Giuseppe Barillaro, Roberto De Bonis, Enrico Vinciarelli

Dallo Smart Metering alla Smart Urban Infrastructure

Dallo Smart Metering alla Smart Urban Infrastructure

Nella logica della riduzione dei consumi energetici, la misurazione in modo automatico e remoto del dato di lettura dei contatori (Smart Metering) e la messa a disposizione dell’utente finale e del distributore energetico del dato stesso, costituiscono le fondamenta della nuova generazione di reti energetiche; le reti di smart metering rappresentano un'opportunità anche per lo sviluppo di altri servizi nella logica delle Smart Cities, vediamo come.

 

1 - Introduzione

Un forte contributo arriva dalle varie normative e raccomandazioni a livello europeo, il tutto facilitato anche da una costante evoluzione tecnologica che fa scendere i costi per implementare questi sistemi e il processo di standardizzazione che abilita soluzioni interoperabili ed applicabili in mercati europei e non solo nazionali. Per evitare l’insorgere di una moltitudine di sistemi di comunicazione indipendenti e non interoperabili, ogni Paese, attraverso i propri enti, ha cominciato una fase di standardizzazione, con lo scopo di favorire la liberalizzazione della fornitura dei sevizi e facilitare fenomeni di scala.
Uno dei requisiti fondamentali imposti dall’UE è infatti la sostenibilità economica della soluzione intrapresa. Attraverso diversi studi effettuati in materia, è parso evidente come questo obiettivo possa essere raggiunto solo sfruttando le sinergie che si creerebbero con una rete in grado di gestire una moltitudine di servizi, come ad esempio, quelli relativi ad energia elettrica, gas e acqua. L’Italia è stata tra i primi paesi al mondo ad implementare sul territorio nazionale una rete di Smart Metering per la telelettura dei contatori elettrici, dove è stata però adottata una soluzione proprietaria e allo stesso modo l’Italia è tra le prime ad avere avviato un deployment massivo per la telegestione dei contatori del gas.  Questa rete, nelle intenzioni dell’Autorità dell’energia, è auspicabile che sia messa a fattor comune anche per veicolare altri servizi, sia per altri servizi di metering (es. acqua, calore) sia per servizi tipici del contesto Smart City; questa sfida presenta tuttavia delle criticità che l’articolo cerca di mettere in luce.

 

2 - Scenario di riferimento

Nel 2008 l’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas) ha deliberato [1] l’obbligo da parte delle società di distribuzione del gas, di implementare un sistema di telegestione per i contatori collegati alle proprie reti e le tempistiche da rispettare per il dispiegamento di tale sistema. È stato inoltre stabilito che il CIG (Comitato Italiano Gas), si sarebbe occupato delle attività di normazione e diffusione di questo servizio. Il CIG, grazie alla collaborazione con le industrie del settore e non, ha completato la fase di standardizzazione e ha pubblicato le norme necessarie alla realizzazione di tale sistema di telegestione. All’interno del documento [2] vengono specificati gli aspetti di architettura che dovranno essere rispettati nel design della rete di gas metering.  È stata valutata sin dall’inizio della fase di standardizzazione, la possibilità di fare sinergia con la rete di telelettura dei contatori elettrici, al fine di evitare una proliferazione di reti, ognuna delle quali utilizzata in modo parziale e saltuario; a causa di una serie di impedimenti di natura tecnica, regolatoria e industriale, si è reso necessario pensare ad una rete per il gas metering del tutto svincolata da quella preesistente per i contatori elettrici. Questa idea condivisibile di fare sinergia tra le varie reti di metering e da sempre propugnata anche da Telecom Italia presso i tavoli regolatori, è finalmente sfociata nel 2013 nella delibera 393/13 di AEEG [3], in cui si dà la possibilità agli operatori di distribuzione del gas, di ottenere dei finanziamenti per sperimentare soluzioni attraverso progetti pilota in cui la rete di gas metering “serva” anche altre tipologie di utenze, avvalendosi di operatori di rete “terzi” per il cui ruolo Telecom Italia sembra essere uno degli interlocutori naturali. I progetti pilota dovranno essere proposti da un operatore gas e realizzati tramite un operatore terzo  (“operatore terzo Agente” e “operatore terzo Carrier” ) che ha la  proprietà e gestisce l’infrastruttura multi-servizio di comunicazione.

