Le regole del gioco: l’evoluzione dello scenario regolamentare

Accanto ai servizi offerti dai Telco, si assiste oggi ad una crescente offerta di servizi, applicazioni e contenuti da parte di provider OTT (Over The Top). Tali soggetti, che utilizzano Internet generando la parte preponderante del traffico che si riversa sulle reti, competono sul mercato adottando nuovi modelli di remunerazione, differenti da quelli tradizionali tipici delle telecomunicazioni. In questo scenario in rapida evoluzione, il sistema delle regole in vigore, nato negli anni ’90 per il superamento dei monopoli nazionali nell’ambito delle reti e basato su un approccio rigorosamente settoriale della regolamentazione, risulta ormai obsoleto. Esploriamo l’evoluzione dello scenario regolamentare nel nuovo contesto di mercato e di evoluzione tecnologica.

 

1 - Introduzione

I Telco, ovvero gli operatori di telecomunicazioni storici, si trovano oggi ad operare in uno scenario competitivo completamente diverso da quello in cui agivano solo fino a pochi anni fa. Mentre un tempo vi era una corrispondenza pressoché biunivoca tra i servizi e le reti utilizzate per fornirli (di norma chi gestiva le reti forniva anche i servizi), oggi le nuove piattaforme IP consentono la fornitura di servizi anche da parte di soggetti che non gestiscono le reti, ma che si collocano a “monte” o “sopra” di esse, operando in maniera specializzata e sfruttando al massimo livello le economie di scala e di scopo derivanti dalla connettività globale della rete internet (i c.d. “Edge Provider” o “Over The Top provider” - OTT). In altre parole le reti IP costituiscono un’unica risorsa condivisa da una pluralità di applicazioni e servizi che possono essere forniti con costi marginali spesso molto contenuti o trascurabili. Ciò determina uno scenario competitivo molto complesso in cui i servizi innovativi possono entrare in diretta competizione con i servizi tradizionali nel caso in cui siano ad essi funzionalmente equivalenti. Inoltre tali “servizi OTT” sono spesso offerti sulla base di modelli di remunerazione diversi da quelli tipicamente adottati dai Telco. I primi sono infatti offerti nell’ambito di schemi di mercato a due versanti, in cui la popolazione degli utenti finali che utilizzano il servizio viene valorizzata su un altro mercato contiguo (si pensi ad esempio alla vendita di pubblicità on-line) [nota 1].
Tali trasformazioni stanno rendendo obsoleto il sistema delle regole attualmente in vigore, ancora centrato sull’obiettivo, ormai acquisito, del superamento dei monopoli nazionali nell’ambito delle reti e su un approccio rigorosamente settoriale della regolamentazione. I grandi temi che si stanno ora ponendo sono:

  • come stimolare l’innovazione e lo sviluppo delle reti a banda larga ed ultra-larga necessari a sostenere lo sviluppo del mercato digitale, incentivando i relativi investimenti e assicurandone la sostenibilità nel medio-lungo termine;
  • come assicurare che servizi funzionalmente equivalenti siano assoggettati alle medesime regole a prescindere da chi/come vengano forniti (Telco piuttosto che OTT);
  • come assicurare che ai clienti vengano riconosciuti livelli di tutela adeguati per i servizi fruiti (privacy, tutela consumatori, sicurezza…);
  • come assicurare la tutela e la sicurezza dei dati gestiti dai vari soggetti della catena Internet e dare piena consapevolezza ai clienti dell’uso che viene fatto dei loro dati, sia nel caso di servizi a pagamento che gratuiti;
  • come assicurare il diritto dei clienti ad accedere liberamente ai servizi e contenuti in rete (Open Internet) e garantire che l’intera catena del valore di Internet non presenti “colli di bottiglia” (bottlenecks) che ostacolino la competizione e l’innovazione dei servizi.

