Home Hub, OTT e Cloud

Home Hub, OTT e Cloud

Oggi non si può guardare ai terminali residenziali prescindendo dalle loro relazioni con l’ambiente in cui sono inseriti. Si confrontano tuttavia al momento due distinti paradigmi d’impostazione della Smart Home, che differiscono per il modo di concepire il suo “baricentro” e impongono requisiti diversi ai terminali stessi: il primo assegna questo ruolo cruciale ad un Home Hub fisicamente presente nell’abitazione, sotto il controllo e la responsabilità del cliente finale; il secondo lo disloca nel Cloud, delegandone completamente la gestione al fornitore del servizio. È evidente che la seconda alternativa configura una piattaforma end-to-end aderente al modello OTT, che considera l’intera filiera di distribuzione dei contenuti “trasparente” e neutrale; la prima lascia invece a potenziali intermediari, tra cui l’Operatore, margini per personalizzare le prestazioni intervenendo su apparati come un Gateway domestico. Aziende favorevoli al primo approccio si stanno muovendo per occupare anche posizioni “interne” alla catena del valore, proponendo versioni del Gateway domestico come OnHub di Google orientate a compiti di pura comunicazione, ma predisposte per svolgere in futuro funzioni tipiche di un vero Home Server, con capacità di trattamento di informazioni  e coordinamento dei dispositivi della casa in chiave complementare alle infrastrutture in rete. Il loro obiettivo strategico è il presidio delle principali componenti del mondo Internet of Things tramite iniziative governate in prima persona e utilizzando tali prodotti come “Cavallo di Troia”. 

 

Esempio tipico del secondo approccio è invece fornito da Qivicon, soluzione targata Deutsche Telekom, una piattaforma orizzontale gestita su cui singoli player dei vari segmenti industriali (energia, sicurezza, automazione, ecc.) possano innestare i propri servizi. I punti di forza di simili iniziative definite in competizione con quelle OTT risiedono nella possibilità di differenziare l’offerta ai singoli clienti e nella disponibilità di una piattaforma flessibile, scalabile ed “aperta”, centrata su standard internazionali e con API per sviluppi ad hoc e l’assenza di vincoli per quanto riguarda il fornitore di connettività. Esisterebbe quindi una possibilità concreta di influenzare il mercato aggregando operatori dei vari settori rilevanti tramite opportune partnership.
Il futuro dirà se la strada della contrapposizione netta rispetto al paradigma OTT risulterà vincente. Di certo il mercato Internet of Things, che vede le nostre case popolarsi di un numero di dispositivi connessi nell’ordine delle decine, se non delle centinaia di unità, è in decisa espansione. Globalmente il numero di dispositivi, escludendo Personal Computer, Tablet e Smartphone, crescerà fino a 25 mld di unità nel 2020 con un incremento del 30% rispetto al 2014 secondo Gartner, che nel dicembre 2014 stimava che prodotti e servizi indotti avrebbero generato acquisti per $ 69,5 mld nel 2015 e $ 263 mld nel 2020 world-wide.

 

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