LSA/ASA

Spectrum sharing

Considerando la difficoltà di individuare frequenze “libere” da assegnare ai servizi wireless, si stanno discutendo, in ambito normativo, di standardizzazione e istituzionale, tra gli scenari atti a rendere disponibile una maggior quantità di spettro, possibili soluzioni per autorizzare l’accesso condiviso allo spettro (il cosiddetto “spectrum sharing”), vale a dire permettere a due o più operatori di avvalersi della stessa banda di frequenza sotto determinate condizioni e nel quadro di un accordo di condivisione definito.
Il dibattito si sta principalmente orientando sulla possibilità che il titolare di diritti individuali d’uso acconsenta all’accesso condiviso con altri soggetti della stessa banda di frequenza, sotto determinate condizioni e nell’ambito di accordi formulati in maniera tale sia da assicurare un adeguato livello di qualità dei servizi a larga banda, sia da non compromettere gli interessi del titolare dei diritti d’uso della banda condivisa.
Questo percorso dovrebbe rendere disponibili risorse spettrali aggiuntive; ad esempio, tali soluzioni permetterebbero di utilizzare per i servizi wireless broadband, in condivisione, porzioni di spettro oggi occupate da altri attori (c.d. incumbent), come ad esempio le pubbliche amministrazioni, le forze armate e i broadcaster, che si rivelassero utilizzate in modo non efficiente dal punto di vista tecnico, economico e sociale.
Le condizioni concordate con l’incumbent potrebbero essere "statiche" o "dinamiche": per la loro attuazione, e per garantire le condizioni di accesso e il loro aggiornamento, dovrebbe essere costituito un sistema basato, ad esempio, sulle cosiddette tecnologie “Cognitive Radio” da usare nelle aree in cui le frequenze non sono utilizzate o lo sono in periodi temporali limitati come i white spaces dei canali televisivi, e i “geo-location database” per rendere disponibili informazioni, basate sulla localizzazione, sull’uso dello spettro radio nel punto in cui si trova il terminale.
Un consorzio industriale formato da Qualcomm e Nokia ha proposto di introdurre un nuovo strumento normativo (denominato ASA - Authorized Shared Access) che permette l'accesso allo spettro radio attraverso la condivisione tra gli incumbent (ad esempio, le amministrazioni pubbliche) e un numero limitato di operatori licenziatari (ad esempio, gli operatori di rete mobile).
L’RSPG (Radio Spectrum Policy Group), l’organismo europeo che per conto della Commissione Europa tratta le questioni relative allo spettro frequenziale, ha proposto a sua volta l’estensione del concetto di ASA anche ad altre porzioni di spettro (ad esempio quelle assegnate agli operatori di telecomunicazione) denominando questo scenario Licensed Shared Access (LSA). Gli operatori licenziatari LSA potrebbero così essere autorizzati a utilizzare porzioni di spettro in località e per periodi in cui non sono usate, secondo termini e condizioni definiti con l'incumbent.
Sempre l’RSPG pubblicherà, nel 2013, una propria “opinon”, richiesta dalla Commissione Europea, che, in particolare, approfondirà il ruolo dei principali attori del processo: il soggetto intestatario delle frequenze da condividere (incumbent), l’autorità di regolamentazione e il soggetto che intende richiedere la condivisione delle frequenze (applicant).
Infine, è prevista una Raccomandazione della Commissione Europea per l’inizio 2014, che dovrebbe fornire una serie di linee guida agli Stati Membri dell’Unione Europea. Lo spettro finora indicato dalla CEPT per possibili applicazioni di LSA è la banda 2300-2400 MHz, candidata a consentire la condivisione della banda suddetta tra servizi mobili broadband e le applicazioni militari/telecamere wireless.
Sebbene, però, lo studio di soluzioni tecniche di condivisione possa promuovere una gestione più efficiente dello spettro, favorire lo sviluppo immediato di tecnologie e servizi innovativi ed essere quindi d’interesse commerciale, esiste il rischio che tali soluzioni possano estendersi nel medio termine a frequenze acquisite a scopi commerciali attraverso procedure onerose (quali ad esempio, le frequenze assegnate per servizi UMTS e LTE agli operatori di telecomunicazione) e limitarne lo sfruttamento a causa di interferenze che deteriorino la qualità del servizio fornito agli utenti finali.
Lo “spectrum sharing” potrebbe rappresentare, quindi, una potenziale minaccia al ritorno economico dell’investimento effettuato, se applicato alle frequenze acquisite per applicazioni commerciali di servizi wireless broadband.
L'approccio complementare normativo, che fornisce LSA, deve invece essere considerato una soluzione alternativa per accedere rapidamente, per scopi commerciali, esclusivamente alle bande di frequenza inutilizzate o sotto-utilizzate che sono assegnate a soggetti che non sono operatori di telecomunicazione (Ministero della Difesa, Pubblica Amministrazione, ecc.), nei casi in cui non sia realizzabile in modo tempestivo la loro liberazione e la assegnazione dello spettro ai servizi di telefonia mobile.

francesco.diciaccio@telecomitalia.it

 

