a cura di Oscar Cicchetti

Smart City: la parola ad Agostino Ragosa

Smart City: la parola ad Agostino Ragosa

Quattro chiacchiere con Agostino Ragosa, Direttore Generale dell'Agenzia per l'Italia Digitale, sul tema città intelligenti, spaziando dall'innovazione tecnologica, prevista dall'Agenda Digitale all'identità sicura, dal ruolo collaborativo tra amministrazioni e imprese alla strategia "Europa 2020".

Oscar Cicchetti - Quando si parla di Smart City spesso si intende un centro abitato funzionalmente sostenibile, socialmente coeso e che permetta ai suoi abitanti e turisti di vivere i vari servizi, (trasporti, sanità, educazione…) e i singoli ambienti, (abitazioni, parchi, uffici…) in maniera esperienzialmente innovativa. Secondo te,  in che misura le città italiane possono definirsi Smart?

Agostino Ragosa - Le esperienze italiane di Smart City sono a macchia di leopardo in funzione sia delle priorità scelte da ciascuna città, sia per il grado di copertura dei servizi in ogni ambito urbano. La stessa definizione data individua una serie di politiche industriali, sociali e di sviluppo dei territori che dipendono dalle  scelte politiche e sono influenzate dalla specificità di ciascun territorio.
Indubbiamente vi sono molti aspetti nella pianificazione, nello sviluppo, nella gestione finanziaria, nei rapporti istituiti, nelle scelte tecniche delle Smart City che possono essere replicati o quanto meno indurre alla selezione di best practices di riferimento, così come è possibile determinare indicatori che possano consentire di costruire una metrica per definire più o meno smart un territorio.
L’articolo 20 del DL 179/2012 ha stabilito proprio in tal senso una serie di attività in capo all’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) allo scopo di definire modelli di riferimento ed elementi di riuso. Ad AgID è affiancato un comitato con rappresentanti dei livelli istituzionali, dell’industria, dei consumatori e dell’accademia, in considerazione degli aspetti multidisciplinari che devono essere considerati in ogni attività di sostegno allo sviluppo delle Smart City.

O.C. - Diverse città spagnole, sto pensando a Barcellona con il suo hinterland, ma anche a Saragozza, sono spesso citate come esemplificazioni concrete di “Smart Region”; credi che in Italia ci siano esempi similari o è ancora prematuro parlarne? Se sì, quali i principali ostacoli?

A. R. - In Italia vi sono alcuni territori, prevalentemente del Centro-Nord, che hanno definito politiche di infrastrutturazione e hanno predisposto servizi  per il migliore utilizzo del territorio e delle risorse informative e materiali ivi presenti, per fornire ai propri cittadini servizi proattivi e di nuova generazione, basati sulle tecnologie ICT.
Un tale approccio deve essere stimolato ed esteso, poiché territori poveri di servizi sono destinati ad una scarsa attrattività di turisti e investimenti.
E’ necessaria una politica degli investimenti in servizi ed infrastrutture in maniera tale da creare le migliori condizioni di vita e di lavoro.
E’ necessaria una visione politica di grande respiro che abbia continuità nel tempo in maniera da assicurare indirizzi e sostegno ad un tale modello di sviluppo. Sul piano tecnico occorre creare le condizioni di standardizzazione e di riuso, preparando nuove professionalità in grado di concepire moderni modelli di pianificazione e sviluppo dei territori.

O.C. - Uno stretto legame, in cui Telecom Italia crede profondamente è quello tra le Smart Cities e l’Identità Digitale Sicura; quali sono, secondo te, gli spazi ancora da esplorare e su cui si può rafforzare la collaborazione tra Amministrazioni e Imprese?