È quindi evidente la necessità di una revisione complessiva delle regole che oggi governano sia il sistema delle telecomunicazioni (il c.d. “framework europeo”) sia, più in generale, l’intero eco-sistema digitale (commercio elettronico, protezione dei dati, sicurezza, contenuti audiovisivi…). La Digital Single Market Strategy, lanciata il 6 maggio 2015 dalla Commissione Europea, può essere considerata una risposta a tale esigenza.

 

2 - La Digital Single Market Strategy

La Strategia per la Creazione di un Mercato Unico Digitale raccoglie tutte le iniziative che la Commissione Europea intende mettere in campo nel prossimo biennio per estendere all’ambiente digitale tutte le libertà acquisite nel mercato unico, incentivando crescita e occupazione. Le principali consultazioni proposte dalla CE sono riassunte nella Tabella 1

 

Tabella 1 – Principali consultazioni avviate dalla CE nell’ambito del DSM [nota 5]

I tre ambiti principali su cui si concentrerà l’azione della Commissione sono:

  1. migliore accesso ai beni e ai servizi digitali da parte di consumatori e imprese attraverso la semplificazione del commercio elettronico transfrontaliero, la limitazione alle pratiche di geo-blocking [nota 2], la modernizzazione delle norme in materia di diritto d’autore e la semplificazione del regime IVA;
  2. assicurare un piano normativo uniforme (level playing field) tra Telco e OTT per favorire lo sviluppo delle reti e dei servizi innovativi digitali, tramite la completa revisione del quadro regolamentare europeo, della Direttiva sui servizi audiovisivi e della Direttiva ePrivacy, anche al fine di estenderne il campo di applicazione agli OTT. La Commissione, inoltre, ha avviato un’indagine sulle piattaforme on-line [nota 3] (motori di ricerca, social media, siti e-commerce, app stores…) con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, chiarire le condizioni di utilizzo dei contenuti coperti da copyright da parte degli intermediari e valutare possibili modalità di gestione della presenza di contenuti illegali su Internet;
  3. creazione di un’economia e di una società digitali europee con potenzialità di crescita a lungo termine, per arrivare ad un sistema industriale intelligente (“Industria 4.0”), con particolare attenzione ai temi degli standard, dei big data e del cloud computing.

Si tratta di un’iniziativa estremamente complessa ed articolata che coinvolge trasversalmente la Commissione Europea. In questo ambito, spicca indubbiamente la revisione dell’insieme delle regole che governano il settore delle comunicazioni elettroniche [nota 4].
In tale quadro, la disciplina sulla Internet Aperta (Open Internet) e l’eventuale intervento normativo sulle piattaforme digitali on-line costituiscono due aspetti fondamentali del futuro ecosistema digitale europeo. Il regolamento Telecom Single Market, recentemente approvato, ha già fissato le regole che governano l’Open Internet in un’ottica di massima armonizzazione tra Stati (ovvero con una normativa di rango legislativo che si applica immediatamente ed uniformemente in tutti gli Stati Membri), mentre il dibattito sulle piattaforme on-line è appena stato avviato dalla Commissione mediante la sopracitata consultazione pubblica.

 

3 - Open Internet e “Neutralità della Rete”

Sino a pochissimi anni fa a nessuno era mai venuto in mente di porre restrizioni allo sviluppo tecnologico e di servizi legati ad Internet, né tantomeno allo sviluppo dei servizi di rete che rendono possibile l’utilizzo di Internet con livelli di qualità via via crescenti, adeguati allo sviluppo delle applicazioni. In Europa il “Regulatory Framework for Electronic Communications”, definito nel 2009, ha introdotto un contesto normativo flessibile, senza particolari obblighi in tema di rispetto della neutralità della rete. In effetti, la normativa europea si è basata su principi consolidati, noti appunto come “Open Internet”, che hanno consentito un efficace sviluppo di Internet prima nel Nord America e poi nel resto del mondo (Figura 1).

