Gian Paolo Balboni, Roberto Minerva

Da Smart City a Cultural City

Da Smart City a Cultural City

In un’Italia la cui vocazione turistica sembra appannata, il patrimonio culturale costituisce un valore da meglio utilizzare. La combinazione di terminali innovativi, accesso mobile a larga banda, tecnologie di prossimità ed uso estensivo del cloud sono la chiave per abilitare nuovi percorsi di sviluppo, in grado sia di migliorare l’esperienza di fruizione del bene culturale, sia di abilitare nuovi percorsi creativi nella produzione artistica. Il Telecom Italia Future Centre a Venezia è il luogo d’elezione in cui esplorare le contaminazioni fra il mondo ICT, le tecnologie di Smart City e l’ineguagliabile patrimonio culturale italiano.

 

1 - Il contesto

Nel 1970 l’Italia era al primo posto mondiale fra le destinazioni turistiche internazionali. In circa 40 anni il mondo è cambiato, il turismo di massa è uscito dall’essere un’esperienza confinante nel recinto dei soli paesi OCSE, sono nate le linee aree low cost, il flusso dei viaggiatori annuali si è moltiplicato per 3, arrivando a 1,3 Mld di persone nel 2012, e l’Italia è scesa al quinto posto nel mondo per visitatori stranieri ricevuti, penalizzata dal ritardo nello sviluppo di tutte quelle infrastrutture importanti per attirare i grandi flussi di visitatori, in un contesto di competizione mondiale.
Il turismo, nella totalità dei suoi effetti diretti e indiretti, vale il 9% del PIL mondiale e fornisce un posto di lavoro ogni 11, secondo l’organizzazione del turismo delle nazioni unite UNWTO.
I numeri della nostra industria turistica, sia per numeri di addetti sia per entrate, risultano però oggi inferiori a quelli di molti paesi europei nostri vicini, Francia e Spagna soprattutto (ma anche UK e Germania in alcuni casi). E naturalmente anche in questo settore, come in molti altri, non riusciamo ad utilizzare bene i fondi Europei, restando sistematicamente sotto la linea di parità fra contributi versati all’Europa e progetti che riusciamo a farci finanziare.
Un quadro non incoraggiante, che stride significativamente se confrontato con dati incontestabilmente positivi. L’Italia è al primo posto al mondo (ancora) per siti Unesco dichiarati Patrimonio dell’Umanità (49 siti sono in Italia sul totale mondiale di 981, sparsi in 160 nazioni). Se poi guardiamo al fenomeno turistico con gli occhi della cultura, allora scopriamo che le motivazioni culturali (visite alle città d’arte o a specifici eventi) smuovono il 33% del denaro speso dai turisti stranieri nel nostro Paese. Una percentuale che sale al 60% delle spese, se dal totale considerato si escludono i viaggi che portano in Italia persone solo per motivi di lavoro.
A questo primato culturale non corrisponde un’ adeguata remunerazione: la Sicilia è la regina del Mediterraneo con 5 siti Unesco nel proprio territorio, ma le Baleari hanno 11 volte più turisti e 14 volte più voli charter della nostra isola (1).
Siamo a pieno titolo in quel contesto di alta potenzialità che è il settore del turismo culturale e la valorizzazione dei beni culturali; troviamo però difficoltà ad esprimerci compiutamente ed a svilupparlo al meglio.
E’ giusto quindi che un’azienda leader nel settore ICT come Telecom Italia si ponga la domanda: come possono le tecnologie ICT più avanzate operare per favorire la valorizzazione del nostro patrimonio culturale ed artistico, anche nell’ottica di divenire un motore a supporto della crescita competitiva del Paese?

