Alberto Di Minin, Andrea Paraboschi

Broadband Internet: il nuovo motore dell’economia

Broadband Internet: il nuovo motore dell’economia

Oggi sette persone su dieci del mondo sviluppato utilizzano quotidianamente Internet [1], mentre  gli oggetti connessi alla rete sono circa 12 miliardi, di cui 3 rientrano nel cosiddetto Internet of the Things, non essendo controllati direttamente da esseri umani. Il trend di crescita è impressionante: nel 2020 ci saranno 40 miliardi di device connessi in rete, cinque per ogni abitante della terra [2].
Per immaginare oggi un mondo senza Internet, non potremmo limitarci a pensare di spegnere tali oggetti e tornare a utilizzare la carta e il telefono a gettoni. Oggigiorno l’intero tessuto produttivo si è progressivamente radicato sullo scambio di informazioni elettroniche e molte delle professionalità, dei modelli di business e delle policies adottate solo pochi anni fa risulterebbero ora obsolete e inapplicabili, risucchiate nel processo di distruzione creativa portato dal Broadband Internet.
Nonostante l’effetto che tale tecnologia sta avendo sull’economia e sulla società sia facilmente percepibile e caratterizzi in modo marcato la nostra epoca come periodo “liminale”, la misurazione del suo impatto è un’operazione tutt’altro che semplice.

 

1 - L’alba di una nuova rivoluzione industriale

Alcuni studiosi paragonano l’avvento di Internet allo sviluppo e commercializzazione dell’energia elettrica [3], altri all’invenzione della macchina a vapore che ha dato il via alla prima rivoluzione industriale nel 1760 [4]. Quello che è certo è che il periodo che stiamo vivendo presenta tutte le caratteristiche di una fase di transizione verso un futuro sempre più instrumented, in cui gran parte dei processi e delle transazioni sarà gestita dalla comunicazione tra oggetti connessi che si scambiano e manipolano informazioni. Questi oggetti possono essere di tipologie e dimensioni diverse: dal distributore automatico che segnala ai fornitori la mancanza di bibite, a sensori che ci avvertono quando è opportuno aprire le finestre di casa per cambiare aria, a dispositivi portatili che ci stimolano a fare attività fisica (un mercato che nel 2016 varrà 10 mld di dollari [5]), fino alla tecnologia inserita nei motori jet degli aerei per risparmiare carburante, rilevare anomalie e programmare automaticamente la manutenzione dei velivoli.
Sensori ed attuatori sempre più piccoli ed efficienti dal punto di vista energetico, connessi in Internet mediante tecnologie cloud, ci consentiranno di essere più informati su ciò che ci circonda e permetteranno di gestire in autonomia alcuni processi legati al mondo industriale, impattando sulla nostra quotidianità ed agendo positivamente sui nostri comportamenti e sulla qualità della vita.
Si potrebbe essere portati a pensare agli scenari estremi di cyber-cities presentati nel film “Il quinto elemento”, in cui la tecnologia si manifesta in modo dirompente ed esplicito. Nonostante fosse questa la visione dominante di tecnologia nelle smart cities alla fine del XX secolo, oggi il concetto si è evoluto verso quello di tecnologia invisibile, portatile, facile da usare e integrata nel tessuto urbano, elemento costituente una rete neurale di “livello zero” [6],  una nuova base su cui poggia l’intera economia reale.
Il processo di transizione verso la digitalizzazione dell’economia è solo all’inizio: oggi a fare notizia sono spesso le Internet companies, imprese come Amazon, Google e Facebook che grazie a Internet hanno raggiunto in pochi anni capitalizzazioni notevoli. Ci si dimentica spesso, però, che più del 75% del valore creato da Internet è prodotto dalle imprese della old economy [7], nate in un mondo “analogico”, che grazie a investimenti mirati riescono a sfruttare la rete cambiando pelle, trovando nuovi clienti e innovando i loro processi produttivi. Si tratta di un meccanismo evolutivo globale in cui i singoli Stati procedono a diverse velocità, con India e Cina che mostrano i tassi di crescita più impressionanti [8].