World Radio Conference

Generalmente, una Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni (WRC) si tiene ogni quatto-cinque anni ed è un evento molto importante per il settore delle radiocomunicazioni in quanto il suo compito è quello di modificare il Regolamento delle Radiocomunicazioni (Radio Regulations – RR) dell’ITU che rappresenta il piano regolatore mondiale nell'uso dello spettro radioelettrico.
La prossima Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni si terrà a Ginevra nel 2015  (WRC-15).
Il Regolamento delle Radiocomunicazioni ha natura di Accordo internazionale di carattere cogente per i paesi membri dell’ITU (circa 196 Paesi), organismo internazionale creato sotto l’egida dell’ONU, il cui obiettivo è quello di coordinare l’attività mondiale delle Telecomunicazioni.
In ambito nazionale il Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento delle Comunicazioni ha il compito istituzionale di coordinare la preparazione e di rappresentare l’Italia in conferenza.
La preparazione della Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni oltre che una attività di coordinamento nazionale richiede anche un costante collegamento con organismi internazionali che si realizza con la partecipazione sia ai lavori dell’ITU-R che della CEPT (Conferenza Europea Postale e delle Telecomunicazioni), che è l’organismo europeo per la definizione delle posizioni da assumere nel corso della Conferenza, la cui espressione si manifesta in “proposte comuni europee”, presentate e sottoscritte possibilmente da tutti i suoi paesi membri (attualmente 48 Paesi).
La stessa Unione Europea identifica gli argomenti all’ordine del giorno della Conferenza di interesse dell’Unione ed approva un Parere (linee guida) con una serie di raccomandazioni per i Paesi allo scopo di ottenere il massimo vantaggio dalla Conferenza.
I lavori di revisione del Regolamento delle Radiocomunicazioni seguono un’agenda la cui preparazione, a cura del Consiglio dell’ITU, è finalizzata grazie ai rapporti dettagliati preparati dal Conference Preparatory Meeting (CPM), sulla base dei contributi presentati dalle Amministrazioni, dagli operatori, dalle manifatturierre e dalle Organizzazioni di settore nei vari gruppi di lavoro dell’ITU-R.
Nel corso della WRC sono definite anche le attività di studio che saranno oggetto dei lavori dell’ITU-R in vista della prossima Conferenza.
Relativamente alle problematiche dei sistemi mobili terrestri, l’agenda della WRC-15 prevede due punti (Agenda Item, A.I.), A.I. 1.1 e 1.2, in carico al Working Party 5D e al Joint Task Group 4-5-6-7 dell’ITU-R:

  • A.I 1.1: attribuzione su base primaria di nuovo spettro per il Servizio Mobile e identificazione per IMT di nuove bande (rif. Resolution 233 (WRC-12);
  • A.I. 1.2: esaminare i risultati degli studi ITU-R sull’uso della banda 694-790 MHz da parte dei sistemi IMT del Servizio Mobile nella Regione 1 dell’ITU.

Inoltre, alle tematiche dei due agenda item A.I. 1.1 e 1.2 è collegato l’A.I. 1.3 relativo ai sistemi broadband PPDR (Public Protection and Disaster Relief), per aspetti legati all’identificazione di nuove frequenze.
Per quanto riguarda l’A.I. 1.1, il Working Party 5D è focalizzato sulla valutazione dell’entità di nuovo spettro IMT necessario a partire dall‘anno 2020 (con valutazioni attuali di poco superiori a un totale di 3 GHz, suddivisi in 1.3 GHz e 2 GHz circa per le implementazioni di rete a bassa e alta densità di utenti, rispettivamente) e  sulla individuazione delle bande di frequenza idonee („suitable“) da proporre per l’identificazione IMT (con più unanime  convergenza internazionale verso le bande 470-694 MHz, 1300-1527 MHz, eccetto la banda 1400-1427 MHz, 2700-2900 MHz e 3400-4200 MHz). A valle dei contributi del WP5D, sarà poi il JTG 4-5-6-7 a stilare la lista definitiva delle bande candidate, sulla base di studi di coesistenza tra i vari servizi, e a preparare la documentazione da proporre per il CPM.
Per quanto riguarda l’A.I. 1.2, sono state considerate molte opzioni e la decisione è per il momento solo quella di adottare un piano frequenziale di tipo FDD “classico” (cioè con le frequenze della tratta uplink nella porzione bassa della banda). Relativamente alla definizione della dimensione dei 2 blocchi di frequenza FDD, del passo di duplice, delle bande di guardia, l’ipotesi che sta incontrando maggiore consenso in WP5D è quella che prevede la piena armonizzazione con il piano frequenziale già adottato nella regione Asia-Pacifico (più correttamente, con una sua porzione) che ha trovato già numerose adesioni anche tra i paesi dell’America Latina. Anche per questo agenda item, le proposte del WP5D saranno vagliate con gli opportuni studi di coesistenza con i sistemi DVB-T nell’ambito del JTG 4-5-6-7.

giovanna.daria@telecomitalia.it

fabio.santini@telecomitalia.it

 

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