Katia Colucci, Corrado Moiso

Il fenomeno delle Monete Virtuali: opportunità per Telecom Italia

Il fenomeno delle Monete Virtuali: opportunità per Telecom Italia

L'evidenza della stretta interconnessione tra le monete virtuali e l'economia reale sta suscitando un crescente interesse verso questo tipo di strumento.
Il "fenomeno" Bitcoin rappresenta solo una delle centinaia di monete virtuali esistenti, che vantano un’estrema eterogeneità di varianti sia nelle modalità di funzionamento, sia come finalità e conseguenti ambiti di applicazione.
Lo scopo di questo articolo è quello di inquadrare il fenomeno delle monete virtuali nella sua globalità, evidenziandone gli elementi che lo rendono di interesse per un soggetto come Telecom Italia.

 

1 - Introduzione

Le monete virtuali negli anni recenti stanno conoscendo una crescente attenzione dai media grazie soprattutto a Bitcoin, la moneta virtuale creata nel 2009 da un misterioso Satoshi Nakamoto (invalid link: /content/tiportal/it/notiziariotecnico/2014-01/capitolo-06/note-pie-pagina.html1), che in pochi anni ha generato un giro d’affari di soldi veri calcolato in centinaia di milioni di dollari.
È proprio questo giro d’affari considerevole e dunque l’evidenza di una stretta interconnessione con l’economia reale il motivo della sua popolarità e del crescente interesse dei media, delle autorità, dei singoli e del proliferare di iniziative gemelle (invalid link: /content/tiportal/it/notiziariotecnico/2014-01/capitolo-06/note-pie-pagina.html2).
In realtà le monete virtuali non nascono con Bitcoin, ma sono uno strumento nato ben prima del 2009 (il WIR in Svizzera esiste dal 1934).
È tuttavia vero che negli ultimi anni il fenomeno è cresciuto enormemente, assumendo un rilievo che non può lasciare indifferenti, soprattutto per quanto riguarda i suoi effetti sull’economia reale. Il collegamento con l‘economia reale deve essere visto sotto un duplice aspetto:

  • la convertibilità con il denaro reale, che per molte di queste valute esiste con tanto di tasso di cambio, abilita l’utilizzo di tali monete per lo scambio di beni, reali e virtuali, talvolta anche di valore considerevole;
  • il crescente giro d’affari che ne deriva alimenta la nascita di nuove ruoli di business necessari al corretto funzionamento dell’ecosistema che ruota intorno alle monete virtuali.

Ma prima di procedere è opportuno fare chiarezza tra i termini denaro, moneta reale o corrente e moneta virtuale.
Il denaro ricomprende qualsiasi bene comunemente accettato come mezzo di pagamento sul mercato per lo scambio di beni e servizi. Nel tempo, in periodi sia precedenti sia successivi alla nascita della moneta, sono stati usati come denaro beni anche molto diversi quali: il sale (da cui il temine salario), le barrette di ferro, i semi di cacao, il bestiame (da cui pecunia) e tantissimi altri beni, a cui, in virtù di un accordo più o meno tacito tra i membri di una data comunità, veniva riconosciuto un certo valore unitario e la legittimazione ad essere usato come bene intermedio per lo scambio di beni e servizi. Il denaro è dunque una convenzione sociale.
La moneta reale o corrente, quella che usiamo quotidianamente, è costituita da monete o banconote cartacee, che in un dato Paese hanno corso legale, cioè sono accettate per legge come mezzo di pagamento nel Paese di emissione. La moneta corrente, dunque, appartiene alla più ampia categoria del denaro finché ha corso legale. Le monete fuori corso, invece, non sono più denaro in senso stretto. L’altro elemento distintivo della moneta corrente è che essa è emessa da un ente pubblico centrale, a cui è affidata l’emissione e il controllo di tutta la circolazione monetaria nel Paese in cui ha giurisdizione. In Italia tale funzione è svolta dalla Banca d’Italia che emette le banconote in euro, in base ai principi e alle regole fissati nell’Euro-sistema.
La moneta virtuale è invece un mezzo di scambio accettato in pagamento, e dunque che funziona come moneta corrente, nella comunità di riferimento, senza però averne le caratteristiche qualificanti:

  • le monete virtuali non hanno corso legale in nessuna giurisdizione e dunque l’accettazione come mezzo di pagamento è su base volontaria;
  • le monete virtuali non sono regolate da enti centrali governativi, ma sono generalmente emesse e controllate dall’ente emittente secondo regole proprie, a cui i membri della comunità di riferimento accettano di aderire.

