La digitalizzazione della scuola

La digitalizzazione della scuola è un processo lungo e complesso. Infatti, non solo richiede investimenti per la connettività verso Internet, la “cablatura” dell’edificio scolastico per assicurare l’acceso alla rete in ogni aula e la dotazione di dispositivi d’aula (come le LIM) e personali (netbook e tablet), ma anche un’evoluzione socio-culturale che riguarda l’utilizzo di nuovi media e di nuove modalità didattiche a essi associate, che implicano una sostanziale evoluzione dei processi scolastici. Si pensi anche solo all’adozione di libri digitali (diversi dalle “fotocopie” in pdf del cartaceo), dove l’esperienza multimediale diventa preponderante rispetto al testo scritto di “cartacea memoria”.
Elemento chiave, quindi, è la disponibilità di ICT nella scuola. Un punto di partenza è rappresentato dal Piano Nazionale Scuola Digitale del MIUR, lanciato nel 2007 con lo scopo di introdurre nelle scuole, anzi nelle aule, l’utilizzo quotidiano dell’ICT. L’obiettivo era superare l’anacronistica distinzione, presente quasi ovunque, dell’aula informatica come spazio deputato all’uso dell’ICT e portare invece l’informatica direttamente in aula, per un uso didattico quotidiano e interdisciplinare. Un ottimo piano, ma con grandi vincoli di budget che non è (ancora) riuscito a portare le oltre 36 mila scuole italiane (fra pubbliche e private), con i loro quasi otto milioni di studenti e 730 mila insegnanti, a livelli paragonabili alla media europea.
Infatti, i dati di disponibilità dell’ICT nella scuola Italiana non sono, a oggi, particolarmente elevati. Come si può vedere nella “Review of the Italian Strategy for Digital Schools” (4) sviluppata da OECD nel 2013, l’Italia si colloca al di sotto della media europea. Ciò è confermato anche dallo studio della Commissione Europea “Education and Training Monitor” del 30 ottobre 2013 (5).
Inoltre, lo studio (6) di European Schoolnet, che nel 2013 ha analizzato tutti i paesi europei, colloca l’Italia al quint’ultimo posto nella classifica dell’intensità di utilizzo dell’ICT nella didattica, davanti alle sole Grecia, Polonia, Turchia e Romania, mentre sono i paesi scandinavi a occupare le posizioni di testa.
Un forse più immediato indicatore della penetrazione delle nuove tecnologie nella scuola è dato dal numero di LIM presenti. In Italia, dai dati del MIUR, ad agosto 2012 sono presenti poco meno di settantamila LIM, di cui la metà fornite dal “Piano LIM” del MIUR, finanziato con 91 milioni di Euro. Considerando le scuole primarie (comunemente chiamate elementari) e le secondarie di primo e secondo grado (medie e superiori), la consistenza totale nazionale sfiora le 390 mila aule. Le LIM sono dunque presenti in circa il 18% delle aule (in Europa “i primi della classe” sono gli inglesi, con circa il 98%).
L’indicatore della disponibilità di hardware d’aula rappresenta solo un elemento del processo di digitalizzazione: occorre considerare anche la disponibilità di dispositivi personali per studenti e docenti e la connettività, sia d’aula sia all’esterno della scuola, tramite ADSL oppure 3G e WiFi.
La situazione dei dispositivi per gli studenti è quanto mai dinamica ed eterogenea. Molte scuole, anche grazie agli strumenti di finanziamento del MIUR Cl@sse2.0 e Scuola2.0, si sono orientate verso l’acquisto dei dispositivi e la cessione in uso gratuito agli studenti. In questo caso ogni singola scuola, talvolta ogni singola classe, ha operato una scelta univoca dotando tutti gli studenti della stessa tipologia di dispositivo e orientandosi verso soluzioni software che quasi sempre dipendono dalla precedente scelta hardware (applicazioni Apple per gli iPad, software Microsoft per i netbook Windows e analogamente per il mondo Android). Un modello che inizia timidamente ad affermarsi è quello di permettere a ogni studente l’utilizzo anche in classe del proprio dispositivo portatile personale. Questo modello, mediato dal BYOD in fase di adozione crescente nelle aziende, è abilitato dall’utilizzo di applicazioni e strumenti software indipendenti da (o meglio agnostici verso) le tipologie di dispositivo e di contenuti fruiti sugli stessi. Soluzioni fornite su cloud, come educ@TIon, rappresentano uno strumento importante per introdurre concetti di sostenibilità, permettendo globalmente alle scuole e alle famiglie investimenti ponderati e limitando la proliferazione di hardware. Per le scuole c’è anche l’opportunità di ri-utilizzare hardware che è già disponibile al proprio interno (la vecchia aula di informatica…) che, anche se relativamente obsoleto, può essere usato per accedere alle applicazioni sul cloud, non essendo richieste particolari capacità computazionali e di memoria.

