Tra Big Data e design Tra Big Data e design

Looking Forward: una mostra, una visione del futuro

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Quante volte ci è capitato di scorgere, ancora in perfetta forma, una "vecchia" Fiat 500 in mezzo al traffico dei giorni nostri? E di pensare che, col suo disegno originale del 1957, potrebbe stupire e risultare splendidamente innovativa anche oggi?

Non è un caso che quella '500 venne lanciata, allora, col nome "Nuova 500". Si trattava infatti di un fulminante, reale esempio di innovazione. Con tutto il coraggio di quella che per molti era una scommessa, realizzare un'auto che fosse alla portata della nascente classe operaia, motorizzare il Paese, offrire una rampa di lancio al boom economico. Perché innovare il design significa anche cambiare la cultura, il modo di pensare, modificare persino il costume e la natura della società italiana.

Ma in quegli stessi anni (e anche da prima, in verità) un altro settore economico, quello delle macchine da ufficio, stava lasciando un'impronta ancora più profonda, rivoluzionando la vita quotidiana di milioni di italiani. E anche di questa rivoluzione l'Italia fu protagonista in tutto il mondo grazie al genio visionario di Adriano Olivetti.

Al marchio Olivetti e ai suoi 110 anni in cui ha segnato la storia del design, della grafica, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione in Italia la GNAM ha dedicato una ampia esposizione inaugurata lo scorso 19 febbraio alla presenza della stampa e degli addetti ai lavori.

"Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all'uomo il suo vero potere e la sua vera espressione" - recita una frase di Adriano Olivetti esposta in una vetrofania. "Come il campo arato e la pianta nobile si distinguono dal campo abbandonato e incolto". 

Da queste parole appare oggi ancora più chiaro come Olivetti sia andata ben oltre il rapporto tra intelligenza d'impresa e i suoi prodotti. Riuscendo a mettere insieme alcune delle menti più creative del Novecento, l'azienda di Ivrea ha saputo infatti infrangere la soglia del design come pratica meramente formale, che si chiude all'interno di un oggetto, dando vita a un nuovo tipo di design, quello che riguarda "la relazione intorno a un oggetto", per usare le parole dei curatori della mostra.

Adriano Olivetti, del resto, non aveva certo paura del confronto. Come ha ricordato durante l'inaugurazione l'amministratore delegato dell'azienda, Riccardo Delleani, assumeva ingegneri ma anche portatori di conoscenze umanistiche, come i poeti. Persone che in anni di acute tensioni sociali avrebbero potuto essere critiche verso la sua figura di imprenditore. Ma furono proprio quegli intellettuali a saper apprezzare e realizzare dall'interno la sua visione e la sua opera.

L'esposizione è articolata in due sezioni distinte. La prima, "Raccolta Visiva", è una collezione di immagini che esplorano il  tema della modernità. La seconda, "Disegnare la vita", ripropone pezzi illuminanti dell' archivio storico Olivetti, dove spiccano gli scatti di grandi maestri della fotografia come Henri Cartier-Bresson, Gianni Berengo Gardin e le fulminanti intuizioni di alcuni manifesti degli anni '50 e '60, comprese le celebri locandine di Giovanni Pintori, divenute poi vere e proprie icone del costume italiano. 

I grandi archivi storici delle aziende italiane si confermano un materiale vivo di straordinario valore, che non attende altro che nuove occasioni per poter proporre nuove storie che puntano anche al nostro presente e un futuro ancora possibile.  

E' quello che è accaduto anche qualche settimana fa al MAXXI, quando l'esperienza dello stabilimento Olivetti di Pozzuoli, raccontata per immagini da architetti e designer, ha permesso di offrire uno sguardo nuovo su quegli anni così cruciali per l'industria italiana. Pagine importanti per la storia del Paese - ha sottoineato ancora Delleani - in cui Adriano Olivetti,  con la sua capacità visionaria di anticipare il futuro, ha cambiato la  vita di intere generazioni e il concetto di impresa attraverso scelte etiche coraggiose e una profonda coscienza della morale sociale.