Per queste ragioni le monete virtuali non rientrano mai nella categoria della moneta corrente, ma possono rientrare nella categoria del denaro, se accettate come mezzo di pagamento per beni e servizi nell’economia reale. Dunque nel momento in cui una valuta virtuale è accettata da un esercizio commerciale in pagamento di un bene, diviene a tutti gli effetti denaro.
Un ultimo chiarimento rimane d’obbligo per non confondere il concetto di moneta virtuale con quello di denaro elettronico: quest’ultimo nasce come rappresentazione digitale della valuta corrente che può così circolare sia attraverso lo scambio fisico di monete e banconote, sia attraverso trasferimenti elettronici quali bonifici, pagamenti bancomat, pagamenti NFC (i cosiddetti servizi di pagamento elettronico). Tali servizi di pagamento posso essere applicati anche alle monete virtuali, che nella stragrande maggioranza dei casi nascono come elettroniche e solo in pochi casi hanno anche una loro versione cartacea.

 

2 - Classificazione delle monete virtuali

Come si è accennato la categoria delle monete virtuali è davvero molto ampia ed eterogenea poiché ognuna si dota di uno schema che ne regola l’utilizzo e che può differire sensibilmente da quello di altre monete virtuali. Un possibile modo per classificarle è quello proposto dalla BCE, che distingue tre tipi (Figura 1) basati sulla modalità di interazione con le monete correnti e con l’economia reale:

  1. Moneta Virtuale Chiusa (Tipo 1): identifica una moneta virtuale "pura" che non ha interazioni con l’economia reale; Non è previsto il suo acquisto o la sua la conversione in denaro reale e può, dunque, essere acquisita unicamente tramite attività "on-line" e può essere spesa solo per acquisti di beni virtuali o servizi offerti all’interno di una comunità virtuale (in genere quelle dei Multi-Media On-line Game) (3);
  2. Moneta Virtuale Unidirezionale (Tipo 2): si riferisce ad una moneta virtuale che può essere acquistata anche con denaro reale ad un tasso di cambio fissato per essere utilizzata per acquistare beni o servizi virtuali o reali, ma che non può però essere convertita nuovamente in moneta reale. Esempi sono gli Amazon Coin, ma anche i punti delle carte fedeltà, per i quali è previsto anche l’acquisto con denaro corrente;
  3. Moneta Virtuale Bidirezionale (Tipo 3): indica una moneta virtuale pienamente convertibile che le persone possono acquistare o vendere secondo tassi di cambio ufficiali con le valute reali e che possono essere utilizzate per acquistare beni e servizi reali o virtuali. Esempi sono Linden Dollars, Bitcoin, e le valute complementari locali.
 

Figura 1 - I tre tipi di monete virtuali (fonte BCE [2])

 

