Cluster Tecnologici Nazionali

I Cluster Tecnologici Nazionali, progettati nel 2012 e conformi all’iniziativa del MIUR "Horizon2020 Italia" (HIT2020) ufficializzata con la pubblicazione del primo documento di programmazione settennale su ricerca e innovazione che allinea la ricerca italiana con quella europea (http://www.ponrec.it/rubriche/hit2020/), costituiscono una modalità operativa di collaborazione strategica e strutturata tra ricercatori e utilizzatori della ricerca.
I Cluster, per dimensione operativa e di investimento, hanno mobilitato una parte importante del Paese attorno a otto priorità tematiche, sulle quali sono ora disponibili piani di sviluppo strategico e progettualità concrete.
Inoltre, i Cluster Tecnologici Nazionali hanno consentito di includere le Regioni e i Comuni nel processo di definizione di obiettivi strategici e priorità, richiedendo una piena condivisione delle fasi operative di implementazione, fino ad integrare tali obiettivi in accordi di programma congiunti.
Pertanto rappresentano una concreta possibilità per sperimentare modalità collaborative nuove e adeguate alle sfide di Horizon 2020.
Il recente Decreto Direttoriale dell’11 ottobre 2013 n. 1883 emesso dal MIUR, assegna 266 Mln di Euro ai trenta progetti per lo sviluppo e potenziamento di otto Cluster Tecnologici Nazionali.
I finanziamenti messi a disposizione dal MIUR andranno, quindi, nella direzione di aggregare le diverse iniziative di distretti tecnologici esistenti nel Paese generando un modello virtuoso tra sistema della ricerca, industria e nuova imprenditorialità.
I primi esperimenti di questo modello vedranno concretezza nei tre progetti approvati nell’ambito del Cluster “Tecnologie per le Smart Communities” (per un valore assegnato di c.a 39 Mln di Euro) coordinato da Fondazione Torino Wireless che ha promosso, sviluppato e coordinato il piano di sviluppo strategico del Cluster, coinvolgendo aziende e centri di ricerca di ben 9 Regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Trento, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Puglia.
Sono tre i progetti che hanno visto la collaborazione di Telecom Italia su questo specifico Cluster. Tra questi il progetto MIE (Mobilità Intelligente Ecosostenibile) vede la partecipazione diretta della Città di Torino come una delle sedi individuate per lo svolgimento della sperimentazione.
Questo progetto avrà l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dei trasporti con un’attenzione alla sicurezza per la mobilità urbana pubblica e privata di merci e passeggeri. Il progetto intende definire le metodologie, gli indicatori e le politiche di gestione della mobilità mirate alla minimizzazione dell’impatto ambientale in termini di inquinamento, il miglioramento del servizio erogato ai suoi utenti in termini di tempi di percorrenza e in ultima analisi ottimizzare i consumi necessari per compiere gli spostamenti. La sperimentazione vedrà il coinvolgimento della Città di Torino e dei Comuni di Milano e Genova. Le Regioni coinvolte sia come aziende e centri di ricerca, saranno la: Liguria, Lombardia, Piemonte e la Sicilia.
Gli altri due progetti del Cluster hanno le seguenti finalità: il Progetto Social Museum e Smart Tourism, prevede l’adozione di nuovi strumenti di gestione per attività turistiche: dalla fruibilità dell’offerta culturale presente nel luogo e città d’interesse al turista, alle nuove tecnologie in grado di migliorare la fruizione, nelle città, dei beni culturali; il Progetto Zero Energy Buildings in Smart Urban Districts, intende migliorare l’efficientamento energetico e di automazione del patrimonio abitativo al fine di contribuire al processo d'innovazione sostenibile nel settore dell'edilizia, con un focus specifico ai quartieri e livelli distrettuali, non ancora sufficientemente esplorati.

 

Presidente della Fondazione Torino Smart City

Intervista a Enzo Lavolta

Intervista a Enzo Lavolta

Egregio Assessore, che cosa caratterizza secondo Lei una “vera” Smart City?

