventi pubblici in corso)

L’esame di questi dati porta a ritenere assolutamente raggiungibile l’obiettivo due dell’Agenda Digitale Europea (inclusione della totalità della popolazione all’accesso a servizi di rete ad almeno 30 Mbps), tenendo presente anche il ruolo complementare delle tecnologie radio (radiomobili, accesso radio fisse e satellitari) particolarmente idonee per coprire in modo economicamente sostenibile alcune zone del territorio, quali quelle a minor densità di mercato. L’obiettivo tre (50% di sottoscrizioni con velocità di almeno 100 Mbps), appare raggiungibile con una maggiore difficoltà. Tuttavia, va tenuto conto che, da un lato, anche per questo obiettivo le tecnologie mobili più avanzate (LTE e sue evoluzioni) potranno dare un contributo importante al raggiungimento  dei traguardi identificati dalla Commissione Europea (la sola TIM prevede di coprire con tecnologie 4G LTE il 98% della popolazione già nel 2018); gli operatori, d’altro canto, hanno manifestato negli ultimi mesi la volontà di impegnarsi in una accelerazione dei propri piani, rispetto a quanto dichiarato in passato.
Ad aprile 2016 Fastweb ha annunciato il potenziamento, entro il 2020, della rete in fibra fino a 200 Mbps e la sua estensione al 50% della popolazione, in oltre 500 città [24]. Nel maggio 2016 Vodafone ha dichiarato di voler fornire un servizi a banda ultra larga in 276 città utilizzando prevalentemente connessioni VDSL e, di aver lanciato il servizio a 500 Mbps a Milano, Torino e Bologna (utilizzando la rete di Metroweb e di prevedere l’estensione del piano fibra attraverso la partnership con Enel Open Fiber per la copertura del territorio nazionale fino a 250 città [25]. Enel Open Fiber a marzo 2016 ha annunciato [26] un piano per realizzare una rete di telecomunicazioni in fibra ottica in 224 città italiane situate nelle aree a successo di mercato, (in genere indicate come aree A e B1); Enel OpEn Fiber ha dichiarato che agirà come operatore “wholesale only”, ossia come soggetto operante esclusivamente nel mercato all’ingrosso, realizzando infrastruttura da affittare ad altri operatori autorizzati. Metroweb ha dichiarato [27] di perseguire l’obiettivo di sviluppare una rete a banda ultra larga con il coinvolgimento di trenta principali città italiane; oltre a Milano tra le prime dovrebbero essere Genova, Bologna e Torino già in buona parte coperte con la nuova rete. TIM-Telecom Italia, l’impresa italiana che investe di più in Italia, [28], negli anni passati ha già realizzato una rete di 11 milioni di chilometri di fibra, e con il nuovo piano industriale 2016-2018 ha definito investimenti innovativi per 6,7 miliardi di Euro, di cui oltre 4,5 in reti di nuova generazione fissa e mobile. In particolare la copertura di TIM con la fibra, che a marzo 2016 ha raggiunto il 45% delle unità immobiliari, sarà dell’ 84% già nel 2018, e sarà realizzata con terminazioni ottiche nelle abitazioni in aree estese delle principali città. L’impegno di TIM per la banda ultralarga ha subito una forte accelerazione; solo nell’ultimo anno ha, infatti, predisposto per la connessione alla rete più di 3 milioni di residenze (una porzione di territorio grande quanto l’Austria). TIM utilizza le diverse soluzioni per la banda larga ed ultralarga fissa (ADSL, VDSL, FTTP), tenendo conto delle caratteristiche topologiche in Italia (in cui, ad esempio, la distanza media fra gli “armadi stradali” e le abitazioni è tra le più corte in Europa; è così possibile fornire altissime velocità con soluzioni di “fibra all’ armadio”, FTTC/VDSL). Oltre alla continua estensione del territorio dove possono essere offerti  servizi commerciali sino a 100Mbps ed a 300Mbps [29], TIM nel 2016 ha attivato progetti innovativi in diverse città (fra cui Perugia, Milano, Catania, Torino, Bari). In queste località alcuni utenti privati e imprese possono sperimentare l’ultra-internet fino a 1.000 Megabit al secondo in download e 100 Megabit in upload [30].
Sul sito di Infratel Italia, società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore del Piano nazionale, sono pubblicati tutti i particolari sulla copertura del servizio di connettività a banda larga e ultralarga in Italia, le infrastrutture pubbliche realizzate disponibili per gli operatori e tutti i bandi e le gare in corso e quelli già predisposti [31].