 

2 - Come misurare l’impatto del Broadband Internet sull’economia e sulla società?

La misurazione dei benefici economici portati da Internet a banda larga sulla società è un’operazione complessa. Vi troviamo in particolare due tipi di problemi: il primo consiste nella natura transitoria stessa del processo di “digitalizzazione”, il cui impatto risulta difficilmente quantificabile, viste le molteplici applicazioni del Broadband Internet.
Le impreviste traiettorie che potranno essere percorse negli anni a venire porteranno comunque due tipologie d’innovazione: sviluppi di tipo “incrementale” volti al miglioramento di prodotti, processi o servizi già esistenti e altri di tipo disruptive, che impatteranno sulla ridefinizione del prodotto, servizio o modello di business proposto, aprendo nuovi mercati.  Mentre intercettare tipologie d’innovazione del primo tipo è relativamente semplice, individuare quali saranno le innovazioni disruptive dei prossimi anni costituisce un’operazione tutt’altro che banale, al punto che spesso si preferisce puntare su una rosa di settori soggetti a innovazioni di questo tipo [8]: Cloud technology, Internet of the things, Advanced Robotics, 3D printing, ePayments, eHealth… sono solo alcuni esempi di “contenitori” all’interno dei quali emergeranno nuove soluzioni nei prossimi anni. Solo il tempo ci dirà quale sarà la formula magica che permetterà di sviluppare, in uno o più di questi settori, un business di successo.
Oltre alla difficoltà di scattare una fotografia ad un fenomeno in rapida evoluzione, un secondo tipo di problema risiede nell’imprecisione degli strumenti di misurazione attuali, appartenenti prevalentemente al mondo “analogico” e spesso non capaci di catturare il valore complessivo di asset che sono prevalentemente intangibili [10]. Il celebre paradosso della produttività introdotto da
Brynjolfsson all’alba di Internet [11], secondo cui a fronte di un significativo aumento della potenza di calcolo dei computer si riscontra un aumento della produttività lento e contenuto è giustificato in parte proprio dalla mancanza di strumenti adeguati a misurare la “nuova” economia.
Nicholas Carr nel suo celebre articolo del 2003 IT doesn’t matter [12] metteva addirittura in dubbio l’importanza strategica per le aziende dei nuovi asset IT: una risorsa è tanto più strategica quanto più è scarsa, sosteneva, e l’utilizzo di massa nuove tecnologie per la comunicazione trasformerebbe tali strumenti in commodities, costringendo le aziende a ingenti investimenti obbligati “a fondo perduto”, che non portano valore aggiunto ma risultano “scelta obbligata” per non far rimanere le imprese fuori dal mercato. La provocazione di Carr va letta con attenzione. Una mera adozione di nuove tecnologie non è di per sé una condizione sufficiente per un miglioramento della competitività: essa deve essere necessariamente accompagnata dallo sviluppo della capacità di fare propri, personalizzare e manipolare i nuovi strumenti tecnologici al fine di introdurre cambiamenti radicali sia a livello organizzativo che di processo produttivo. Solo così è possibile accumulare nuovo capitale intangibile, migliorare la produttività ed innovare nel medio/lungo periodo i modelli di business [13].

 

3 - Quanto vale oggi Internet?

Recenti stime mostrano che considerando tutte le attività produttive, commerciali e di consumo direttamente connesse a Internet (hardware e software per il consumo privato, investimenti privati in tecnologie, spesa pubblica e saldo import/export di tecnologie e servizi) il peso di Internet è stimato in media pari al 2,9% del prodotto interno lordo (media mondiale), un dato superiore all’impatto dell’intero settore agricolo. In Italia il valore della Internet economy si attesta all’1,7% del PIL: questo dato lascia intendere che nel nostro Paese i margini di crescita del settore sono interessanti [14].
Inoltre, i dati che mostrano il contributo del settore Internet sulla crescita del PIL evidenziano in modo chiaro che il mercato si trova in una fase di accelerazione e che l’adozione di tecnologie basate sul Broadband Internet impattano in modo sempre maggiore sull’economia reale dei Paesi: nel periodo 2004-2009 Internet ha contribuito per il 12% alla crescita del PIL Italiano, mentre se si considera il periodo 1995-2009 il contributo si ferma al 4%.