 

Tabella - International Tourist Arrivals - Source: World Tourism Organization (UNWTO)

 

2 - ICT e Beni Culturali

Le città italiane sono caratterizzate da diversità architettoniche, urbanistiche e culturali anche rilevanti. Per esempio la diversità architetturale delle città d’arte spazia dalle componenti arabe e normanne di Palermo, alla architetture rinascimentali per la città ideale di Ferrara (2), fino a città come Torino e Alessandria, caratterizzate da un impianto fortemente militare [1].
La diversità culturale è anche rilevante nel cibo, nelle tradizioni, negli usi e costumi degli abitanti di ciascuna città. Ogni luogo in Italia ha una sua specifica Identità Culturale, ma questo spesso non è evidente a visitatori sommersi dalla globalizzazione delle esperienze culturali e di vita pratica (si pensi al turista in visita in una città d’arte che consuma i pasti in una grande catena di fast food o che compra souvenir prodotti in paesi lontani). L’Identità culturale del luogo è oggi annebbiata dalla massificazione dell’esperienza: per alcuni visitatori essere a Venezia o a Napoli potrebbe non essere differente.
La valorizzazione dei Beni Culturali implica la capacità di identificare, rappresentare, rendere disponibile e salvaguardare l’Identità culturale dei Luoghi , il Genius  [2].
Le tecnologie ICT possono essere utilmente usate per la valorizzazione delle Identità Culturali italiane e per renderle evidenti, comprensibili e fruibili a cittadini e visitatori. Esse possono ricoprire il duplice ruolo: elementi abilitanti per la digitalizzazione e la virtualizzazione dei beni culturali, nonché piattaforme per la fruizione degli stessi.  Oggi l’applicazione delle tecnologie ICT nel contesto urbano va sotto il nome di Smart City.
La prima proprietà di una Smart City è quella di essere Misurabile (una “Measurable City”),  ossia permettere di raccogliere misure relative al suo patrimonio culturale, al suo funzionamento, al modo di vivere dei cittadini, al livello economico, ecc.
La misurabilità di una città si ottiene combinando insieme misure statiche (ad esempio statistiche raccolte dai comuni) sia misure dinamiche raccolte mediante reti di sensori od altri sistemi. I dati possono essere forniti sia dalla Pubblica Amministrazione, sia da aziende Private, sia dai cittadini stessi. Una città misurabile pone le basi per valorizzare le proprie risorse ottimizzando la fruizione da parte di cittadini e visitatori. La “Smartness” si esprimerà così nel rendere più efficace e apprezzato l’“uso” della città, permettendo ad ogni singolo individuo di “viverla” in maniera personalizzata.

 

3 - Le Dimensioni della Valorizzazione dei Beni Culturali nell’ambito delle Smart City

La valorizzazione può poggiarsi su quattro grandi dimensioni di intervento:

  • La dimensione della collezione, riproduzione, salvaguardia, gestione e conservazione dei beni culturali;
  • La dimensione tecnologica e tecnica in campo ICT per la manipolazione dei contenuti e informazioni multimediali, ed in generale del contenuto culturale;
  • La dimensione della fruizione di prodotti culturali e di “user experience” interattiva;
  •             La dimensione sistemica dei beni culturali come elemento specifico in un sistema complesso ed iperconnesso che offre nuove opportunità per la governance della città e del territorio.

3.1 - Valorizzazione dei Beni Culturali (Il Contenuto)

Tale dimensione fa riferimento alle competenze, tecnologie ed attività proprie della gestione dei Beni Culturali e dei prodotti artistici (ad esempio tecniche di restauro innovative, manipolazione e conservazione di opere d’arte, tecnologia museale e della conservazione, ecc.). A tali competenze si deve aggiungere la conoscenza storica e sociale/sociologica dei prodotti culturali e degli ambienti in cui essi sono stati creati, fruiti e tramandati, modificati e utilizzati. A questa dimensione fanno riferimento attività quali:

  • Identificazione, Recupero e Cura/Manutenzione dei  Beni Culturali (BB.CC);
  • Archiviazione e conservazione di BB.CC;
  • Interpretazione e comprensione dei BB.CC;
  • Gestione delle risorse e dei sistemi per la conservazione dei BB.CC (es., musei, mostre, …).

I Beni Culturali fanno riferimento sia a beni materiali (oggetti, manufatti) sia a beni immateriali. Ad esempio, la mancata codifica scritta e l’uso della tradizione orale rendono difficile la conservazione di una parte del patrimonio culturale italiano. Anche le moderne tecniche di produzione di contenuti culturali generano spesso oggetti immateriali (un insieme di bit) che rappresentano un prodotto culturale. In altre situazioni, il prodotto culturale è un happening o una performance che (se non salvata con tecniche multimediali) è difficilmente riproducibile e come tale soggetta ad una reinterpretazione o all’oblio.