 

Conclusioni

A che punto è la fibra? È su percorsi che la portano dalle dorsali delle reti verso le periferie, ovvero verso le singole abitazioni. La quantità di strada già fatta dipende da svariati fattori, fra cui la distribuzione geografica della popolazione, lo sviluppo della domanda, il contesto regolamentare, per cui in Paesi diversi, o in zone diverse di uno stesso Paese, le “tappe” raggiunte dalla fibra sono differenti.
Anche il particolare percorso scelto varia da Paese a Paese e risente, fra l’altro, della storia pregressa delle reti costruite nei decenni precedenti, ed in particolare dipende da:

  • le caratteristiche delle infrastrutture esistenti; ad esempio fondamentale è la qualità della rete in rame e la sua idoneità per essere gestibile con tecnologie innovative, capaci di offrire la banda larga ed ultralarga senza dover realizzare in modo generalizzato nuovi segmenti terminali della rete (con architetture FTTC e FTTB, che consentono tempi più rapidi, costi inferiori e minore impatto sull’edificato rispetto a soluzioni in cui la fibra debba necessariamente arrivare sino alla ”borchia d’utente”)
  • come sono distribuite le unità immobiliari sul territorio e dalle loro caratteristiche; ad esempio, le scelte tecniche ed architetturali migliori per coprire un Paese in cui prevalgono i grandi insediamenti urbani possono essere differenti da quelle per realizzare la banda larga in un Paese con prevalenza di comuni con estensione medio/piccola
  • il ruolo giocato dalle reti mobili; in alcuni Paesi lo sviluppo di queste reti è stato (ed è) particolarmente significativo, ed una parte rilevante della popolazione sembra preferire il terminale mobile come soluzione per accedere alla larga banda, in quanto ha bisogno di velocità che non richiedono necessariamente accessi fissi.

Nel confronto con altri Paesi, la strada della fibra in Italia risente di alcuni ritardi causati dalle condizioni socio/economiche; infatti le analisi dei dati ufficiali mostrano non solo come la domanda di larga banda si sia mantenuta sempre inferiore a quella della media europea, ma anche che lo scarto fra domanda ed offerta in Italia sia particolarmente accentuato (la domanda di larga banda è stata negli anni passati significativamente inferiore all’offerta). Anche per questo elemento non stupisce che alcuni indici di copertura vedano l’Italia molto indietro nelle classifiche europee. D’altra parte il nostro Paese sta ora scommettendo su un recupero del ritardo pregresso, che non potrà trascurare il miglioramento della “cultura Internet” sia nel privato sia nel pubblico. Gli operatori di telecomunicazione nazionali hanno già accettato la scommessa: l’Italia è oggi ai primi posti in Europa in termini di accelerazione delle coperture a banda ultra larga.
Anche per quanto riguarda la velocità effettivamente fruita sulle reti a larga banda, l’Italia ha iniziato a recuperare il divario accumulato in passato. Ad esempio, secondo il “Rapporto sullo stato della rete” pubblicato da Akamai (dati aggiornati al primo trimestre 2016) [32], l’ Italia parte svantaggiata essendo al quartultimo posto in Europa non solo  per la velocità media di connessione dati  (8,2 Mbps contro una media UE28 di 13,76Mbps)  ma anche in termini di quota di connessioni con velocità superiore a 4Mbps, rispetto al totale delle connessioni misurate  (83% contro una media UE28 di 91%), o considerando la  quota di connessioni con velocità superiore a 10Mbps (18% contro una media UE28 di 46%). Ciononostante,  l’ Italia sta accelerando molto rapidamente, collocandosi invece al terzo posto in termini di incremento anno-su-anno sia della quota di connessioni con velocità superiore a 4Mbps (20% di incremento nell’ ultimo anno, contro una media UE28 di 11,5% di incremento), sia della quota di connessioni con velocità superiore a 10Mbps (registrando il 135% di incremento nell’ ultimo anno, contro una media UE28 di 64,6%).
TIM-Telecom Italia intende giocare il ruolo di protagonista principale anche in questa fase dello sviluppo delle telecomunicazioni nel nostro Paese, avendo scelto una strada tecnologica che garantisce di accelerare il percorso della fibra con la massima flessibilità e la migliore sostenibilità economica. Questa strada è partita con la tecnologia Fiber to the Cabinet – FTTCab, una rete ibrida fibra ottica/rame per la banda ultralarga, pienamente in linea con gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea ed ottima per coprire rapidamente il maggior numero di clienti. Essa consente tempi di sviluppo più veloci e costi più contenuti rispetto ad altre soluzioni, perché sfrutta in parte la rete già esistente. Inoltre, la fibra posata per FTTCab può agevolmente proseguire il suo percorso fino alla casa dall’ utente, perché è sfruttabile per soluzioni FTTH (utili quando la domanda di velocità del singolo utente cresca ulteriormente). Gli sviluppi FTTH sono già stati avviati nelle principali aree del Paese (le prime che già da anni sono collegate con FTTCab e caratterizzate da una forte domanda di servizi ultrabroadband). La copertura in fibra TIM, che a marzo 2016 ha raggiunto il 45% delle abitazioni degli italiani, sarà dell’ 84% già nel 2018, con tecnologia FTTH in tutte le principali città; in parallelo, la banda ultra larga mobile 4G TIM ha oggi raggiunto oltre 6.200 comuni, pari al 92% della popolazione, con l’obiettivo di raggiungere circa il 98% entro il 2018  [33]. 
Gli impegni concreti degli operatori, unitamente a quelli dello Stato, che ha definito la Strategia Italiana per la Larga Banda Ultralarga e la Strategia per la Crescita Digitale, sono la migliore garanzia per far proseguire alla fibra il suo cammino e per permettere agli utilizzatori delle reti di disporre di connessioni con velocità progressivamente crescente.