 

I nuovi modelli di scuola abilitati dall’ICT

I nuovi modelli di scuola abilitati dall’ICT: l’ICT, i nuovi dispositivi mobili e la connettività pervasiva permetto di introdurre nella scuola nuovi paradigmi didattici che promuovono anche l’evoluzione e l’innovazione dei processi di apprendimento. Di seguito sono descritti alcuni di questi nuovi modelli che sono stati sperimentati in campo grazie alla soluzione educ@TIon.

  • il Collaborative Learning: è una modalità di apprendimento che si basa sulla valorizzazione della collaborazione all'interno di un gruppo di allievi. L'apprendimento collaborativo, secondo la definizione di Anthony Kaye (Open University), si ha quando esiste una reale interdipendenza tra i membri del gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità verso il gruppo e i suoi obiettivi. Questa modalità di apprendimento si basa su attività di comunicazione, sincrona o, più spesso, asincrona. Le tecniche di comunicazione asincrona comprendono l’utilizzo di strumenti per lo scambio di conoscenze e di punti di vista e il lavoro di gruppo. Con questi strumenti gli studenti possono accedere a materiali comuni, come file, software e oggetti multimediali e possono collaborare allo svolgimento di compiti assegnati, senza vincoli di spazio e tempo. Nel contesto scolastico, la collaborazione asincrona è facilitata da un docente. O meglio, il docente non è presente in tempo reale per dare supporto agli studenti, ma interagisce attraverso gli strumenti informatici, guidando e moderando le loro attività. Lo strumento iSchool nasce proprio per favorire una attività condivisa di mash-up editoriale, dove gli studenti possono aggregare e condividere qualsiasi tipo di materiale multimediale su un input inziale del docente che potrà valutare la qualità di quanto proposto dallo studente; se approvato, il contributo dello studente diventa parte integrante del materiale scolastico fino a poter realizzare dei veri e propri testi didattici multimediali.
  • il Social Reading: è tutto ciò che circonda l'esperienza di lettura e fruizione del libro digitale. Come nei libri tradizionali cartacei possiamo scrivere note a margine, sottolineare i brani preferiti ed evidenziare parole particolari, anche con i libri digitali si possono fare le stesse cose, ma in maniera condivisa: annotando, “postando” e condividendo la propria esperienza di lettura insieme con i compagni e i docenti nel gruppo classe/scuola/… . Gli strumenti di social reading permettono di inserire le proprie annotazioni in qualsiasi punto del testo, condividerle o meno, e leggere quanto scritto e condiviso dagli altri utenti. Nella soluzione educ@TIon lo strumento society@school permette, al docente di guidare la lettura degli studenti e, a tutti, di realizzare note multimediali, arricchendo quindi l’esperienza di lettura anche con video e registrazioni vocali.
  • la Flipped Classroom: si potrebbe riassumere in “lezioni a casa, compiti a scuola”. Il modello della flipped classroom prevede che le tradizionali lezioni in classe e l’assegnazione dei lavori da svolgere a casa vengano “capovolti”. Il docente, per esempio, dà da seguire a casa alcuni video su un dato argomento che sarà successivamente trattato in classe. In questo modo gli studenti hanno già appreso a casa, almeno in forma generale, i contenuti della lezione e quindi il tempo in classe potrà essere dedicato ad altre attività di approfondimento con l’obiettivo di migliorare la comprensione da parte degli studenti. iBoard può essere utilizzato per realizzare la flipped classroom: l’insegnante prepara le proprie «registrazioni» delle lezioni utilizzando le funzionalità di recording dello strumento; le lezioni registrate e salvate sono a disposizione di tutta la classe e gli studenti, tramite iViewer, accedono all’archivio delle lezioni e le fruiscono asincronicamente (possibilità di play & pause, avanti & indietro) direttamente dal proprio dispositivo personale.
 