Come si può notare, passando dal Tipo 1 al Tipo 3 si ha una progressiva "contaminazione" della moneta virtuale con il mondo "reale", che inevitabilmente porta una crescita degli interessi economici che ruotano attorno al denaro virtuale e delle correlate problematiche di natura valutaria, legale e fiscale. Inoltre, molto spesso, il tipo a cui appartiene una moneta virtuale evolve nel tempo, in maniera più o meno legale, in base al comportamento dei suoi utenti.
È il caso di alcune valute di Tipo 1, di alcuni giochi on line, per cui si è creato un mercato nero di compravendita di tali valute, trasformandole nei fatti da una valuta di Tipo 1 a una di Tipo 3.
All’interno di ogni tipo di moneta si potrà avere un diverso "schema" di funzionamento, che stabilisce le condizioni per la sua conversione, accumulo, utilizzo, e scambio tra le persone. La scelta dello schema è condizionata anche dalla finalità per cui la valuta è stata emessa. Ad esempio, tramite l’emissione di monete del Tipo 1, i service provider di giochi virtuali ottengono una nuova fonte di guadagno dalle quote di sottoscrizioni ed introducono meccanismi di raccolta di informazioni personali e di fidelizzazione. Questo tipo di monete ha in genere un limitato impatto sull’economia reale, essendo utilizzate unicamente all’interno di una comunità virtuale.
Chi emette monete del Tipo 2, oltre a realizzare meccanismi di raccolta di informazioni personali e di fidelizzazione, ottiene vantaggi dalla creazione di depositi di punti pre-pagati e dalla conseguente facilitazione di acquisto di beni virtuali attraverso la semplificazione delle transazioni di pagamento. Dal punto di vista dell’economia reale, queste monete abilitano dunque nuove opportunità di business legate all’acquisto di beni reali e virtuali.
Le monete virtuali del Tipo 3 possono essere distinte in due macro-gruppi con differenti impatti sulla economia reale. Le monete globali, con una circolazione "world-wide", e le monete locali, legate all’economia di comunità locali (dall’ambito comunale a quello nazionale).
Le monete globali, di cui Bitcoin è l’esempio più noto, hanno l’obiettivo di competere con le valute gestite dalle Banche Centrali come mezzo di scambio globale. Queste monete immettono nell’economia moneta addizionale utilizzabile per le transazioni, per cui nel momento in cui la quantità di moneta introdotta dovesse essere rilevante in termini di controvalore in valuta corrente e dovessero diventare di uso di massa, si potrebbero porre delle questioni di politica monetaria, di politica fiscale e di tutela del cittadino e dei piccoli investitori. Sono questi i motivi della crescente attenzione da parte delle autorità su Bitcoin, che a causa della elevata volatilità (4) sta sempre più assumendo le caratteristiche di investimento speculativo ad alto rischio e che, facilitando l’anonimato delle transazioni, si presta come mezzo per il riciclaggio del denaro, per operazioni di compravendite illegali o per l’elusione delle tasse.
Le monete locali, invece, hanno l’obiettivo di essere un motore per lo sviluppo delle economie locali o regionali, in particolare in momenti di recessione [U3]. Non a caso la crisi economica degli ultimi anni ha visto nascere molte iniziative in tal senso. Le monete virtuali locali hanno un effetto positivo sull’economia locale, grazie ad un effetto di rilancio dei consumi sul territorio prodotto dall’azione concomitante di diversi fattori:

  • Ÿin genere sono previsti sconti e bonus per cui le persone sono incoraggiate ad usare queste monete per i loro acquisti in quanto aumenta il loro potere di acquisto;
  • Ÿper incoraggiare la circolazione della moneta in genere non si prevede la possibilità di produrre interessi sulle eventuali giacenze di moneta (anche nel caso in cui essa sia depositata in una banca); in talune occasioni sono previsti perfino interessi negativi ("demurrage") che il titolare del deposito deve pagare se il saldo supera una somma prestabilita;
  • Ÿla valuta è accettata solo localmente e dunque i commercianti degli esercizi commerciali che la accettano potranno spenderla solo sul territorio alimentando il giro d’affari locale.

Dalla precedente descrizione e classificazione appare chiaro che le monete virtuali, pur con diversi schemi di funzionamento, svolgono come funzione primaria quella di mezzo di pagamento all’interno di una data comunità, con l’obiettivo di facilitare gli scambi e aumentarne il giro d’affari.
Nelle Tabelle 1 e 2 sono descritte alcune monete virtuali, sia di Tipo 2 che di Tipo 3, in quanto interessanti per gli impatti sull’economia reale. La selezione è stata fatta per evidenziarne l’elevata eterogeneità. Per una visione più completa si rimanda al "Data Base of Complementary Currencies in the World" [U4]. In Italia ci sono più di 40 iniziative di monete virtuali, alcune anche promosse da amministrazioni comunali [U5].
Si tenga presente che le monete virtuali sono caratterizzate da elevati tassi di nascita/mortalità, per cui tali data base devono essere continuamente aggiornati.

 

Tabella 1 - Alcuni esempi di Monete Virtuali unidirezionali (Tipo 2)

 

Tabella 2 - Alcuni esempi di Monete Virtuali bidirezionali (Tipo 3)

 

Terminiamo questa sezione esemplificando l’uso di una moneta virtuale e la sua evoluzione con un esempio ben noto nel passato (Figura 2). Il gettone telefonico è stato emesso dalle compagnie telefoniche, ad esempio dalla SIP, per il pagamento delle telefonate effettuate dai telefoni pubblici. Anche se inizialmente era quindi una valuta di Tipo 2, ben presto, in base al comportamento delle persone, divenne una "moneta" di Tipo 3, utilizzata, ad esempio, per gli acquisti o per fornire i resti, con un tasso di cambio prefissato con la Lira, ma variabile nel tempo.