3.2 - Le Tecnologie ICT a Supporto dei Beni Culturali (La Manipolazione del Contenuto)

Tale dimensione fa riferimento sia alle tecnologie ICT “conservative” che permettono di trattare, gestire, organizzare, controllare e curare i beni culturali, sia quelle “produttive” che permettono di creare, modificare, utilizzare e distribuire risorse e prodotti culturali.
A questa dimensione fanno capo tecnologie quali:

  • Estrazione e trattamento delle informazioni sui beni culturali e dati multimediali (es. data base, data mining e creazione di relazioni fra dati - semantic web, linked data, …);
  • Trattamento delle immagini (tecniche di visione artificiale, imagineeering, realtà virtuale/aumentata, cartografia, visualizzazione 3D, olografia, …; )
  • Geo-referenziazione degli oggetti (tecnologie per determinare e archiviare dove sono stati reperiti/prodotti/conservati specifici oggetti e manufatti);
  • Controllo dello stato di oggetti e manufatti e loro conservazione/cura mediante sensori ed attuatori;
  • Rappresentazione e trasposizione materiale di prodotti culturali (stampanti di oggetti, riproduzioni di opere d’arte, …);
  • New Media e gestione di nuove tecniche multimediali.

Le nuove forme di (ri)produzione dei Beni Culturali offrono la possibilità di reinterpretare ed ampliare le opere stesse per mezzo di mash-up multimediali che estendono il contenuto rappresentato dall’oggetto culturale o lo dematerializzano rendendolo riproducibile e modificabile. Il singolo oggetto può essere virtualizzato (in rete) ed essere arricchito di ulteriore informazione o contenuto ed essere riprodotto su diversi supporti e materiali. Tale possibilità potrebbe avere interessanti conseguenze sulla produzione culturale e sulla sua diffusione/fruizione (si consideri ad esempio il fenomeno del file sharing ed il suo impatto sui mercati della musica e dell’editoria).

3.3 - L’Uso dei Beni e Prodotti Culturali (La Fruizione del Contenuto)

Tale dimensione fa riferimento alla possibilità di interagire ed utilizzare opere, manufatti e prodotti (materiali e immateriali). La percezione dell’utente gioca un ruolo rilevante nel modo di percepire e interpretate un prodotto culturale.
La “user experience” può essere determinante sia nella fruizione sia nella creazione di un prodotto culturale. La modalità di presentazione e di interazione fra utenti e manufatti è infatti fondamentale per apprezzare e comprendere il contenuto.
A tale dimensione fanno riferimento tecniche quali:

  • User Interaction ed interattività con il prodotto culturale (Immersive/Virtual Reality, nuove tecniche di manipolazione di oggetti virtuali, ecc);
  • Context Awareness, ovvero la possibilità di utilizzare/fruire/conoscere un prodotto culturale nel contesto (geo-localizzazione) storico in cui esso è stato prodotto;
  • Smart Ambients, ambienti che adattano/utilizzano gli oggetti reali e virtuali alle condizioni di utilizzo;
  • Interfacce Aptiche (che utilizzano oggetti virtualizzati e terminali specifici per rappresentare in maniera realistica aspetti e funzioni di oggetti reali);
  • Social Networking, funzionalità che permettono di condividere esperienze e conoscenze all’interno di una comunità con interessi simili;
  • Didattica Avanzata (strumenti e tecnologie per rappresentare gli oggetti, i contenuti e la loro storia e motivazione);
  • Sviluppo di Applicazioni su smart terminals (APPS) che consentono di interagire mediante terminali personali con il bene o il prodotto culturale.