 

2.1 - Architettura della rete di gas metering

L’architettura descritta nella norma del CIG [2] è studiata per offrire la flessibilità necessaria ad operare nei più comuni scenari d’uso. Nella Figura 1 è possibile osservare una schematizzazione dell’architettura:
Al fine di interpretare al meglio lo schema è utile conoscere il significato e il ruolo degli oggetti rappresentati nell’immagine:

  • Dispositivo domestico: (Home Display);
  • GdM: parte dell’impianto che si occupa di misurare, gestire e comunicare informazioni relativi all’erogazione del gas;
  • Ripetitore: dispositivo in grado di estendere a livello fisico il collegamento tra due apparati;
  • Traslatore: dispositivo in grado di trasformare il protocollo di comunicazione;
  • Concentratore: oggetto destinato alla raccolta ed elaborazione dei dati dai GdM, si pone inoltre come tramite per l’invio e la ricezione delle informazioni e dei comandi da e verso il SAC;
  • SAC: modulo che si occupa della gestione della rete e dell’accesso dei dispositivi a questa.

L’architettura, apparentemente complessa perché tiene in conto tutte le varianti possibili, è in realtà sintetizzabile e semplificabile indicando che esistono fondamentalmente due modalità di comunicazione attraverso cui ogni contatore (a prescindere dal suo calibro) può collegarsi al sistema di gestione (SAC): mediante una connessione diretta (soluzione punto-punto, ad esempio con modulo GSM a bordo del contatore), oppure tramite una rete di prossimità (rete punto-multipunto), ossia mediante un concentratore che raccoglie i dati provenienti da un insieme di contatori limitrofi collegati ad esso (eventualmente via ripetitori o traslatori) mediante una rete wireless a basso consumo (Wireless MBus 169 MHz), e che li invia verso il centro di gestione mediante una connessione diretta (es. xDSL o GSM).

 

Figura 1 - Architettura del sistema di telegestione

 

2.2 Architettura della rete di gas metering

WMBus è un protocollo standard europeo EN sviluppato specificamente per applicazioni di metering (la “M” sta ad indicare “Metering”) [4]. Il modo N è stato sviluppato per consentire comunicazioni a maggiore distanza rispetto al contesto applicativo tipico di WMBus che è quello all’interno della casa. In questo caso la banda di frequenza utilizzata è quella che va dai 169,400 ai 169,475 MHz; questa banda è stata riservata dall’ETSI per applicazioni di metering e prevede una potenza massima EIRP di 500mW (27dBm) e un duty-cycle massimo del 10%  [5].
Il mode N è stato proposto in ambito CEN da parte di Francia e Italia in quanto in entrambi i paesi, verrà utilizzata una rete wireless a 169 MHz per il sistema di gas metering. Wireless MBus mode N è un protocollo narrowband che utilizza una modulazione GFSK con diversi data-rate sfruttando 6 diversi canali. I canali sono spaziati da 12,5 kHz ed hanno un bit-rate di 4,8 kbps (channels 1a, 1b, 3a, 3b) o di 2,4 kbps (channels 2a, 2b). Esiste inoltre un modo N2g che sfrutta una modulazione 4GFSK che affascia i differenti canali per offrire un maggiore data-rate e che è stato riservato per implementare meccanismi di relaying tra differenti nodi.
Lo standard definisce inoltre diverse classi di servizio, la classe più elevata prevede un livello minimo di sensibilità del ricevitore di -115dBm con PER (Packet Error Rate) <10-2 . Il protocollo prevede due tipi di meccanismi di comunicazione a livello applicativo, uno in cui il contatore si risveglia a tempi prestabiliti per comunicare i dati di lettura verso il concentratore (Access Timing) e uno in cui il contatore al suo risveglio viene notificato della presenza di comandi a lui diretti per cui instaura un colloquio verso il concentratore (Synchronous Transmission).
A livello applicativo si possono utilizzare specifici data objects ma è anche possibile utilizzare meccanismi di tunnelling per far transitare oggetti applicativi secondo lo standard DLMS/COSEM.