 

Figura 1 - Principi di Open Internet sui siti della Commissione Europea e del regolatore statunitense FCC [nota 6]

In tempi recenti, quando è apparso chiaro che il trattamento “best effort” del traffico Internet non è sufficiente per i requisiti di qualità nelle nuove Applicazioni, si è paradossalmente assistito a fortissime spinte tese ad impedire che i Telco offrissero servizi di trasporto del traffico a qualità differenziata, spostando l’attenzione dalla tutela dei diritti delle persone (di accedere e scegliere liberamente di utilizzare servizi, applicazioni e contenuti) a vincoli sull’esercizio e sull’innovazione nelle reti e nei servizi.
Utilizzando slogan invero semplicistici come “tutti i bit sono uguali”, si è cercato talvolta di condizionare il dibattito tralasciando alcuni fondamenti tecnici su cui Internet è stata creata e si è sviluppata.
La rete nel suo complesso, ed i singoli elementi costitutivi (switch, router, link trasmissivi, sistemi di controllo...) non sono e non possono essere “risorse infinite”; per prevenire fenomeni di congestione e garantire i servizi, Internet sin dalle origini è sempre stata una “managed network”; meccanismi di gestione della rete e del traffico sono stati standardizzati da IETF e sono, da sempre, implementati in tutti i nodi Internet del mondo. Come affermato anche da Vinton Cerf, uno dei padri di Internet, tra le interpretazioni sbagliate della neutralità della rete c’è quella che “every packet must be treated identically”; invece la filosofia di Internet, sin dalle origini, è che: “[Internet] will do the best it can to service any arriving packet, but it’s free to drop the packet or shape the traffic to protect network resources, deals with congestion, and provide fair access to its facilities” [nota 7].
Il dibattito e lo sforzo per arrivare ad un contesto regolamentare adeguato alla natura stessa di Internet ed alle enormi potenzialità di sviluppo del settore sono ancora in corso; nell’ultimo anno sono state predisposte nuove normative sia in USA sia in Europa, in cui le norme sulla Open Internet e sulla Net Neutrality avranno efficacia a partire da aprile 2016 in tutti i Paesi Membri.
A livello europeo, il regolamento Telecom Single Market introduce il concetto di IAS (Internet Access Service), inteso come il servizio di comunicazione elettronica pubblico che fornisce accesso ad Internet – ovvero la connettività ai punti terminali di Internet - quale oggetto degli obblighi di neutralità. I servizi “diversi dai servizi di accesso a Internet”, ottimizzati per specifici contenuti, applicazioni o servizi o loro combinazioni (definiti come Other Than Internet Access Services) non sono soggetti alle norme sulla neutralità degli IAS.
Due sono i principi chiave del Regolamento (Figura 2):

Open Internet:

  • mediante IAS gli utenti hanno il diritto di accedere e distribuire informazioni e contenuti, utilizzare e fornire applicazioni e servizi, nonché usare terminali di loro scelta, indipendentemente dall’origine e destinazione del servizio, informazione o contenuto;
  • in generale non è consentito bloccare, alterare o rallentare contenuti, servizi ed applicazioni disponibili tramite IAS.

Trattamento ”paritario” del traffico:

  • gli operatori di telecomunicazioni, quando forniscono il servizio di accesso ad Internet, devono trattare il traffico senza discriminazioni, restrizioni o interferenze ed indipendentemente dal mittente, ricevente, contenuti, applicazioni, servizi e terminali usati;
  • nell’ IAS non possono essere privilegiate particolari tipologie di traffico a scapito di altre sulla base di considerazioni commerciali.

D’altra parte, viene riconosciuta la necessità che fornitori di IAS attuino misure di Network Management, purché siano:

  • misure trasparenti, non discriminatorie e proporzionate;
  • finalizzate ad un uso efficiente delle risorse di rete e alla ottimizzazione della qualità per soddisfare le oggettive differenti esigenze in termini di qualità del servizio;
  • non basate su ragioni di natura commerciale;
  • non basate sul monitoraggio degli specifici contenuti trasportati.
 

