L’ICT alla conquista del mercato CE

“The Home is the Site of the most Fundamental Revolution of All”
Paul Otellini, Intel CTO

Una specie di dilemma sottende all’evoluzione recente dei terminali d’utente, indizio di due differenti visioni riguardo al modo ìn cui l’intera industria ICT dovrebbe riorganizzarsi per far fronte al radicale cambiamento di paradigma introdotto dall’avvento di Internet e dei Social Media. Da un lato c’è chi punta sull’assunto che la connettività broadband garantita fornirà collegamenti ad alta velocità ventiquattr’ore su ventiquattro, proprio come oggi non si mette in dubbio la disponibilità della corrente elettrica sempre e dovunque. In questa prospettiva un’azienda può traquillamente centrare il suo business sull’idea di spostare nel Cloud la maggior parte delle funzioni e delle capacità elaborative richieste per erogare i servizi ICT, lasciando sui dispositivi nelle mani del cliente soltanto una GUI semplificata con gli strumenti essenziali per l’interazione uomo-macchina. Altri non sembrano invece così fiduciosi che un simile scenario si possa realizzare in tempi brevi e cercano di limitare i rischi di una dipendenza eccessiva da un “cordone ombelicale” virtuale che li legherebbe irreversibilmente alla rete. Preferiscono cioè insistere con i “buoni vecchi pezzi di ferro” equipaggiati con tutto ciò che serve per far lavorare e divertire le persone, rimanendo scettici sull’opportunità di dislocare “tutto e subito” nella Nuvola. Naturalmente, tende a ragionare in questo modo soprattutto chi gode di una posizione dominante nel mercato dell’ICT tradizionale.
In questo momento i casi più rappresentativi dei due tipi di atteggiamento sono costituiti probabilmente da Google e Microsoft. Si tratta evidentemente non di semplici esempi, considerato che questi due colossi sono tra gli attori più impegnati a livello mondiale nel processo di “colonizzazione” dell’ambiente  residenziale con l’obiettivo di renderlo tecnologicamente omogeneo al resto della filiera ICT e quindi in grado di funzionare come canale di distribuzione di applicazioni ICT per il mercato di massa. La buona notizia per l’operatore è che l’infrastruttura di telecomunicazioni si pone in ogni caso saldamente al centro della big picture, diventando importante come nuovo medium che ribalta il rapporto con l’informazione, non più ricevuta passivamente da qualche canale ma richiesta attivamente attraverso l’equivalente di una “telefonata”: cosa che, per inciso, tende a modificare la percezione stessa dell’ambiente in cui si agisce, come acutamente rilevato da McLuhan. Se infatti mettiamo per un istante da parte il dibattito pur importante su quanto rapidamente ciò accadrà, emerge un denominatore comune a tutte le previsioni: l’imporsi di una “super Internet” in procinto di inghiottire gli altri segmenti di business come li conosciamo, dall’energia all’intrattenimento, dalla sicurezza all’editoria. Sarebbe davvero paradossale se in un contesto teoricamente ideale per l’operatore, che pochi avrebbero osato prospettare fino a non molto tempo fa, l’industria delle TLC perdesse irrimediabilmente peso nell’arena tecnologica globale e non riuscisse a mantenere un proprio ruolo di indirizzo per quanto concerne l’evoluzione dell’ecosistema domestico, mentre in contemporanea i succitati giganti aumentano costantemente i loro margini di controllo su prodotti e soluzioni. Per contro, appare decisamente sensato ipotizzare che le distinzioni ora esistenti tra i diversi settori industriali vengano progressivamente superate e che aziende finora separate saranno in un futuro non lontano rimpiazzate da conglomerati più ampi, i quali tra i loro molteplici ambiti di interesse includeranno anche la gestione di una connettività ultrabroadband data ormai per scontata.

 

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