A. R. - I servizi smart orientati ai cittadini e la sanità digitale devono garantire il rispetto della  privacy e la prevenzione di possibili impersonificazioni false e furti di identità. In tal senso si ritiene indispensabile una gestione sicura delle identità digitali.
L’Ocse già da alcuni anni ha definito documenti di orientamento per policy maker nei quali individuavo proprio nei modelli evoluti di gestione delle identità digitali uno strumento di sviluppo dell’economia digitale.
Dal punto di vista dei modelli di gestione delle identità digitali si vedono solo due modelli percorribili: “federated identity” e “user centric identity”. Il primo è un modello nel quale diversi soggetti, in virtù di norme o regolamenti attribuiscono e gestiscono i dati di identità e gli attributi che ne qualificano stati, condizioni o poteri. Il secondo modello incentra sull’utente la possibilità di gestire la propria identità.
Il sistema SPID definito nel DL 69/2013 (decreto del fare) definisce uno scenario di rete, nel quale i ruoli di identity provider sono distinti da quelli dei service provider, caratterizzando una gestione dei servizi digitali nella quale l’identità di un soggetto non è gestita nell’ambito di un’applicazione.
Tale separazione induce la realizzazione di modelli efficienti e sicuri, che verranno definiti attraverso un DPCM ed un successivo regolamento attuativo. Molte esperienze sono state già fatte in ambito pubblico e privato ma lo scenario SPID è più articolato, ordinato e prescrittivo, inoltre, venendo alla domanda, il nuovo scenario richiede una forte interazione con i privati  che possono beneficiare dei servizi di identity o in alcuni casi fornire tali servizi. L’utilizzo dei servizi in mobilità, l’internet delle cose e le tecnologie “indossate”, evidenziano scenari di applicazione e collaborazione tra e pubblica amministrazione e imprese.

O.C. - Il Governo si è mosso per costruire un'unica Governance dei processi di innovazione tecnologica e digitalizzazione e anche per riqualificare la Pubblica Amministrazione.
Nell'ambito della programmazione 2014-2020, saranno disponibili cinque miliardi di euro per le Smart Cities, tra cofinanziamenti e fondi strutturali; oltre  all’anagrafe unica e alla fatturazione elettronica, quali sono i Vostri prossimi passi al riguardo?

A. R. - I compiti dell’Agenzia sono definiti nelle norme e regolamenti attuativi che vedono l’Agenzia impegnata tra l’altro, in un ruolo di promozione e sviluppo dei servizi digitali, delle infrastrutture abilitanti, del presidio dell’interoperabilità dei sistemi e delle soluzioni, della sicurezza informatica e nella conduzione, con il ruolo di project management, dei tre progetti Paese che coinvolgono tutti i livelli istituzionali e i sistemi infrastrutturali (ANPR, pagamenti e incassi, identità digitali).
L’Agenzia è altresì impegnata a supporto delle attività di programmazione, per creare le migliori condizioni di sfruttamento delle risorse comunitarie.
Le Smart City, che come accennato sono un settore  di  specifica attività per l’Agenzia, rappresentano l’occasione per realizzare sistemi informativi integrati e orientati alla costruzione di una economia della conoscenza, attraverso la produzione di contenuti informativi digitali, modelli descrittivi, e strumenti di sintesi per il supporto alle decisioni o per automatizzare predefinite azioni.

O.C. - L’Agenda urbana, assieme all’Agenda digitale, è parte integrante della strategia “Europa 2020”, con un ruolo determinante attribuito alle città. Più in dettaglio: l’isola digitale è una nuova concezione di arredo urbano, integrato e dotato delle più recenti tecnologie smart, che vede le sue prime applicazioni a Milano e Torino. Quali i punti di forza di queste sperimentazioni?

A. R. - I principali punti di forza sono rappresentati dalla possibilità di fornire punti di aggregazione  digitale, da dove è possibile fruire di servizi digitali avanzati e servizi di supporto all’utilizzo delle tecnologie, al momento tali servizi sembrerebbero limitati alla possibilità di ricaricare le batterie dei vari dispositivi mobile, in futuro vi potrebbero essere servizi di conversione formati, stampe, utilizzo di servizi cloud con alta intensità di banda. Tali punti dovrebbero via via caratterizzarsi come moderne Agorà.

O.C. - Per concludere: in che misura l’Homo Civicus, come alternativa possibile all’Homo Oeconomicus, è secondo te punto cardine dello spazio urbano e dell’agenda sociale?

A. R. - La forte tendenza all’urbanizzazione ha portato e sta portando una serie di scompensi nella vita di ciascuno, nei rapporti sociali,  nella salute, nel dispendio di energie, che si traducono sicuramente in inefficienze economiche e generano uno stato di insoddisfazione diffusa. La tendenza a valutare il progresso non solo in termini di PIL tradizionale ma di benessere sociale è oramai una realtà, che induce a rendere compatibile lo sviluppo economico con il perseguimento di obiettivi di sostenibilità sociale ed ambientale.
Finora nella storia i passi indietro nel benessere avvenivano in corrispondenza di grandi conflitti, disastri naturali o carestie, per la prima volta si rischia di fare dei passi indietro vittime di un progresso sconsiderato, con l’aggravante che le conoscenze tecnologiche sono tali da consentirci un ridisegno dei modelli.

 
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