Figura 2 - Le definizioni del Regolamento Telecom Single Market

Inoltre il Regolamento non proibisce pratiche di zero rating [nota 8], indicando che, in generale, le pratiche commerciali non debbano limitare il diritto degli utenti ad accedere a servizi, applicazioni e contenuti di loro scelta. La valutazione di tali pratiche è demandata al regolatore nazionale.
Misure più stringenti e “discriminatorie” di network management, quali ad es. blocco o rallentamento del traffico, restrizione di specifici contenuti, applicazioni o servizi, possono essere adottate in circostanze molto particolari:

  • in ottemperanza a leggi comunitarie o nazionali, ordini delle Autorità;
  • per preservare l’integrità e la sicurezza della rete;
  • per gestire temporanee ed eccezionali congestioni della rete.

Per qualunque servizio diverso da IAS, cioè per tutti i servizi “Other Than Internet Access Services”, non sussistono particolari limitazioni, quando non vengono offerti “in alternativa” all’ IAS, a condizione che non pregiudichino l’IAS e che non si traducano nella mera offerta di servizi “a priorità”. In generale, quindi, le applicazioni/servizi che operano “al di sopra” dell’accesso ad Internet non sono oggetto del nuovo regolamento, e non sono previsti vincoli all’ utilizzo di tecniche che operano “al di sopra” dell’ IAS; in particolare, piattaforme che operano a livelli protocollari superiori all’IP (come le cache, le CDN, gli acceleratori TCP,… utilizzati ampiamente e da tempo dagli OTT) restano al di fuori della nuova normativa, che non prevede limitazioni al loro impiego anche da parte degli operatori di telecomunicazioni [nota 9].
Va evidenziato che il Regolamento Telecom Single Market conferisce alle Autorità Nazionali di Regolamentazione ampi poteri di vigilanza, in particolare sulla sussistenza o meno dei requisiti necessari a qualificare un servizio come diverso dall’accesso ad Internet e sulla qualità minima che deve essere garantita dal Servizio di Accesso ad Internet. Sarà pertanto molto importante l’interpretazione che le Autorità nazionali daranno delle norme europee. È inoltre essenziale che, in un’ottica di mercato digitale unico, le nuove norme relative all’Open Internet siano applicate in maniera uniforme negli Stati Membri. Da questo punto di vista sarà fondamentale il ruolo del BEREC [nota 10] e delle linee guida che emetterà in proposito nel corso del 2016.

 

4 - Le Piattaforme On Line

Nell’ecosistema digitale le piattaforme on-line svolgono un ruolo centrale agendo come soggetti “intermediari” che operano su mercati bi- o multi- laterali, e, grazie ad Internet, creano interazioni fra gruppi distinti di “utilizzatori” della piattaforma. Tipicamente le piattaforme on-line consentono agli utenti finali di accedere a contenuti/servizi/beni in rete (si pensi ai grandi siti di e-commerce, vendita on-line di contenuti audio e video, app stores, motori di ricerca, …); in qualche caso con il termine “piattaforma” si fa riferimento ai sistemi operativi dei device (in particolare quelli dei terminali mobili), che agiscono per certi aspetti come abilitatori dell’accesso dei clienti ai contenuti ed applicazioni disponibili su Internet. Ad oggi si è consolidata la tendenza all’affermazione di un numero ridotto di grandi piattaforme specializzate che basano il proprio business sull‘effetto lock-in mediante il controllo e la cura dei vari canali di accesso degli utilizzatori (es. le “apps”, i browser, i sistemi operativi nei terminali) e sull’acquisizione di un’immensa mole di dati dei clienti. Il potere di mercato dei soggetti che gestiscono queste piattaforme offrendo servizi ed applicazioni senza particolari vincoli regolamentari (Figura 3), e la loro capacità di influenzare le scelte dei clienti, può quindi essere molto forte, rendendo necessario valutare in quale misura siano opportuni interventi normativi o di vigilanza, a tutela di diritti dei clienti e della concorrenza. 

