a cura di Michela Billotti

Smart School: la parola al ministro Carrozza

Smart School: la parola al ministro Carrozza

Quattro chiacchiere con Maria Chiara Carrozza, Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca del Governo guidato da Enrico Letta sul tema della Scuola Digitale, volano per innovare la formazione nel nostro Paese; il tutto nel rispetto del programma per l'Agenda Digitale Europea e Nazionale.

Micheòa Billotti - Questo numero del Notiziario Tecnico è dedicato alle Smart City per cui è inevitabile approfondire anche il tema “Scuola digitale”; Egregio Signor Ministro, oltre alle LIM e al WiFi nelle scuole, quali le key-word reali per la Smart School?

Maria Chiara Carrozza - Il nostro sistema formativo si trova di fronte ad un salto tecnologico senza precedenti, un treno che non possiamo perdere; per questo occorre innanzitutto lavorare perché la scuola non subisca più i tagli che ha visto negli ultimi anni: il confronto con gli altri Paesi d’Europa ci pone agli ultimi posti per il livello di investimento pubblico sulla formazione.
Dobbiamo fornire alle nostre scuole ed alle nostre università i mezzi che meritano e di cui sono ancora prive, mettere in campo un’azione sostenibile e credibile, per rispondere adeguatamente alle esigenze di studenti, docenti e famiglie.
In questo quadro si inserisce la ripresa del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale), sulla cui implementazione il MIUR sta lavorando. Il nostro PNSD è parte integrante dell’Agenda Digitale Italiana e rappresenta un’opportunità che la scuola deve imprescindibilmente cogliere.
Guardando al nostro sistema ci si rende conto immediatamente di quanto la situazione sia frastagliata, irregolare e differenziata. Il panorama che ci si presenta è quello di un’Italia spaccata da un digital divide profondo e crescente. Tutto questo è inaccettabile.
Ci siamo interrogati su come affrontare questa situazione ed abbiamo capito che soluzioni di tipo statalista non sono le giuste medicine. Misure imposte e standard ope legis non sono in grado di rispondere adeguatamente alla domanda di digitalizzazione che proviene dal nostro mondo scuola.
Vogliamo proseguire lungo il sentiero che l’Europa ci illustra tramite l’Agenda Digitale Europea: cioè attraverso l’attivazione di un ciclo virtuoso tra settore pubblico ed impresa privata, per l’attivazione di una società digitale inclusiva e competitiva.
Non si tratta di un piano dirigista. Tutt’altro! Prevede un rapporto di intenso partenariato. Il nostro Paese ha già dato inizio all’esecuzione dei suoi impegni adottando l’Agenda Digitale Italiana nella cui logica, che ricalca quella europea, vi è la volontà di rimuovere gli ostacoli che si presentano alla società digitale che vogliamo.
Da parte nostra dobbiamo garantire l’adozione di soluzioni che creano piattaforme aperte ed interoperabili, di modo che siano studenti ed insegnanti a far emergere gli standard migliori per le loro esigenze, comunque a misura delle scuole in cui operano e vivono.

M.B. - Spesso si dice che la scuola Italiana non è ancora pronta ad innovarsi veramente, non tanto per ritrosie culturali, quanto per mancanza di finanziamenti; in che misura, crede che nuove risorse possano realmente incrementare le opportunità di fare innovazione negli istituti scolastici? E quali le priorità su cui agire?

M.C.C. - Non credo si possa dire che la scuola italiana non sia pronta ad innovarsi. Servono idee e risorse idonee per farlo. Le idee, sia dal mondo della scuola che dal ministero ci sono, mentre in un momento di grave crisi economica come quello che attraversiamo, è più difficile trovare le risorse.
In ogni caso, per la prima volta da anni, questo Governo ha messo in atto un cambiamento di rotta, non più tagli ad istruzione ed università, ma investimenti per ripartire.
Nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale sono state individuate diverse priorità, due delle quali sono state già affrontate nei provvedimenti del Governo sul mondo Scuola e nelle azioni del Ministero.
Al primo posto c’è la formazione dei formatori.
Non ha senso portare le LIM, i tablet e i libri digitali nelle aule se poi i docenti non sanno come usarli! Si è fatto un percorso di formazione negli anni precedenti; oggi l’esigenza è di raggiungere un parterre di docenti e dirigenti sempre più ampio.
Per farlo, sfruttiamo le esperienze di avanguardia che già esistono, in questi giorni stiamo mettendo appunto un piano della formazione degli insegnanti fatta dagli insegnanti che diffonda in maniera rapida la consapevolezza e la conoscenza sugli strumenti digitali, per convincere tutti i nostri insegnanti delle potenzialità di strumenti nuovi, pensati per una didattica che favorisce (e non stravolge) il raggiungimento degli obiettivi formativi su cui lavorano.
Secondo punto, connettività delle aule. Qui prevediamo innanzitutto di aggiornare al più presto l’Osservatorio tecnologico che risponde all’esigenza, per una programmazione efficace e trasparente degli interventi, di conoscere nel dettaglio la reale consistenza delle dotazioni tecnologiche delle scuole. Inoltre, nel decreto “l'istruzione riparte” abbiamo previsto un finanziamento di 15 milioni di euro per la connettività wireless delle aule. Un finanziamento che premierà la progettualità dei dirigenti scolastici, senza un approccio dall’alto che rischia di far arrivare strumentazioni sbagliate e costose là dove non servono, ma rimettendo alla valutazione delle scuole, sulla base delle specifiche esigenze.

M.B. - Se si considerano gli obiettivi strategici del programma “Istruzione e Formazione 2020”, quali, ad esempio promuovere l'equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, come crede che la nostra Scuola si debba porre per formare autentici cittadini europei?

M.C.C. - Quando penso alla scuola che vorrei come Ministro, immagino un luogo in cui i nostri figli possono avere la reale opportunità di mettere a frutto i propri talenti, di sviluppare ogni tipo di potenzialità accompagnati dall’entusiasmo e dall’impegno di docenti e dirigenti scolastici, per diventare cittadini consapevoli del nostro Paese.
Abbiamo bisogno di individui che crescano coltivando e sviluppando le proprie competenze e le proprie attitudini, per potersi evolvere nei rapporti personali e nel proprio sistema di conoscenza. Le tecnologie digitali sono strumentali al raggiungimento di questi obiettivi.
Dobbiamo interrogarci costantemente su come queste tecnologie aiutano nel raggiungimento degli obiettivi didattici e formativi.

M.B. - Nell'ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale, il MIUR sta sviluppando varie iniziative finalizzate ad avvicinare il setting didattico al linguaggio dei “nativi digitali” e ad integrare le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione nella didattica quotidiana; quali le prossime sfide?

M.C.C. - Stiamo lavorando intensamente per migliorare l’offerta di orientamento: le scelte scolastiche, a qualunque livello sono particolarmente delicate, bisogna prestare particolarmente attenzione nel fare arrivare le informazioni allo studente nel momento giusto e nella forma giusta.
Fondamentale il ruolo dell’insegnante, sempre più chiamato ad essere mentore, a seguire individualmente i ragazzi.
Altro concetto chiave per arrivare a percorsi veramente salienti per la vita dei nostri ragazzi è l’alternanza scuola lavoro, che renderemo più integrata nel percorso di formazione.

 
comments powered by Disqus

Michela Billotti

Maria Chiara Carrozza

Scarica l'articolo