3.4 - La città misurata ed iperconnessa e la sua governance

Tale dimensione è relativa alla possibilità di vedere il territorio come un sistema complesso da monitorare (raccolta di dati in tempo reale) e da governare allocando le risorse disponibili a seconda delle richieste dei cittadini/visitatori/utilizzatori. Questa dimensione fa riferimento sia alla necessità di instrumentare il territorio con sensori ed attuatori in grado di rilevare le principali attività sul territorio, o di intervenire per regolare certi fenomeni (ad esempio non consentire l’accesso su strade particolarmente trafficate); sia alla possibilità di costruire soluzioni di piattaforma che siano in grado di governare gli eventi cittadini.
In questo contesto sono inserite tecnologie come:

  • Sensoristica (per rilevare i flussi cittadini) e attuatori (per governare alcuni eventi) anche costruiti con sistemi non professionali (ad esempio Arduino) o basati sulla partecipazione degli utenti (crowdsensing);
  • Comunicazione a corto e medio raggio (beacon, Bluetooth, NFC, ZigBee, WiFi);
  • Punti di presenza per distribuire sul territorio informazioni o funzionalità di valore (evoluzione dei chioschi informatici) in grado di interagire con terminali mobili;
  • Le funzionalità di comunicazione e la relativa gestione delle reti (anche in modalità direct communication fra i punti di presenza e gli utenti o fra gli utenti stessi) ;
  • Context Awareness e ambient intelligence, ossia la capacità di costruire e gestire per ogni singolo utente (o per gruppi di utenti) ambienti e contesti di esecuzione dei servizi in grado di  soddisfare i requisiti, le funzionalità e le personalizzazioni richieste dagli utenti ;
  • Piattaforme di Cloud Computing per permettere la concentrazione di grandi quantità di dati e la loro elaborazione e restituzione ai fruitori dei contenuti; il controllo e l’ottimizzazione delle risorse territoriali, la implementazione e fornitura di funzioni autonomiche in maniera da minimizzare la necessità di intervento umano.

Tale sistema deve sia ottimizzare le interazioni sul territorio sia permettere lo scambio di informazioni e funzionalità con altri territori, in modo tale da non dover richiedere al visitatore di dover cambiare applicazione o modalità di interazione per ogni città o località visitata. Tale dimensione deve garantire l’interlavoro a livello più ampio possibile fra realtà territoriali diverse.

 

4- ICT come  sostegno alla creatività  artistica per lo Sviluppo di Beni e  Prodotti Culturali

Lungi dal limitarsi alla valorizzazione dei Beni Culturali esistenti, l’ICT è anche strumento che facilità la creazione di nuovi prodotti culturali ed artistici, che permetterà alla Smart City di poter “integrare” la valorizzazione del patrimonio esistente con la creazione di nuovi prodotti culturali.
Sotto questo profilo le possibilità offerte dalle tecnologie per il trattamento delle immagini (Augmented e Virtual Reality) offrono ampi spazi per la sperimentazione di nuovi approcci. La possibilità di poter interagire con ambienti intelligenti (dagli smart environment e ambient intelligence  alla smart city) stimola la concezione di opere interattive.
La condivisione di oggetti intelligenti in reti sociali (ad esempio crowdsourcing) apre alla nuova possibilità di creare/modificare/adattare il prodotto culturale alle esigenze immediate della comunità di utilizzatori e creatori.
E’ questo un campo di sperimentazione che parte da tecnologie di base già in possesso degli utilizzatori/creatori. Molte persone comuni dispongono oggi di strumenti quasi professionali per la produzione di contenuti (ad esempio telecamere HD) e sono utilizzatori quasi professionali di tali tecnologie (prosumer).
Sul fronte della creazione artistica professionale è utile ricordare che già oggi molti artisti dellagenerazione “nativi digitali” si cimentano con successo nell’integrazione fra arte e nuove tecnologie( al Future Centre di Venezia si sono realizzate delle collaborazioni espositive con artisti digitali).