 

3 - Analisi della rete di gas metering in una logica multiservizio

Come accennato e come ribadito dalla recente delibera di AEEG, la rete per il gas metering necessiterà di investimenti molto cospicui nel corso dei prossimi anni a fronte di un utilizzo di tale rete che sarà sporadico (una lettura al giorno potrà essere più che sufficiente) e una mole di dati trasportata molto esigua. La scelta di un protocollo a bada molto stretta è stata frutto prevalentemente della pressione degli operatori di distribuzione del gas, preoccupati dalla potenziale complessità della nascente rete e spesso per nulla interessati a visioni di lungo termine. Per dare seguito allo stimolo della delibera 393/2013/R/gas di AEEG, occorrerà in prima battuta valutare se le caratteristiche del protocollo scelto per il gas metering (WMB 169 MHz) e la relativa architettura siano compatibili con l’estensione dei servizi su di essa veicolati ed eventualmente su quali tipologie di servizio e in secondo luogo se e come l’attuale sistema di telegestione per il gas sia integrabile con ulteriori architetture e protocolli

3.1 - Wireless MBus mode N in una rete multiservizio

La specifica del mode N del protocollo Wireless MBus è molto recente per cui non esistono studi pregressi sulla caratterizzazione di tale protocollo; per questa motivazione sono state effettuate una serie di valutazioni teoriche, simulazioni e misure di laboratorio per caratterizzare il protocollo e i primi moduli radio prototipali usciti sul mercato. Queste analisi sono state successivamente polarizzate sugli aspetti del protocollo che hanno una forte incidenza sulla capacità di questa di supportare un contesto multiservizio.

3.1.1 - Canalizzazione

Tra le caratteristiche del protocollo Wireless MBus, c’è la divisione della banda a disposizione in più canali. I canali utilizzabili per lo scambio di dati tra meter e concentratore sono sei, spaziati tra loro di 12,5 kHz. Nel caso in cui un solo canale non sia sufficiente a soddisfare le richieste di banda della rete, è necessario considerare l’utilizzo contemporaneo di più canali all’interno dello stesso dominio di interferenza. Questo aspetto risulta decisivo in un’ottica di implementazione di un sistema multiservizio, dove devono coesistere sorgenti diverse e tra loro non coordinate.
I protocolli che come questo sfruttano la tecnica FDM per estendere il quantitativo di informazione trasportabile, sono generalmente affetti da un fenomeno fisico detto ACI (Adjacent Channel Interference), descrivibile come quel disturbo causato da una trasmissione su un canale frequenzialmente vicino rispetto a quello d’interesse. Tale fenomeno è dovuto alla non idealità degli apparati radio rice-trasmittivi, che non sono in grado di generare segnali limitati in frequenza e di annullare eventuali componenti spurie ricevute.
Al fine di analizzare l’incidenza dell’ACI a livello teorico, è stato creato un modello in Simulink capace di simulare la trasmissione di dati tra due stazioni.
Per appurare l’effetto dell’interferenza sulle prestazioni raggiungibili dal sistema, è stato introdotta una seconda sorgente. L’obiettivo è comprendere quali sono le condizioni per cui l’interferente crei un disturbo sufficientemente alto da causare la perdita di pacchetti originati dalla sorgente desiderata. Per raggiungere tale obiettivo, si è incrementata la potenza della sorgente interferente fino al punto in cui fosse possibile apprezzare un deterioramento delle prestazioni sul canale desiderato. I grafico di Figura 2 riporta i risultati ottenuti da tali simulazioni, considerando diversi canali.
L’incidenza dell’interferente è differente a seconda della modulazione dei segnali presi in esame. Come prevedibile, i canali più sensibili all’interferenza sono quelli a 4,8 kbps, dimostrando di avere una soglia di resistenza al disturbo di circa 8 dB inferiore se paragonati ai canali a 2,4 kbps.
Al fine di validare tale analisi, sono state effettuate alcune misure sui moduli disponibili in commercio. Mediamente, il rumore causato dalle componenti non desiderate di un segnale GFSK a 2,4 kbps, hanno una potenza sul canale adiacente che è di 64 dB inferiore rispetto alla potenza irradiata sulla frequenza centrale del canale in cui si trasmette. Se si confrontano i risultati, con quelli ottenuti dall’analisi teorica, si ha una differenza di circa 20 dB, è quindi palese come il modulo del costruttore implementi dei filtri, capaci di attenuare con buoni risultati le componenti non volute dei segnali generati.
Ulteriori analisi hanno rivelato come, al fine di assicurare le condizioni necessarie per una coesistenza di sistemi non coordinati tra loro ed operanti su due canali tra loro adiacenti, sia necessario garantire, localmente al ricevitore, una differenza di al più ~58 dB tra il segnale ricevuto sul canale desiderato e quello misurabile su un canale limitrofo.