 

Figura 3 - Le asimmetrie regolamentari

Le principali tematiche che dovranno essere indagate comprendono:

  • la carenza di chiarezza su come le informazioni dei motori di ricerca vengono fornite e sulla base di quali criteri (se sulla base di criteri oggettivi o di natura commerciale – es. sponsorizzazioni);
  • la scarsa consapevolezza degli utenti del fatto che la fruizione di determinati servizi/contenuti, anche gratuiti, implica uno sfruttamento economico dei loro dati personali;
  • la scarsa chiarezza delle condizioni contrattuali;
  • la corretta attribuzione delle responsabilità verso i clienti;
  • il potere di mercato e le restrizioni imposte a danno dei fornitori di contenuti.

Come indicato precedentemente, nell’ambito della DSM Strategy, è stata avviata dalla Commissione Europea una specifica consultazione pubblica sulle piattaforme on-line che indaga proprio i temi sopra elencati [nota 11]. Il risultato darà certamente un quadro molto chiaro della situazione anche se, al momento, non sono prospettati specifici interventi normativi sulla materia. Questo non significa che è aprioristicamente esclusa una qualche forma di regolamentazione, ma che la Commissione non ha ancora un’idea chiara se intervenire, dove e in che misura. Ciò è anche il riflesso di un dibattito molto controverso sul tema: se da una parte si è concordi sulla necessità di una maggiore trasparenza verso gli utilizzatori finali, dall’altra non vi è uniformità di vedute circa la necessità di una vera e propria regolamentazione in materia.
Controverso è il tema delle condizioni di accesso alle maggiori piattaforme on-line ed alla loro apertura. Tale tema non viene esplicitamente sollevato nella consultazione pubblica della Commissione, ma è oggetto di dibattito all’interno dell’industria e con posizioni divergenti.
Come visto, la regolamentazione nelle varie aree geo-economiche ha fino ad ora concentrato la propria attenzione ad assicurare la neutralità dell’accesso ad Internet e sono stati definiti precisi vincoli a cui i Telco devono attenersi. Per contro, i soggetti OTT hanno creato e sviluppato i propri business a livello globale transnazionale, e le piattaforme on line, che come detto giocano un ruolo importante nell’accesso da parte dell’utente finale a contenuti ed applicazioni, non sono soggette a normative analoghe.
Non esistono attualmente sufficienti basi normative per la tutela dei diritti degli utenti e del mercato atte ad evitare che una piattaforma, specie quando diventa “grande”, possa condizionare in modo significativo le scelte degli utenti finali e la loro capacità di accedere liberamente ai contenuti/applicazioni disponibili su Internet. Per questo, anche in presenza di una connettività IP assolutamente “neutrale”, risulta a rischio l’obiettivo di una Internet aperta dal punto di vista dell’ utente finale che accede alle applicazioni e contenuti attraverso la “mediazione” non solo della rete, ma anche del terminale e delle piattaforme on-line.
In generale appare importante che il nuovo quadro normativo recepisca i principi generali di libertà di scelta, trasparenza, privacy, sicurezza, assicurando che:

  • i fornitori di contenuti possano avere libero accesso ai clienti finali;
  • gli utilizzatori finali abbiano libero accesso alle informazioni e ai contenuti legali e possano liberamente distribuirli in rete;
  • le piattaforme non pongano ingiustificati vincoli alla diffusione di applicativi e contenuti.

