Da 50 anni verso il futuro

Un racconto sulle principali sfide tecnologiche vissute in questi cinquant’anni di ricerca e innovazione da chi in Telecom Italia lavora ogni giorno, guardando al futuro.
Quattro "chiacchiere" con alcuni ricercatori del nostro Centro.

 

Torino: via Gugliemo Reiss Romoli, 274. In questa periferia industriale del capoluogo piemontese, nel dicembre 1964 nasce CSELT, il Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni dell’attuale Gruppo Telecom Italia, e che oggi si chiama Telecom Italia Lab. Sono quegli gli anni del boom economico nel Paese, della ripresa post bellica, delle migrazioni dei lavoratori dal Sud verso le città industriali del Nord, per poi, in lunghe code, intasare la nascente Autostrada del Sole negli esodi estivi.
Oggi, a 50 anni di distanza, apriamo le porte di questa “fucina dell’innovazione tecnologica”.

Due grandi scoperte

Ogni giorno circa 800 persone superano la cancellata bianca, da cui sono passati alcuni grandi ricercatori italiani, anche se forse sconosciuti ai più.
Due nomi fra tutti: Basilio Catania, direttore del Centro all’inizio degli anni ’70 e un pioniere nelle sperimentazioni sulle fibre ottiche, oggi alla base delle comunicazioni a larga banda e Leonardo Chiariglione, che, a metà degli anni’90 definisce lo standard MPEG, per la compressione digitale del segnale audio video, il che ha permesso la nascita dei CD e la diffusione dei file musicali mp3 su tutti i device.
Oggi in uno “strano giardino”, dove, tra pini e alberi decennali, troneggiano totem touch screen, animati da infografiche multimediali, un robot con telecamera che si aggira tra i vialetti e distributori automatici di bevande dai quali, appoggiandovi sopra un telefonino, si può prendere un caffè, su delle strane panchine, che sembrano uscite dallo studio di un designer di grido, incontriamo tre ricercatori: Angelo, Marco e Guido.

Angelo, Marco e Guido

Angelo, il più “senior”, sembra assorto nei suoi pensieri, ma sorride con gli occhi, quando Guido, dal chiaro accento siciliano, afferma animatamente che “con la virtualizzazione delle funzioni di rete siamo proprio di fronte ad una nuova rivoluzione” .
Angelo di “svolte epocali nell’evoluzione delle tecnologie” ne ha vissute diverse. È un dottore in fisica, un “topo da laboratorio” che, con passione e serietà, da quasi trent’anni fa il pendolare sul treno delle 6.30, per arrivare puntuale nel “suo” laboratorio sull’home networking.
“Ho avuto la fortuna di conoscere chi ha fatto Rete per il nostro Paese, dotandolo delle prime centrali elettroniche di commutazione numerica, che hanno preso il posto di quelle elettromeccaniche. Ho vissuto l’avvento tsunamico dell’informatica nel nostro modo di lavorare prima e di vivere poi. A Torino abbiamo realizzato dei circuiti integrati di straordinaria “attualità”… i miei amici appassionati di fotografia rimangono stupefatti, quando racconto che il prototipo del CMOS, il sensore che si trova dentro le fotocamere digitali di oggi, sia stato messo a punto da alcuni miei colleghi. Erano quegli gli anni ’80: io mi divertivo con le prime forme di video comunicazione sulla rete ISDN alla base delle videoconferenze dei nostri giorni. Eravamo pochi, ma… buoni!.. anche a giocare a pallone nei corridoi dei laboratori, senza farci beccare dai capi; loro in giacca e cravatta, noi in jeans! Il mio primo giorno di lavoro, ricordo, indossavo una coloratissima camicia hawaiana… poco dopo con il tesserino d’assunzione ho avuto anche un camice bianco, da usare “ogni giorno – mi dissero-”. Era la divisa di tutti i ricercatori che indossavamo con d orgoglio, anche se mia madre è sempre stata convinta che l’avessero data solo a me, perché quel giorno mi ero vestito in modo “impresentabile”!”