Il BYOD a scuola

Il BYOD (Bring Your Own Device) a scuola: lo studente porta a scuola e utilizza il proprio dispositivo personaleche non è più fornito dalla scuola; la scuola può offrire l’accesso a Internet (p.e. via WiFi) oppure anche in classe lo studente utilizza la propria connettività mobile (p.e. SIM personale) estendendo in tal modo il modello anche a una sorta di BYOC (Bring Your Own Connectivity). In questo modo lo studente si trova a utilizzare sempre lo stesso dispositivo sia per l’attività didattica sia al di fuori del contesto scolastico. La scuola può concentrare i propri investimenti sui contenuti didattici e sui dispositivi d’aula (p.e. LIM), tralasciando l’approvvigionamento e gestione dei dispositivi personali, non solo degli studenti ma – estendendo il modello – anche degli insegnanti.

 

L’esperienza in Trentino

L’esperienza in Trentino

Il Trentino è stata una delle prime realtà a essere coinvolte nelle sperimentazioni di educ@TIon: fin dal 2010 alcune classi dell’Istituto Tecnico Tecnologico M. Buonarroti di Trento hanno collaborato con TILab testando l’uso delle iniziali funzionalità prototipate e progettando insieme un’interfaccia “a misura di studente”. La PAT (Provincia Autonoma di Trento) ha quindi sostenuto il re-design dell’applicativo per la compatibilità di utilizzo anche su sistema operativo iOS (essendo gli iPad il più diffuso apparato personale adottato nelle classi coinvolte). Questa esperienza ha avuto un’ampia risonanza come esempio d’avanguardia nell’uso didattico delle tecnologie ed è diventata oggetto di articoli e presentazioni a livello nazionale e internazionale. La sperimentazione si è quindi estesa anche ad altre scuole del Trentino.
Forte del positivo riscontro della proposta educ@TIon, Telecom Italia ha promosso l’avvio di un nuovo e ambizioso progetto di ricerca industriale indirizzato alla scuola, fondato su basi ed esperienze pedagogiche e didattiche innovative. Il progetto, denominato eSchooling, è stato avviato a febbraio 2013, grazie all’importante co-finanziamento della PAT, insieme con Edizioni Centro Studi Erickson (azienda di editoria scolastica specializzata nei disturbi dell’apprendimento che si rivolge al mercato nazionale), ForTeam Studio e Memetic (due aziende trentine con forte esperienza nel campo della formazione e della didattica) e l’Università di Trento. Obiettivo principale del progetto è quello di definire e validare – con prototipazioni e sperimentazioni – un nuovo modello di scuola digitale a sostegno della didattica per competenze, condiviso con i vari attori del mondo della scuola e inclusivo per i soggetti deboli o non fisicamente presenti. Il prototipo che si sta definendo in collaborazione con una decina di istituti coinvolti su tutto il territorio provinciale (non solo a Trento, quindi, ma anche a Rovereto, Pergine, Borgo Valsugana, Riva del Garda e Cles) e con alcuni altri istituti d’eccellenza nazionali (tra cui l’Avogadro di Torino, il Majorana di Brindisi e il Tito Livio di Padova) mira a definire un servizio facilmente usabile, economicamente sostenibile e funzionalmente interconnesso, capace di integrare proficuamente strumenti e tecnologie, anche social, proprie del web. La strategia del progetto è quella di favorire, grazie al supporto delle tecnologie, l’evoluzione dal sistema didattico tradizionale a quello cooperativo e collaborativo, nel rispetto dei diversi stili di insegnamento e apprendimento.
Per questo fine si opererà un’analisi e diffusione delle migliori pratiche, per promuovere un modello di scuola digitale in linea con le indicazioni italiane ed europee.
Un ulteriore risultato atteso da eSchooling è la proposta di un nuovo approccio al libro digitale, che faciliti la transizione dal libro tradizionale a quello full-digital.
Alla fine della fase di ricerca industriale e sulla base anche dell’esperienza acquisita con educ@TIon, l’obiettivo per Telecom Italia è quello di ingegnerizzare una piattaforma abilitante in grado di integrarsi e ospitare servizi verticali, che possa supportare efficacemente la didattica «digitale» delle scuole trentine e nazionali e i docenti nella sua applicazione.

 

Una classe dell’ITT Buonarroti di Trento che usa il portale educ@TIon sulla LIM

 

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