Perché le città possano diventare effettivamente “intelligenti”, ritengo sia necessaria una “svolta culturale”. Una città smart dovrebbe infatti sviluppare politiche per migliorare la qualità della vita con un’attenzione particolare alle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, all’innovazione dei processi, il tutto in un’ottica di sostenibilità ambientale. Immaginare una città smart vuol dire accogliere questa visione in ogni ambito amministrativo e in ogni asse strategico che delinea il futuro della città. Fino a pochi anni fa il termine sostenibilità non era molto diffuso. Oggi la sostenibilità è un concetto centrale nella vita di ciascuno di noi: dobbiamo pensare la sostenibilità come chiave per riorganizzare tutto il sistema di vita della città. Sostenibilità vuol dire anche riorganizzare la tutela del benessere e della salute dei cittadini, grazie alla digitalizzazione dei servizi. Vuol dire aprire nuovi spazi di democrazia, grazie alla rete internet, aperta al libero accesso alle informazioni e al confronto di idee. Più che un progetto amministrativo è una sfida culturale.

Quali le prossime sfide per una Torino più "Smart" ?

La vera sfida è quella di ridare slancio e vitalità all’economia del territorio.
Nonostante alcuni segnali di miglioramento, è infatti innegabile che i livelli di produzione e benessere pre-crisi siano ancora lontani. Ritengo che la possibilità di tornarvi attraverso una ripresa dei settori economici tradizionali appare sempre più in dubbio, ed emerge con forza la necessità di esplorare modelli di sviluppo innovativi.
Ormai da diversi anni si è accresciuta l’attenzione per l’efficienza e la sostenibilità economica delle politiche, quanto per le opportunità di ecobusiness, di crescita economica e sia per le prospettive occupazionali nei settori a forte orientamento “verde”.
Il progetto smart city potrebbe in realtà affermarsi come una sorta di ideale “collettore” di filoni e tematiche quali la sostenibilità e l’innovazione tecnologica, e potrebbe fare da volano rispetto anche ad una ripresa economica ed occupazionale del territorio.

Quali secondo Lei le altre forme di collaborazione tra Enti e Imprese?

Torino Smart City comporta infatti un forte impegno di risorse economiche che dovranno pervenire, oltre che dai bandi nazionali ed europei, da nuove formule di partnership tra pubblico e privato. Ed in questo senso il pre-commercial procurement rappresenta certamente una soluzione interessante per poter rendere più dinamico e virtuoso il sistema economico. Ma è la visione di insieme che deve cambiare. La pubblica amministrazione deve porsi come facilitatore di processi di trasformazione che rendano interessante e conveniente l’investimento dei privati sul proprio territorio. L’obiettivo è di ridisegnare i rapporti con le realtà sociali, economiche e culturali, attraverso la definizione di nuove “regole d’ingaggio”.
Con la costituzione della “Fondazione Torino Smart City per lo Sviluppo Sostenibile”, una fondazione, completamente pubblica, in cui sono direttamente coinvolti alcuni tra i principali attori del nostro tessuto culturale, tecnico ed economico della città, si è inteso costituire un modello integrato e flessibile di finanziamento e gestione delle progettualità che accompagneranno il percorso strategico della Città.
L’ambizioso obiettivo è di coinvolgere un territorio di area vasta, conglobante anche l’area metropolitana, che si candidi a diventare laboratorio di innovazione. In questo quadro è inevitabile coinvolgere le aziende e, nel contempo, occorre entrare nei meccanismi della Pubblica amministrazione per rivedere strategie, rinnovare procedure, valorizzare il compito di facilitatore che gli enti pubblici hanno come obiettivo.
Il percorso della Fondazione Torino Smart City si snoderà quindi su un terreno di confronto tra pubblico e privato con l'intento di attrarre finanziamenti, razionalizzare la spesa, conseguire risparmi di energia e costruire un progetto di città vivibile, a basse emissioni, con l'apporto delle nuove tecnologie e di una governance pubblica nuova e concreta.