 

Figura 1 - Crescita del Broadband Internet - Fonte: Internet Matters - Essay in digital transformation - McKinsey&Company - 2012

 

A livello economico, lo schema sviluppato da Katz (2009) ci aiuta a sintetizzare le diverse componenti che contribuiscono ad agire positivamente sul PIL.
Un primo beneficio deriva direttamente dalla creazione di posti di lavoro per la realizzazione o il potenziamento dell’infrastruttura di rete. In Italia l’ammontare dell’investimento necessario per l’azzeramento del digital divide e la messa a disposizione di tutta la popolazione di una rete a banda larga è stimato in una forbice tra 9 e 24 miliardi di euro, a seconda del tipo di tecnologia adottata e della velocità di connessione garantita [15]. Tali investimenti producono lavoro (necessario alla progettazione, produzione di hardware e software, posa e manutenzione della rete “fisica”), agendo sull’economia complessiva come moltiplicatore.
Gli altri benefici diretti agiscono come spillover, esternalità positive che impattano soggetti consumer e business non coinvolti nel processo o nell’attività economica. L’adozione di connettività a banda larga nelle aziende rappresenta ancora una volta un moltiplicatore sulla produttività delle imprese, che si traduce positivamente sul PIL.

 

Figura 2 - Schema dell'impatto del Broadband sul PIL - Fonte: Katz, 2012

 

In ambito privato, Internet porta due benefici principali: il primo si traduce in un impatto positivo sul reddito pro-capite, derivante dall’aumento della “produttività domestica” e dal miglioramento della qualità della vita. Alcuni studi mostrano come nei Paesi maturi la diffusione di Internet abbia portato a un aumento del reddito pro-capite di 500 Dollari negli ultimi 15 anni. Si noti che nella prima Rivoluzione Industriale ci sono voluti 50 anni per ottenere lo stesso risultato [16].
Un secondo tipo di spillover è inquadrabile come surplus per il consumatore (differenza tra prezzo che si sarebbe disposti a pagare e prezzo effettivamente pagato per la connettività di rete). Il surplus contribuisce a generare un re-investimento parziale della differenza di prezzo in beni e servizi, stimolando i consumi.
La letteratura è ricca di numerose metodologie per il calcolo numerico di queste singole componenti, con casi di studio su Paesi a differenti stadi di sviluppo. Tutti gli studi mostrano una correlazione positiva tra la penetrazione della tecnologia e lo sviluppo economico, nonostante i risultati presentino una variabilità piuttosto ampia a seconda del Paese oggetto di analisi: si passa da incrementi dello 0,25% a incrementi dell’1,38% sul PIL per un aumento di penetrazione della banda larga del 10% sulla popolazione [17].
La variabilità di questo dato è̀ dovuta a numerosi fattori: l’utilizzo di dataset e parametri differenti, bias dovuti alla scarsa disponibilità dei dati o a una granularità troppo bassa delle informazioni. Le stime sull’Italia, realizzate dal MISE, parlano di uno scenario intermedio nel quale a fronte di un investimento di 13,3 mld l’effetto diretto sul PIL è stimato a 17,4 mld (in 10 anni), mentre gli effetti indiretti sull’economia variano in una forchetta compresa tra 50 e 420 mld di Euro [18].
A questa complessità di calcolo si aggiunge un ulteriore problema: la non linearità della relazione tra penetrazione della banda larga e output in termine di crescita. Si tratta di una caratteristica tipica delle economie di rete: a bassi livelli di penetrazione gli effetti sull’economia sono minimi, non essendo raggiunta una massa critica in grado di innescare i benefici attesi. In accordo con la teoria dei rendimenti di scala crescenti, l’impatto economico della diffusione delle telecomunicazioni viene infatti massimizzato una volta raggiunto un valore di massa critica, nel caso del Broadband individuabile quando la penetrazione si avvicina al 100% [19]. L’azzeramento del digital divide è quindi un fattore fondamentale per innescare benefici sull’economia. Altri studi mostrano come anche la “qualità” della connessione sia determinante, mostrando effetti positivi sul PIL e sul reddito pro capite derivanti dalla velocità media del Broadband Internet [20].
Sarebbe però errato considerare che i benefici attesi siano solo economici, traducibili in un moltiplicatore del PIL. Impatti che meritano di essere menzionati sono senza dubbio l’effetto della Internet economy sul mercato del lavoro e fenomeni long tail che ridefiniscono il consumo di massa.