 

Figura 2 - Il gettone telefonico, un esempio di moneta virtuale di Tipo 3

 

3 - Soluzioni tecniche

Le differenti proposte di monete virtuali si differenziano anche dalle modalità con cui la moneta virtuale viene emessa. In alcuni casi la valuta virtuale viene "battuta" (almeno inizialmente), stampando delle banconote (es. ŠCEC), in altri casi la valuta virtuale ha unicamente una rappresentazione elettronica (es. Linden Dollars), in altri ancora si utilizza un modello misto, in cui le banconote sono affiancate a servizi di pagamento elettronico (es. Bristol Pound).
Questa sezione si sofferma sulle soluzioni tecniche possibili per la realizzazione di moneta virtuale elettronica, le quali si differenziano a grandi linee in soluzioni centralizzate e soluzioni distribuite. Le prime si caratterizzano ulteriormente in soluzioni online ed offline.[3].
Le soluzioni centralizzate (Figura 3) sono gestite da un’entità, considerata "affidabile" tra chi adotta la moneta virtuale, che gioca un ruolo analogo ad una Banca Centrale. Nei sistemi online, tale entità è direttamente coinvolta nelle transazioni che richiedono un trasferimento di denaro virtuale, analogamente a quanto succede nei pagamenti con bonifico bancario o con carte di credito/debito; in tal modo essa ha il compito di garantire la validità e la quantità del denaro virtuale scambiato. Invece, nei sistemi centralizzati offline, l’entità che gestisce il sistema non partecipa direttamente alla transazione, analogamente a quanto succede nei pagamenti in contante: in tal modo è possibile trasferire moneta elettronica tra persone senza la necessità di coinvolgere un intermediario. L’entità "affidabile" è contattata solo quando una persona vuole prelevare o depositare moneta elettronica da o su un suo conto, oppure vuole convertirlo in un’altra valuta.

 

Figura 3 - Transazioni di denaro elettronico in sistemi centralizzati online ed offline (fonte [3])

 

Nelle soluzioni distribuite, invece, il controllo sulla validità della moneta elettronica e sulle transazioni è effettuata, in modalità peer-to-peer, attraverso una rete di attori, che sono interessati a cooperare per il corretto funzionamento del sistema. Il più famoso sistema distribuito è quello di Bitcoin.
Le transazioni in sistemi centralizzati offline ed in sistemi distribuiti operano attraverso scambi di moneta elettronica (e-cash o e-coin), cioè file codificati tramite tecniche di crittografia. Questi sistemi hanno la caratteristica di offrire diversi livelli di anonimato, proprio come le transazioni in denaro contante: si va dall’anonimato completo, all’anonimato condizionato, che permette di identificare una persona nel caso in cui commetta un’azione illegale.
Nei sistemi centralizzati offline, i file di e-cash sono generati dall’entità che gestisce il sistema, la quale ha il compito di "firmare" tali file per garantirne l’autenticità. Invece nei sistemi distribuiti la moneta elettronica viene generata dagli stessi partecipanti: il tempo di elaborazione per "cercare" nuovo denaro è analogo al tempo impiegato dai cercatori d’oro per estrarre nuove pepite!
Questi sistemi devono essere in grado di risolvere il problema del cosiddetto "double spending", cioè evitare che lo stesso file di e-cash sia speso duo o più volte dalla stessa persona.

 

4 - Come funzionano le Virtual Currency  nell’economia reale

Alla classificazione proposta dalla BCE se ne sono aggiunte altre che, con piccole differenze, si basano sempre sulla convertibilità o meno in valuta corrente. Quel tipo di classificazione tuttavia include in uno stesso insieme anche monete virtuali con finalità e schemi di funzionamento e dunque di interazione con l’economia reale molto diversi tra loro. In particolare, l’analisi degli schemi di funzionamento di alcune tra le principali e più note monete virtuali ha consentito l’individuazione di una classificazione basata sulle modalità di interazione con l’economia reale. Sulla base di questo criterio sono enucleabili 3 macro-gruppi:

  • Ÿ real money like scheme;
  • Ÿ mutual credit scheme;
  • Ÿ discount voucher scheme.

