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Più Libri, Più Liberi: la moltiplicazione delle narrazioni che scavalca il dibattito tra carta e digitale

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Se c'è una cosa che è apparsa chiara nei quattro giorni di "Più Libri, Più Libri", l'appuntamento annuale con la piccola e media editoria che si è chiuso domenica scorsa a Roma, è che le persone amano leggere, o semplicemente appassionarsi a storie, a prescindere dallo strumento utilizzato per fruirne.

Sia nel racconto dei molti panel, sia tra gli stand della sezione espositiva, la distinzione tra carta e digitale, su cui sono stati spesi fiumi di parole negli ultimi anni, sembra definitivamente scomparsa.

In compenso, forse anche spinta dalla curiosità per la nuova location, l'immaginifica "Nuvola" di Fuksas, decine di migliaia di persone hanno sciamato per gli stand e affollato i dibattiti per leggere, parlare di ciò che hanno letto, incontrato gli autori senza quasi più chiedersi o ricordarsi se avevano letto parole d'inchiostro o di bit.

E' questa, forse, la grande scoperta del 2017. I libri di carta non hanno nulla da temere, le persone amano sfogliarli, regalarli, incontrarsi per parlarne. La novità è che il digitale  ha  aggiunto molto alla lettura senza togliere nulla all'esperienza del lettore, e piano piano sia i grandi editori sia i "piccoli" stanno metabolizzando la transizione tecnologica in corso.

E anche se in italia il numero dei "lettori deboli", cioè chi legge almeno un libro l'anno, è ancora in calo (dal 46,7% del 2010 al 40,5% di oggi secondo l'ultimo rapporto di Federculture) il fatto che la componente di lettori su ebook sia molto più bassa che in altri Paesi (l'8.3% contro il 28% degli Stati Uniti) fa intuire il potenziale del digitale nel risollevare l'intero comparto nei prossimi anni.

Anche perché a giudicare dalle lunghe code che si sono formate davanti alla Nuvola non solo nel weekend, ma fin da giovedì, magari si leggerà ancora poco ma c'è un enorme interesse per la scrittura. Il boom dei festival, dell'interesse per i libri in radio e in tv, il rafforzarsi del filo che lega serie TV a autorialità è il segno di quello che uno dei più attenti osservatori della scena editoriale, il direttore di RadioTre Marino Sinibaldi, chiama "la moltiplicazione delle narrazioni". Un fenomeno che, inutile precisarlo, travalica completamente il tema della forma e con essa, dello strumento di fruizione.  

L'altro aspetto che ci ha colpito, nella quattro giorni romana di PiùLibri, è stato il trionfo della crossmedialità. Eventi di questa portata sono ormai in grado di generare contenuti che vivono di vita propria. Il caffè letterario di RadioTre, per esempio, che nelle edizioni passate era una sorta di avamposto dei conduttori di "Fahrenheit" in diretta dalla fiera, è ormai diventato un piccolo Festival nel Festival, con una programmazione distinta che scavalca del tutto i confini del palinsesto radiofonico. La diretta, per intenderci, ormai è solo una scusa, e del resto la stessa RadioTre è ormai largamente ascoltata in podcasting proprio per la sua capacità di proporre contenuti non necessariamente vincolati all'attualità. Poco lontano, lo stesso si può dire per l'area di "Robinson", l'inserto letterario di Repubblica che, spaziando dai dibattiti culturali alle performance musicali ha finito per proporre un vero e proprio happening del tutto libero da qualsiasi vincolo di impaginazione, e anzi - molto seguito e ricondiviso, anche in diretta, sulle piattaforme di social media.

Quella che ci portiamo dietro dai quattro giorni della kermesse romana è l'approssimarsi di una "cultura liquida" che forse potrebbe scrollarci di dosso l'eterno patema  dell'"avvicinare le persone alla letturai". Nel momento in cui viviamo le storie come esperienze, ci appassioniamo ai personaggi della scrittura, la forma delle parole (l'inchiostro, i bit), ma anche delle suggestioni  suggestioni (testuali o a mezzo fiction), e infine delle idee (dell'approfondimento giornalistico, scritto o raccontato di persona), avremo messo a fuoco il cuore del problema: ciò che conta è continuare a nutrirci di idee e pensare con la nostra testa. E' forse questo il senso di quel "Più Liberi" al quale ci siamo ormai affezionati.