L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt

Il futuro dell’agricoltura è smart

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Si parla sempre di più delle smart city del futuro, che – grazie a sensori wireless in grado di raccogliere dati relativi a ogni aspetto della vita urbana – promettono di risolvere i problemi delle città in termini di traffico, sostenibilità e sicurezza. Ma gli stessi strumenti che trasformeranno le metropoli stanno già oggi rivoluzionando l’agricoltura; dando vita alla smart agriculture che, tra le altre cose, permetterà di ridurre anche dell’85% l’utilizzo di pesticidi, diminuire sprechi e consumo di risorse e aumentare drasticamente la qualità e la quantità di raccolto.

Tutto merito della internet of things: che nella smart agriculture (chiamata anche agricoltura di precisione) consente di utilizzare sensori WiFi – fissi o montati a bordo di droni – per raccogliere informazioni e immagini su ogni singola area o diversa tipologia di coltura presente nei campi: dal livello di umidità del suolo alla salute delle piante, fino al livello di maturazione e molto altro ancora. Tutti dati che, attraverso il cloud, vengono inviati a un computer che analizza lo stato di salute o individua segnali di stress o malattie.

Per gli agricoltori, che possono valutare le informazioni e le analisi in tempo reale, questa rivoluzione tecnologica permette di decidere come distribuire acqua, pesticidi o fertilizzanti con una tempestività e una precisione altrimenti impossibile. Grazie all’innovazione digitale, secondo gli studi, sarà così possibile aumentare il raccolto e il fatturato anche del 20%; mentre si calcola che il mercato globale della smart agriculture raggiungerà un valore di 11,23 miliardi di dollari entro il 2022.

Allo stesso tempo, l’agricoltura potrà tornare a essere un settore sostenibile dal punto di vista ambientale, come sottolineato anche dallo Scientific American: “Man mano che la popolazione mondiale cresce, gli agricoltori dovranno produrre sempre più cibo. Tuttavia, la superficie arabile non può tenere il passo e l'incombente minaccia per la sicurezza alimentare potrebbe facilmente trasformarsi in instabilità regionale o persino globale. Per adattarsi, le aziende agricole sfruttano sempre più l'agricoltura di precisione per aumentare i raccolti, ridurre gli sprechi e mitigare i rischi economici e di sicurezza che inevitabilmente accompagnano l'incertezza agricola”.

Grazie all’agricoltura smart, quindi, sarà possibile superare l’attuale modello di agricoltura intensiva che, negli ultimi 50 anni, ha sfruttato indiscriminatamente le risorse naturali, causandone il deterioramento e l’attuale scarsità e producendo costi non più sostenibili in termini ambientali e sociali: dal punto di vista dell’inquinamento, della perdita di biodiversità e della riduzione nella fertilità dei suoli. Un problema che, ormai, è diventato urgente anche nel nostro paese.

La buona notizia è che soluzioni all’avanguardia a questi gravi problemi sono già realtà. Un esempio tutto italiano è costituito dalla IoT Smart Farm di Olivetti appena presentata in occasione della SMAU di Bologna: una piattaforma in cloud che offre alle aziende un sistema completo di strumenti e informazioni per monitorare con precisione i fattori che determinano lo stato fisiologico delle piante, le esigenze di irrigazione e la resa del raccolto. I dati vengono rilevati attraverso una rete di sensori di campo e poi trasmessi a un’applicazione, che consente di tenere sotto controllo tutti i parametri di interesse e intervenire in maniera tempestiva e mirata in caso di necessità.

Un’altra importante novità riguarda Digital Fields, il progetto creato dall’hub di open innovation TIM WCAP, in collaborazione sempre con Olivetti, per dare vita a un laboratorio dedicato alla trasformazione digitale dell’agricoltura italiana. È un laboratorio che avrà sede a Bologna e attraverso il quale startup, PMI, grandi aziende, accademie e ong, potranno studiare e catalizzare idee, progetti e opportunità di business.

In questo modo sarà possibile analizzare e progettare nuovi sistemi, come magari il telerilevamento da satelliti e droni che consente di personalizzare l’intervento richiesto, sulla base delle caratteristiche specifiche del territorio e delle colture; ottimizzando così le risorse (a partire dall’acqua), le sostanze chimiche ed erogando la concimazione zona per zona secondo le reali necessità.

A occuparsi di questi aspetti possono essere direttamente i droni, in grado di agire in flotte organizzate per intervenire autonomamente nelle porzioni di campo in cui devono, per esempio, distribuire fertilizzanti o antiparassitari. Una delle sperimentazioni più interessanti, inoltre, riguarda la possibilità di utilizzare i droni per impollinare le piante nelle zone in cui più si avverte il declino nella popolazione delle api (o se una primavera fredda le ha rese poco attive). Tutte soluzioni che faranno un ulteriore salto di qualità quando si concretizzerà la nuova generazione di trasmissione dati mobile: il 5G, la cui bassa latenza permetterà di controllare con assoluta precisione i droni e che grazie alla velocità di banda (anche venti volte superiore a quella del 4G) consentirà di inviare in tempo reale foto e video in altissima definizione.

Ma considerando che stiamo per entrare nell’epoca delle self-driving cars, era inevitabile che anche questa nuovissima tecnologia mostrasse tutte le sue potenzialità nel campo della smart agriculture. Aziende come John Deer o CNH Industrial stanno sviluppando dei veri e propri trattori intelligenti, in grado non solo di guidarsi da soli, ma anche di portare a termine alcune missioni in campo automatico, raccogliendo le informazioni che consentono di prendere in totale autonomia le decisioni che garantiscono la miglior produttività possibile. L’agricoltore del futuro, più che in sella a un trattore, lo possiamo immaginare con in mano il tablet mentre gestisce da remoto flotte di droni e trattori; pianificando il lavoro e le operazioni a distanza grazie ad apposite applicazioni. In questo modo, sarà possibile aumentare la produttività e, contemporaneamente, ridurre sprechi, consumi e inquinamento.