Il vero valore del fare ricerca

“Scusa, Angelo, -chiedo- ma, nel tuo laboratorio, cosa hai realizzato?”. “Nella mia esperienza di ricercatore ho compreso che è fondamentale mettere a punto una soluzione innovativa sì, ma che sia di utilità per le persone in quel preciso momento storico, culturale e sociale in cui viene proposta. Per esempio nel 2001, in occasione di SMAU, la fie ra milanese dell’ICT, nel stand Telecom Italia dedicato alla casa del futuro, avevamo presentato due “new entry”: ADONE, il nostro prototipo di set top box digitale, l’antenato di quelli che Sky e Mediaset hanno poi portato nelle nostre case e ORPHEO, il primo modello degli attuali modem ADSL o Tutto FIBRA.
“Beh - continua Angelo - ho dovuto “chiudere questi prototipi” nell’armadio per alcuni anni, perché solo dopo con la diffusione delle reti a larga banda, la gente ha poi sentito il bisogno di questi apparati. Sai credo proprio che un ricercatore sia tale solo se abbia tanta pazienza: per affinare meticolosamente la messa a punto delle proprie idee e per imparare ad aspettare il momento giusto per “tirare fuori il coniglio dal cilindro”!
“Giusto, Angelo – interviene Guido - non hai idea della miriade di video e audiocall che abbiamo dovuto fare per promuovere l’importanza di sviluppare velocemente un’offerta Telecom Italia sul cloud computing che poi si è concretizzata con il lancio di Nuvola Italiana! Inizialmente ci prendevano per alieni, poi, siamo stati chiamati a lavorare su più fronti, da quelli tecnici-architetturali, a quelli legati alla customizzazione delle offerte per le diverse tipologie di clientela.
È anche per questa precedente esperienza che oggi sono contento di far parte del gruppo di ricerca dedicato alle NFV, perché la logica cloud può ben adattarsi all’ammodernamento della rete, per garantire servizi di comunicazione sempre più efficaci, efficienti e sostenibili….”
Squilla il telefono, Guido infila l’auricolare e, accendendo il tablet che era in carica sotto la panchina “intelligente”, se ne va, parlando in inglese.

Il brevettatore seriale

Marco è il più alto dei tre, un look che ricorda quello di Marchionne o Steve Jobs: rigoroso golfino blu, jeans e scarpe da runner.
Fino ad ora si è limitato ad annuire, oltre che a rispondere sullo smartphone alle mail che blinkano quasi ogni minuto; “ e tu, Marco, – chiedo – di cosa ti occupi?”.
“Ah lui, sì che è un mito – interviene Angelo – è un brevettatore seriale!”
Marco, un po’ timidamente prende la parola, “beh, sai… lo scorso anno sono stato premiato per 10 miei brevetti sul radio mobile, riconosciuti di valore internazionale…e così i colleghi mi sfottono dandomi del “serial killer”. Sono entrato qui, in Telecom Italia Lab, poco dopo che il centro era diventato famoso per aver effettuato la prima videochiamata su rete 3G, era il 1999…è da allora che lavoro nel radiomobile e seguo gli standard per la definizione delle nuove tecnologie wireless.
Mi occupo di 4G, la tecnologia mobile dei 100 Mbit/s in downlink e dei 50 Mbit/s in uplink e ora lavoro a nuove soluzioni come l’eMBMS, la Carrier Aggregation di LTE Advanced che servono per dare a tutti i nostri clienti sempre più banda con più qualità nei servizi. Siamo stati i primi in Europa, qui a Torino, a dimostrare il funzionamento di tutto ciò e, credimi, vedere la gente che guarda interessata la demo, per me vale più di qualsiasi attestato di brevetto appeso al muro”.

Le signore della ricerca

Mentre Marco e Angelo si alzano, andandosene in frett,a il primo perché ha un volo per la Silicon Valley, il secondo per “entrare in riunione” due eleganti donne mi vengono incontro. “Hai bisogno di informazioni sull’Open Air Lab?” – chiedono.
Maura e Sabrina, una decina d'anni di differenza l’una dall’altra, mi illustrano il nuovo laboratorio Telecom Italia dedicato a sperimentare i servizi innovati per le Smart City.
Sensoristica, reti capillari, robotica, isola digitale, mobile payment, smart enviroment... queste le loro espressioni più ricorrenti.
“Ma come si può immaginare la nostra vita di domani?…”- chiedo. Uno sguardo d’intesa e quasi all’unisono le “signore della ricerca” mi dicono…” qui non siamo maghi o streghe che, con la sfera di cristallo, prevediamo il futuro; noi qui lo creiamo”.
E se questa non è magia, ditemi voi quale alchimia sia, se si perpetua ogni giorno con determinazione ed entusiasmo in questo angolo della periferia di Torino da cinquant’anni.

 

Esterno di Telecom Italia Lab - Torino

 

L'Open Air Lab

 
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