Pesci robot per “salvare” Venezia Pesci robot per “salvare” Venezia

Pesci robot per “salvare” Venezia

Droni sottomarini per controllare il MOSE e i livelli d’inquinamento della laguna

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Due progetti simili, entrambi recentemente presentati a EXPO Venice Aquae, prevedono l’utilizzo di device a forma di animali marini per monitorare la struttura che impedisce il fenomeno dell’acqua alta e analizzare i livelli d’inquinamento delle acque.

Avvistate nuove specie ittiche nelle acque della Laguna di Venezia. A una prima occhiata possono sembrare pesci, mitili e ninfee, ma in realtà sono droni sottomarini di ultima generazione, ideati con il compito di verificare il corretto funzionamento del MOSE, affinché questa struttura sia sempre pienamente efficiente per contrastare il fenomeno dell’acqua alta, e monitorare la salubrità delle acque.

Pesci artificiali e cozze robotiche

Quest’avveniristico progetto, realizzato con il contributo dell’UE, si chiama subCultron ed è stato recentemente presentato a EXPO Venice Aquae durante il convegno dal titolo “Le tecnologie di comunicazione a tutela delle acque marine ed interne: ricerca ed attualità”. Si tratta di un banco composto da 120 pesci robot che avrà il compito di monitorare le acque della Laguna di Venezia. Due i principali compiti affidati a questi droni sottomarini: controllare il funzionamento del MOSE e analizzare lo stato di salute dell’habitat marino. Tre i tipi di robot utilizzati: “aFish”, letteralmente “pesce artificiale”; “aMussels”, ossia le “cozze robotiche”; “aPads”, device simili a foglie di ninfea. Prototipi dei primi due esemplari sono attualmente visionabili in uno degli acquari di Expo Venice Aquae, mentre il terzo modello è ancora in fase di completamento. Già nel 2016, tuttavia, questi droni marini “popoleranno” i canali di Venezia, le saline e gli allevamenti di mitili dell’area lagunare. I dati raccolti dai droni, che vanno dalla salinità dell’acqua ai mutamenti dei fondali, saranno pubblicati anche su Google Maps, affinché chiunque possa prendere visione attraverso un pc, uno smartphone o un tablet.

Lo “sciame” di droni sottomarini

Nel corso del convegno “Le tecnologie di comunicazione a tutela delle acque marine ed interne: ricerca ed attualità” è stato presentato un altro progetto che prevede l’utilizzo di droni sottomarini. Si chiama Venus Swarm ed è stato elaborato da ENEA assieme all’Università di Roma Tor Vergata. L’idea consiste nell’immettere in acqua uno “sciame” di droni in grado di comunicare tra loro attraverso un sistema wireless sottomarino caratterizzato da sensori ottici e acustici: in acque limpide le telecamere acquisiscono una grande mole d’informazioni, mentre in quelle torbide i robot passano alla modalità sonar per scandagliare il fondale e l’ambiente circostante. Pure il progetto Venus Swarm potrebbe essere utilizzato per controllare il funzionamento del MOSE, ma anche per sorvegliare piattaforme petrolifere, gasdotti e porti, scovare reperti archeologici nei fondali e, ovviamente, rilevare il livello d’inquinamento dei mari.