 

Note

  1. Il Gruppo TIM – Telecom Italia è, con la sua società Sparkle, fra i leader mondiali dei backbone internazionali; la rete in fibra di Sparkle è di oltre 550 mila chilometri, e si dirama in tre aree distinte: le Americhe, l'Europa e il bacino Mediterraneo attraverso una cavi terrestri e sottomarini di proprietà; inoltre Sparkle collabora con i consorzi che gestiscono i maggiori cavi sottomarini internazionali come quelli che collegano l’Asia all’Europa attraverso il Medio Oriente e l’Africa [4]
  2. La rete dorsale nazionale in fibra di TIM – Telecom Italia è stata sviluppata negli anni Novanta, e continuamente aggiornata per quanto riguarda tecnologia e capacità [9]
  3. Nella Corea del Sud per l’80% della popolazione vive in centri abitati; a Seul vivono circa 20 milioni di persone con una densità di 16,7 mila abitanti/km2. L’intero Paese è assieme a Taiwan e al Bangladesh quello più densamente popolato al mondo A titolo di confronto si ricorda che Helsinki ha una densità di 870 abitanti/ km2 e Oslo di 1400 abitanti/ km2. Realizzare una nuova rete ottica ha quindi un impatto molto diverso nel territorio.
  4. Anche il documento di Strategia Italiana per la Banda Ultralarga pubblicato a marzo 2015 [34]  evidenziava che “l’Italia è il Paese che ha presentato nell’ultimo anno la più bassa crescita di collegamenti broadband di rete fissa nell’UE, mentre la dinamica degli accessi a banda larga mobile continua a crescere più velocemente della media europea”
  5. Le tecnologie mobili e fisse migliorano continuamente nel tempo; le “velocità di incremento” sono paragonabili, ma per un dato periodo temporale,  le tecnologie del fisso consentono, generalmente, prestazioni superiori al mobile; ad es. in [35]  si evidenzia come le tecnologie allo stato dell’arte per l’accesso fisso si mantengano negli anni di uno/ due ordini di grandezza superiori rispetto a quelle mobili, in termini di capacità aggregata.
  6. Per affrontare alcune carenze strutturali dell’economia europea messe in luce dalla crisi finanziaria del 2008, la Commissione Europea nel 2010 avviò la strategia «Europa 2020», definendo obiettivi in materia di occupazione, produttività e coesione sociale. L’Agenda Digitale Europea è una delle sette iniziative di maggior rilievo di Europa 2020, finalizzata a sfruttare il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso.
  7. La tecnologia CATV è stata utilizzata da soggetti diversi dai Telco, inizialmente per dare servizi di TV via Cavo e successivamente per fornire connessioni a larga banda, mentre i Telco europei hanno in genere utilizzato tecnologia DSL. È importante anche ricordare che il passaggio da tecnologia CATV di base a quella DOCSIS 3.0, capace di supportare la “larga banda veloce”, è semplice da introdurre in rete, poco costoso e non presenta particolari problemi anche se consente velocità nei segnali in up-link modesti (dieci volte inferiore o più di quella in downlink). Invece la tecnologia DSL, oggi capillare, richiede significativi interventi per il passaggio a VDSL capace di supportare la “larga banda veloce”. Infatti, tipicamente, mentre il DSL di base può essere fornito da centrale, per il VDSL è necessario installare apparati nella tratta fra la centrale e l’abitazione. Questo problema non si presenta con il CATV; ciò spiega perché oggi, come si vede in Figura 2, in Europa la copertura di “DOCSIS 3.0” è quasi pari alla copertura di “Standard Cable”, mentre c’è una forte differenza nelle coperture DSL e VDSL. In Italia, in cui come si è detto è stata privilegiata la diffusione TV da etere, i soggetti non-Telco non hanno realizzato reti CATV, e questa scelta ha contribuito a determinare un divario in termini di copertura larga banda fissa complessiva nel nostro Paese: infatti per passare alla larga banda veloce non si può contare sulla evoluzione di reti CATV, ma solo sull’evoluzione da terminazioni DSL- a quelle  VDSL, più complesse, oppure sulla realizzazione di nuove reti ottiche, tenendo presente che la diffusione della fibra sino all’edificio, tecnologia FTTP, è macchinosa ed onerosa. Una conferma si ha dai dati riportati nella Figura 2 che mostra una penetrazione di FTTP in Europa di molto inferiore rispetto a quella di altre soluzioni.
 