Le monete virtuali "real money like" vengono immesse in circolazione a seguito dell’acquisto con denaro reale (il cui tasso di cambio è deciso dal soggetto che la emette) e circolano nell’ecosistema di riferimento come denaro reale per acquistare beni e servizi. Per questo tipo di monete spesso intervengono soggetti che offrono servizi di conto corrente e servizi di pagamento analoghi a quelli comunemente usati per il denaro reale. Un esempio significativo è BP (Bristol Pound), una valuta locale per la città di Bristol, emesso e gestita dalla Bristol Pound Community Interest Company (ente senza scopo di lucro) in collaborazione con il Bristol Credit Union (una banca etica locale). Chi voglia usare i BP deve aprire un conto presso la BCU (Bristol Credit Union) e "acquistarli" con un cambio fisso di 1 sterlina. Da quel momento chiunque potrà utilizzare i BP per i suoi acquisti presso tutti gli esercizi commerciali aderenti al circuito. I pagamenti avvengono on line o tramite sms (in quest’ultimo caso sono gravati d una commissione minima). Esiste anche una versione cartacea di tale valuta "acquistabile" in cambio di sterline presso la BCU o presso tutti gli esercizi commerciali che si sono detti disponibili a fungere da cash point.
Le monete virtuali riconducibili al "mutual credit scheme" invece non sono acquistate con denaro reale, ma la loro immissione nel sistema avviene tramiti semplici scritture contabili: un’impresa che accetti questo tipo di moneta in cambio dei propri prodotti o servizi, al momento del pagamento, si vede iscritta sul suo conto corrente in valuta virtuale un credito per un importo pari alla quota parte che si è stabilito avvenga in moneta virtuale. Questo credito potrà essere usato per pagare propri fornitori di beni e servizi che aderiscono allo stesso circuito. L’importo speso verrà scalato dal credito precedentemente accumulato. È chiaro che tutto il sistema si fonda sulla mutua fiducia tra i membri della comunità in cui tale valuta è accettata. Ad esempio il Sardex [U6], che insieme al WIR è tra gli esempi di maggior successo, funziona come una "camera di compensazione di crediti e debiti": ogni Sardex vale 1 euro. Quando un’azienda aderisce all’iniziativa ha a disposizione una soglia di debito fissata che rende da subito possibile gli acquisti: chi vende va in attivo e può spendere i propri Sardex entro un anno. Il successo del Sardex (nel corso del 2013 il Sardex era utilizzato da 1200 imprese ed è stato usato per pagare transazioni per un valore di circa 12 Milioni di Euro ) ha incentivato iniziative simili in altre regioni d’Italia (5).
L’ultimo gruppo, quello dei "discount voucher", include tutte quelle monete virtuali, tipicamente locali e costituite da buoni cartacei che possono essere utilizzati per pagare una quota del controvalore di beni e servizi. Ne è un esempio lo SCEC, fondato nel 2007 dall’associazione Arcipelago SCEC, che riunisce sotto un'unica regia alcuni esperimenti di monete locali italiane [U7]. L’associazione stampa i buoni SCEC, che vengono poi distribuiti gratuitamente agli iscritti dalle Associazioni locali aderenti. Ogni iscritto riceve 100 SCEC, che potrà spendere presso gli esercenti aderenti al circuito secondo la percentuale che quest’ultimo avrà precedentemente dichiarato come pagabile in SCEC (tra il 5 e il 30% del prezzo del prodotto o del servizio).
Una precisazione: se l’effetto finale per gli utilizzatori è quella di avere uno sconto, da un punto di vista legale e fiscale si tratta di un pagamento in forma differente, per cui gli "scontrini" devono riportare l’intero ammontare per evitare fenomeni di evasione fiscale. Arcipelago ŠCEC utilizza anche una piattaforma informatica, che gestisce le funzioni di contabilizzazione delle emissioni di ŠCEC ed i conti correnti in ŠCEC e realizza funzioni di mobile payment tramite QRCode.
Dall’analisi riportata in questa sezione emerge anche una sostanziale differenza sulle finalità delle tre macro-gruppi di monete virtuali: mentre le monete "real money like" possono avere le finalità più disparate, le monete "mutual credit" e "discount voucher" hanno principalmente finalità di supporto alla comunità locale attraverso il rilancio dei consumi e reciproco sostegno delle aziende tra loro. Si ispirano in sostanza ai principi della finanza etica, dove non esistono interessi e i soldi servono solo per scambiarsi qualcosa, permettendo alle aziende di finanziarsi reciprocamente e agli individui di avere un maggior potere di acquisto.