 

Figura 2 - Risultati delle simulazioni

 

3.1.2 - Copertura

Il motivo trainante per la scelta del protocollo wireless m-bus a 169 MHz è stato principalmente la  bassa frequenza di lavoro, che dovrebbe permettere di raggiungere distanze maggiori e risentire meno dell’attenuazione di eventuali ostacoli. Lo scenario tipico della rete di telelettura del gas prevede infatti dispositivi inseriti in nicchie ricavate all’interno di mura, dislocate su più livelli. Il tema delle aree raggiungibili attraverso l’installazione di un concentratore o ripetitore è cruciale in fase di business planning: il fattore di concentrazione e il numero di dispositivi raggiungibili, siano essi contatori, sensori, ecc.., permette di prevedere i costi ed i potenziali ricavi ottenibili dal dispiegamento della rete. La copertura radio dipende da svariati fattori, alcuni deterministici e altri di carattere aleatorio. Tra gli elementi che determinano il livello di segnale ricevuto, vi è il tipo di luogo in cui si trovano gli apparati al momento dello scambio di dati. È necessario tenere in considerazione la posizione dei contatori: le nicchie dedicate ai meter del gas riducono in modo significativo la potenza del segnale ed ancor più quelle riservate ad esempio ai contatori dell’acqua (tombini o cantine), inoltre le dimensioni ridotti dei contatori determinano una riduzione anche della dimensione delle antenne che quindi non possono più risultare ottimizzate per quella frequenza.
La banda a 169 MHz è stata negli anni poco sfruttata per servizi largamente distribuiti, perciò gli studi e le analisi effettuate a tal proposito sono rare e poco approfondite, mancano inoltre modelli consolidati di propagazione specificatamente pensati per quelle frequenze. Sono presenti in letteratura modelli solitamente impiegati nei sistemi cellulari, come ad esempio Hata [6] e Hokumura [7], che però hanno un’estensione nel range di frequenze ammesse sufficientemente larga da includere la banda a 169 MHz. Tuttavia, dato il contesto nei quali sono stati implementati, è sempre prevista l’ubicazione su una torre di uno dei due apparati coinvolti nella trasmissione, con altezza minima di 20 m; nell’ipotesi di installazione del concentratore in un ambito microcellulare, il modello non è quindi più sfruttabile.
Constatata la scarsità dei mezzi teorici a disposizione e con lo scopo di ottenere dei raffronti pratici, è stata effettuata una prima campagna di misura grazie all’ausilio di alcune board dimostrative.
A valle dei test di copertura effettuati, la formulazione di Friis [8] con esponente pari a 2,85 si è rivelato più preciso (Figura 3) quando il concentratore è posto a livello strada (es. cabinet Telecom Italia). Inoltre il tipo di scenario nel quale si propaga il segnale influenza notevolmente le performance: in aree urbane è possibile raggiungere distanze 2-3 volte inferiori rispetto a quelle raggiungibili in zone suburbane a parità di condizioni.
Nelle misurazioni effettuate si è sempre manifestato un elevato rumore di fondo sulla banda intorno ai 169 MHz che va a limitare in maniera rilevante il raggio di comunicazione.