Bibliografia

  1. Il Gruppo STET-SIP (oggi TIM-Telecom Italia) pioniere nella trasmissione ottica con i laboratori CSELT di Torino – Rivista “Sincronizzando” - http://sincronizzando.telecomitalia.it/sites/default/files/pdf/CSELT.pdf
  2. Le prime tappe del percorso della Fibra; Archivio Storico TIM–Telecom Italia http://archiviostorico.telecomitalia.com/italia-al-telefono-oltre/anni-70
  3. Evoluzione della Larga Banda in ambito Internazionale (una foto scattata nel 2007) – Notiziario Tecnico TIM http://www.archiviefuturo.it/TIPortale/docs/innovazione/022007/Pag39-46_tecnologie_banda_larga.pdf
  4. La fibra del Gruppo TIM-Telecom Italia nel mondo – i Numeri di Sparkle http://rete.telecomitalia.com/it/nel-mondo.html
  5. Alternative tecnologiche per la banda larga ed ultralarga – Sito Commissione Europea https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/comparison-technologies; le tecnologie scelte da TIM-Telecom Italia – Sito TIM http://www.telecomitalia.com/tit/it/innovazione/rete/banda-ultra-larga.html
  6. Tecnologie per l’accesso – Notiziario Tecnico TIM http://www.telecomitalia.com/tit/it/notiziariotecnico/edizioni-2016/n-1-2016/capitolo-10.html
  7. Statistiche densità di popolazione nelle città d’Europa – Sito Eurostat http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Statistics_on_European_cities
  8. Tipologie di insediamenti; definizioni - Sito Eurostat http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Glossary:Degree_of_urbanisation
  9. Lo sviluppo della rete dorsale nazionale in fibra di TIM – Telecom Italia – Notiziario tecnico TIM http://www.telecomitalia.com/tit/it/notiziariotecnico/numeri/2014-21/capitolo-9/approfondimenti-1.html; http://www.telecomitalia.com/tit/it/notiziariotecnico/edizioni-2016/n-1-2016/capitolo-3.html
  10. Dati statistici su parametri socio economici in Europa – Sito Eurostat http://ec.europa.eu/eurostat/data/database
  11. Difficoltà burocratiche per la posa della Fibra in Italia – Sito giornalistico http://www.primaonline.it/2015/11/30/220557/internet-veloce-cammina-lenta-in-italia-servono-23-permessi-ogni-10-km-unautorizzazione-ogni-400-metri-impossibile-rispettare-gli-impegni-di-europa-2020/
  12. Nuove misure per lo sviluppo della banda ultralarga in Italia – sito Ministero Sviluppo Economico http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/comunicazioni/banda-ultralarga/misure-nello-sblocca-italia
  13. Storia dello sviluppo della tecnologia “cavo” http://cablecenter.org/images/files/pdf/CableHistory/CableTimelineFall2015.pdf
  14. Europe's Digital Progress Report 2016 – Studio della Commissione Europea (include riferimento all’ utilizzo di tecnologie mobili per raggiungimento obiettivi Agenda Digitale) http://ec.europa.eu/newsroom/dae/document.cfm?action=display&doc_id=15807
  15. Sviluppo della copertura LTE in Europa – Sito Commissione Europea - Digital Agenda key indicators https://digital-agenda-data.eu/datasets/digital_agenda_scoreboard_key_indicators/visualizations
  16. Andamento delle Linee Fisse in italia – Sito AGCOM http://www.agcom.it/osservatorio-sulle-comunicazioni