 

4 - Broadband Internet ed occupazione

Per capire gli effetti profondi del Broadband Internet sull’occupazione, occorre però riflettere su alcune dinamiche profonde che legano l’innovazione tecnologica al lavoro.
La società, considerando gli ambiti occupazionali, sta indubbiamente evolvendo verso quella che è definita information society [21].
Oggi in Italia il 51% della forza lavoro (dato in linea con la media Europea) è composta da information workers, professionisti che si occupano di elaborare, trasmettere o produrre informazione [22]. La relazione tra sviluppo economico, tecnologie ICT e aumento di information workers è concettualizzabile secondo lo schema mostrato in Figura 3.

 

Figura 3 - Innovazione e diffusione di ICT guidato dalla crescita degli Information Worker - Modello di causalità - Fonte: Katz, 2009

 

Lo sviluppo dell’economia porta inizialmente a un aumento della complessità dei processi produttivi, che richiedono alle aziende di specializzare la forza lavoro. Le imprese cercano quindi nel mercato del lavoro personale capace di manipolare correttamente l’informazione per gestire la produzione di beni e l’erogazione di servizi. Ad un certo punto, la crescita del numero di information workers diviene un collo di bottiglia per il sistema: il loro numero non può aumentare all’infinito, dato che si ridurrebbe la disponibilità di risorse in altre occupazioni. Inoltre, l’aumento della complessità stessa delle informazioni da gestire costituisce una seconda problematica. Questo spinge le imprese a innovare le proprie tecnologie (e i propri modelli di business), adottando soluzioni che aumentano la produttività degli innovation workers, facilitando l’elaborazione delle informazioni. In questo modo si agisce su entrambe le problematiche e viene alimentato il circolo virtuoso della crescita economica.
L’evoluzione del Broadband Internet e le sue molteplici applicazioni in ambito industriale (industrial Internet [23]) si inseriscono in questo processo come conditio sine qua non, dove la tecnologia è al contempo oggetto di innovazione e motore per l’innovazione nell’impresa e dove il lavoratore è chiamato a specializzarsi nella manipolazione di flussi informativi e ad aggiornarsi costantemente per rimanere al passo con le evoluzioni della propria professionalità.
Quale sarà l’impatto sulla forza lavoro in termini assoluti? L’ottenimento di un saldo positivo (crescita occupazionale) appare strettamente correlato ancora una volta alla penetrazione della banda larga ad alta velocità. Più la penetrazione cresce, più le imprese trovano beneficio nelle molteplici applicazioni tecnologiche. Pensare all’adozione di tecnologie basate sul Broadband Internet solo come un modo per efficientare i processi produttivi (con effetto negativo sull’occupazione) può costituire solo una reazione di breve termine, spesso condizionata dalla situazione macro-economica. L’obiettivo nel medio-lungo periodo deve rimanere la crescita e la capacità dell’impresa di sfruttare l’infrastruttura da prosumer: solo le aziende capaci di sfruttare a pieno i benefici offerti dalle nuove tecnologie saranno portate a considerare lo strumento IT come risorsa, anziché come commodity, innovando per differenziarsi e crescere e ad aumentando di conseguenza la forza lavoro nel medio-lungo periodo [24].
Naturalmente, oltre ad un processo “evolutivo” riguardante le aziende incumbent, molte sono le nuove realtà imprenditoriali che nascono e nasceranno come “native digitali” e in cui nuove figure professionali troveranno impiego. Parte della forza lavoro potrà essere inoltre assorbita da nuove aziende che potranno agire da outsourcer, grazie alla possibilità di poter svolgere servizi in remoto per altre imprese. Dove saranno queste imprese? Oltre a considerazioni relative a tassazione e costo del lavoro, una condizione necessaria sarà la disponibilità di banda larga e una qualità dell’infrastruttura IT garantita.
Un primo studio compiuto da Fornfeld ha sintetizzato e cercato di quantificare le diverse componenti che impattano sull’occupazione (Figura 4), mostrando alcuni risultati empirici basati su case studies [25]. Si tratta di un tentativo di sintesi e quantificazione, che apre la strada a ulteriori e necessarie ricerche sul tema.