 

Il Progetto ALMANAC

Il Progetto ALMANAC

ALMANAC: architettura funzionale di riferimento

Il progetto europeo ALMANAC, avviato il primo di settembre 2013, vede protagonista, nell’ambito del bando europeo FP7 dedicato alle Smart Cities 2013, Telecom Italia in partnership con la Città di Torino ed il ISMB (Centro di Ricerca Istituto Superiore Mario Boella) di Torino, con il ruolo di Coordinatore.
Obiettivo dell’iniziativa è realizzare una piattaforma ICT per lo sviluppo di applicazioni innovative nell’ottica Smart City. La piattaforma è basata su tecnologie innovative come quelle delle comunicazioni M2M (Machine-to-Machine) e delle Capillary Networks (reti cittadine pervasive basate su protocolli radio short range), sviluppate dal Telecom Italia Lab di Torino e pienamente integrate con le reti di nuova generazione ultrabroadband fissa e mobile: fibra ottica e LTE (Long Term Evolution). Soluzioni per “l’Internet degli Oggetti” permetteranno inoltre a dispositivi e sistemi eterogenei e agli stessi cittadini di essere interconnessi e diventare motore d’innovazione della Smart City del futuro. Per il progetto ALMANAC sono state selezionate due applicazioni che verranno sviluppate per la città di Torino e che sono rappresentative della complessità delle Smart City: la distribuzione dell’acqua e la gestione dei rifiuti.
L’applicazione per la distribuzione dell’acqua sarà sviluppata presso i laboratori torinesi di Telecom Italia per essere successivamente introdotta nei settori specifici della rete idrica cittadina, grazie al coinvolgimento di SMAT (Società Metropolitana Acque Torino), tramite la Città di Torino. L’applicazione consentirà di individuare le eventuali perdite lungo l’infrastruttura idrica, di monitorare e predire la richiesta di acqua, nonché di promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini attraverso mirate azioni d’informazione.
La soluzione per la gestione ottimizzata dei rifiuti sarà integrata nelle isole ecologiche interrate, già individuate in diverse zone della città, grazie al coinvolgimento di AMIAT (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), in collaborazione con la Città di Torino. Il progetto mira a prevedere e monitorare in tempo reale il livello di riempimento dei contenitori, ad esempio per ottimizzare i percorsi dei mezzi di raccolta, a permettere agli utenti di inviare informazioni e riscontri rispetto ad eventuali situazioni problematiche, a promuovere comportamenti sostenibili da parte dei cittadini ed a rendere disponibili sotto forma di open data pubblici informazioni sul livello di salute della città. Tali informazioni sono ottenute aggregando dati provenienti dal sistema di gestione dei rifiuti, dati di traffico e inquinamento.
Il Progetto ALMANAC dimostrerà inoltre come le piattaforme ICT siano in grado di integrare applicazioni sviluppate da terze parti ma, soprattutto, di coinvolgere direttamente i cittadini di Torino nella prospettiva collettiva di smart city. Il consorzio internazionale include oltre ai partner torinesi, due celebri Centri di Ricerca europei (dalla Germania il Fraunhofer Institute e dalla Danimarca l’Alexandra Institute) e due piccole medie imprese altamente innovative (la danese In-Jet e la svedese CNET).

roberto.gavazzi@telecomitalia.it

 