 

Figura 3 - Confronto tra misure e modelli di propagazione

 

3.1.3 - Capacità

Tra gli scopi del wireless m-bus non vi è sicuramente lo scambio di dati con alte richieste di banda, l’attenzione perciò deve essere rivolta maggiormente su aspetti quali numero massimo di dispositivi allocabili e coesistenza tra servizi differenti.
Data la mancanza di tecniche di accesso al canale, per evitare collisioni sistematiche lo standard sfrutta un numero di accesso ciclico (inizializzato in modo casuale sui dispositivi) che permette di variare leggermente il tempo tra due trasmissioni successive.
Il caso più realistico prevede che i contatori abbiano tempi di trasmissione sparsi nell’arco della giornata, per approssimazione si può modellizzare questo fenomeno come una variabile casuale uniformemente distribuita sulle 24 ore. Il passaggio da una logica deterministica, ad una aleatoria, richiede il calcolo della probabilità di collisione tra due stazioni. Una formulazione matematica di questo problema sarebbe possibile, ma risulterebbe piuttosto complicata dato il numero di variabili da considerare. Si è costruito perciò un semplice modello in Matlab, capace di simulare l’invio periodico di dati effettuati da una serie di meter. La comunicazione avviene seguendo le regole fin qui discusse: prima trasmissione eseguita in maniera casuale all’interno della giornata, le successive, con periodicità  Τ, sono determinate sfruttando il sistema di desincronizzazione dello standard wireless m-bus.
Per ridurre il numero di casi da indagare si sono operate le seguenti assunzioni:

  • Trasmissione su canale 2a (2,4 kbps);
  • Lunghezza dei pacchetti: 256 byte;
  • Finestra di ricezione  tslow (2,1 s);
  • Periodo di trasmissione Tsync: 24h.

È stato quindi analizzato uno scenario in cui la rete sia composta da meter di diversa natura, caratterizzati nel seguente modo:

  • Meter gas: 49% del totale, Tsync: 24h;
  • Meter acqua: 23% del totale, Tsync: 24h;
  • Meter calore: 7% del totale, Tsync: 12h;
  • Meter monitoring (vari): 21% del totale, Tsync: 1h

I grafici della Figura 4 mostrano l’andamento della probabilità di collisione nel caso di una rete gas (a) e come l’inserimento di dispositivi con frequenze di trasmissione più alte (b) si riflette in un elevato numero di messaggi presenti sul canale e quindi in una più elevata probabilità di errore. In questo caso la presenza di comandi aggiuntivi2 provoca solo un lieve incremento della percentuale di collisioni previste sulla rete. Il numero di messaggi sincroni è cresciuto rispetto al caso di rete con soli meter del gas, perciò l’impatto dei comandi aggiuntivi è in proporzione meno rilevante.

 

Figura 4 - Probabilità di collisione

 