 

Figura 4 - Impatto del Broadband Internet sull'occupazione - Modello di causalità - Fonte: Katz, 2012. Adattato da Fornfeld et al, 2008

 

5 - Effetti long tail e free economy

Uno degli aspetti più interessanti che caratterizzano la Internet economy, e nello specifico che dipendono dalla virtualizzazione dell’esperienza di acquisto di beni e servizi, è costituito dal cosiddetto effetto long tail. Al contrario di modelli di vendita che rispondono alla regola di Pareto, dove il 30% dei prodotti a catalogo genera il 70% dei ricavi, ora che la disponibilità e la varietà di beni e servizi a catalogo negli online stores è notevolmente aumentata, si osserva che una quota sempre maggiore delle vendite è costituita da una moltitudine di prodotti di nicchia, ciascuno dei quali è venduto in piccole quantità. Nel caso di Amazon, nel 2008 il 37% delle vendite di libri non era costituito da best seller, bensì da titoli minori, che nel 2000 rappresentavano solo un quinto delle vendite [26]. Lo stesso effetto è stato osservato nel mercato del software download. Una disponibilità maggiore di beni a catalogo si traduce indubbiamente in un surplus per il consumatore e questo surplus viene in parte re-investito, generando effetti virtuosi sull’economia.
Inoltre, con il diffondersi di strumenti di vendita online di tipo multi-sided, il ruolo della piattaforma commerciale classica si è evoluto dal modello di bazar (vendita one-to-many) a quello di marketplace dove beni sempre più dematerializzati sono venduti da “molti” a “molti” e le strategie di pricing si spostano verso modalità freemium e try&buy, volte a massimizzare la diffusione del prodotto in un mercato ultra popolato. I dati parlano chiaro: il 91% delle app scaricate negli App Stores Apple e Google sono gratis, mentre il 17% dei ricavi totali deriva da acquisti in-app. Una quota che nel 2017 si stima sarà triplicata [27].

 

Figura 5 - Ricavi totali App Store, dato mondiale, 2011-2017 in milioni di Dollari - Fonte Gartner 2013

 