 

5 - L’ecosistema delle monete virtuali: opportunità per un telco operator

Le monete virtuali possono "vivere" solo all’interno di un ecosistema in cui interagiscono non solo gli utilizzatori, cittadini negozi e imprese che hanno scelto di accettare quella moneta virtuale in pagamento, ma anche altri soggetti che forniscono beni e servizi ausiliari al funzionamento del circuito. Tipicamente si tratta di servizi di supporto tecnologico e dunque rivolti al soggetto emettitore o servizi ausiliari per lo scambio/gestione della valuta e dunque tipicamente rivolti agli utenti.
Appartengono al primo gruppo i "platform provider", ovvero coloro che forniscono la piattaforma tecnologica che gestisce tutti gli aspetti relativi alla moneta virtuale. A volte i servizi di piattaforma fanno parte di un servizio più ampio, che include anche servizi di consulenza. Un riferimento in questo campo è Qoin [U8], un ente no profit con sede ad Amsterdam e operante in Europa, specializzata nel progettare e sviluppare monete virtuali. È attiva dal 1998 e da allora ha supportato pubbliche autorità, NGO, e imprenditori per la creazione di molte delle più note iniziative di monete virtuali (invalid link: /content/tiportal/it/notiziariotecnico/2014-01/capitolo-06/note-pie-pagina.html6). Il suoi servizi includono consulenza legale, finanziaria, fiscale, di sicurezza, privacy, e anche studi di fattibilità per la comprensione dei risvolti legati all’introduzione di una valuta virtuale nella comunità target.
La piattaforma di riferimento è sviluppata da Qoin, in collaborazione con la New Economic Foudation e il Transition Movement, due organizzazioni indipendenti con l’obiettivo di identificare e studiare l’applicabilità di nuovi modelli di sostenibilità dell’economia. Si tratta di una piattaforma open source, che offre supporto per la creazione e la gestione della moneta virtuale comprese funzionalità di on line payment, e-commerce, marketplace, e social media.
In altri casi la piattaforma è sviluppata e gestita dal soggetto emittente (è il caso, ad esempio, del Sardex).
Appartengono alla categoria dei provider di servizi ausiliari tutti quei soggetti che si propongono per fornire servizi di pagamento o di cambiavalute e più in generale servizi di tipo bancario. È chiaro che tanto più è appetibile il giro d’affari che cresce intorno ad una certa valuta, tanto più cresce il numero di soggetti che vanno a popolare l’ecosistema con questo ruolo. Non a caso molti dei più noti attori in questo campo operano nell’ecosistema Bitcoin, quali i portali che fungono da mercato di scambio (invalid link: /content/tiportal/it/notiziariotecnico/2014-01/capitolo-06/note-pie-pagina.html7).
Altri ruoli molto importanti all’interno di un ecosistema di valute virtuali sono svolti da associazioni o fondazioni che si adoperano per la diffusione della valuta per cui sono nate.
I differenti ruoli richiesti perché l’intero ecosistema che ruota intorno ad una moneta virtuale funzioni, possono rappresentare delle opportunità di business per un Telecom Operator come Telecom Italia che potrebbe sia proporsi come partner tecnologico per supportare la nascita di nuove monete virtuali, sia proporsi in ecosistemi già in essere come provider di servizi ausiliari.
L’attuale crisi economica sta facendo moltiplicare le iniziative di creazione di valute virtuali per il rilancio dell’economia locale. Un Telecom Operator, grazie alle sue caratteristiche di affidabilità e di competenze tecnologiche, potrebbe quindi proporsi per rivestire un ruolo di supporto a tali iniziative su più fronti:

  • Ÿ supporto di tipo tecnologico (Trusted Platform provider, secondo il modello SaaS) verso i promotori dell’iniziativa (municipalità o associazioni di categoria, associazioni per lo sviluppo del territorio, ecc.) per il lancio e la gestione di nuove monete virtuali locali;
  • Ÿ fornitura di servizi di money transfer e gestione dei borsellini elettronici e gestione delle credenziali di accesso per gli utilizzatori;
  • Ÿ supporto agli esercenti per i pagamenti elettronici e on line;
  • Ÿ erogazione di servizi per le Autorità di tracciamento e tutela della privacy.