  17. Atto costitutivo dell’ Agenda Digitale Europea – sito Leggi Europee http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=URISERV%3Asi0016
  18. Scoreboard avanzamento verso obiettivi della Agenda Digitale Europea – Sito Commissione Europea https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/digital-scoreboard
  19. Definizione indicatori per obiettivi della Agenda Digitale Europea - Sito Commissione Europea http://digital-agenda-data.eu/datasets/digital_agenda_scoreboard_key_indicators/indicators
  20. Scoreboard Agenda Digitale Europea Indicatori relativi alla connettività - Sito Commissione Europea https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/connectivity
  21. Lo sviluppo del broadband negli anni – Portale OECD - http://www.oecd.org/sti/broadband/oecdbroadbandportal.htm
  22. Piano Nazionale Italiano per lo sviluppo della Larga Banda – Portale del Governo Italiano http://www.governo.it/approfondimento/banda-ultralarga-e-crescita-digitale-approvati-i-piani-nazionali/2860
  23. Avanzamento verso gli obiettivi di Italia Digitale 2020 – Portale Piano Strategico Banda Larga Ultra Banda http://bandaultralarga.italia.it/piano-bul/il-monitoraggio/
  24. Annunci iniziative Fastweb per la larga banda – sito istituzionale Fastweb http://www.fastweb.it/fastweb-informa/fastweb-nuovo-piano-in-fibra-ottica-per-portare-200-megabit-al-secondo-al-50-della-popolazione/
  25. Annunci iniziative Vodafone per la larga banda – sito istituzionale Vodafone http://news.vodafone.it/2016/05/17/vodafone-italia-bilancio-2015-2016/
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  27. Annunci iniziative Metroweb per la larga banda – sito istituzionale Metroweb http://www.metrowebitalia.it/chi-siamo/obiettivi-e-strategia/
  28. TIM-Telecom Italia per la larga banda – Audizione TIM al Senato - (vai al sito web
  29. Copertura in fibra TIM – sito istituzionale TIM https://www.tim.it/verifica-copertura
  30. Annunci iniziative TIM-Telecom Italia per la larga banda – sito istituzionale TIM http://www.telecomitalia.com/tit/it/archivio/media/comunicati-stampa/telecom-italia/mercato/consumer/2016/TIM-Bari-Banda-Ultralarga.html
  31. INFRATEL per la larga banda – sito Ministero Sviluppo Economico http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2032557-banda-larga-e-ultralarga-sul-nuovo-sito-infratel-online-i-dati-sulla-copertura
  32. Rapporto sullo stato della Rete, Q1 2016 – Akamai - https://www.akamai.com/uk/en/our-thinking/state-of-the-internet-report/global-state-of-the-internet-connectivity-reports.jsp
  33. Lo sviluppo della fibra di TIM – Group Telecom Italia TIM Results  1Q’16 (vai al sito web
  34. Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga – Portale Governo Italiano http://www.governo.it/sites/governo.it/files/strategia_banda_ultralarga.pdf
  35. Tecnologie fisse e mobili, la crescita delle prestazioni negli anni; analisi del prof. M.Decina riportata nella relazione “Telco v.s. OTT”, convegno Inforav 2015 (vai al sito web)
 

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