La riflessione in questo senso dovrebbe essere indirizzata a comprendere quali siano, da un lato, le possibili aree di criticità da analizzare e, dall’altro, i possibili livelli di intervento, la loro proporzionalità e praticabilità.
In merito al primo aspetto, è importante valutare verso quali soggetti debba concentrarsi l’attenzione di un eventuale intervento normativo. A tal fine aspetti da tener in conto possono essere la quota di mercato detenuta, la capacità di discriminare specifiche applicazioni, contenuti o servizi e la capacità dei clienti di usufruire di piattaforme alternative.
Inoltre dovrebbero essere analizzati eventuali elementi in grado di ostacolare in modo ingiustificato la capacità di un cliente di trasferirsi da un provider ad un altro o di limitarne significativamente la capacità di scelta.
Per quanto concerne le modalità d’intervento occorre considerare diversi aspetti, in primo luogo la proporzionalità di un eventuale intervento. È infatti necessario individuare quali soggetti siano “rilevanti” ai fini di eventuali interventi e se questi ultimi non siano ostativi al processo creativo tipico dell’ecosistema digitale di Internet (ad es. le start up innovative hanno talvolta bisogno per svilupparsi di ecosistemi “protetti”). Un possibile criterio è quello di riferirsi alla capacità della piattaforma di influenzare significativamente la libertà di scelta dei clienti, assumendo come parametri di valutazione aspetti come la sua dimensione, le sue funzionalità, il grado di sostituibilità…
Altro punto importante è quale tipo di strumento eventualmente utilizzare. Una regolamentazione nel senso stretto del termine rappresenta in linea teorica la soluzione più efficace, ma anche quella di più difficile applicazione, dovendo coinvolgere soggetti che spesso operano su scala globale e in un contesto in continua evoluzione. Alternativamente, si potrebbero utilizzare gli strumenti previsti dalla normativa europea in materia antitrust, laddove ne ricorressero i presupposti. Altre ipotesi aperte possono essere l’incentivazione di forme di autoregolamentazione o la promozione di standard e “best practices”.

 

5 - Verso la riforma del quadro regolamentare settoriale

A prescindere da come potrà evolvere il dibattito sulle piattaforme on line, la revisione delle regole che governeranno lo scenario competitivo digitale dovrà in ogni caso passare per una ridefinizione dell’ambito di applicazione dell’attuale regolamentazione, al fine anche di eliminare le disparità di trattamento tra alcuni servizi forniti dai Telco ed equivalenti servizi forniti dagli OTT. Non è infatti più compatibile con un ecosistema sempre più convergente e innovativo una regolamentazione settoriale basata sul concetto di “reti che forniscono servizi” piuttosto che sui servizi in quanto tali. Il tradizionale focus regolamentare sulle reti e relativi servizi (in particolar modo la telefonia) offerti dai Telco ha portato ad una situazione in cui i servizi Telco sono sottoposti a regole e obblighi che non valgono per quei servizi OTT percepiti dai clienti come assolutamente sostitutivi dei primi.
È pertanto necessario il superamento della attuale definizione di servizio di comunicazione elettronica, basata sul concetto di trasporto delle informazioni su una rete [nota 12], a favore di un concetto più ampio che è quello di servizio di comunicazione digitale, in cui l’elemento qualificante dovrebbe essere la fornitura di servizi a distanza (a prescindere dal fatto che chi lo fornisce si occupi del trasporto dell’informazione o meno). Tale nuova definizione si affiancherebbe così al nuovo concetto di “Servizio di Accesso ad Internet” (Internet Access Service) introdotto dal nuovo regolamento Telecom Single Market. Quest’ultimo sarebbe pertanto inteso come servizio di comunicazione elettronica pubblico che fornisce accesso ad Internet e quindi connettività potenziale a qualunque terminale, server, computer connesso ad Internet.
L’approccio proposto, separando la fornitura dei servizi dalla rete, e riconoscendo la prevalente nuova modalità di fornitura di servizi, applicazioni e contenuti attraverso l’accesso ad Internet, consentirebbe un trattamento regolamentare più uniforme per tutti i servizi che risultino tra loro equivalenti, liberando i servizi dei Telco da vincoli non più giustificati e limitando eventuali obblighi regolamentari più stringenti e settoriali al solo accesso ad Internet.

