Regolamentazione americana sulla Net Neutrality: FCC Open Internet Order

Il 26 febbraio 2015 il regolatore statunitense FCC (Federal Communications Commission) ha approvato il cosiddetto Open Internet Order che definisce le regole volte a preservare la natura aperta di Internet.
Il provvedimento, entrato in vigore a partire dal 12 giugno 2015, sostituisce il precedente Order emanato dalla FCC nel 2010, le cui norme erano state annullate a gennaio 2014 dalla sentenza Verizon vs FCC della Corte d’Appello del distretto di Columbia che aveva contestato il fondamento giuridico su cui si era basata la FCC.
Le norme presenti nel provvedimento finale sono frutto di un’onerosa attività di confronto e di dibattito, su cui vi è stato un forte coinvolgimento dell’opinione pubblica (la consultazione pubblica promossa dalla FCC nel 2014 aveva ricevuto 3,9 milioni di risposte), oltre che dell’industry, del mondo politico e dello stesso Presidente Barack Obama. In particolare, in linea con le richieste del Presidente Obama di considerare l’accesso ad Internet un servizio pubblico al pari dei servizi di telefonia di base, la FCC ha deciso di classificare i servizi di accesso ad Internet broadband nell’ambito del Title II del Telecommunication Act (in cui rientra il servizio telefonico), in modo da avere un solido fondamento giuridico.
L’iter legislativo che ha portato in USA all’adozione del Open Internet Order è rappresentato nella Figura A.

 

Figura A- Principali tappe per l’adozione del FCC Open Internet Order in USA

Le tre regole cardine (denominate “bright line rules”) definite nel provvedimento, che si applicano agli Operatori fissi e mobili che forniscono servizi di accesso ad Internet broadband, sono:

  • No Blocking: è proibito il blocco di dispositivi, servizi, applicazioni e contenuti legali;
  • No Throttling: è proibito alterare o degradare il traffico Internet;
  • No Paid Prioritization: agli operatori di rete broadband è proibito favorire parte del traffico Internet e di prioritizzare contenuti e servizi (“no fast lane”) a pagamento.

L’Order FCC specifica inoltre che i fornitori dei servizi di accesso ad Internet broadband non devono interferire né sulla possibilità da parte dell’utente di selezionare ed usare l’accesso ad Internet e di accedere a servizi, applicazioni, contenuti, dispositivi di sua scelta, né sull’abilità dei Content/Application/Service Provider di fornire contenuti, applicazioni, servizi o dispositivi agli utenti finali. È riconosciuta l’esigenza degli Operatori di gestire le reti, ma è imposto che la gestione del traffico sia mirata ad obiettivi di tipo tecnico e non commerciale.
Nonostante le 3 regole chiave ed il richiamo del Title II del Telecommunications Act, si evidenzia che il Presidente della FCC, Tom Wheeler, ha dichiarato pubblicamente [nota 13] che si tratta di un approccio “light touch”, che non impone alcuna regolamentazione dei prezzi, unbundling o forme di apertura della rete a competitor. Inoltre il provvedimento non impone regole ex-ante sugli accordi di interconnessione che devono continuare ad essere negoziati commercialmente, ma prevede che la FCC valuterà caso per caso la necessità di interventi regolamentari sulle pratiche di interconnessione.
L’Open Internet Order della FCC è stato analizzato in Italia da un gruppo di esperti, istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nell’ottica di valutare una possibile convergenza delle regole tra UE ed USA in materia.
Come sottolineato nello studio del gruppo di esperti MiSE [nota 14], è di interesse rilevare che il provvedimento FCC:

  • focalizza le regole sui servizi denominati BIAS (Broadband Internet Access Service) e sul trattamento del traffico Internet effettuato fino al livello protocollare 3 (network) della pila OSI;
  • consente la gestione dei servizi fatta sopra al livello 3 con piattaforme per il miglioramento della Quality of Experience (QoE) e consente accordi a pagamento tra Telco ed OTT basati sulla realizzazione di piattaforme che agiscono sui livelli protocollari superiori a quello di rete del protocollo IP (ad esempio basati su Content Delivery Network).

Si consideri infine che dal punto di vista normativo la discussione non è ancora chiusa in quanto:

  • sono in corso cause legali intentate dalle principali associazioni degli operatori (U.S. Telecom, CTIA, National Cable & Telecomm. Association, Wireless Internet Service Providers Association e American Cable Association) contro l’applicazione per il broadband del Title II del Communication Act ed i conseguenti forti poteri della FCC con l'obiettivo di bloccare le regole FCC sulla Net Neutrality;
  • nell’ambito del Congresso USA è stata presentata dai Repubblicani una "resolution of disapproval" contro le regole FCC nel Senato e nella Camera dei Deputati con l’obiettivo di bloccare il provvedimento ed esautorare la FCC dal diritto di imporre norme sull’accesso ad Internet.
 

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