Il Progetto URBeLOG

Il Progetto URBeLOG

URBeLOG: prima ipotesi di architettura funzionale di alto livello

Il progetto “URBeLOG” si pone l’obiettivo di sviluppare e sperimentare un’innovativa piattaforma telematica e informatica aperta, dinamica e partecipata per la fornitura di servizi e applicazioni per la logistica di ultimo miglio in ambito urbano, in grado di aggregare l'ecosistema degli operatori della distribuzione, delle pubbliche amministrazioni e delle associazioni del settore nella rete mobile e di gestire in tempo reale i processi distributivi dalla produzione alla consegna.
L’obiettivo risulta coerente con la priorità verticale “Mobilità e Trasporti” della strategia Torino Smart City, i cui obiettivi specifici – fra gli altri - sono quello di stimolare la diffusione di sistemi di trasporto intelligenti ITS (Intelligent Transport Systems) per il trasporto stradale e la gestione del traffico su scala urbana nonché quello di ottimizzare la mobilità delle merci in ambito urbano (“ultimo miglio”) al fine di realizzare una distribuzione delle merci basata su una logistica a zero emissioni di CO2.
Il partenariato è composto da Telecom Italia (capofila), IVECO, SELEX Elsag, TNT (che svolge il ruolo di Operatore Logistico), Politecnico di Torino, Università Commerciale Luigi Bocconi, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e, infine, da un’A.T.I. costituita da tre PMI.
Il progetto prevede una fase di sperimentazione con siti pilota su 3 aree metropolitane: Torino, Milano e Genova. La sperimentazione è volta a consentire una valutazione, in un contesto realistico, delle soluzioni applicative sviluppate dal progetto; il tutto sarà accompagnato da un’analisi dei costi e benefici diretti per gli operatori e da una valutazione sia delle performance ambientali, che dei costi e dei benefici economici, sociali e ambientali per la comunità.
Il pilota di Torino, in particolare, riguarderà anche il centro storico, che oggi è caratterizzato da diverse tipologie di ZTL, ha come scopo particolare consegne e ritiri di collettame conto terzi e conto proprio. In tale ambito verranno anche verificati gli impatti potenziali su filiere specifiche come quella dell'agroalimentare di qualità a km0. In particolare, saranno sperimentati i seguenti use case:

  • Algoritmi di gestione e ottimizzazione dinamica real time dei percorsi e dei carichi di flotte di mezzi per la distribuzione di collettame.
  • Business model di uso avanzato di due satelliti sperimentali (tipo dropbox per ritiri e consegne) con equipaggiamento di comunicazione con il middleware, gestione via piattaforma del consolidamento dei carichi e interazione real time con la flotta di distribuzione. I satelliti saranno ubicati in corrispondenza di parcheggi in struttura interrata.
  • Sperimentazione con flotte di veicoli tradizionali, ibridi, ed elettrici equipaggiati con on-borad unit progettate per interagire con la piattaforma e l’infrastruttura ICT road side (comunicazione V2I – veicolo-infrastruttura).
  • Sistemi di policy making dinamici che consentano alle pubbliche amministrazioni un monitoraggio in real time di parametri di eco sostenibilità e relativa gestione dinamica dei diritti di accesso per operatori più virtuosi.

Il pilota prevede l’identificazione sul territorio dell’area metropolitana di Torino di tre diversi nodi di interscambio per la gestione dei carichi: il primo nelle immediate vicinanze della città (interporto S.I.T.O. situato sulla tangenziale torinese) che svolge la funzione dell’Hub classico, il secondo come CDU (Centro Distribuzione Urbana), in ambito cittadino e a ridosso della zona ZTL (Zona Traffico Limitato) ed il terzo in qualità di Dropbox (pick up & delivery point) all’interno della ZTL.
URBeLOG, mediante i suoi trial, ha l’obiettivo di creare un contesto pre-operativo che, a regime, potrà tradursi nei seguenti benefici tangibili per le aree urbane delle città coinvolte :

  • riduzione del 20% del traffico di veicoli commerciali;
  • aumento del 40% del load factor dei vettori;
  • riduzione del 25% emissioni CO2 relative al routing standard;
  • 5% di cost savings per gli operatori del trasporto derivante dall’utilizzo del routing dinamico;
  • riduzione del 50% di emissioni e consumi in relazione all’utilizzo di veicoli a trazione alternativa;
  • 25% di riduzione del consumo di combustibili fossili.

Saranno sperimentati sia soluzioni di gestione dinamica dei processi (di interesse per la pubblica amministrazione, come la gestione delle policy e delle autorizzazioni all’accesso) che i servizi a supporto della logistica last-mile, ad esempio confrontando l’utilizzo di veicoli elettrici e/o ibridi e/o standard Euro 5 dall’Hub nel caso della distribuzione diretta nella ZTL partendo dall’Hub, rispetto all’approvvigionamento del Dropbox e la successiva consegna nella ZTL, ecc. Verranno anche testate le problematiche relative alla gestione delle piazzole di ricarica per i veicoli elettrici commerciali utilizzati nella sperimentazione .
La figura rappresenta una prima ipotesi di architettura funzionale di alto livello.

marco.annoni@telecomitalia.it

 