 

Conclusioni

Le telecomunicazioni stanno evolvendo rapidamente verso uno scenario “All-IP” in cui una pluralità di applicazioni, servizi, contenuti saranno forniti da piattaforme on-line, accessibili grazie ad Internet; i cambiamenti nel mercato, nei modelli di business, nella tecnologia, richiedono cambiamenti anche nelle “regole del gioco”, per rispondere ai bisogni degli utenti finali, promuovere l’innovazione, ed assicurare equilibrio fra la pluralità dei soggetti che operano per lo sviluppo del settore.
Il dibattito per la definizione delle nuove regole è in corso, ed è importante che il risultato finale non si riduca ad una mera estensione della regolamentazione vigente anche ai servizi offerti da OTT e da piattaforme online (di fatto attualmente deregolamentati). È invece auspicabile la un lato un bilanciamento degli obblighi (introducendo regole laddove effettivamente necessario) dall’altro una semplificazione e riduzione delle “regole” non più necessarie (o addirittura ostative all’innovazione), pervenendo ad un complessivo alleggerimento dell’attuale peso regolamentare sul settore. È questo il tema su cui si concentrerà in larga parte il dibattito regolamentare europeo nei mesi a venire.

 

Note

  1. Modelli di business di questo genere sono ad es. adottati da soggetti tipo YouTube, Google Maps, WhatsApp o Skype.
  2. Per geo-blocking s’intendono tutte quelle pratiche messe in campo per limitare l’accesso dei clienti a servizi e contenuti sulla base della loro collocazione geografica (ad es. forzare i clienti ad utilizzare i siti di e-commerce nazionali piuttosto che i siti esteri della medesima piattaforma o impedire la fruizione di contenuti video in paesi diversi da quello in cui sono stati acquisiti).
  3. Consultazione avviata il 24 settembre 2015 e che si concluderà il 30 dicembre 2015.
  4. L’11 settembre 2015 la Commissione Europea ha ufficialmente avviato il processo di revisione delle Direttive di settore con il lancio di un’ambiziosa consultazione pubblica.
  5. L’elenco completo delle consultazioni pubbliche effettuate ed in corso sul Digital Single Market è disponibile sulla pagina web: https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/digital-me/consultations
  6. Si vedano la pagina web della Commissione Europea https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/about-open-internet e della Federal Communications Commission https://www.fcc.gov/openinternet
  7. Si veda l’articolo redatto da Vinton Cerf “Knocking Down Strawmen” sulla rivista IEEE Internet Computing (Novembre-Dicembre 2014)
  8. Le pratiche di zero-rating, molto comuni su rete mobile, consistono principalmente nell’esonerare specifici tipi di traffico dal consumo previsto all’interno di un volume di traffico definito in alcune offerte commerciali.
  9. L’uso di tecniche che operano fino al livello protocollare IP (come ad esempio la priorità) utilizzate nel segmento di accesso dedicato al singolo cliente non dovrebbero essere oggetto di restrizioni regolamentari in quanto sono attuate a beneficio dell’utente che sceglie di aderire ad un’offerta con requisiti di qualità, e non impattano sugli altri utenti che accedono ad Internet.
  10. Board of European Regulators for Electronic Communications, l’organismo regolatori europei delle comunicazioni elettroniche che ha il compito di coordinarne l’azione mediante proprie linee guida.
  11. Consultazione pubblica (dal 24 settembre al 30 dicembre 2015) su piattaforme, gli intermediari online, i dati, il cloud computing e l’economia collaborativa. Si ricorda che in Italia è stata recentemente pubblicata la Dichiarazione dei diritti in Internet da parte della Commissione Internet (presso la Camera dei Deputati) che affronta anche il tema delle piattaforme online.
  12. La definizione attuale di servizio di comunicazione elettronica è basata sul concetto di trasporto di segnali su reti di comunicazioni elettroniche il che ovviamente porta ad escludere dall’ambito di applicazione della regolamentazione tutti i servizi degli OTT considerati attualmente servizi della società dell’informazione e quindi deregolamentati.
  13. Si veda ad esempio l’intervista al presidente FCC Tom Wheeler nell’ambito del Mobile World Congress 2015 disponibile al link: http://www.mobileworldlive.com/mwl-tv-videos/mwltv15-tuesday/mwl-keynote-fcc-chairman-tom-wheeler/
  14. Il documento di analisi del gruppo di esperti MiSE è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico alla pagina http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2032854-net-neutrality-riflessioni-sull-open-internet-order-della-fcc
 

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