6 - Come evolve il valore e il ruolo delle TELCO

In questo articolo abbiamo considerato solo alcune delle conseguenze che Internet a banda larga, nelle sue declinazioni su rete fissa e mobile, potrà portare all’economia e alla società nel suo complesso. Si tratta di un’istantanea scattata a un dipinto ancora da completare, la cui cornice si espande velocemente e la cui tela è tinta da colori cangianti. In questo scenario la rete rappresenta la nuova tempera, la materia prima, il collante.
La sua capillarità e velocità sono i due elementi in grado di moltiplicare i benefici all’economia e alla società (a cui si sommano effetti positivi sull’ambiente portati dall’efficientamento e dalla de-materializzazione di numerose attività [28]). Una rete veloce, sicura e di qualità è rappresenta dunque l’elemento decisivo per un aumento della competitività del Paese e della qualità della vita dei cittadini, nonché un asset fondamentale, su cui le TELCO investono e devono continuare ad investire.
Se questa immagine si traduce in un’opportunità da non perdere per le TELCO, l’altro lato della medaglia è rappresentato dalla crescente disintermediazione subita dalle società di telecomunicazione sui servizi tradizionali (voce e messaggi); sfruttando la componente dati, nuovi servizi (come Whatsapp, Skype, Viber) stanno fornendo ai clienti un’alternativa a basso costo per comunicare.
Inoltre, l’eccessivo focus delle TELCO sulla customer retention e sull’acquisition ha portato a “commoditizzare” in breve tempo minuti e messaggi di testo agli occhi del consumatore, sempre più orientato a valorizzare la componente “dati”. In Italia questo processo è stato più veloce della capacità dell’operatore di innovare offerta e modelli di business e tutto ciò, complici le imposizioni più stringenti del regolatore (come l’abbattimento dei costi di interconnessione) e una competizione sempre più serrata tra gli operatori, ha impattato negativamente sui ricavi. Leggendo lo scenario con gli occhi del consumatore, si nota come la progressiva svalutazione degli asset tradizionali (minuti e messaggi) riguardi in realtà anche il prezzo “al chilo” della componente dati: il valore per il cliente finale in questo caso si è spostato dal volume alla velocità e alle soluzioni (hardware o software) in cui i dati hanno un “senso”, possono essere organizzati per essere interpretati, elaborati e condivisi in modo rapido ed efficiente.

 

Conclusioni

In un mondo sempre più connesso e digitale, numerose sono le opportunità di differenziazione e diversificazione dell’offerta per l’operatore di telecomunicazioni, che ha la possibilità di vendere connettività in bundle con nuove tipologie di servizi che rispondono alle mutate esigenze del consumatore. Pagamenti elettronici, tele-riabilitazione, mobilità intelligente, archiviazione e backup remoto, quantified self, automazione industriale. Sono solo alcuni dei settori in cui il know-how unito agli standard di sicurezza e resilienza offerte dalle TELCO, consentiranno di inserire nel
portfolio dell’offerta nuove proposte.
In questo nuovo scenario, la capacità di ripensare l’offerta, riconfigurando la propria piattaforma commerciale verso una progressiva orizzontalità, modularità e cross-settorialità, costituirà un requisito essenziale per poter rispondere in tempi ridotti ad una domanda in rapida evoluzione. L’hardware in mano al consumatore costituirà solo la punta dell’iceberg quando gran parte dei dati saranno progressivamente scambiati in modo autonomo tra le famiglie di macchine e sensori, oggetti che fino ad ora hanno rappresentato solo una nicchia di mercato (chiamata M2M, machine to machine), ma diverranno in breve tempo il cardine della rete stessa.
In questo nuovo sistema l’utente (consumer e business) sarà sempre meno consumatore passivo di connettività e sempre più produttore e condivisore di contenuti, "progettista di sistema”, coordinatore, elaboratore, direttore d’orchestra e generatore di valore.
Così come trent’anni fa un mondo in cui tutta l’informazione veniva prodotta, diffusa ed elaborata mediante dispositivi elettronici era materia per i libri di fantascienza, pensare oggi al Broadband Internet come fenomeno reversibile, credere di poter spegnere l’interruttore, scollegando la moltitudine di oggetti connessi ed informazioni presenti in rete, appare un concetto altrettanto astratto. In uno scenario in cui l’economia si poggerà integralmente su un “livello 0” di bit e l’ambiente che ci circonda sarà sempre più sensorizzato, di analogico rimarrà soltanto l’essere umano e la sua facoltà di utilizzare con responsabilità le numerose informazioni che scorreranno nei cavi in fibra o sulle frequenze radio del Broadband Internet.

 
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Bibliografia