 

Figura 1 - Performance artistiche al Future Centre

 

Il padiglione di Arte Virtuale e Digitale della Mostra Internazionale ArteLaguna 2013 ha mostrato opere che erano fondate sul concetto di Mixed Reality o Augmented Reality. Per il prossimo 2014 Telecom Italia Future Centre ha già attivato un riconoscimento speciale che premierà il progetto artistico più innovativo capace di integrare l’uso delle tecnologie ICT con la fruizione del bene culturale “Convento di San Salvador”, permettendone così la realizzazione pratica del concetto.
Un ulteriore spazio di indagine su sui si sta lavorando riguarda la creazione artistica ICT-enabled basata su meccanismi autoproduzione.  Sulla falsariga di quanto si sta facendo nell’ambito dei FabLab (Fabrication Laboratory, ossia una sorta di piccola officina che offre strumenti per la produzione digitale di manufatti – ad esempio medianti stampanti 3D), si potrebbero attivare, sempre al Telecom Italia Future Centre,  anche degli ArtLab in cui mettere a disposizione di artisti, designer e prosumer le tecnologie più innovative e finalizzare queste piccole fabbriche alla produzione di nuovi  manufatti artistici.

 

Figura 2 - Locandina del Contest "Premio Future Centre"

 

5 - Tecnologie e soluzioni per uno Smart Environment

I nuovi dispositivi portatili e personali, smartphone, phablet e tablet in prima fila, sono lo strumento per eccellenza attraverso cui il turista e il cittadino hanno la possibilità di integrare ed arricchire la propria esperienza, trasformando il rapporto con il bene culturale in una relazione dinamica, in grado di “far parlare” il bene anche in funzione degli interessi del singolo e delle sue attitudini del momento.
Tecnologie di augmented reality, capaci di sovrapporre in modalità grafica multistrato diversi livelli informativi al contesto reale in cui ci si trova coinvolti, sono oggi abbastanza mature da poter uscire dai laboratori di innovazione ed essere date in mano al grande pubblico.
Quelle più avanzate si basano su degli algoritmi di “image recognition” che sono capaci di identificare un oggetto artistico, una casa, un quadro all’interno di basi dati composte da milioni di questi oggetti, il tutto in frazioni di secondo. Il “search by image”, reso popolare nel mondo Internet dalla applicazione lanciata da Google nel 2011, quando è eseguito in collaborazione fra i server ed il terminale mobile, diventa un servizio di piattaforma che apre al mondo applicativo un’ infinità di nuove possibilità. Dalla personal navigation utilizzabile anche in luoghi chiusi come musei e stazioni, alla contestualizzazione della “vista” del mondo reale all’interno di uno specifico scenario temporale di “interesse”, che può perfino arrivare ad una sorta di macchina del tempo capace di far apprezzare al visitatore come era quel luogo in un’altra epoca. In questo ultimo caso, molto interessante per il contesto italiano così ricco di luoghi archeologici solo parzialmente sopravvissuti al tempo, si parla di tecnologie di “mixed reality”.

 

Figura 3 - Il chiostro del Future Centre con punto di accesso in Realtà Aumentata

 