3.2 - Simulazione di una rete multiservizio

Le analisi e gli studi discussi in precedenza hanno avuto come obiettivo principale quello di fornire le basi per una valutazione realistica delle potenzialità e dei limiti di una rete wireless basata su protocollo wireless m-bus.
I risultati sono stati ottenuti attraverso una metodologia di indagine modulare, scomponendo cioè un tema vasto e complicato in una serie di sotto-problemi singolarmente affrontabili. I vantaggi di un approccio del genere si hanno soprattutto nella possibilità di creare modelli simulativi parametrizzabili, nei quali cioè ogni singola componente può essere variata indipendentemente dalle altre. Ciò che ancora manca è quindi una valutazione d’insieme, capace di inglobare tutti gli aspetti che sono stati caratterizzati e quindi di osservare come questi interagiscono tra loro.
Al fine di ottenere un riscontro pratico ed immediato delle prestazioni raggiungibili dalla rete, l’idea è quella di implementare un modello in grado di simulare un suo dispiegamento. Il modello consente di configurare una serie di parametri per ognuna delle componenti che maggiormente influenzano le performance della rete quali il range (es. potenza Tx e sensibilità Rx, guadagni di antenna Rx e Tx, posizionamento del concentratore, eventuali margini di attenuazione), i consumi (es.  tipo di batteria, fattore di autoscarica della stessa, consumi della componente metrologica) e di capacità della rete (es. lunghezza dei pacchetti, duty cycle, bit-rate,...). Questi parametri possono essere specializzati per ognuno dei servizi che si intendono inserire nella rete.
Il modello stima diverse dimensioni delle “celle” associate a ciascun servizio e per valutare il numero di concentratori della rete multiservizio necessari a coprire una certa area geografica, viene presa in considerazione la dimensione della cella inferiore, quindi quella necessaria ad assicurare la copertura per il servizio più “stringente” da un punto di vista di propagazione radio. Sulla base di questo dato anche gli altri parametri quali probabilità di collisione e consumi, vengono stimati.
A titolo di esempio è stata effettuata una simulazione su una cittadina in cui si intendono valutare le prestazioni di una rete multiservizio basata su Wireless MBus 169 MHz (gas, acqua, contabilizzatori di calore e monitoraggio ambientale). L’ipotesi è che i meters e i sensori siano distribuiti uniformemente su quel territorio; ognuno dei servizi è stato caratterizzato in termini di aspetti di propagazione, consumi e capacità; al fine di ridurre la probabilità di collisione sono stati utilizzati due canali ognuno dei quali destinato a servizi differenti. I risultati della simulazione sono i seguenti:

  • Area che deve essere coperta: 20,5  km2;
  • Raggio di copertura del singolo concentratore: 450m;
  • Numero concentratori necessari a coprire l’area: 32;
  • Numero di meters sotto ogni concentratore: Ch 2a: 254, Ch 2b: 2983;
  • Probabilità di collisione: Ch 2a: 2,9%, Ch 2b: 7%;
  • Durata della batteria (anni): Gas: 16 ,Water: 17, Heat: 6, Monitoring: 5.

Il numero di concentratori necessari a garantire la copertura dell’area è influenzato principalmente dalla rete di monitoraggio dei contabilizzatori di calore in quanto il posizionamento (all’interno delle case) e le dimensioni dell’apparato (ridotte, con conseguente riduzione delle dimensioni dell’antenna e della batteria) ne limitano di molto la raggiungibilità.
La probabilità di errori di trasmissione è critica (fino al 7%) nonostante l’utilizzo di due canali differenti, il che sembra suggerire come la rete debba essere attentamente dimensionata per poter essere sfruttata in questo modo e come sarebbe auspicabile che il protocollo mettesse a disposizione meccanismi più efficienti a livello MAC e a livello fisico per consentire una gestione dinamica dei canali e per limitare i potenziali problemi di collisione.

 

Figura 5 - Architetture evolute

 

4 - Architetture evolutive

L’analisi svolta ha evidenziato come l’estensione della rete di gas metering in una logica multiservizio sia tutt’altro che scontata e di come questo scenario vada attentamente valutato al fine di progettare una rete affidabile e resiliente. Risulta chiaro come al crescere della mole di dati da trasmettere, del numero di servizi da integrare, della frequenza di trasmissione dei singoli nodi e della densità di nodi sottesi ad uno stesso concentratore, la rete tenda rapidamente a saturarsi.
Sia per questi motivi sia perché è difficile ipotizzare che si riesca a portare su rete WMB 169MHz una molteplicità di servizi che storicamente sfruttano altri tipi di protocolli e frequenze (ad esempio il metering dell’acqua e quello del calore sfruttano la frequenza di 868 MHz e la sensoristica ambientale protocolli a 2,4 GHz basati su IEEE 802.15.4), è ragionevole ipotizzare reti dual-mode o in generale multifrequenza (Figura 5), le quali non potranno mettere a fattor comune la totalità dell’infrastruttura di rete, ma conterranno comunque un certo livello di sinergia tra reti destinate a servizi differenti.