Il progetto S[M2]ART

Il progetto “S[M2]ART (Smart Metro Quadro) – Guardando la città metro per metro” ha l’obiettivo di progettare un sistema scalabile di arredi urbani intelligenti e di creare uno strumento per la pianificazione delle reti di arredi e delle loro funzionalità tenendo conto del tessuto cittadino. Gli arredi contribuiranno ad accrescere il benessere urbano dei cittadini attraverso nuovi servizi e una migliore accessibilità digitale e consentiranno alla pubblica amministrazione di rendere più efficienti e funzionali i servizi pubblici attraverso una migliore osservazione del territorio.
Totem multimediali, punti di ricarica, attrezzi ginnici con guide interattive, reti di sensori e sistemi di controllo del territorio offriranno a tutti i cittadini uno spazio digitale in cui accedere in modo semplice ai servizi della città; sarà possibile usufruire della rete per l’accesso a servizi pubblici come pagamenti e modulistica, ma anche per mantenere viva la socialità on line e partecipare alla vita cittadina attraverso logiche partecipative. Non solo quindi luoghi di “servizio”, ma anche veri punti di aggregazione dove sarà possibile incontrarsi per vivere la città in modo più digitale, pur conservando il legame “reale” con il territorio.
Gli arredi saranno anche connessi tra loro come nodi di una rete di raccolta ed elaborazione dati per consentire alla pubblica amministrazione di osservare al meglio il territorio e pianificare i suoi interventi. Il sistema consentirà quindi al Comune di comunicare con il cittadino, pianificare ed erogare servizi adattandoli dinamicamente e in modo economico secondo le reali esigenze che possono mutare nel tempo.
Il progetto è stato proposto per il bando MIUR “smart cities and communities and social innovation”, negli ambiti “Tecnologie Welfare e Inclusione” e “Sicurezza del territorio” ed è stato ammesso ai finanziamenti con un ottimo punteggio, piazzandosi primo nell’ambito di riferimento e secondo nella graduatoria globale.
Il progetto ha due obiettivi realizzativi principali. Da una parte progettare concept e prototipo del sistema di arredi; dall’altro realizzare uno strumento che consenta, attraverso l’analisi del contesto territoriale e sociale, di scegliere le funzionalità degli arredi e la loro collocazione e di rendere la soluzione replicabile in diversi ambiti urbani. Il punto di partenza sarà la mappatura delle reti infrastrutturali urbane esistenti e dei diversi contesti sociali. Ciò consentirà di realizzare un efficiente strumento di pianificazione e di produrre il sistema di arredi tenendo conto delle reali esigenze della città in un’ottica il più possibile inclusiva.
Il sistema di arredi sarà in larga parte ricavato da strutture già esistenti, riqualificate in modo da risultare più efficienti e al passo con le necessità sempre più interattive della popolazione, ma con un evidente risparmio economico rispetto ad installazioni ex novo. Gli arredi saranno inoltre progettati in modo tale da essere aggregati in modo modulare e scalabile, adattandosi facilmente ai diversi contesti urbani.
L’idea progettuale è stata maturata congiuntamente da Telecom Italia, il dipartimento di architettura e design del Politecnico di Torino e lo studio gtp, nell’ambito delle iniziative per la nuova cabina intelligente; il consorzio che ha proposto il progetto comprende, oltre agli attori sopra citati, il Politecnico di Milano, Reply, Metalco, H&S, Astrel, Winext, Dimensione Solare e Neriwolff.
Le città di Torino e Milano hanno dato il loro endorsement al progetto: parteciperanno supportando le fasi di analisi del contesto cittadino al fine di determinare i siti e le caratteristiche ideali degli arredi e saranno le città in cui nei prossimi anni sorgeranno le prime aree test: da sempre sinonimo di avanguardia, le due località italiane saranno impiegate nel progetto per dimostrare come si possano fare passi avanti nell’offerta “digitale”, integrandola in maniera sinergica con il tessuto urbano e nel rispetto della struttura architettonica della città.
Torino in particolare considera il tema della riqualificazione territoriale come elemento chiave dell’inclusione sociale e già in fase di proposta progettuale ha identificato alcune aree potenziali di sperimentazione come ad esempio la variante 200.

andrea.bragagnini@telecomitalia.it

 

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