Ragazze che programmano Ragazze che programmano

Ragazze che programmano

La diffusione della cultura tecnologica al femminile

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Che cos'hanno in comune Plantae, un programma che aiuta a occuparsi del giardino, dando informazioni sulle piante e mandando notifiche quando è l'ora di annaffiarle; HandiMap, un sito web che aiuta i diversamente abili a scoprire se in un determinato luogo sono presenti le rampe per l'accesso, i segnali sonori e il braille; e Volunteen, un sito che aiuta i giovani che vogliono darsi al volontariato a trovare l'associazione giusta basandosi sui loro interessi e la città in cui vivono? Semplice: si tratta in tutti e tre i casi di software che sono stati tutti sviluppati da donne.

Queste applicazioni sono soltanto tre dei molti esempi di lavori realizzati dalle ragazze che hanno partecipato alle sessioni di Girls who Code, una non-profit sorta a New York nel 2012 con l'obiettivo di diffondere la programmazione anche nell'universo femminile: “È nato tutto come un esperimento. Ho fondato Girls who Code a New York nel 2012, riunendo 20 ragazze per insegnare loro i fondamenti della programmazione. Quattro anni dopo, siamo passati da 20 ragazze a 10mila, in 42 stati degli USA”, racconta su Medium la fondatrice Reshma Saujani.

“Fare cose stupende”

Abbiamo insegnato a ragazze dei quartieri più ricchi e più poveri, seguendo una sola tesi: se insegni a una ragazza a programmare potrà fare cose stupende”. A oggi sono 10mila le ragazze che hanno imparato il codice grazie a Girls who Code: un numero tanto più significativo se si considera che è l'equivalente del totale delle ragazze che ogni anno negli Stati Uniti si laureano in Scienze Informatiche.

Un numero che non è il risultato di una scarsa passione delle donne per la materia, visto che – secondo i dati riportati proprio da Girls who Code – il 74% delle ragazze che studiano alle superiori mostra interesse in Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Nonostante questo, quando si tratta di scegliere l'università, solo lo 0,4% di loro si iscrive a Scienze Informatiche.

A scoraggiare le studentesse è probabilmente anche la reputazione sessista che da sempre, e non a torto, avvolge i colossi tecnologici: solo il 18% degli impiegati nei settori tecnologici delle società della Silicon Valley sono donne. Un report della Equal Employment Opportunity Commission mostra come Twitter impieghi solo il 13% di donne nel settore tech, percentuale che rimane bassa ovunque: 16% a Yahoo e Facebook, 18% a Google, 22% in Apple.

Un problema che riguarda anche l'Italia. Stando agli ultimi dati disponibili, nel 70% delle società italiane la percentuale delle donne impiegate nel settore tecnologico è inferiore al 25%. Ed è proprio con l'obiettivo di diffondere la cultura tecnologica nell'universo femminile che TIM ha dato vita a #TIMgirlsHackaton, un progetto dedicato alle studentesse dell’ultimo triennio delle scuole secondarie durante il quale si tiene una maratona di scrittura di codice per arrivare alla creazione di una applicazione o di un programma tecnologico. Un'iniziativa importante per ridurre il gender gap che colpisce molti Paesi nel mondo.

Negli ultimi anni la Silicon Valley ha preso sempre più coscienza di questo problema, impegnandosi a invertire la rotta. Ed è qui che si inserisce la non-profit fondata da Saujani, che si rivolge prevalentemente a studentesse delle medie e delle superiori (i corsi, sempre gratuiti, si tengono nel dopo-scuola e nei weekend o attraverso sessioni estive di sette settimane).

I risultati iniziano già a vedersi: il 90% delle ragazze che partecipano ai corsi estivi ha fatto sapere di avere intenzione di iscriversi a un corso di laurea in Scienze Informatiche o in un campo affine, mentre molte altre stanno per laurearsi nelle università più prestigiose in questo settore: 17 'ragazze che programmano' sono oggi a Berkeley, 13 nell'Università di Washington, 9 nell'Università della California del Sud, 7 nell'Università del Michigan, per fare solo alcuni esempi.

Partner che contano

Risultati ottenuti grazie anche ai 16 milioni di dollari che Girls who Code ha raccolto da corporation come AT&T, Twitter, Microsoft, General Eletric e molte altre. Soldi investiti, per esempio, nella creazione di un network che aiuti le ex alunne a restare in contatto e destinati anche a borse di studio per studenti che altrimenti non potrebbero permettersi di frequentare i corsi estivi di sette settimane.

E per il futuro? L'obiettivo principale è quello di espandersi in tutto il Paese e di rafforzare sempre di più la comunità, digitalmente e fisicamente: “Non stiamo più solo parlando di chiudere il gap di genere nel mondo della tecnologia; lo stiamo facendo per davvero”.