 

5 - Aspetti regolatori

In tema di estensione della rete del gas metering ad un contesto di rete multiservizio alcuni aspetti di natura regolatoria vanno analizzati:

  • Le norme rilasciate dal CIG presuppongono che esista un unico soggetto che utilizzi la rete di telegestione del gas e che questo soggetto coincida con il distributore del gas; il soggetto che utilizza i dati raccolti è anche colui il quale gestisce la rete stessa. In una logica multiservizio sarà necessario garantire ad un soggetto terzo (così come in uno dei modelli proposti dalla 393) che avrà in carico la gestione della rete di raccolta dati, un accesso diretto agli elementi di rete (es. Concentratore) al fine di svolgere compiutamente le attività di esercizio e manutenzione della rete attraverso propri sistemi di gestione che diversi dai SAC dei Distributori. La non esclusività di accesso da parte di un unico SAC agli elementi di rete (Concentratori) è rafforzata nella logica multiservizio, che prevede che SAC afferenti a servizi/commodity diverse debbano poter accedere allo stesso nodo di rete. L’implementazione effettiva del paradigma multiservizio e la gestione efficiente della rete di raccolta richiedono un adeguamento della normativa CIG, che al momento prevede un accesso esclusivo da parte del SAC (gas) al concentratore.
  • Come dimostrato dall’analisi riportata, la mancanza all’interno del protocollo Wireless MBus di sistemi di gestione di accesso concorrente al mezzo fisico, con l’aumentare del numero di dispositivi presenti nella rete potrebbe creare problemi e far degradare la qualità della rete stessa. A maggior ragione nel caso in cui siano molteplici i soggetti che utilizzano quella banda (nel caso di multiservizio quindi, visto che nel caso del gas metering esiste un solo soggetto che gestisce la rete del gas su base geografica), i meccanismi secondo cui i vari canali presenti all’interno della banda vengono suddivisi tra i vari operatori sono tutti da definire e probabilmente un pronunciamento da parte di un soggetto terzo in merito a questa tematica (AGCom) potrebbe giovare al sistema.
  • La banda di frequenza dei 169 MHz [5] è una banda riservata dall’ETSI per di telelettura contatori (con limite di duty cycle di 10%); sulla stessa banda sono consentite anche applicazioni di tracciabilità e rintracciabilità di beni (con duty cycle di 1%). Alcune delle applicazioni ipotizzabili sulla rete multiservizio potrebbero non essere compatibili o con la tipologia di applicazioni previste da ETSI su quella banda, o con il limite sul duty-cycle su di esse previsto.
 

Conclusioni

Una serie di analisi teoriche, di prove di laboratorio e di campo hanno dimostrato come una rete multiservizio su questa frequenza e che sfrutti questo protocollo deve essere progettata individuando il giusto tradeoff tra tipologia di servizi veicolabili, e capillarità dell’infrastruttura.
La delibera 393 di AEEG [3] delinea e riconosce in modo molto chiaro ed evidente un ruolo che bene si adatta a quello che Telecom Italia potrebbe appropriatamente rivestire; si mette l’enfasi sulla “terzietà” dell’operatore del sistema di misura (eliminando peraltro il ruolo inizialmente previsto di “Operatore Distributore” che bene si sarebbe incarnato in una società come Enel Distribuzione, potenziale forte concorrente di Telecom Italia in questo settore) e sul ruolo che chi dispone e possiede la rete di comunicazione svolge in questo ambito.
Sia nell’accezione di Operatore Terzo Agente, nel quale si affianca alla gestione della rete anche quella del dato raccolto, sia in quello di Carrier, Telecom Italia può mettere a frutto come nessun altro alcuni asset fondamentali quali gli strumenti e gli skill per poter pianificare, realizzare e gestire una rete wireless e al contempo fornire l’infrastruttura fisica su cui gli apparati del sistema di telegestione di una rete multiservizio (i concentratori dati, eventuali ripetitori e gateways) possano essere ospitati. In questo caso TI può far leva su una capillarità unica dei propri asset (quelli di rete fissa quali centrali, armadi e distributori, quelli di rete mobile quali stazioni radio base e quelli di telefonia pubblica e di reti non più utilizzate come le antenne DECT).

 
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Bibliografia