L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt L’arte stampata in 3D: Il caso Rembrandt

L’online learning: dove l’accesso significa opportunità.

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L’istruzione è sempre più un elemento critico nella nostra società. La globalizzazione, in particolare, ha fatto emergere come l’accesso all’istruzione, dato per acquisito nei paesi avanzati, sia ancora una conquista nei paesi in via di sviluppo, costituendo il principale fattore di disparità della condizione di partenza degli individui per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Ma anche all’interno degli stessi Paesi più “virtuosi” è spesso il diverso costo della scuola a cui i genitori possono mandare i figli a determinare il loro futuro. Del resto, contesti economici e lavorativi sempre più competitivi rendono sempre meno scontata la sussistenza di una pubblica educazione altrettanto competitiva.

Per questo è sempre più importante risolvere il problema dell’accesso all’istruzione attraverso soluzioni intelligenti. In questo contesto, le piattaforme digitali per l’educazione a distanza rappresentano una vera e propria rivoluzione. Non solo perché permettono di abbattere i costi, rendendo l’accesso più democratico, ma proprio per la capacità di migliorare la qualità dell’offerta educativa a 360 gradi.

Milioni di studenti universitari di ogni parte del mondo ottengono la laurea frequentando corsi online, e i motivi sono evidenti. Per molti di loro, dove la distanza fisica dal college che avevano scelto rappresentava un insormontabile deterrente, le piattaforme digitali hanno rappresentato la soluzione ideale. Inoltre, quasi sempre la laurea online permette di stabilire autonomamente i tempi di conseguimento del diploma di laurea permettendo di conciliare meglio lo studio col lavoro e il tempo libero.

Questo non significa che il tema dei costi sia secondario. Negli USA, per esempio, potendo risparmiare su molti costi vivi (le aule, i servizi amministrativi, ecc.) anche i più prestigiosi atenei possono offrire agli studenti corsi che comportano spese normalmente dell’ordine delle migliaia di dollari. Sulla piattaforma Coursera, per esempio, una specializzazione in Big Data, tra le più ambite in ambito informatico, può costare anche solo 399 dollari, e ha lo stesso valore del corrispondente corso “in persona”, che può costare dieci o venti volte tanto.

Il caso americano è solo un buon riferimento per comprendere la portata delle reali opportunità, sia per gli studenti, sia per gli operatori pubblici e privati dell’istruzione, che si stanno aprendo in questi anni.

Così come accade in molti settori economici, si assiste a un progressivo accentramento delle piattaforme online. Alcune di esse, come la citata Coursera, hanno un modello di tipo “two side”, offrendo servizi a entrambi i lati della catena del valore: gli studenti e i formatori. Il modello è di tipo freemium: lo studente paga in relazione al livello di servizio, le aziende comprano corsi di formazione, gli enti formativi e le università  vendono i corsi, ma cedono una quota di ricavi a Coursera per la gestione della piattaforma.

Al fianco di queste iniziative prettamente commerciali, esistono progetti apparentemente non-profit come Google for Education, che abbracciano un modello apparentemente “free” dal lato dello studente. Questo progetto si pone come alternativa, o anche come integrazione, dell’offerta delle scuole di ogni ordine e grado, con un occhio di riguardo per i Paesi più carenti. Ma non parliamo di beneficienza: anche Google for Education, come del resto le “gemelle” Google Art Project e Google Cultural Institute,  genera ricavi non trascurabili, spingendo nuovi utenti e nuove istituzioni a entrare a far parte dell’ecosistema di Google anche attraverso l’introduzione nelle scuole dei Chromebook, i computer firmati dal colosso di Mountain View.

Esistono infine progetti che nascono da startup indipendenti, come OilProject, che anche grazie a un importante investimento di TIM Ventures, è oggi il più importante database di corsi online in italiano, con migliaia di lezioni liberamente accessibili a tutti, e realizzati in collaborazione con docenti professionisti, su base volontaria.

Ma le nuove tecnologie possono rivelarsi un fattore decisivo anche su un altro complesso tema: come integrare commercialmente l’offerta didattica digitale con i vincoli dell’istruzione pubblica e il sistema dell’editoria scolastica tradizionale. Per molti anni gli editori si sono opposti all’adozione dei libri elettronici, e anche le iniziative più importanti, come Zaino Digitale, per liberare peso dalle schiene dei ragazzi e permettere l’accesso ai contenuti da tablet, presentano ancora importanti ostacoli tecnici per una sua completa realizzazione.

Grazie alle soluzioni sviluppate da Alfabook (azienda del Gruppo TIM) come ScuolaBook Network tutti i contenuti didattici hanno la possibilità di diventare interattivi e multimediali, su ogni device e piattaforma, superando il concetto del libro tradizionale e aprendo la strada a una offerta formativa non più basata solo su contenuti lineari.  La possibilità di aggiornare periodicamente i contenuti trova inoltre una applicazione particolarmente interessante in ambito giuridico: la digitalizzazione dei manuali e codici permette infatti di poterli aggiornare da remoto con le ultime novità legislative e giurisprudenziali, senza doverli riacquistare interamente o per dispense.  ScuolaBook Network, infine, offre percorsi formativi che permettono agli studenti di ottenere crediti utili per l’alternanza scuola-lavoro, con una offerta pensata per stimolare l’acquisizione di competenze professionali accanto alla normale attività didattica.