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Internet Of Things

Il futuro della Scienza? Ci viviamo dentro

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Lampadine intelligenti che si autoregolano, frigoriferi che ci avvisano sullo smartphone delle scadenze dei cibi, macchine che si parcheggiano in autonomia, case che gestiscono i consumi in maniera efficiente e che ci permettono di sapere in tempo reale come e quanta energia elettrica e gas consumiamo: quello che fino a poco tempo fa sembrava un film di fantascienza ora è realtà. Ed ha un nome: l’Internet Of Things (Internet delle Cose), ossia oggetti e dispositivi che, collegati tra loro, possono scambiarsi informazioni e inviarle ad una persona che può analizzarle e gestirle da remoto.

“Il futuro della fantascienza? Ci viviamo dentro”, commentava
 William Gibson, scrittore e autore americano di fantascienza, in un’intervista per New Scientist nel 2008. Non è difficile, infatti, immaginare un futuro prossimo in cui gli oggetti si comportino come degli sciami intelligenti in grado di comunicare tra loro e gestire operazioni complesse applicabili in vari ambiti: dalle wearable technologies alle soluzioni per la domotica, dagli smart building alle città intelligenti.

Connettere in rete oggetti o servizi che un tempo erano “isolati” permette di aumentare il loro valore: pensiamo all’epoca in cui gli Mp3 player erano sconnessi ed al valore che oggi diamo alla musica online, sempre connessa con un archivio sconfinato a disposizione.  Ma anche le aziende e i “gestori hanno vantaggi sempre maggiori: per esempio un elettrodomestico connesso informa il costruttore di difetti in maniera preventiva, prima del guasto, una città “smart” grazie a sensori e reti è più efficiente e organizzata.

Un’intelligenza distribuita tra oggetti interconnessi, di cui a lungo si è parlato e teorizzato,  che entrerà a far parte della vita di tutti noi, rivoluzionando anche quelle semplici azioni che compiamo quotidianamente, come guidare la macchina, fare la spesa, preparare la cena. Oggi, infatti, ad avere una connessione sono principalmente i computer, gli smartphone, i tablet e, in misura minore, anche macchine e televisori. Ma presto ad avere accesso alla rete e quindi alla possibilità di trasmettere dati saranno anche oggetti di uso quotidiano: vestiti, elettrodomestici, accessori vari,etc. 

Lo confermano recenti ricerche, tra cui quella della Gartner che posiziona il fenomeno dell’IoT tra i Top Ten Strategic Technologies Trend 2014 e stima che entro il 2020 gli oggetti connessi nel mondo saranno 26 miliardi. Anche una recente ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano parla dell’Internet delle Cose come di un settore fortemente in crescita in Italia con 6 milioni di oggetti connessi tramite rete cellulare nel 2013 per un valore di mercato di 900 milioni di Euro.

Un fenomeno su cui l’interesse cresce continuamente come evidenziato dallo stanziamento di fondi nazionali e internazionali (circa l’80% delle startup Internet of Things nel mondo ha ottenuto finanziamenti da investitori istituzionali) ma anche dai numerosi gadget, sensori, tecnologie esposti al pubblico durante le ultime manifestazioni e conferenze dedicate al mondo tech&newmedia (dal CES di Las Vegas al SWSX di Austin).

Un ambito e un mercato che coinvolge e interessa grandi aziende, centri di  ricerca ma anche tutto il tessuto cittadino. Basti pensare ai risvolti positivi che l’IoT può avere per lo sviluppo di servizi intelligenti all’interno delle Smart City.

Ovviamente IoT richiede reti sempre più diffuse ed efficienti anche per questo tipo di comunicazione, e tra le conseguenze ha la generazione di un gran numero di dati e informazioni che dovranno essere opportunamente gestite per generare fino in fondo i vantaggi della “connessione”; è uno degli aspetti dei cosidetto mondo dei BigData e degli OpenData.

Per saperne di più sull’IoT abbiamo intervistato Umberto Basso, VP New Media and advertising in H-art, imprenditore seriale, esperto di nuove tecnologie e soluzioni innovative in ambito IoT.

Un oggetto "smart" rispetto a uno tradizionale è connesso alla rete, quindi può ricevere istruzioni in tempo reale e può trasmettere informazioni riguardo il suo stato raccolto tramite i sensori di cui può essere dotato. Ad esempio un vaso di fiori è dotato di un misuratore di umidità che avvisa il giardiniere tramite il suo smartphone non appena l'acqua è insufficiente. Un cassonetto per la raccolta dei rifiuti rileva il momento in cui è pieno e avvisa il trasportatore affinché effettui la raccolta.