Oggi la capacità tecnologica richiede di seguire un approccio “context dependent” per ottenere il meglio dagli algoritmi di riconoscimento, che processano una collezione di “punti caratteristici” e poi ne fanno tutte le possibili trasformazioni topologiche, al fine di aver successo qualunque sia “punto di vista” in cui il cliente si colloca. Ma naturalmente molti differenti “contesti” possono risiedere sull’unico dispositivo in tasca all’utilizzatore ed essere attivati di volta in volta a seconda della necessità.
Un’altra tecnologia similmente utile e fruttuosamente applicabile è quella di prossimità, nota come NFC (Near Field Communication). In questo caso l’applicazione informativa viene attivata da un gesto fisico e spontaneo del cliente, che avvicina il proprio telefonino NCF ad una targhetta informativa che scambia con il terminale le informazioni necessaria ad attivare il processo di ricerca e visualizzazione “in rete”. Oggi tutti i telefoni NFC supportano nativamente l’attivazione del browser in occasione della lettura di una tag, senza neppure la necessità di scaricare una app dall’application store. Dispositivi di più recente concezione, non ancora disponibili per il mercato di massa ma ormai molto diffusi fra gli appassionati, gli sviluppatori ed i trend setters, sono gli occhialini “alla Google” che abilitano un’esperienza di augmented o mixed reality più naturalmente inserita nelle abitudini quotidiane della popolazione del mondo sviluppato, dove si calcola che il 40-50% sia abituato ad usare quotidianamente occhiali, sia per scopi terapeutici sia per scopi protettivi/estetici.
Al Future Centre di Venezia, il cui piano terra è un luogo aperto al pubblico dove transitano circa 10000 visitatori l’anno, sono state selezionate le migliori soluzioni oggi disponibili per un percorso di visita interattiva utilizzabile da tutti i visitatori in possesso di un smarphone o tablet
Un targa NFC-enabled posta in prossimità dell’oggetto, permette al visitatore di catturare e trasferire sul proprio telefonico le spiegazioni relative all’ambiente nel quale si trova, per approfondire a piacere la conoscenza del bene culturale .
Analogamente, una tecnologia di “image recognition” permette (a chi si è scaricato l’App di Editoria+ di Telecom Italia per Android o iPhone) di inquadrare con la fotocamera del proprio smartphone l’oggetto di interesse ed accedere ad una scheda informativa, a dei filmati, a dei siti internet per gli approfondimenti, il
Quanto realizzato è solo un primo nucleo di ambiente intelligente più esteso, che basandosi sulle interazioni fra terminali mobili, smart object, sensori e servizi di localizzazione, consentirà una modalità di interazione con il bene culturale personalizzata in base a interessi e “conoscenza” del visitatore.  Questi modelli di interazione potranno poi essere ulteriormente arricchiti dalla possibilità di descrivere/rappresentare/interagire con l’oggetto in una dimensione spazio-temporale fluida, secondo il concetto di spime (Space-time) di Sterling*,  in cui un oggetto virtualizzato può essere visto e fruito nella dimensione spazio-temporale preferita dall’utente. Per esempio questo significa che di un palazzo veneziano si potranno rappresentare, tramite tecniche di realtà virtuale, le caratteristiche storiche e sociali di uno specifico periodo, in funzione degli interessi specifici del visitatore [3].

 

Figura 4 - Paline dell'Interactive Tour

 

L’obiettivo finale è quello di avere una piattaforma di funzionalità, concetti e tecnologie da far crescere incrementalmente in modo da consentire uno sviluppo delle differenti aree ed attività in tema valorizzazione dei beni culturali. Con la consapevolezza che la componente ICT, seppur complessa ed essenziale, è solo una parte del problema;  la possibilità di rappresentare l’Identità culturale di un territorio è infatti strettamente legata alla capacità di storici, sociologi ed esperti delle comunicazione di rappresentare la cultura locale. Per trasferire questa conoscenza storico-culturale in maniera efficace agli utilizzatori/fruitori serve un importante coinvolgimento di esperti di user interaction, sociologi ed esperti di comunicazione. Un approccio che permetterebbe di dare nuovo slancio alla tematica generale delle Digital Humanities.

 

Conclusioni

In quest’ottica Telecom Italia potrebbe cercare di favorire la definizione, l’incubazione e l’accelerazione di start up con un focus specifico sulla valorizzazione dei Beni Culturali in un contesto di Smart City, stimolando e favorendo così la crescita di nuove soluzioni imprenditoriali in questo settore.
Perché il settore dei Beni Culturali possa trarre giovamento dallo sviluppo di soluzioni ad alto tasso di ICT è però necessario coinvolgere diversi attori ed entità in un ecosistema che ne valorizzi le competenze ed i risultati. Ad esempio, un coinvolgimento di realtà museali cittadine e di enti turistici (dall’ ente per il turismo locale fino agli alberghi e ristoranti) potrebbe permettere di creare un circolo virtuoso fra utenti e fruitori di servizi/applicazioni, fornitori di contenuti (Università, musei, varie mostre cittadine, …), fornitori di altri servizi (alberghi,…) e Pubblica Amministrazione (sistema di trasporti cittadino).
A fianco di attività di natura più tecnica la componente di comunicazione gioca un ruolo essenziale nella costruzione di questo ecosistema. C’è quindi il bisogno di mettere a fattor comune le numerose conoscenze presenti nel Paese e creare le condizioni per far nascere progetti ed iniziative trasversali. Lo sviluppo di un dibattito a livello Paese, sostenuto anche dall’organizzazione di eventi e conferenze sul tema, diventa quindi sempre più uno strumento importante di promozione, per far crescere l’ecosistema e coagulare la community dei soggetti interessati alla creazione di Cultural Cities.

 
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