I possibili interlocutori per questo ruolo sono oltre le Pubbliche Amministrazioni (es. Regioni o Municipalità) le associazioni di imprese e quelle di categoria, ma anche le organizzazioni non-profit.
Più limitate sono invece le opportunità in ecosistemi già in essere, dove i possibili posizionamenti di business sono relativi principalmente alla fornitura di servizi ausiliari agli utilizzatori, individui o esercenti, come i servizi di tipo bancario e assicurativo, o i servizi di sicurezza quali la gestione delle credenziali di accesso. Tali ruoli sono però tipicamente già presidiati da soggetti in genere nati contestualmente alla moneta virtuale, o che fanno parte del circuito fin dai momenti di lancio.

 

Figura 4 - Possibili ruoli di un Telco Operator a supporto degli ecosistemi di valute locali

 

Conclusioni

Le monete virtuali e gli ecosistemi di business che da esse si generano rappresentano un potenziale ambito di interesse per un  Operatore soprattutto per un posizionamento come partner tecnologico per supportare la nascita di nuove monete virtuali ed erogazione di servizi ausiliari ad utenti e Autorità.
Meno attraente sembrerebbe invece l’ingesso in ecosistemi già attivi. Perché in questo settore un Operatore possa avere delle possibilità di business, occorre che il Telco trovi un posizionamento diverso, ad esempio come soggetto che offra servizi non limitati ad una sola moneta virtuale, ma trasversale a più comunità, quale, ad esempio, quello di fornire servizi di pagamento che supportino contemporaneamente più valute virtuali.
A queste opportunità legate al supporto dei gestori ed utilizzatori di monete virtuali, si aggiunge la possibilità di emettere una propria moneta virtuale. I Telco Operator non sono nuovi a questa possibilità. Abbiamo già citato il gettone telefonico, emesso a suo tempo per facilitare l’utilizzo della telefonia pubblica da parte dei clienti, ma esistono anche casi più recenti: nel 2009 Tencent, uno dei principali Operatori in Cina aveva emesso il QCoin, una valuta creata per l’acquisto di beni virtuali e servizi forniti dall’Operatore stesso [U11]. Si trattava di una moneta di Tipo 2 acquistabile con carta di credito o con il credito residuo su una carta prepagata al cambio fisso di 1 Yuan. La moneta ebbe molto successo, al punto che i clienti cominciarono ad usarla anche negli scambi person-to-person e ad utilizzarla al posto della valuta corrente per gli acquisti presso i negozi che si rendevano disponibili ad accettarla. Si creò addirittura un mercato nero, in cui si poteva riconvertirla in Yuan, cosa che di fatto la trasformò in una valuta di Tipo 3 e al contempo causò la reazione delle autorità cinesi che bandirono il QCoin ed emisero una normativa per limitare l’uso delle monete virtuali.
Più di recente la stessa Vodafone ha emesso una sua moneta virtuale, seppur con finalità diverse da quella cinese: il Be Dollar. Questa moneta si guadagna utilizzando il servizio Vodafone BE e può poi essere utilizzata per accedere a sconti e promozioni [U12] [U13]. Utilizzando i BeDollars si possono acquistare smartphone e tablet a prezzi ridotti e usufruire di condizioni vantaggiose sui servizi Vodafone o sulle offerte di suoi partner commerciali. Si tratta dunque di una valuta di Tipo 2,  che  estende il meccanismo dei punti legati ad un programma di "Carta Fedeltà", ad esempio con meccanismi di "gamification", allo scopo di incentivare specifici comportamenti da parte di clienti, come: sottoscrizione a servizi e loro utilizzo, acquisto di beni digitali, concessione del consenso per l’uso dei dati personali, adesioni a campagne (es. presentazione di nuovi clienti, risposta a questionari o sondaggi).
Lo sviluppo di una moneta virtuale interna alla comunità dei propri clienti sembra dunque presentare delle opportunità interessanti  per un Telco ma richiede un’attenta analisi di due aspetti principali: come acquisire e/o acquistare la moneta virtuale e come spenderla. Tale analisi deve in primis considerare gli obiettivi che si vogliono ottenere dall’introduzione di tale moneta virtuale (es. fidelizzazione, aumento dell’utilizzo di servizi, incentivazione all’acquisto di contenuti digitali, raccolta di dati personali fruibili in maniera conforme alle regole di privacy), tenendo in considerazione anche gli eventuali impatti sull’ARPU.

 
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Bibliografia

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